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Intesa Sanpaolo: – Area euro settimana è povera di indicatori

Intesa Sanpaolo – Nell’area euro, la settimana è povera di indicatori congiunturali. I dati di produzione industriale a novembre nell’Eurozona e in Italia dovrebbero mostrare una flessione, dopo il rimbalzo di ottobre.

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La seconda lettura dei dati sui prezzi al consumo di dicembre in Francia è attesa confermare il calo a zero (ai minimi da quasi cinque anni).

In settimana usciranno diversi dati di rilievo negli Stati Uniti, ma il focus sarà sull’evoluzione dello scenario politico. Gli indici di prezzo di dicembre dovrebbero registrare un rialzo più forte che a novembre, con il CPI in aumento di 0,4% m/m per l’indice headline e di 0,2% m/m per quello core.

Le vendite al dettaglio di dicembre sono attese in modesto calo, non preoccupante alla luce dell’arrivo a breve del nuovo stimolo fiscale. La produzione industriale di novembre dovrebbe essere positiva, grazie al contributo del manifatturiero. La fiducia dei consumatori a gennaio è attesa in calo per via del peggioramento dei contagi.

I dati e gli eventi di venerdì

Area euro. Il tasso di disoccupazione nel mese di novembre è sceso all’8,3% dall’8,4% precedente; la disoccupazione giovanile è passata al 18,4% dal 18,0% di ottobre. Secondo Eurostat, il numero dei senza-lavoro di questo mese è di circa 13,609 milioni, con un calo rispetto a ottobre di 172 mila.

Ci aspettiamo una graduale riduzione degli organici nei prossimi mesi: il tasso di disoccupazione dovrebbe raggiungere il picco nel 2° trimestre 2021.

Francia. A novembre, la produzione industriale ha registrato un calo in linea con le nostre stime di -0,9% m/m dopo l’1,9% m/m di ottobre (dato rivisto al rialzo da 1,6% m/m). La produzione manifatturiera ha fatto segnare un +0,5% m/m (da 0,8% precedente), mentre la produzione energetica è calata di -8,7% m/m (da +9,0% m/m di ottobre).

La variazione annua è passata a -4,6% da -3,9% precedente. Nel 4° trimestre l’output dovrebbe crescere del +2,8% t/t, dopo il +20,0% t/t visto nei mesi estivi.

Italia. Il tasso di disoccupazione è calato a sorpresa a novembre, a 8,9% dal 9,5% di ottobre (rivisto al ribasso di tre decimi). La diminuzione è dovuta alla crescita sia degli occupati (+63 mila unità, dopo la stazionarietà di ottobre) che degli inattivi (+73 mila unità, massimo dallo scorso mese di aprile). Il tasso di occupazione, in crescita di due decimi a 58,3%, è pertanto tornato ai massimi dallo scorso mese di marzo, e più basso di appena sei decimi rispetto a fine 2019.

Per il secondo mese consecutivo, sono diminuiti i contratti a termine (-40 mila unità, minimo da maggio), ma il calo è stato più che compensato dalla crescita dei lavoratori autonomi e soprattutto dei dipendenti permanenti. L’aumento dei posti di lavoro nel mese è trainato ancora una volta dagli ultracinquantenni, mentre la fascia di età tra i 25 e i 34 anni registra una flessione. Il tasso di disoccupazione giovanile è sceso a 29,5% da 29,9% precedente, ma resta più alto di oltre un punto rispetto alla fine del 2019. Rispetto a fine 2019, si contano comunque quasi 300 mila occupati in meno (si tratta per la maggior parte di dipendenti temporanei) e oltre 370 mila inattivi in più.

Italia. Nel 3° trimestre, il reddito disponibile delle famiglie ha fatto segnare un rimbalzo di +6,3% t/t, dopo il calo di -5,5% dei tre mesi precedenti (il potere d’acquisto è salito di +6,6% dal -5,2% precedente); rispetto a fine 2019, il reddito mostra un calo di -0,4% a prezzi correnti ma un lieve progresso (+0,1%) in termini reali. Nel trimestre estivo, la propensione al risparmio è stata pari al 14,6%, in diminuzione rispetto al picco di 19% toccato nei mesi primaverili, ma su livelli quasi doppi rispetto al 7,8% di fine 2019.

