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Intesa Sanpaolo: Area euro PMI servizi revisione al ribasso

Intesa Sanpaolo – Area euro. Il dato finale del PMI servizi potrebbe mostrare una marginale revisione al ribasso rispetto alla stima flash, a 48,7 da 48,8, comunque in recupero rispetto al 45,7 di febbraio.

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I nuovi affari dovrebbero essere confermati in miglioramento, con le aspettative di business ancora su valori elevati. L’indice tedesco confermerebbe il valore della stima preliminare (50,8), mentre non escludiamo una revisiona al ribasso di due decimi sull’indice francese (a 47,6) sulla scia delle nuove restrizioni scattate dal 20 marzo.

La prima lettura del PMI servizi per l’Italia dovrebbe mostrare un modesto recupero (a 49,1 da 48,8 precedente), con l’indice in territorio recessivo per l’undicesimo degli ultimi dodici mesi. Il PMI composito per l’area euro è atteso confermare il dato preliminare di 52,5 punti.

– Stati Uniti. La bilancia commerciale a febbraio dovrebbe registrare un ampliamento del deficit a -70,3 mld, da -68,2 mld di gennaio, in linea con le indicazioni del saldo per i beni. Le esportazioni di beni dovrebbero confermare la contrazione di -3,8% m/m, dopo +1,5% m/m di gennaio, con flessioni diffuse a tutte le categorie, particolarmente marcate per le forniture industriali, le auto e i beni di consumo.

Dal lato delle importazioni, si dovrebbe registrare un calo di -1,4% m/m, concentrato negli alimentari, nelle auto e nei beni di consumo, a fronte di un aumento solido delle forniture industriali. Il canale estero dovrebbe contribuire negativamente alla crescita nella parte centrale dell’anno, sulla scia della crescente divergenza fra i tassi di crescita degli USA e quelli dei principali partner commerciali.

– Stati Uniti. La Fed pubblica i verbali della riunione del FOMC di marzo. Il documento darà informazioni su alcuni punti di rilievo. Prima di tutto, alla luce dello sposamento verso l’alto di alcuni dei punti nel grafico delle proiezioni dei tassi, sarà importante vedere quanto ferme sono le previsioni di tassi stabili fino al 2024 fra i partecipanti che non hanno spostato i loro punti a marzo, e come vengano qualificate le condizioni per un anticipo dei rialzi almeno al 2023.

In secondo luogo, sarà rilevante capire se il Comitato vuole dare qualche indicazione riguardo all’”ulteriore sostanziale progresso” verso gli obiettivi richiesto per iniziare a discutere di tapering. È probabile che il messaggio generale resti dovish, con l’impegno a fare tutto il possibile per supportare la ripresa, anche se comincerà a esserci la presenza esplicita di probabili futuri dissensi, a partire dal 2022.

I dati e gli eventi di ieri

Italia. L’Istat ha diffuso le nuove serie di dati mensili provvisori sulle forze di lavoro, che tengono conto delle modifiche introdotte dal nuovo regolamento europeo in vigore dal 1° gennaio. La novità più importante è che i lavoratori in cassa-integrazione e i lavoratori autonomi non sono più considerati occupati in caso di assenza dal lavoro superiore ai 3 mesi. Ciò ha causato una revisione al ribasso delle stime sugli occupati, e al rialzo di quelle sui disoccupati, per l’ultimo anno. Il tasso di disoccupazione, stimato in precedenza al 9% a fine 2020, risulta ora pari nello stesso mese al 9,8%, ed è poi salito sopra il 10% a inizio 2021 (a 10,3% a gennaio e 10,2% a febbraio). Il calo degli occupati da febbraio 2020 a dicembre 2020 risulta ora pari a 767 mila unità (dalle 425 mila stimate in precedenza); la revisione è dovuta principalmente alla diversa classificazione dei cassintegrati, visto che ora i lavoratori dipendenti permanenti nello stesso periodo sono stimati in diminuzione di 244 mila unità, mentre in precedenza erano visti in aumento di 118 mila.

La flessione degli occupati si è accentuata nei primi mesi del 2021, arrivando a febbraio a 945 mila unità rispetto a un anno prima. La revisione ha colpito principalmente i lavoratori più anziani (-200 mila occupati ultracinquantenni a fine 2020 rispetto alla precedente stima), ma anche il tasso di disoccupazione giovanile è stato rivisto al rialzo, da 29,7% a 31% a fine 2020, ed è poi salito a inizio 2021 (a 31,6% a febbraio). In sintesi, la revisione attenua le distorsioni statistiche che avevano ridotto l’impatto dello shock COVID sul mercato del lavoro (rispetto a febbraio 2020, il tasso di occupazione risulta ora più basso di 2,2 punti percentuali e quello di disoccupazione più alto di mezzo punto). A nostro avviso, anche a causa del probabile venire meno da inizio luglio del blocco ai licenziamenti e del ricorso universale alla CIG, l’impatto sarà ritardato: il tasso dei senza-lavoro potrebbe toccare un picco in media d’anno non nel 2021 ma nel 2022.

Area euro. Il tasso di disoccupazione è stabile a 8,3% in febbraio, dopo la revisione dei dati precedenti. Il tasso di disoccupazione è sotto i picchi di agosto-settembre 2020 (8,7%) e supera il livello di un anno prima di un punto percentuale. L’impatto della crisi pandemica sulla disoccupazione dipende dalla tipologia di interventi pubblici di sostegno utilizzata e dalle caratteristiche istituzionali del mercato del lavoro, oltre che dall’intensità della crisi.

Così se in Spagna l’incremento è stato di 2,5 punti, a 16,1%, e Austria di 1,2 punti, in Francia e Italia è stato invece ridottissimo (rispettivamente 0,3 e 0,4 punti). Ipotizzando una ripresa del tasso di partecipazione e un calo dell’elasticità dell’occupazione al PIL, malgrado la ripresa post[1]pandemica ci attendiamo che il tasso di disoccupazione medio salga ancora nei prossimi mesi, a 8,5%, per poi calare di poco nel secondo semestre.

Germania. L’indice settimanale di attività WAI della Bundesbank è migliorato a -0,7 a fine marzo, livello coerente con una contrazione del PIL di circa -1,5% t/t nel primo trimestre 2021.

La probabilità di variazione negativa resta altissima (98%).

Stati Uniti. Il FMI, nel nuovo World Economic Outlook, prevede la crescita mondiale nel 2021 a 6%, sui massimi dal 1980, dopo -3,3% del 2020, e in rialzo rispetto alla previsione di gennaio a 5,5%. La stima è circa uguale alla nostra (5,9%).

Secondo il Fondo, la crescita USA dovrebbe attestarsi a 6,4%, con una revisione verso l’alto dalla precedente previsione di 5,1%.

Stati Uniti. Mester (Cleveland Fed) ha detto che lo scenario USA sta migliorando e il secondo semestre sarà “molto forte”. Tuttavia, la Fed è ancora lontana dai suoi obiettivi e dovrà essere “molto deliberatamente paziente” e concentrarsi sul raggiungimento della massima occupazione della stabilità dell’inflazione in media al 2%. È probabile che questa sia l’opinione di consenso che emergerà dai verbali della riunione del FOMC in pubblicazione questa sera.

Fonte: BondWorld.it

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