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Intesa Sanpaolo Area euro PMI composito visto stabile

Intesa Sanpaolo – Area euro. Il PMI composito dovrebbe essere confermato in seconda lettura circa stabile a maggio a 51,6 da 51,5 di aprile, con l’indice dei servizi anch’esso atteso essere confermato a 52,5 da 52,8……..

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In media trimestrale il PMI composito dell’Eurozona rimane stabile nel 2° trimestre a 51,6, livello simile a quello del 1°.

Lo spaccato indica però che mentre l’attività nei servizi si mostra espansiva, nel manifatturiero il clima è ancora negativo.

– Le raccomandazioni per Paese della Commissione Europea avranno come “osservato speciale” ancora una volta l’Italia, dopo la lettera inviata nei giorni scorsi dalla Commissione in previsione della possibile raccomandazione di avviare una procedura di infrazione per deficit eccessivo in relazione all’andamento del debito pubblico nel 2018.

L’eventuale proposta sarà prima discussa a livello tecnico, e poi a livello politico dal Consiglio.

L’eventuale raccomandazione (che potrebbe essere approvata già a metà giugno, ma più probabilmente a luglio, ipotizzando qualche settimana di negoziato con il governo italiano), fisserà anche un cronoprogramma per la correzione, inclusivo di target nominali e strutturali per il deficit e basato sulle previsioni della Commissione Europea stessa.

Un’ipotesi che circola sulla stampa italiana è che la questione della procedura possa entrare come carta di scambio in un negoziato complesso che riguarderà anche le nomine e il budget UE.

– Stati Uniti. La stima ADP dei nuovi occupati non agricoli privati è vista dal consenso a 198 mila, da 275 mila di aprile.

– Stati Uniti. L’indice ISM non manifatturiero a maggio è atteso in calo a 55,3, da 55,5 di aprile. Le prime indagini di maggio sono state miste, con indicazioni più deboli dalla Philadelphia Fed e dal PMI Markit servizi, e un netto rialzo per la Business Leaders Survey della NY Fed.

Tutte le indicazioni comunque segnalano ancora espansione e attività in crescita.

Le preoccupazioni per la guerra commerciale con la Cina dovrebbero avere un impatto limitato nel comparto non manifatturiero.

– Stati Uniti. La Fed pubblica il Beige Book, in preparazione per la riunione del FOMC di metà giugno.

Il rapporto dovrebbe confermare la prosecuzione dell’espansione dell’attività, diffusa a tutte le aree, con segnali di preoccupazione nel manifatturiero per l’escalation delle tensioni commerciali.

Le imprese dovrebbero riportare una riaccelerazione dei consumi dopo il rallentamento di inizio 2019, con il continuo sostegno della crescita occupazionale e della dinamica salariale.

Anche sul fronte dei prezzi non dovrebbero esserci novità, con indicazioni di pressioni inflazionistiche sempre contenute.

Il quadro dovrebbe essere quindi ancora in linea con il mantenimento dell’attuale fase di pausa della politica monetaria.

Intesa Sanpaolo – I dati e gli eventi di ieri

Area euro. L’inflazione ha corretto un po’ più delle attese a maggio tornando a 1,2% a/a dopo la fiammata all’1,7% a/a di aprile.

Nel mese i prezzi al consumo sono cresciuti di 0,2% m/m grazie alla spinta di energia ed alimentari, ma i prezzi sottostanti sono rimasti invariati, correggendo l’aumento anomalo di aprile dovuto al rincaro di servizi ricreativi e abbigliamento legato alla Pasqua.

Al netto di energia ed alimentari, l’inflazione è calata di quattro decimi all’1,0%, mentre la misura al netto di energia, alimentari freschi e tabacchi, è calata di cinque decimi a 0,8%.

L’inflazione nei servizi è tornata indietro all’1,0% a/a dopo la fiammata all’1,9% a/a; la variazione annua del prezzo dei beni non energetici è di 0,3% a/a (precedente: 0,2%). la volatilità dell’inflazione tra aprile e maggio è in larga misura spiegata dalla Germania dove i prezzi dei servizi ricreativi hanno viste una forte oscillazione.

Nei prossimi mesi, l’inflazione risalirà verso 1,4/1,5% a/a. A fine anno, dovrebbe nuovamente vedersi un aumento dei prezzi sottostanti dovuto a un effetto base positivo, in particolare in Germania.

Il ritorno dell’inflazione al 2,0% rimane incerto anche nel medio periodo.

Nell’ultimo anno non si è vista alcuna tendenza al rialzo dei prezzi sottostanti; al contrario, essi sembrano aver accompagnato al ribasso il rallentamento della crescita reale.

Intesa Sanpaolo – BCE. Villeroy de Galhau ha dichiarato la deriva protezionistica rappresenta il più grosso rischio di breve termine per la crescita mondiale ed euro zona.

Anche il rischio di uscita senza accordo del Regno Unito è un rischio assai rilevante per la zona euro.

Italia. In aprile, gli occupati totali sono invariati su base congiunturale e in aumento di 0,2% a/a. In aumento di 5mila unità i disoccupati, variazione interamente spiegata dall’incremento della popolazione attiva.

L’incremento dell’occupazione è concentrato nella fascia di età 50-64 anni (+232mila su base annua, a fronte di un calo pari a -215mila fra 25 e 49 anni e un incremento di 39mila fra 15 e 24 anni); ciò riflette fattori demografici e l’aumento dell’età lavorativa.

