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Intesa Sanpaolo: Area euro disoccupazione in aumento

Intesa Sanpaolo – Area euro. La disoccupazione è attesa in aumento all’8,1% ad agosto, dal 7,9% di luglio.

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Le misure introdotte dai governi hanno contribuito a mantenere in organico forza lavoro a rischio di licenziamento che, iniziata la ripresa, in parte è ritornata a lavorare evitando un balzo ben più ampio della disoccupazione. Il tasso dei senza-lavoro è atteso in ulteriore salita nei prossimi mesi.

– Area euro. La stima finale del PMI manifatturiero potrebbe mostrare una revisione al ribasso di due decimi rispetto alla lettura preliminare, a 53,5 (comunque in aumento da 51,7 di agosto). La ripresa rispetto al mese precedente riguarderebbe quasi tutte le componenti, in particolare nuovi ordini totali (57,1) ed esteri (55,6); l’occupazione, seppur in ripresa, resterebbe su valori ancora coerenti con una contrazione degli organici.

L’indice dei prezzi potrebbe indicare una leggera contrazione dei prezzi. Lo spaccato per Paese dovrebbe vedere la Germania confermare il dato della stima preliminare (56,6 punti); il PMI manifatturiero francese, invece, potrebbe essere rivisto al ribasso di tre decimi, a 50,6. La prima lettura del PMI manifatturiero per l’Italia è attesa mostrare un miglioramento a 54,5 da di 53,1 agosto.

– Italia. Il tasso di disoccupazione è atteso in ulteriore aumento ad agosto, stimiamo ad almeno 10,3% da 9,7% precedente. Gli occupati potrebbero essere tornati a calare dopo il rimbalzo di luglio, anche per via delle limitazioni al blocco dei licenziamenti scattate dal 17 del mese; al contempo, dovrebbe proseguire il rientro del tasso di inattività dopo l’impennata vista durante il lockdown.

Pensiamo che il tasso dei senza-lavoro sia destinato a salire ancora significativamente nei prossimi mesi, toccando un picco verosimilmente nel 2° trimestre 2021, in area 13%.

Stati Uniti

– La spesa personale ad agosto è prevista in rialzo di 1,3% m/m, dopo 1,9% m/m di luglio. La dinamica dei consumi dovrebbe ancora rallentare, sulla scia di una battuta d’arresto nel ritmo di crescita dei beni, dopo molti mesi di ampio recupero. La domanda di servizi dovrebbe riprendere a crescere, ma sarà dipendente dall’andamento dei contagi. I consumi nel 3° trimestre dovrebbero essere in rialzo di circa il 35% t/t ann., dopo -34,1% t/t ann. della primavera.

Il reddito personale è previsto in aumento di 0,2% m/m, dopo 0,4% m/m di luglio, frenato da un probabile calo del reddito disponibile per via del ridimensionamento del supporto fiscale. Il deflatore dei consumi ad agosto dovrebbe essere in rialzo di 0,3% m/m (1,2% a/a) come a luglio. Anche l’indice core dovrebbe mantenere un ritmo di crescita sostenuto con una variazione attesa di 0,3% m/m (1,4% a/a), in linea con quella di luglio, spinta dai servizi sanitari e dai beni core. Il minimo dell’inflazione dovrebbe essere alle spalle, con un trend di graduale rialzo legato al recupero della domanda di servizi e al trasferimento da parte delle imprese di una parte dell’aumento dei costi sui prezzi finali. Nel 2021, l’inflazione core potrebbe superare il 2,5% a/a nei mesi centrali dell’anno, per via di una combinazione di effetti statistici di confronto con il 2020 e di stabilizzazione del trend di variazioni mensili intorno a 0,2% m/m.

– L’ISM manifatturiero a settembre dovrebbe mantenersi in territorio espansivo, aumentando a 56,5 da 56 di agosto, sulla scia delle indicazioni positive registrate con le prime indagini regionali del mese (Empire e Philly Fed) e del trend in continua ripresa degli indicatori settimanali (produzione di acciaio, traffico merci su rotaia).

L’indice composito e quello degli ordini si trovano sui massimi da molti anni (dal 2004 per gli ordini, dal 2018 per l’indice composito) e puntano al proseguimento della crescita, anche se i livelli di attività restano inferiori a quelli pre-pandemia.

I dati e gli eventi di ieri

BCE. Nel discorso introduttivo alla conferenza “ECB and its Watchers”, la presidente Lagarde ha reso pubbliche alcune sue idee riguardo alla strada che dovrebbe imboccare la revisione della strategia di politica monetaria. Riguardo all’obiettivo, la misura di inflazione deve essere facilmente comprensibile al pubblico, bisogna assicurare che ci sia “sufficiente spazio sopra lo zero” e “assicurare che l’obiettivo sia percepito come simmetrico dal pubblico”, “per ancorare le aspettative”.

