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Intesa Sanpaolo: Area euro rimbalzo della produzione industriale

Intesa Sanpaolo – Area euro. I dati nazionali già pubblicati puntano verso un rimbalzo della produzione industriale a marzo. Prevediamo una crescita di +0,5% m/m dopo la flessione di -1,0% m/m registrata a febbraio.

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In termini tendenziali la variazione dovrebbe balzare a +11,5% da -1,6% precedente grazie a un effetto di confronto favorevole rispetto a marzo dello scorso anno. Le più recenti indagini di fiducia condotte tra le imprese sono coerenti con un’accelerazione della ripresa, anche se nei prossimi mesi l’attività nel settore potrebbe risultare parzialmente frenata dai colli di bottiglia emersi in alcune catene produttive.

– Area euro. La Commissione Europea è attesa pubblicare le nuove Previsioni Economiche di Primavera. A febbraio, in occasione dell’aggiornamento invernale delle stime, la Commissione prevedeva una crescita dell’economia dell’eurozona del 3,8% nel 2021 e nel 2022.

Il Commissario UE per l’Economia Gentiloni ha recentemente dichiarato, durante una conversazione con la Presidente del Fondo Monetario Internazionale Georgieva, che le proiezioni potrebbero essere riviste verso l’alto, risultando più vicine a quelle del World Economic Outlook del FMI di aprile (4,4% nel 2021). Le nuove stime della Commissione Europea potrebbero quindi mostrare una crescita attorno al 4% nell’anno in corso, con un ritorno dell’attività economica sui livelli pre-COVID nel 2022.

– Francia. La seconda lettura confermerà che ad aprile l’inflazione è salita a 1,3% a/a sull’indice nazionale e a 1,7% a/a sull’armonizzato. Il rialzo deriverebbe principalmente dal rincaro dei listini energetici (a 8,8% a/a da 4,7% di marzo).

Sul mese i prezzi dovrebbero essere confermati in crescita di due decimi sull’indice domestico e di tre decimi sull’armonizzato.

– Germania. La stima finale conferma l’accelerazione dell’inflazione ad aprile, da +1,7% a/a a +2,0% a/a sull’indice nazionale e a +2,1% a/a da+2,0% a/a su quello armonizzato. Il rialzo è guidato essenzialmente dall’aumento dei prezzi dei beni, cresciuti a +2,6% a/a da +1,9% a/a precedente; i servizi, invece, rimangono stabili all’1,6% a/a. Tra i beni, registrano un forte aumento i prezzi dell’energia, passati a +7,9% a/a da 4,8% a/a, per via della tassa sulle emissioni di CO2 introdotta ad inizio anno e di effetti base; l’accelerazione dei listini alimentari è meno marcata (+1,9% a/a da +1,6% a/a).

Il valore dello scorso mese risulta ancora influenzato da problemi nella raccolta dei dati, causati dalle misure restrittive. La seconda lettura dai Länder indica che a marzo i prezzi al consumo sono saliti di sette decimi sull’indice domestico, spinto al rialzo dall’aumento dei listini alimentari (+1,3% m/m, con il prezzo delle verdure cresciuto di +9,0% m/m), e cinque sull’armonizzato. I prezzi sono attesi risalire nei prossimi mesi, con il picco atteso nel trimestre autunnale; il 2021 potrebbe chiudersi con un’inflazione media annua di 3% sull’armonizzato (+2,7% sull’indice domestico).

– Stati Uniti. Il CPI ad aprile, previsto in aumento di 0,2% m/m e di 3,6% a/a, sulla scia dell’effetto confronto con il 2020. Il prezzo della benzina ha subito una variazione modesta, in presenza di aumenti sia della domanda sia dell’offerta, mentre potrebbero esserci incrementi più significativi nel mese di maggio con la ripresa della “driving season” spinta dalla riapertura delle attività. Il focus sarà sul CPI core, atteso in rialzo di 0,3% m/m (2,3% a/a), con rischi verso l’alto dal comparto dei servizi ricreativi e dell’abitazione. I beni core dovrebbero registrare una variazione di almeno 0,3% m/m, sulla scia di spinte verso l’alto dovute a eccesso di domanda e a maggiore pricing power delle imprese. Diversi comparti dovrebbero contribuire al solido rialzo atteso per l’indice core, con particolare rilievo per le auto usate, che risentono del freno alla produzione di auto dovuto alla mancanza di semiconduttori, e l’abbigliamento, in recupero dopo un periodo prolungato di debolezza.

