Analisi Giornaliere

Intesa SanPaolo Flash: ▪ Germania. L’indice ZEW potrebbe calare nuovamente

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Intesa San Paolo ▪ Germania. L’indice ZEW potrebbe calare nuovamente a ottobre a -12,3 da un precedente -10,6 data la correzione del mercato azionario. ….

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L’indice sulla situazione corrente è atteso in calo a 74 da un precedente 76.

L’indice ZEW sulla situazione corrente rimane ancora al di sopra della media di lungo periodo e coerente con un proseguimento della fase di espansione dell’economia tedesca.

▪ Italia. La seconda stima dovrebbe confermare l’inflazione in calo di un decimo sulla misura nazionale all’1,5% da un precedente 1,6%, sia sulla misura nazionale che su quella armonizzata.

A ottobre, l’inflazione dovrebbe risalire al 2,1% su rinnovate pressioni dall’energia e sul rialzo dei prezzi dei servizi educativi. L’inflazione dovrebbe, quindi, calare all’1,8% per fine 2018.

▪ Stati Uniti. La produzione industriale a settembre è attesa in rialzo di 0,1% m/m, con una uguale variazione nel manifatturiero.

Le utility dovrebbero essere circa stabili e l’estrattivo registrare una variazione appena positiva.

Le ore lavorate nel manifatturiero hanno registrato un calo e puntano a un dato debole per l’output di settembre, nonostante indicazioni molto positive dall’ISM manifatturiero nel mese.

I dati e gli eventi di ieri

Italia. Il consiglio dei ministri ha approvato ieri la proposta di legge di bilancio e il decreto fiscale collegato, i cui contenuti sono riassunti in un comunicato stampa.

Confermato l’impianto già annunciato della manovra, che vale 37 miliardi sul 2019, con coperture per 15 miliardi.

▪ I nodi dell’ultim’ora riguardavano le misure di “sanatoria” fiscale e i tagli alle cosiddette “pensioni d’oro”.

La cosiddetta “pace fiscale” permetterà di chiudere le controversie con l’erario pagando il 20% del non dichiarato negli ultimi cinque anni in caso di vittoria al secondo grado (50% al primo), senza sanzioni o interessi;

gli evasori potranno far emergere il reddito non dichiarato fino ad un massimo del 30% in più rispetto all’imponibile dell’anno precedente, con un tetto di 100.000 euro.

È anche prevista una nuova sanatoria sulle cartelle esattoriali relative al periodo dal 2000 al 2017 (le imposte dovute dovranno essere versate integralmente ma senza sanzioni e interessi, con la possibilità di rateizzare il pagamento in cinque anni a condizioni agevolate).

Infine, l’operazione “saldo e stralcio” prevede l’azzeramento di tutti i debiti fiscali fino a 1000 euro tra capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, affidati ai riscossori dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2010.

A fronte di queste misure di sanatoria, è previsto un inasprimento delle sanzioni contro gli evasori. Per quanto riguarda i tagli alle pensioni, l’accordo è stato trovato per un taglio ai trattamenti superiori ai 4500 euro netti al mese, che dovrebbe garantire risparmi per un miliardo in tre anni.

▪ Tra le altre coperture, i risparmi di spesa sulla gestione dei migranti dovrebbero valere 1,5 miliardi in tre anni (più di 500 milioni nel 2019), mentre gli aumenti di imposte dovrebbero riguardare solo banche e assicurazioni.

Il governo punta a risparmiare “fino a 2 miliardi” grazie alla riorganizzazione della spesa, “prevedendo l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di acquistare beni e servizi tramite Consip”.

Tra gli altri risparmi, il comunicato stampa contiene riferimenti a un azzeramento graduale del fondo pubblico per l’editoria e a una riduzione delle spese militari (pari ai fondi necessari per la riforma dei centri per l’impiego ovvero a circa un miliardo).

In sintesi, le indicazioni finora fornite appaiono piuttosto lacunose sia in merito agli stanziamenti che alle coperture.

Il Documento Programmatico di Bilancio dovrebbe essere stato in ogni caso inviato alla Commissione Europea, che entro due settimane deve emettere un primo parere in caso di “bocciatura”.

Nel frattempo la legge di bilancio dovrebbe iniziare il suo iter parlamentare.

Stati Uniti. Le vendite al dettaglio a settembre deludono, registrando un amento di solo 0,1% m/m, come ad agosto.

