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Intesa Sanpaolo: Area euro disoccupazione prevista in crescita

Intesa Sanpaolo – Area euro. La disoccupazione è prevista in crescita di un decimo a febbraio, all’8,2%.

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L’effetto della crisi è ancora ritardato dalle misure di sostegno mirate a preservare i contratti di lavoro esistenti e dal calo del tasso di partecipazione, sicché il picco della disoccupazione sarà ritardato rispetto al punto di minimo del ciclo.

– Italia. L’Istat diffonde con ritardo i dati provvisori sugli occupati relativi ai mesi di gennaio e febbraio. La rilevazione recepirà le indicazioni del Regolamento (UE) 2019/1700 del Parlamento europeo e del Consiglio, in vigore dal 1° gennaio.

Le novità più importanti riguardano il fatto che i lavoratori in cassa-integrazione e i lavoratori autonomi non saranno più considerati occupati in caso di assenza dal lavoro superiore ai 3 mesi; ciò potrebbe causare una revisione al rialzo delle stime sul tasso di disoccupazione, potenzialmente significativa ma ad oggi di difficile quantificazione.

I dati e gli eventi di venerdì e lunedì

Cina. Il PMI dei servizi rilevato da Caixin-Markit, dopo due mesi di cali, è salito a 54,3 in marzo da 51,5 in febbraio, segnalando un aumento del ritmo di espansione dell’attività guidato da un incremento degli ordini (la componente è salita da 51,8 in febbraio a 53,7 in marzo. Quest’ultimo ha portato, per la prima volta dopo quattro mesi, ad un aumento degli ordini inevasi spingendo le imprese ad espandere l’occupazione (da 47.9 in febbraio a 51.3 in marzo).

Le componenti dei prezzi segnalano ancora prezzi in salita sebbene ad un ritmo inferiore a febbraio per i prezzi degli input rispetto ai prezzi dei prodotti finiti. Le aspettative sono balzate a 67,3, oltre i massimi raggiunti a dicembre (66,7). Il dato è in linea con quello del NBS pubblicato la scorsa settimana e segnala un’accelerazione dell’attività nel settore dei servizi grazie al miglioramento della situazione pandemica rispetto all’inizio dell’anno.

BCE. In un pezzo sull’inflazione firmato per il blog del sito ufficiale, Philip Lane argomenta che il rialzo dell’inflazione nel 2021 è compensativo rispetto al calo osservato nel 2020, tanto che l’inflazione media 2020-21 prevista dalla BCE è stabile sui livelli del 2019. Lane ha ricordato i molteplici effetti distorsivi: maggiore ricorso a prezzi imputati per la chiusura delle attività commerciali, spostamento delle vendite di fine stagione, variazioni temporanee di imposte indirette in Germania, effetti degli spostamenti della spesa per consumi fra categorie merceologiche, oscillazione delle quotazioni petrolifere. Riguardo ai cambiamenti nella struttura dei consumi, Lane nota che le pressioni al rialzo sui beni con domanda in aumento sono stati maggiori rispetto ai cali per beni e servizi con domanda in calo, ma commenta che “è improbabile che tale schema di convessità sia persistente”, perché gli sbilanci di domanda e offerta diverranno meno severi con il ritorno alla normale struttura della spesa.

Quindi, ignorando tale volatilità transitoria, “il tasso di inflazione previsto a medio termine rimane contenuto a fronte di una domanda ancora debole e di una sostanziale debolezza nei mercati del lavoro e dei prodotti”. Le “pressioni al rialzo dovute all’aumento dei prezzi delle materie prime e alle strozzature in alcuni settori (compresi i semiconduttori e il trasporto merci)” sono ritenute “temporanee” e “legate alla fase iniziale della ripresa”. Inoltre, la trasmissione ai prezzi finali sarà modesta: il 38% di aumento dei metalli di base si riflette al massimo in un aumento di 1,5% dei prezzi alla produzione, e molto meno a livello di prezzi al consumo.

Italia. Nel 4° trimestre 2020, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è tornato a diminuire, di -1,8% t/t (-2,7% a/a) dopo il recupero visto nei mesi estivi. Nello stesso periodo, i consumi finali sono calati di -2,5% t/t (-10,2% a/a). Di conseguenza, il tasso di risparmio è salito di mezzo punto percentuale rispetto al trimestre precedente, al 15,2%. La quota di profitto delle società non finanziarie è rimasta stabile rispetto al trimestre precedente (al 43,6%); il tasso di investimento delle società non finanziarie è aumentato di 0,6% t/t, al 21,6%.