In aumento nel trimestre anche la quota di profitto e il tasso di investimento delle società non-finanziarie (la prima, pari al 42,2%, è tornata in linea con il 4° trimestre 2019; il secondo, a 22,2%, risulta più alto di sei decimi rispetto ai valori pre-COVID). Si sono decisamente aggravati, come atteso, i saldi di finanza pubblica: l’indebitamento netto nel 3° trimestre è stato pari al 9,4% del PIL (contro il 2,2% dello stesso trimestre del 2019), con un saldo primario a -5,9% (da +1% nel 3° trimestre 2019). La pressione fiscale è diminuita solo lievemente rispetto allo stesso periodo del 2019 (di quattro decimi, a 39,3%).

Covid-19. In Europa, i nuovi casi notificati sono in calo in 23 paesi dei 29 monitorati dall’ECDC, ma il tasso di incidenza resta elevato ovunque, e il tasso di positività è in aumento in 11 paesi (fra i quali Francia, Germania, Italia e Spagna). Il tasso di mortalità è elevato in ben 28 paesi, e cresce in 8 di questi, il più popoloso dei quali è l’Olanda. I ricoveri in terapia intensiva nella settimana di rilevazione (la 53° dall’inizio della pandemia) sono in calo, ma restano al 44% del massimo storico.

In Belgio, il governo ha prorogato le misure restrittive in vigore, programmando un riesame della situazione il 22/1. In Irlanda, è stato reintrodotto un nuovo confinamento – con la chiusura di tutte le attività non essenziali (inclusi i lavori edili da venerdì sera, e le scuole da oggi). Per quanto concerne la campagna vaccinale, le dosi somministrate ogni 100 abitanti sono attualmente 2 in Regno Unito e Danimarca, 1 in Italia e Slovenia, 0,6 in Germania e Spagna, appena 0,1 in Francia.

Covid-19 – Stati Uniti. La curva dei contagi continua a crescere, sulla scia degli spostamenti del periodo natalizio, con più di 269 mila nuovi casi il 9 gennaio e 208 mila il 10 gennaio. La media settimanale, a 254866, è in rialzo del 38% rispetto alle due settimane precedenti.

La distribuzione dei vaccini rimane lontana dagli obiettivi delle autorità, con 6,688 mln di vaccinazioni effettuate e 22,137 mln di dosi distribuite agli stati.

Stati Uniti. Lo scenario politico rimane estremamente teso e incerto sulla scia degli eventi del 6 gennaio al Campidoglio. La leadership democratica ha ricevuto segnali di spinta per un nuovo processo di impeachment, con più di 200 adesioni a una proposta di articoli di impeachment predisposta da tre membri della Camera. Ci sono 222 rappresentanti democratici alla Camera e sono necessari 217 voti per raggiungere la maggioranza richiesta per approvare gli articoli di impeachment.

Alcuni senatori repubblicani (Toomey, Murkowski, Sasse) hanno dichiarato che le azioni di Trump sono “impeachable”. Il processo di impeachment potrebbe includere il voto su una misura che impedisca a Trump di ricoprire cariche pubbliche in futuro. Questa misura richiederebbe l’approvazione dell’impeachment al Senato (con la maggioranza qualificata di due terzi, cioè 67 voti), e potrebbe passare con una maggioranza semplice sia alla Camera sia al Senato.

Pelosi ha annunciato che introdurrà oggi una risoluzione che richiede al vice-presidente Pence di invocare il 25° emendamento per rimuovere Trump dal suo incarico. In caso Pence non agisca in questo senso entro 24 ore, la Camera aprirà una procedura di impeachment, e agirà “con urgenza, perché questo presidente rappresenta una minaccia imminente” (Pelosi). La Camera dovrebbe votare la risoluzione entro 24 ore (cioè domani) dal suo annuncio. Dato che Pence probabilmente non intende invocare il 25° emendamento, lo scenario centrale è che la Camera apra una sessione speciale per iniziare la procedura di impeachment già mercoledì (Camera e Senato non sono in sessione regolare fino all’inaugurazione del presidente il 20 gennaio), su un articolo che accusa Trump di “incitazione a un’insurrezione” e potenzialmente su un secondo articolo collegato alle pressioni attuate da Trump su diversi esponenti politici in Georgia per modificare i risultati elettorali.

Alternativamente, il Congresso potrebbe votare una risoluzione di censura, meno efficace dell’impeachment, ma meno conflittuale e più rapida. Diversi repubblicani hanno richiesto a Trump di dimettersi immediatamente, ma al momento questa opzione sembra improbabile, a meno che non si coaguli un consenso sull’impeachment anche fra i senatori repubblicani, in linea con gli eventi di Watergate.

Il partito democratico deve navigare fra due obiettivi contrastanti. Da un lato le azioni di Trump richiedono una risposta incisiva e adeguata alla gravità degli eventi, ottenibile con l’impeachment che oggi ha anche chance di raccogliere voti repubblicani.