Al netto delle auto, le vendite calano di -0,1% m/m, dopo +0,2% m/m di agosto. I dati sottostanti restano però diffusamente positivi e confermano un quadro di espansione forte dei consumi, anche se in moderato rallentamento rispetto a quanto visto nel 2° trimestre.

Le vendite di benzina calano ampiamente (-0,8% m/m) per via di un effetto prezzo.

L’aggregato al netto di benzina, alimentari, auto e materiali da costruzione, che entra direttamente nella definizione dei consumi personali, è in rialzo solido, +0,5% m/m.

I materiali da costruzione sono in rialzo modesto (+0,1% m/m).

Alcune voci segnano rialzi solidi: auto, +0,8% m/m (sostituzione delle auto distrutte dall’uragano Florence), abbigliamento +0,5% m/m, elettronica +0,9% m/m, articoli sportivi +0,7% m/m, vendite online +1,1% m/m.

La voce bar e ristoranti cala di -1,8% m/m, dopo diversi mesi forti e in parte probabilmente sulla scia degli effetti dell’uragano.

Le informazioni sulle vendite di settembre danno supporto a una previsione di crescita dei consumi vicina a 3,5% t/t ann. nel 3° trimestre (stima GDP nowcasting: 3,3% t/t ann.).

Stati Uniti. L’indice Empire della NY Fed a ottobre aumenta a 21,1 da 19 di settembre.

Gli ordini e le consegne recuperano dopo una moderata correzione a settembre, mentre gli occupati flettono a 9 da 13,3.

Gli indici di prezzo, sia ricevuti sia pagati, sono in moderato calo per il 4° mese consecutivo e danno segnali di contenimento delle pressioni inflazionistiche.

Gli indici di attività a 6 mesi sono poco variati, su livelli espansivi.

L’indice dei prezzi ricevuti corregge a 23,5, al di sotto della media degli ultimi sei mesi (27,7). Complessivamente l’indagine dà indicazioni di continua espansione nel settore, senza ulteriore accelerazione dell’attività, e di moderazione della dinamica dei prezzi.

Stati Uniti. Il deficit federale nell’anno fiscale 2018, concluso il 30 settembre, aumenta del 17% rispetto all’a.f. 2017.

L’incremento del deficit a 779 mld di dollari (3,9% del PIL), da 666 mld del 2017, è dovuto a un aumento delle spese di 3,2% (guidato da difesa e interessi) a fronte di un rialzo delle entrate di solo 0,4% (frenato dalla riforma tributaria).

Come nota il CBO, il deficit di settembre 2018 è stato contenuto da un effetto calendario, che ha spostato su ottobre alcune uscite che avrebbero ampliato il deficit di circa 160 mld di dollari, aumentando ulteriormente il gap fra entrate e uscite.

Le previsioni del CBO vedono il deficit a 980 mld di dollari nell’a.f. 2019 (4,6% del PIL), in ininterrotto rialzo nel prossimo decennio, da 1 tln di dollari nel 2020 a 1,5 tln nel 2028, e in media intorno al 5% del PIL.

Cina. L’inflazione dei prezzi al consumo è salita al 2,5%a/a in settembre dal 2,3% a/a in agosto, con un aumento dello 0,7% m/m, lo stesso del mese precedente.

L’inflazione è stata spinta nuovamente verso l’alto dall’aumento dei prezzi degli alimentari (+2,4% m/m) e dei carburanti (+2,2% m/m).

Sulla dinamica degli alimentari pesano i rialzi dei prezzi della carne e delle verdure causati, i primi, dalla diffusione dell’influenza suina e, i secondi, dalle alluvioni.

L’inflazione core è però scesa da 2% a/a in agosto a 1,7% a/a in settembre, toccando il minimo degli ultimi due anni, grazie al rallentamento dell’inflazione in altri comparti, in particolare quello dei servizi sanitari.

Anche l’inflazione dei prezzi alla produzione è rallentata, scendendo da 4,1% a/a in agosto a 3,6% a/a in settembre, guidata dal calo dei prezzi delle materie prime e dei prodotti del settore manifatturiero.

I dati confermano che l’aumento dell’inflazione è guidato da fattori temporanei e non ci sono pressioni diffuse da domanda. Questo lascia spazio alla PBOC per un ulteriore allentamento delle condizioni monetarie.

Fonte: BONDWorld.it

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