I dati di finanza pubblica hanno sostanzialmente confermato i dati diffusi lo scorso 1° marzo: nel 2020, l’indebitamento netto delle AP in rapporto al Pil è stato pari al 9,5% (da 1,6% nel 2019); il saldo primario è stato pari a -6% (da +1,8% precedente); la pressione fiscale è salita al 43,1% dal 42,4% dell’anno precedente: le entrate sono calate meno del PIL nominale (-6,4%, a fronte di un aumento delle uscite di +8,6%). Il debito pubblico è salito al 155,6% del PIL, dal 134,6% del 2019.

Stati Uniti. Employment report di nuovo alle stelle. A marzo gli occupati non agricoli aumentano di 916 mila, la più ampia variazione da aprile 2020, e il tasso di disoccupazione scende di due decimi a 6%.

I dati confermano l’effetto espansivo della diffusione dei vaccini e della riapertura dei servizi aggregativi e preludono a una crescita solida nei servizi nella parte centrale dell’anno, con il possibile recupero di altri milioni di posti, senza però chiudere il deficit di occupazione, alla luce del gap ancora ampio nei settori che hanno maggiormente sofferto dal 2020 (tempo libero, ospitalità, istruzione e sanità).

– Gli occupati non agricoli aumentano in tutti i settori, ma la variazione è particolarmente marcata nei servizi, in particolare ricreazione e istruzione, e nelle costruzioni. Gli occupati sono ancora 8,5 mln al di sotto del livello pre-pandemia.

* Il settore privato crea 780 mila posti. Nell’industria l’occupazione è in rialzo di 183 mila, con +110 mila nelle costruzioni (sulla scia del recupero successivo al calo di febbraio dovuto al maltempo), +53 mila nel manifatturiero (nonostante la stabilità nel settore auto, con – 1000) e +20 mila nell’estrattivo.

* I servizi privati registrano un balzo di 597 mila, guidato di nuovo, come a febbraio, da 280 mila nel tempo libero e ospitalità, 64400 nell’istruzione, 36400 nella sanità, 94 mila nel commercio e trasporti, 66mila nei servizi alle imprese, Il settore pubblico registra un incremento di 136 mila, di cui solo 7 mila a livello federale, 46 mila a livello statale (49600 nell’istruzione), e 83 mila a livello locale (anche qui al traino dell’istruzione, +76 mila).

– Nell’indagine presso le famiglie, si registra un aumento di occupati di 609 mila, dopo 208 mila di febbraio. I disoccupati, a 9,7 mln, sono ancora 4 mln al di sopra del livello di febbraio 2020.

* Il tasso di partecipazione è poco variato a 61,5%, ancora 1,8 pp al di sotto di febbraio 2020, e il tasso di occupazione aumenta a 57,8% (+0,2 pp rispetto a febbraio 2021, ma 3,3 pp sotto l’anno precedente). Il numero di persone non nella forza lavoro che vorrebbero un’occupazione rimane elevato a 6,9 mln (+1,8 mln da febbraio 2020).

* Il tasso di disoccupazione, a 6%, è pp al di sopra del livello pre-pandemico. Il tasso di disoccupazione allargato alle persone marginalmente attaccate alla forza, lavoro e agli occupati part-time per motivi economici a 10,7%, cala di -0,4 pp da febbraio 2021, ma di resta più di 2 pp al di sopra di un anno fa.

– Le ore lavorate sono in rialzo di 1,5% m/m, con una variazione di 0,9% m/m nel manifatturiero e di 4,8% m/m nell’estrattivo, e indicazioni di forte incremento della produzione industriale a marzo. I salari orari aumentano di 0,8% m/m, con un’accelerazione dovuta al rientro al lavoro degli occupati dei servizi aggregativi con compensi orari al di sotto della media.

Stati Uniti. L’ISM dei servizi a marzo balza a 63,7 (+8,4 da 55,3 di febbraio), toccando il massimo da ottobre 2018. L’indagine registra segnali solidi da tutte le componenti: attività a 69,4, ordini a 67,2, occupazione a 57,2, consegne a 61 (per i tempi di consegna, un indice al di sopra di 50 significa rallentamento). L’indice dei prezzi aumenta a 74 (+2,2) e rileva rialzi dei prezzi in accelerazione. Tutti e 18 i settori su cui sono raccolti i dati sono in espansione.