Dall’altro, anche una versione rapida del processo di impeachment sarebbe una grave distrazione per l’inizio dell’amministrazione Biden, che deve confrontarsi immediatamente con problemi economici e sanitari, e vedrebbe ritardi nell’approvazione delle nomine e nell’attuazione dei nuovi interventi.

Una possibilità che viene considerata è un voto rapido alla Camera, che potrebbe concludersi prima dell’inaugurazione di Biden, seguito da una pausa successiva, potenzialmente prolungata, prima della trasmissione degli articoli di impeachment al Senato. McConnell ha già comunicato che in base alle regole attuali, è impossibile aprire un processo di impeachment al Senato prima del 20 gennaio.

Ma i democratici potrebbero scegliere di lasciare a Biden i primi 100 giorni liberi per agire sulla sua agenda prima di aprire i lavori al Senato. Schumer, che succederà a McConnell alla guida del Senato, non ha rilasciato dichiarazioni al riguardo. In termini legali, un processo di impeachment può proseguire anche oltre la permanenza in carica del presidente e ovviamente ha a suo favore la possibilità di impedire a Trump di ricandidarsi in futuro. Al momento, questo sembra lo scenario più probabile.

Stati Uniti. L’employment report di dicembre registra la prima contrazione degli occupati non agricoli da aprile, con un calo di -140 mila posti. La flessione occupazionale è totalmente riconducibile agli effetti della recrudescenza dei contagi e delle misure di contenimento della pandemia.

Il mercato del lavoro a dicembre si può dividere in due parti, una in contrazione sulla scia della terza ondata pandemica in parte spinta dagli spostamenti collegati alle festività (ricreazione, ospitalità e istruzione) e l’altra invece in netta crescita, diffusa a tutto il resto dei settori. Le informazioni del rapporto quindi sono meno negative di quanto appaia dalla variazione occupazionale aggregata, soprattutto alla luce dell’accelerazione dell’attività di vaccinazione e della previsione di copertura diffusa a gran parte della popolazione entro l’estate.

– Gli occupati non agricoli calano di -140 mila, dopo 336 mila di novembre (rivisto da 245 mila), con una variazione che maschera trend contrastanti nei diversi settori.

La revisione verso l’alto dei due mesi precedenti, a +135 mila, circa compensa la perdita di posti di dicembre, anche se gli occupati non agricoli sono ancora inferiori a quelli di febbraio di 9,8 mln (-6,5%).

– Il settore privato elimina 95 mila posti. Nell’industria, gli occupati crescono di 95 mila, spinti da 51 mila nelle costruzioni, 38 mila nel manifatturiero e 4 mila nell’estrattivo, con segnali di forte espansione dell’attività nonostante la violenza dei contagi. I servizi privati registrano un calo di -188 mila, dopo +350 mila di novembre, spinti verso il basso dal crollo di -498 mila nella ricreazione e ospitalità (-372 mila nella ristorazione, -92 mila nella ricreazione e -24 mila nell’ospitalità).

Nel complesso, il settore ha eliminato 3,9 mln di posti da febbraio, un calo di -23,2%. Anche l’istruzione privata registra un ampio calo, -63 mila. Sono invece ampiamente positivi i servizi alle imprese (+161 mila), il commercio al dettaglio (+120 mila), i trasporti (46600) e i servizi finanziari (+12 mila). I dati mostrano chiaramente la dicotomia fra settori influenzati dai contagi e il resto dell’economia, in solida espansione.

– Il settore pubblico elimina 45 mila posti con una riduzione di -52 mila occupati a livello statale e locale, a fronte di un incremento di 7 mila posti a livello federale.

– Gli occupati rilevati con l’indagine presso le famiglie, sempre volatile, aumentano di 21 mila, mentre la forza lavoro è in rialzo di 21 mila, determinando stabilità sia per il tasso di disoccupazione, a 6,7%, sia per il tasso di partecipazione, a 61,5%. I disoccupati, a 10,7 mln, sono pari a quasi il doppio del livello di febbraio (5,7 mln). I sotto-occupati e gli individui marginalmente attaccati alla forza lavoro nel complesso sono poco variati rispetto a novembre, ma restano su livelli molto superiori a quelli di febbraio.

Gli occupati part-time per motivi economici sono 6,2 mln, in aumento di 1,8 mln da febbraio; gli individui non nella forza lavoro che vorrebbero un’occupazione sono 7,3 mln (+2,3 mln da febbraio). nel complesso quindi poco meno di 20 mln di persone vorrebbero un lavoro che non hanno e di questi poco meno di metà non ha accesso a sussidi di disoccupazione perché non partecipa alla forza lavoro.