Anche i servizi ex energia dovrebbero registrare una variazione di 0,3% m/m, con un trend al rialzo per l’abitazione (affitti in ripresa, tariffe alberghiere in aumento con le riaperture, come già visto a marzo), i trasporti (tariffe aeree, auto in affitto) e la ricreazione (normalizzazione dei prezzi da livelli non determinati da attività effettiva). Una parte degli aumenti superiori alla media precedente possono essere visti dalla Fed come transitori e dovuti al ritorno a un regime di normalità: per esempio, gli aumenti nel comparto dei beni core e nei servizi ricreativi. L’accelerazione nel comparto dei servizi abitativi potrebbe invece essere vista con maggiore preoccupazione, perché potenzialmente più duratura, essendo collegata a pressioni sul mercato immobiliare. In ogni caso per ora la Fed continuerà a sottolineare pazienza nella gestione della politica monetaria.

I dati e gli eventi di ieri

BCE. Klaas Knot (Olanda) ha dichiarato ieri che alla BCE si sta valutando la possibilità di una “rotazione” da una all’altra forma di sostegno non convenzionale, con riferimento alla possibilità che la chiusura del PEPP nel 2022 sia ammortizzata potenziando altri strumenti (APP, tassi negativi e TLTRO).

Le prospettive per l’economia dell’eurozona sono le più brillanti che si siano mai viste negli ultimi tempi, secondo Knot, e la BCE potrebbe attualmente sottostimare l’impatto della domanda inespressa delle famiglie, legata al risparmio forzoso dei mesi scorsi.

Germania. L’indice ZEW è cresciuto ben oltre le attese a maggio, con un aumento dell’indice delle aspettative a 84,4 punti (massimo da febbraio 2020) da 70,7 precedente. Anche la valutazione della situazione corrente ha mostrato un deciso miglioramento, a -40,1 da -48,8 di aprile, per via dell’accelerazione della campagna vaccinale e della discesa della curva epidemica.

L’indagine di maggio segnala, inoltre, un aumento delle aspettative di inflazione nell’intera Eurozona: gli esperti prevedono una crescita dei prezzi nei prossimi sei mesi. In prospettiva, l’indice delle aspettative potrebbe mostrare una correzione a giugno, mentre la componente sulla situazione corrente è attesa continuare la risalita verso i livelli pre-pandemia.

Italia. La produzione industriale è calata a sorpresa di -0,1% m/m a marzo. Il dato è inferiore al +0,4% atteso dal consenso e al più cauto +0,2% della nostra stima. L’incremento di febbraio è stato rivisto al ribasso di un decimo a +0,1% m/m. Su base annua (rettificata per gli effetti di calendario), il dato è stato più forte del previsto (+37,7% contro il +37,1% atteso dal consenso Bloomberg), da -0,8% di febbraio. Il balzo è spiegato dal confronto favorevole con il mese di marzo dello scorso anno, quando furono adottate le prime misure di chiusura di diverse attività (anche nel settore industriale). Il calo nel mese è interamente dovuto ai beni di consumo (-1,5% m/m), mentre beni strumentali e intermedi hanno visto un moderato aumento (+0,2% e +0,5% m/m, rispettivamente) e i prodotti energetici hanno fatto segnare un rimbalzo di +1,8% m/m (dopo il -2% precedente).

Su base annua (sempre corretta per gli effetti di calendario), il recupero più ampio è per i beni durevoli (+109%), quello più debole per l’energia (+6,9%). Il dettaglio per settore mostra che il calo nel manifatturiero sarebbe stato più marcato (-0,3% m/m) senza il balzo eccezionale nel settore della raffinazione (+21,7% m/m); macchinari e attrezzature, nonché gomma e plastica, hanno registrato invece una flessione congiunturale (pari a -1% e -1,6% m/m, rispettivamente). Tutti i comparti sono in crescita rispetto a marzo 2020: trainanti sono i mezzi di trasporto (+102,1%), mentre il settore farmaceutico (il meno colpito dalle chiusure dello scorso anno) mostra non sorprendentemente il rimbalzo meno ampio (+1,8% a/a).