Le imprese riportano che la rimozione delle misure di contenimento per Covid ha dato spazio alla domanda repressa in passato dalla pandemia, mentre dal lato dell’offerta rimangono vincoli e colli di bottiglia, dovuti a limiti della capacità produttiva, scarsità di materie prime e difficoltà nel reperire manodopera e nella logistica. Le aspettative di continua espansione della domanda in gran parte dei settori sono frenate parzialmente dalla difficoltà di soddisfarla, ma in generale i commenti degli intervistati sono caratterizzati da ottimismo generalizzato grazie alla diffusione dei vaccini. Il livello dell’indice composito di marzo, a 63,7, è coerente con una crescita del PIL di 5,1% e dà supporto alla previsione di crescita in accelerazione nel 2° trimestre.

COVID-19 – Stati Uniti. La campagna vaccinale sta prevalendo sulla diffusione delle nuove varianti del virus più contagiose, che avevano portato a una riaccelerazione della crescita dei nuovi casi. I nuovi contagi, a 36693, pur in aumento di 18% rispetto alla media settimanale di 14 giorni fa, sono tornati a scendere rispetto ai 70 mila casi di una settimana fa. La situazione rimane però critica in alcuni stati del Midwest e del Nord-est, in particolare Michigan, dove i contagi rimangono in aumento. Sul fronte dei vaccini, il ritmo di somministrazione delle dosi continua ad accelerare, con la media settimanale marginalmente al di sopra di 3 mln al giorno: a questa velocità, il 90% della popolazione totale avrà ricevuto almeno una dose entro il 22 luglio.

Il 78% della popolazione, corrispondente al 100% della popolazione adulta, avrà ricevuto almeno una dose entro il 29 giugno. Attualmente, il 51% della popolazione totale è almeno parzialmente immunizzato. Nella maggior parte degli stati, tutta la popolazione può essere vaccinata, indipendentemente dall’età, e in tutti gli stati le fasce di adulti con rischi sanitari sono vaccinabili. In molti stati è stata rimossa la maggior parte delle misure di contenimento, con effetti visibili sull’attività nei servizi aggregativi.

Stati Uniti. Il “parlamentarian” del Senato, l’organo non-partisan che interpreta le regole dell’attività del Senato stesso, ha determinato che l’interpretazione data dai democratici del Budget Act per l’utilizzo della reconciliation procedure è accettabile e l’ha addirittura estesa. Questa interpretazione prevede che sia possibile utilizzare la reconcilition procedure più volte in uno stesso anno fiscale. In questo modo si apre la strada all’approvazione dei due pacchetti che fanno parte del Build Back Better Plan, uno per le infrastrutture e uno per misure di assistenza e riduzione delle diseguaglianze, entro ottobre, senza bisogno di voti repubblicani al Senato.

Infatti, secondo il parlamentarian, la “budget resolution” può essere modificata con la maggioranza semplice più volte ogni anno fiscale. Non è chiaro se ci sia un limite al numero di volte in cui possono essere apportate modifiche al budget in ogni anno fiscale (finora, l’interpretazione prevedeva una singola applicazione). Il problema dell’ostruzionismo in Senato rimane comunque rilevante, dato che impedisce, nella versione accettata finora che presume la necessità di 60 voti per approvare leggi in Senato, il passaggio di misure che non abbiano effetti sul budget, come le riforme dell’immigrazione e dei limiti all’acquisto e alla detenzione di armi.

Stati Uniti. Il segretario del Tesoro Yellen ha detto che sarebbe opportuno avere un’aliquota minima del 21% a livello globale per la corporate tax, affermando che con un coordinamento internazionale della tassazione si garantirebbe a tutti i paesi la possibilità di raccogliere entrate in modo equo per investire in beni pubblici essenziali e rispondere a eventuali crisi.

L’amministrazione sta lavorando per costruire il consenso a favore del piano di spesa per infrastrutture che sarebbe finanziato con un rialzo della corporate tax a 28% da 21% e un’imposta minima di 21% per il reddito generato all’estero dalle multinazionali (dal 10,5% attuale). Un senatore democratico moderato (J. Manchin) ha indicato che potrebbe richiedere un aumento più contenuto della corporate tax, limitandolo a 25%, per garantire il proprio voto al pacchetto.

Giappone. I consumi delle famiglie a febbraio calano di -7,1% a/a in termini nominali e di -6,6% a/a in termini reali. Su base mensile, i consumi sono in aumento di 2,3% e di 2,7% in termini nominali e reali, rispettivamente. le voci in ripresa riguardano l’abbigliamento, l’istruzione, cultura e ricreazione, sanità, indicando che gli effetti maggiori dello stato di emergenza nazionale si sono concentrati su gennaio (che aveva registrato contrazioni dei consumi nominali di -6,9% m/m e reali di -6,2% m/m).

La dinamica del PIL dovrebbe tornare in territorio negativo nel 1° trimestre, con una ripresa della crescita a partire dalla primavera.

Fonte: BondWorld.it

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