– I salari orari sono in forte accelerazione, +0,8% m/m, per via della fuoriuscita dall’occupazione dei posti pagati meno della media nell’ospitalità e nella ricreazione, a fronte di incrementi occupazionali nei settori più pagati (costruzioni, manifatturiero).

Questo fenomeno è temporaneo.

– Le ore lavorate nel settore privato, con un calo di -0,4% m/m, sono frenate dal settore dei servizi (- 0,5% m/m), ma spinte dall’industria (+0,4% m/m).

In particolare, l’incremento nel manifatturiero (0,3% m/m) e nell’estrattivo (0,5% m/m) dà indicazioni positive per la produzione industriale di dicembre, mentre il rialzo nelle costruzioni (0,9% m/m) segnala che gli investimenti residenziali dovrebbero restare solidi a fine anno.

In conclusione, il rapporto è positivo, nonostante la contrazione occupazionale, ed è in linea con le previsioni di crescita solida nel 2021, spinta nel primo semestre dalla domanda di beni sostenuta dal risparmio delle famiglie e dallo stimolo fiscale, e nel secondo semestre dagli effetti della diffusione dei vaccini sui settori dei servizi ora in recessione

Cina. Nei primi dieci giorni di gennaio la Cina ha registrato un aumento dei contagi di Covid-19 che ha portato il totale dei casi attivi a 673 il 10 gennaio da 370 il 31 dicembre. L’aumento dei casi, seppur ancora esiguo rispetto alla popolazione totale e agli altri paesi, si è concentrato nella provincia dello Hebei che, dopo circa due mesi di contagi quasi a zero, ha registrato 262 nuovi casi nell’ultima settimana in gran parte concentrati nella capitale Shijiazhuang, una città di 11 milioni di abitanti, e Qinghe, contea di ca. 450mila abitanti della prefettura di Xingtai.

La capitale Shijiazhuang, che si trova a ca. 300km a sud-ovest di Pechino, è stata subito designata come zona ad altro rischio e sono state chiuse le scuole e i trasporti. La città è stata messa in lockdown da giovedì scorso, si è lanciata una campagna di test della popolazione e cinque ospedali sono stati completamenti adibiti al trattamento di pazienti Covid-19.

Un numero più contenuto di casi si è poi registrato in altre province (Shaanxi, Guandong, Liaoning, Shanghai, Beijing) dove i governi locali stanno invitando la popolazione a rimanere a casa durante le festività del capodanno cinese (11-17 febbraio 2021) che quest’anno cade il 12 febbraio.

Secondo le dichiarazioni della NHC al People’s Daily la Cina ha già vaccinato 7,5 milioni di persone da metà dicembre ad oggi a cui si sommano 1,6 milioni di persone vaccinate in precedenza attraverso il programma di emergenza. Il 31 dicembre le Autorità preposte hanno approvato il vaccino sviluppato da Sinopharm Group, BBIBP-CorV, per uso domestico e hanno dichiarato l’intenzione di vaccinare 50 milioni di persone prima dell’inizio della settimana di vacanze del capodanno cinese.

Cina. L’inflazione dei prezzi al consumo è tornata marginalmente positiva a dicembre, salendo a +0,2% a/a da -0,5% a/a in novembre. Il rimbalzo è quasi tutto spiegato da un aumento dei prezzi del comparto alimentare, in particolare della carne di maiale, che dopo mesi di rallentamento è salita del 6,5% m/m in seguito a restrizioni sulle importazioni di carne, mentre il ritmo di contrazione tendenziale si è ridotto da -12,5% a/a in novembre a -1,3% a/a in dicembre.

I comparti dell’abbigliamento, dei trasporti e delle utenze domestiche rimangono ancora in deflazione. Dopo essere rimasta per 5 mesi a 0,5% l’inflazione core è scesa lievemente portandosi a 0,4% a/a in dicembre con i prezzi invariati m/m. L’inflazione dei prezzi alla produzione è invece risalita da -1.5% a/a in novembre a -0,4% a/a in dicembre trainata al rialzo dall’aumento dei prezzi delle materie prime industriali. Il rallentamento dei prezzi nel comparto degli alimentari dovuto ad un effetto base favorevole spingerà ancora al ribasso l’inflazione nei prossimi mesi ma l’atteso miglioramento della domanda dovrebbe determinare una risalita a partire dal 2° trimestre 2021.

Fonte: BondWorld.it

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