Intesa Sanpaolo – Stati Uniti. Alla vigilia dell’incontro fra la delegazione messicana e i rappresentanti USA per discutere i nuovi sviluppi seguiti alle minacce di nuovi dazi sulle importazioni dal Messico, cresce l’opposizione repubblicana alla nuova svolta della politica commerciale dell’amministrazione.

I repubblicani stanno considerando modi per cercare di bloccare le misure commerciali del presidente.

Per imporre i dazi, probabilmente l’amministrazione dovrebbe invocare l’International Emergency Economic Powers Act, tipicamente utilizzato in altre condizioni (per bloccare attività estere).

Il Congresso può bloccare le azioni esecutive in caso di dichiarazione di emergenza da parte del presidente.

Non è ancora chiaro quale strada seguirà l’amministrazione per giustificare legalmente i nuovi dazi, e si sta valutando se sarebbe possibile farlo in base alla dichiarazione di emergenza al confine già emessa nei mesi scorsi.

La tensione è alta anche in Congresso, per via della riluttanza dei repubblicani a uno scontro con il presidente, che però con la questione messicana è diventato più probabile.

Nel frattempo, da parte messicana sono venute dichiarazioni incoraggianti che danno una probabilità elevata al raggiungimento di un accordo.

Intesa Sanpaolo – Stati Uniti. La conferenza sulla politica monetaria organizzata dalla Fed due settimane prima della riunione del FOMC fornisce un’occasione per aggiornare le indicazioni per i tassi in questa fase di escalation delle tensioni commerciali e di significativa inversione della curva dei rendimenti.

La conclusione che emerge dai discorsi è che questi due sviluppi recenti hanno spostato verso il basso il bias sui tassi e, a pochi giorni dalla riunione del FOMC di giugno, aprono la porta a una discussione esplicita sulle condizioni per un taglio dei tassi anche in tempi relativamente brevi (qualche riunione).

Dopo l’apertura per un possibile taglio dei tassi “presto” fatta da Bullard (St Louis Fed) lunedì, sono arrivati ieri i commenti di Powell. Powell ha sottolineato la rilevanza degli sviluppi della politica commerciale e ha affermato che al momento non si sa “se e quando le questioni commerciali verranno risolte”, aggiungendo che la Fed “segue da vicino le implicazioni di questi sviluppi per lo scenario economico degli USA e agirà come appropriato per sostenere l’espansione”.

Powell, come Bullard, ha citato il livello contenuto dell’inflazione e delle aspettative di inflazione e affermato che la Fed prende sul serio il rischio che un’inflazione molto bassa anche nel pieno della ripresa possa portare a un calo delle aspettative di inflazione “difficile da arrestare”.

Pur senza citare esplicitamente tagli idei tassi, Powell ha messo sul tavolo del dibattito sui tassi i due temi cruciali delle ricadute delle tensioni commerciali e del possibile avvitamento verso il basso delle aspettative di inflazione, implicitamente segnalando che i rischi per lo scenario si sono spostati verso il basso e rendono forse non adeguata la posizione tenuta in questi mesi di pausa e assenza di bias.

Il presidente della Dallas Fed, Kaplan, pur mettendo al centro dello scenario le possibili evoluzioni delle tensioni commerciali con Cina e Messico, ha preso una posizione attendista, affermando di volere “prendere un po’ più di tempo ed essere paziente qui, perché alcuni di questi eventi recenti potrebbero invertirsi”.

Kaplan ha sottolineato che le tensioni sono aumentate nelle ultime 5-6 settimane e in un lasso di tempo simile potrebbero essere alleviate, in un contesto che fino a poco fa era del tutto rassicurante, con crescita positiva, inflazione stabile e bassa disoccupazione.

Kaplan ha toccato esplicitamente il tema dell’inversione della curva dei rendimenti: a suo avviso, la Fed è cosciente dell’importanza dei rischi verso il basso e della nuova forma della curva dei rendimenti e “il solo motivo per non suggerire ancora un’azione specifica è che è molto recente”.

Evans (Chicago Fed) ha affermato che per ora i fondamentali economici restano solidi, ma ha aggiunto che “c’è ragione per pensare alla stance della politica monetaria”, alla luce di un’inflazione sempre bassa. Evans ha detto che per ora comunque è “a suo agio” con il livello attuale dei tassi, pur aggiungendo che “c’è spazio per aggiustare la politica monetaria se questo sarà necessario”.

Cina. Il PMI dei servizi rilevato da Caixin Markit è sceso a 52,7 in maggio da 54,5 in aprile, oltre le attese di consenso (Bloomberg 54,5), a causa del calo di tutte le componenti, più marcato per quella degli ordini (da 53,6 a 52,9), dell’occupazione e delle aspettative.

L’indice è sceso al di sotto di quello rilevato dal NBS (53,5). Il PMI composito è quindi sceso da 52,7 in aprile a 51,5 in maggio, principalmente a causa del calo della componente produzione.

Il calo dell’indice dei servizi potrebbe aver risentito del rallentamento dei servizi alle imprese legati al commercio estero.

La debolezza della domanda estera è riconfermata dal netto calo delle componenti di nuovi ordini e degli ordini dalla Cina del PMI di Hong Kong, quest’ultimo risceso vicino ai minimi di inizio anno.

L’indice dei servizi rimane comunque in media saldamente sopra 50 continuando a segnalare una migliore performance rispetto al settore manifatturiero.

Fonte: BondWorld.it

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