Ciò implica una compensazione almeno parziale per i periodi di inflazione inferiore all’obiettivo. Riguardo all’orizzonte, il riferimento al medio termine garantisce la flessibilità che serve a “evitare inutili costrizioni a occupazione e crescita in caso di uno shock di offerta che spinga temporaneamente verso l’alto l’inflazione e generi una recessione economica”.

Italia. A settembre, l’inflazione è rimasta invariata sull’indice domestico ma è scesa (pensiamo, temporaneamente) sulla misura armonizzata UE. Sul NIC, l’inflazione si è attestata a -0,5% a/a, stabile rispetto al mese precedente, con prezzi in calo più del previsto nel mese (-0,6% m/m). Al contrario, l’inflazione sull’IPCA è scesa a -0,9% dal -0,5% di agosto, con listini in aumento di un punto percentuale (meno della stagionalità di settembre e meno del previsto).

Infatti, l’indice armonizzato è fortemente influenzato dal rinvio dei saldi estivi (che si erano svolti dal 6 luglio a fine agosto lo scorso anno, e invece da inizio agosto a fine settembre, nella maggior parte delle regioni, quest’anno). Sul NIC, il calo dei prezzi nel mese è dovuto principalmente ai ribassi stagionali nei servizi di trasporto (-5,5%) e nei servizi ricreativi (- 0,8%), solo in parte compensato dai rincari degli alimentari freschi (+0,6%); l’inflazione di fondo (esclusi energia e alimenti non trasformati) è calata a +0,1% da +0,3% precedente (quella al netto della sola l’energia a +0,3% da +0,4%).

Sull’IPCA, i prezzi di abbigliamento e calzature sono saliti di +25,4%, ma l’aumento è stato meno marcato di quello di settembre 2019 (+32,6%); l’effetto-saldi non è stato pieno, verosimilmente in quanto alcuni acquirenti non si sono dimostrati interessati all’acquisto di abbigliamento estivo a settembre, e alcuni rivenditori hanno optato per vendere principalmente abiti della nuova collezione, per ottenere migliori margini e, forse, in quanto preoccupati per un eventuale nuovo lockdown nei prossimi mesi.

In prospettiva, il divario tra l’indice domestico e quello armonizzato dovrebbe rientrare già il mese prossimo (in pratica, il rinvio dei saldi ha causato un disallineamento tra IPCA e NIC al rialzo a luglio, e al ribasso a settembre, e da ottobre le dinamiche torneranno ad essere del tutto simili).

In generale, vediamo un’inflazione poco variata da qui a fine anno (con un lieve bias al ribasso). Il CPI potrebbe chiudere il 2020 con una media lievemente negativa (-0,2%), per approdare in territorio solo marginalmente positivo nel 2021 (+0,1%). Gli effetti della debolezza della domanda dovrebbero continuare a prevalere su quelli dei vincoli dal lato dell’offerta, lasciando l’inflazione di fondo su livelli moderati probabilmente per un orizzonte di almeno un paio d’anni.

Finché i timori legati a una recrudescenza dei contagi mantengono imprese e consumatori in un atteggiamento di grande cautela, appare improbabile che le misure di stimolo monetario e fiscale possano generare inflazione.

Italia. Il Consiglio dei Ministri ieri sera si è limitato a rinnovare alcuni provvedimenti in scadenza, mentre l’atteso via libera definitivo alla Nota di Aggiornamento al DEF dovrebbe slittare a lunedì (quando sul tavolo dell’esecutivo potrebbero approdare anche le modifiche ai decretisicurezza). Secondo le ultime indiscrezioni, il rapporto deficit/PIL nel 2020 si fermerebbe a 10,8%, più basso dell’11,9% indicato in agosto, e scenderebbe al 7% programmatico nel 2021, al 4,7% nel 2022 e al 3% nel 2023.

Il rapporto debito/PIL dovrebbe essere stimato al 158% quest’anno e in discesa negli anni successivi. L’espansione fiscale risultante dalla manovra sarebbe pari all’1,3% del PIL. Secondo il Ministro dell’Economia Gualtieri, l’insieme delle misure di sostegno dovrebbe arrivare a 40 miliardi, di cui 22 finanziati in deficit e il resto con le risorse dal Recovery Plan; gli interventi dovrebbero essere mirati soprattutto a un rilancio degli investimenti sia pubblici che privati.

Francia. La spesa per consumi ad agosto è balzata del 2,3% m/m (2,4% a/a) dopo il -0,9% m/m di luglio (rivisto al ribasso da +0,5% m/m della prima stima). Il dato è ben superiore alle attese di consenso ma è in parte spiegato dalla revisione del dato di luglio e in parte dallo spostamento della stagione dei saldi. Ad agosto i consumi di abbigliamento sono balzati del 17,4% m/m; l’aumento delle vendite è anche diffuso all’arredamento e agli altri beni fabbricati.

