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Intesa Sanpaolo : Area Euro produzione industriale

Intesa Sanpaolo – In area euro i dati sulla produzione industriale di agosto dovrebbero riportare un calo dell’output di -1,6% m/m.

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Alla luce dei dati nazionali già pubblicati non escludiamo una revisione al ribasso della crescita registrata a luglio (+1,5% m/m). Il settore continua a essere frenato dalle strozzature all’offerta che dovrebbero riassorbirsi solo nel corso del 2022.

In Germania la stima finale dell’inflazione di settembre ha confermato l’incremento a 4,1% a/a sia sull’indice nazionale che sull’armonizzato, ai massimi da oltre 20 anni. L’inflazione tedesca è attesa restare sopra il 4% nel 2° semestre, per ritornare sotto area 2% verso la fine del 2022.

Ieri in Germania l’indice ZEW di ottobre è calato nuovamente, con la componente delle aspettative che è passata a 22,3 da 26,5 di settembre. Anche l’indice sulla situazione corrente è calato dopo sette mesi di crescita, passando a 21,6 punti da 31,9 precedente. L’indagine di questo mese conferma le difficoltà dell’economia tedesca legate ai colli di bottiglia nella catena produttiva.

Da segnalare anche l’intervento del governatore di Banque de France, sull’APP: secondo Villeroy de Galhau, “l’APP potrebbe beneficiare, ancor più che di un aumento dei volumi fissi, di una certa forma di flessibilità degli acquisti nel corso del tempo”. Villeroy de Galhau ha anche affermato che il rischio di avere un’inflazione troppo bassa nel 2023 continua a superare quello di averla troppo alta. Riguardo al programma TLTRO, il governatore di Banque de France è a favore del suo mantenimento come misura di garanzia sulla liquidità, ma rivedendone le condizioni.

– Negli Stati Uniti, oggi l’attenzione sarà focalizzata sulla pubblicazione del CPI e dei verbali della riunione del FOMC di settembre. Il CPI core a settembre dovrebbe registrare una variazione di 0,2% m/m, con segnali di raggiungimento di un picco per l’inflazione. I verbali di settembre non dovrebbero fornire novità per il tapering il cui inizio è atteso a novembre. I verbali tuttavia potrebbero informare sulle preoccupazioni dei partecipanti riguardo ai rischi di un rialzo dei prezzi più duraturo del previsto e alla eventuale disponibilità ad anticipare il primo rialzo dei tassi, se necessario.

Ieri, le aspettative di inflazione rilevate dalla NY Fed a settembre sono salite ulteriormente, a 5,3%, sull’orizzonte a 1 anno e a 4,2% su quello a 3 anni. La Camera ha approvato il rialzo del limite del debito, ma la soluzione è provvisoria e richiederà un nuovo intervento a inizio dicembre. Sempre ieri, il vice-presidente della Fed, Clarida, ha detto che una riduzione graduale degli acquisti di titoli potrebbe iniziare “presto”, con una conclusione attesa per il programma “intorno a metà 2022”, segnalando che la Fed è pronta a iniziare il tapering alla riunione del 2 novembre.

Clarida ha affermato che a suo avviso l’indesiderato balzo dell’inflazione dovrebbe essere transitorio, ma i rischi sono verso l’alto e la politica monetaria sarebbe pronta a reagire. Bostic (Atlanta Fed) ha riconosciuto che l’inflazione è salita più di quanto atteso, ma a suo avviso dovrebbe seguire una fase di moderazione, condizionata al rientro delle strozzature dell’offerta.

Bullard (St Louis Fed) è favorevole a iniziare il tapering a novembre, con l’obiettivo di terminare gli acquisti entro il 1° trimestre, e ha affermato che uno shock all’offerta accomodato dalla politica monetaria determina un aumento di inflazione, segnalando un atteggiamento più “aggressivo” rispetto ad altri partecipanti al FOMC.

– In Giappone, gli ordini di macchinari di agosto hanno deluso, con un calo di -2,4% m/m, contro aspettative di consenso per +1,7% m/m.

– Il Fondo Monetario Internazionale ha aggiornato il proprio scenario economico, con una previsione per la crescita mondiale di 5,9% nel 2021 (-0,1 pp rispetto a luglio) e di 4,9% nel 2022. La revisione per il 2021 dipende da una minor crescita prevista per i paesi avanzati, dovuta alle strozzature dal lato dell’offerta, e per i paesi emergenti a basso reddito, per via della pandemia, a fronte di un miglioramento delle prospettive per i paesi esportatori di materie prime e altri paesi emergenti. Il FMI prevede una crescita per gli USA di 6% e 5,2% e per l’area euro di 5% e 4,3%, nel 2021 e nel 2022, rispettivamente.

– In Cina le esportazioni sono salite da 25,6% a/a in agosto a 28,1% a/a in settembre contrariamente alle aspettative di consenso posizionate per un rallentamento (consenso Bloomberg 21,5%). L’accelerazione è stata diffusa a tutti i comparti di beni e trainata soprattutto dalle esportazioni verso gli USA (da 15.5 a/a in agosto a 30.6 a/a in settembre) e dall’area Euro, mentre la dinamica delle esportazioni verso l’area ASEAN è stata più contenuta e quella verso il Giappone in decelerazione. Le importazioni hanno registrato un netto rallentamento a 17,6% a/a in settembre da 33,1% a/a in agosto, più marcato delle aspettative di consenso (Bloomberg 20, 9% a/a), generalizzato a tutti i comparti di beni e più sostenuto per i semiconduttori. Dal Punto di vista geografico il rallentamento è stato più forte per le importazioni dall’area euro e dal Giappone.

Fonte: BondWorld.it

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