A nostro avviso, il dato più debole del previsto di marzo non cambia le prospettive. La produzione industriale ha chiuso il 1° trimestre in rialzo di +0,9% t/t, dopo il -0,4% del 4° trimestre 2020, e le indagini segnalano una significativa accelerazione nei prossimi mesi. Inoltre, il mese di marzo ha segnato il picco per il grado di restrizione anti-COVID: da allora è iniziato un processo di graduale riapertura delle attività, che andrà a beneficio soprattutto dei servizi ma che dovrebbe anche rafforzare la ripresa già in corso nell’industria.

In prospettiva, si stanno creando le condizioni per vedere un ritorno in positivo del PIL già dal trimestre in corso, e potrebbero esserci spazi per una accelerazione potenzialmente ampia nel trimestre estivo, quando l’effetto-riaperture (nel confronto con i tre mesi precedenti) sarà massimo. In sintesi, stanno emergendo rischi al rialzo (per ora di entità moderata) sulla nostra attuale previsione sul PIL 2021 (che per il momento si attesta al 3,7%). La svolta per l’economia potrebbe essere già in corso.

Stati Uniti. Alla vigilia della pubblicazione del CPI, diversi esponenti della Fed hanno ribadito la visione del FOMC di “pazienza” nella gestione della politica monetaria. Brainard (Board) ha sottolineato che lo scenario è positivo, ma ancora soggetto a rischi verso il basso. Pertanto, secondo Brainard, durante la fase di riapertura e riaccelerazione, sarà importante “rimanere pazientemente focalizzati” sul raggiungimento del mandato duale della Fed. Brainard si aspetta un rialzo dell’inflazione, ma ritiene che sarà probabilmente transitorio. In caso di aumento significativamente superiore al 2%, comunque la Fed ha gli strumenti per agire e non ci sono dubbi riguardo all’impegno della banca centrale a soddisfare il mandato di stabilità dei prezzi.

Brainard ha anche rilevato che l’employment report di aprile ricorda quanto sia difficile prevedere l’evoluzione dell’economia in questa fase di riapertura. Harker (Philadelphia Fed) ha affermato che, nonostante il miglioramento dell’economia, la ripresa non è ancora consolidata e “non c’è ragione” per ridurre lo stimolo monetario per ora. Anche Bostic (Atlanta Fed) ha ribadito che è appropriato mantenere una politica accomodante con tassi bassi e continuo stimolo monetario. Bullard (St Louis Fed) ha indicato in modo esplicito una previsione per l’inflazione, affermando che potrebbe salire fra il 2,5% e il 3% quest’anno, ma ha sottolineato che questo rialzo non è preoccupante perché è un parziale recupero del periodo di undershooting precedente. a suo avviso è troppo presto per parlare di riduzione dello stimolo, che sarebbe inopportuno mentre si è ancora nel “tunnel della pandemia”.

Stati Uniti. Il rapporto Job Openings and Labor Turnover per marzo registra un aumento mensile delle posizioni aperte di 600 mila, a 8,1 mln, massimo da quando esiste la serie marzo, con incrementi diffusi a tutte le aree geografiche e a tutti i settori. Le assunzioni sono poco variate nel mese, a 6 mln. Le separazioni sono circa stabili, anche se si riporta una riduzione dei licenziamenti.

I dati danno conferma di una situazione di eccesso di domanda su mercato del lavoro, nonostante il livello ancora elevato di disoccupati e sotto-occupati. L’indagine delle piccole imprese condotta dalla National Federation of Independent Business di aprile, in aumento a 99,8, ha riportato un quadro molto ottimistico ma sottolineato la difficoltà delle imprese a reperire manodopera ed evidenziato vincoli all’attività derivanti dalla mancanza di dipendenti qualificati.

Fonte: BondWorld.it

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