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Intesa Sanpaolo: commento Anna Maria Grimaldi su inflazione eurozona

Intesa Sanpaolo. Nessun aumento “vigoroso” dell’inflazione core a settembre. La stima flash ha mostrato un aumento dell’inflazione euro zona al 2,1% da un precedente 2,0% a settembre, in linea con il consenso e nonostante la forte sorpresa dai dati tedeschi nella giornata di ieri….


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di Anna Grimaldi senior economist della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo


Nessun aumento “vigoroso” dell’inflazione core a settembre

 La stima flash ha mostrato un aumento dell’inflazione euro zona al 2,1% da un precedente 2,0% a settembre, in linea con il consenso e nonostante la forte sorpresa dai dati tedeschi nella giornata di ieri. Questa mattina, i dati di inflazione per gli altri principali paesi hanno sorpreso verso il basso. In Italia, l’inflazione armonizzata si è fermata all’1,6%, mentre ci si aspettava un rialzo all’1,7%. L’inflazione spagnola si è stabilizzata al 2,2%, mentre le nostre previsioni erano di aumento di due decimi. In Francia, l’inflazione armonizzata è calata di un decimo al 2,5%, in linea con le nostre stime, ma più debole del consenso.

 A settembre, i prezzi al consumo sono cresciuti di 0,5% m/m, sostenuti dai rincari di energia (+ 1,2% m/m) e alimentari freschi (+ 1,0% m/m). I prezzi core, al netto di energia e alimentari freschi, sono aumentati dello 0,3% m/m, ma l’inflazione core è scivolata nuovamente a settembre all’1,1% dall’1,2%, su di un effetto di confronto sfavorevole con lo scorso anno. L’inflazione core, al netto di energia, alcol, alimentari e tabacchi, è calata di un decimo a 0,9%. È positivo che l’inflazione nei servizi sia rimasta invariata all’1,4%, dal momento che la dinamica dei prezzi per il comparto è strettamente legata alla crescita dei salari e consumi domestici.

 I dati aggregati per la zona euro confermano che le pressioni al rialzo sui prezzi core restano scarse e poco convincenti. Finora, un aumento sostenuto dei prezzi interni è osservabile solo in Germania, dove, peraltro, è probabile che abbiano pesato fattori temporanei: abbigliamento e istruzione.

 Continuiamo a pensare che l’inflazione core salirà gradualmente nei prossimi mesi fino all’1,5% a giugno, per poi stabilizzarsi intorno all’1,6% nella seconda metà del prossimo anno. Il ritorno in territorio positivo dell’eccesso di offerta e l’accelerazione dei salari, sia pure modesta, dovrebbero contribuire ad un aumento graduale dei prezzi interni. Tuttavia, la nostra previsione, allineata con quella della BCE, richiede conferma dai dati nei prossimi mesi. Resta, difatti, un ampio margine di incertezza sulla risposta dei prezzi core al minor slack nell’economia.  Non va escluso che l’apprezzamento del tasso di cambio effettivo dell’euro (+ 6,5% da aprile 2017) stia in parte frenando i prezzi core, per quanto l’effetto di freno dal cambio sui prezzi sembra essere meno rilevante che in passato.

 Ad oggi, il “vigoroso aumento” dell’inflazione core, menzionato da Draghi a inizio settimana non si è ancora manifestato. Pensiamo che la BCE manterrà ancora un approccio prudente alla normalizzazione della politica monetaria e proseguirà in modalità pilota automatico anche nei primi mesi del 2019.

Fonte: BONDWorld.it

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