Si registra una correzione delle vendite di auto dopo gli aumenti fuori scala di maggio e giugno, che porta il consumo di beni durevoli a -1,5% m/m (secondo calo consecutivo). I consumi in Francia sono in rotta per un balzo di 17,5% t/t nel terzo trimestre, dopo il calo di -7,2% t/t nei mesi primaverili.

Francia. La stima flash indica che a settembre i prezzi al consumo sono calati in linea con le attese, di -0,5% m/m sull’indice nazionale e di -0,6% m/m su quello armonizzato (dopo il -0,1% m/m di agosto su entrambe le misure). Il calo è spiegato dai prezzi degli alimentari, dell’energia e dei servizi; i prezzi nel manifatturiero risalgono nel mese dopo la fine dei saldi estivi, che erano slittati in avanti quest’anno a causa della pandemia.

L’inflazione quindi è rallentata marginalmente sull’indice nazionale, a zero da 0,1% di agosto, mentre è rimasta ferma a zero sulla misura armonizzata. Ci attendiamo un ulteriore calo nei prossimi mesi.

Germania. Il tasso di disoccupazione è calato a sorpresa di un decimo ad agosto, a 6,3% da 6,4% di luglio. Nel mese i senza lavoro sono saliti di 35 mila unità arrivando a 2,02 milioni (+621 mila rispetto ad agosto 2019). Il calo del tasso di disoccupazione è spiegato dall’aumento delle forze di lavoro. Gli occupati nel mese sono aumentati marginalmente (+21 mila unità), ma rimangono inferiori rispetto al livello di febbraio di circa 565 mila unità (-1,2%).

L’occupazione sta lentamente risalendo al ritmo di un decimo al mese da giugno. È ancora presto per dichiarare un’inversione nel trend del mercato del lavoro, tuttavia il dispositivo del Kurzarbeit sembra essere riuscito a stabilizzare il livello della disoccupazione, che è vista fermarsi al 6,0% quest’anno dal 4,9% del 2019.

Stati Uniti. La stima ADP degli occupati non agricoli privati a settembre sorprende verso l’alto con una netta accelerazione rispetto ad agosto. I nuovi occupati sono stimati in aumento di 749 mila, dopo 481mila di agosto. La dinamica occupazionale è robusta per tutte le dimensioni di impresa. In termini di settori, l’industria crea 196 mila posti (7 mila nell’estrattivo, 60 mila nelle costruzioni e 130 mila nel manifatturiero).

Nei servizi, i nuovi posti sono 255 mila, con incrementi diffusi a tutti i principali sotto-settori: commercio, trasporti e utility, 186 mila; istruzione e sanità, 90 mila; ricreazione e ospitalità, 92 mila; finanza, 29 mila; servizi alle imprese, 78 mila; altri servizi, 60 mila. Recentemente le stime ADP sono state una guida poco attendibile per i risultati dell’employment report. Tuttavia, i dati ADP di settembre, con un ritmo di aumento molto superiore a quello di agosto, danno indicazioni di crescita solida anche per i nonfarm payroll in uscita venerdì 2.

Stati Uniti. La stima preliminare del saldo commerciale dei beni ad agosto registra un allargamento a -82,9 mld, da -80,1 mld di luglio. Le esportazioni sono in rialzo di 3,2 mld (2,8% m/m), mentre le importazioni crescono di 6 mld (3,1% m/m).

Le importazioni sono spinte principalmente dalle auto e dai beni capitali. I dati danno indicazioni per un contributo negativo del canale estero alla crescita del 3° trimestre di circa -0,3 pp.

Giappone. L’indagine Tankan a settembre registra un miglioramento degli indici per le grandi imprese manifatturiere a -27 da -34 di giugno, ma delude le aspettative di consenso (-23) e le previsioni formulate tre mesi fa dalle imprese (-17). Le imprese prevedono graduale miglioramento a dicembre (-17). Nel manifatturiero, il miglioramento è più contenuto per le imprese di dimensioni medie e piccole. Nel non manifatturiero, l’indice sale a -12, da -17, con previsione di marginale miglioramento per dicembre (-11). Le imprese prevedono un cambio dollaro/yen poco variato, a 107,9.

In tutti i settori si riporta eccesso di offerta, si prevede una contrazione di vendite rispetto all’anno precedente e un ritmo di crescita degli investimenti di 3,5% a/a da 4,3% del 2019 (grandi imprese manifatturiere). Sul mercato del lavoro continua a prevalere un eccesso di domanda, anche se molto ridimensionato rispetto al passato. Nel complesso l’indagine supporta la previsione di graduale miglioramento della congiuntura, e indica che per una ripresa sostenibile ci vorrà tempo oltre a ulteriore stimolo fiscale.

Fonte: BondWorld.it

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