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Intesa SanPaolo Flash: Area euro. Il tasso di disoccupazione potrebbe calare

Intesa SanPaolo – Area euro. Il tasso di disoccupazione potrebbe calare di un decimo all’8,0% a novembre nella media area euro, grazie alla tenuta dell’attività economica…….

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In Italia, la disoccupazione è attesa in calo a dicembre, stimiamo a 10,4% da 10,6% precedente. In effetti, la salita di novembre era dovuta al calo degli inattivi, in presenza di occupati poco variati.

Tuttavia, la fase di rallentamento del ciclo pone dei dubbi circa il persistere di un trend di miglioramento del mercato del lavoro in prospettiva.

Pensiamo che il tasso dei senza lavoro possa rimanere sopra il 10% anche nel 2019.

– Stati Uniti. I verbali della riunione del FOMC di dicembre dovrebbero confermare il messaggio di cautela e dipendenza dai dati emerso dal comunicato e dalla conferenza stampa di Powell.

Le principali informazioni dei verbali dovrebbero riguardare la discussione sullo scenario e sui rischi per l’evoluzione dell’economia, in una fase in cui i dati economici sono ancora estremamente solidi ma le condizioni finanziarie, sebbene ancora espansive, hanno subito effetti rilevanti legati alla volatilità e alla correzione dei mercati azionari.

Il consenso nel Comitato dovrebbe indicare la disponibilità ad adattare le decisioni sui tassi all’evoluzione del contesto sia economico sia finanziario.

Tuttavia, i verbali potrebbero essere “datati”, visto che la riunione è avvenuta prima della chiusura parziale degli uffici federali, iniziata il 21 dicembre, e che nel frattempo la volatilità dei mercati è proseguita in modo marcato.

Gli effetti economici della chiusura degli uffici governativi, in passato, sono stati limitati o nulli sui dati trimestrali, anche nei due casi di chiusure relativamente prolungate, durate più giorni.

Per ora è incerta la durata di questo “shutdown”, ma con il passare dei giorni aumenta l’incertezza sulle conseguenze economiche, in una fase di ciclo maturo.

Per il sentiero dei tassi, a questo punto, sarà più importante seguire i discorsi dei partecipanti al FOMC delle prossime settimane, quando potrebbero esserci indicazioni più dovish rispetto a quelle dei verbali e della comunicazione della Fed pre-riunione di dicembre.

I dati e gli eventi di ieri

Eurozona. A dicembre l’indice ESI è calato più delle attese a 107,3 da 109,5, su scia di un diffuso peggioramento: nell’industria (-2,3 punti), servizi (-1,4 punti) e costruzioni (-1,0 punti).

La fiducia dei consumatori è crollata, le famiglie sono più pessimiste su occupazione e possibilità di risparmio futuro.

Le condizioni tengono solo nel commercio al dettaglio ma la valutazione per i prossimi mesi è comunque di peggioramento.

– In media, nel 4 ° trimestre, l’indice ESI si è attestato a 108,8 da 111,5 nel terzo trimestre e suggerisce quindi un ulteriore indebolimento dell’economia negli ultimi mesi del 2018.

Il calo dell’indice ESI non fa che confermare il messaggio del PMI composito che a dicembre è scivolato ancora ed è poco al di sopra di quota 50.

– Il calo del clima economico è condiviso dai principali paesi: Germania (-1,9 punti a 109,9), Italia (-2 punti a 102,8), Spagna (-3 punti a 104,1), Italia (-1,4 punti a 104,5).

– Il peggioramento di sentiment nell’industria (-2,3 punti) è il risultato delle opinioni più pessimistiche delle imprese sui livelli attuali e futuri degli ordini. Anche la valutazione degli ordini di esportazione è peggiorata.

Nei servizi (-1 punto), i manager hanno riportato opinioni più pessimistiche sulla produzione passata e futura.

Nel sentimento delle costruzioni calò (meno un punto a 7,2) da livelli storicamente elevati, a causa del peggioramento delle aspettative e degli ordini di lavoro.

Il morale è migliorato solo nel commercio al dettaglio a 0,0 da -0,5, ma le aspettative per il futuro sono meno rosee.

– La fiducia dei consumatori si è deteriorata notevolmente (-2,3 punti a -6,2) ed il calo è diffuso a tutte le componenti disoccupazione, aspettative di risparmio e le opinioni sulla situazione finanziaria futura.

– Le attese sui prezzi di vendita sono salite in tutti i comparti. Per ora il rallentamento del ciclo non sembra aver effetto.  Si noti che la tendenza è in contrasto con quella delle attese di mercato derivabili dai linkers .

L’aumento delle aspettative sui prezzi basate sui sondaggi suggerisce che, a meno che l’indebolimento dell’attività economica non diventi più pronunciato nei prossimi mesi, la BCE manterrà ferma la comunicazione sui tassi di interesse e manterrà le opzioni aperte per un ciclo di rialzi moderati da fine del 2019.

– I dati disponibili per il 4° trimestre del 2018 suggeriscono un ulteriore indebolimento della crescita della zona euro dallo 0,2% t/t registrato nei mesi estivi.

Il rallentamento dei servizi potrebbe essere in parte dovuto alla protesta di giubbotti gialli in Francia, ma al di là di fattori specifici il momento di fondo si è chiaramente indebolito.

La nostra previsione di crescita euro zona (1,5%) al di sotto del consenso sembra ancora plausibile ma a nostro avviso i rischi si stanno spostando verso il basso.

Per il momento restiamo moderatamente costruttivi su un aumento dell’aumento dell’inflazione core verso l’1,5% per metà del 2019.

Regno Unito. Il governo è stato sconfitto per 7 voti su un emendamento al Government Finance Bill, considerato un test della dimensione dell’opposizione trasversale a una no-deal Brexit . Venti deputati conservatori hanno votato contro il governo.

L’emendamento di per sé non potrebbe impedire un’uscita senza accordo, né obbliga il governo a chiedere un’estensione del periodo negoziale, ma mette in luce che esiste un ampio fronte trasversale contrario a un’uscita senza accordo, finora indicata dal governo come unica alternativa al trattato di recesso concordato con l’UE.

Ieri è arrivata conferma che sono previsti altri 5 giorni di dibattito su tale accordo, al termine dei quali dovrebbe tenersi finalmente il voto.

Stati Uniti. La chiusura parziale degli uffici federali è oggi al suo 19° giorno, ed è ormai la seconda più lunga della storia (la più lunga, di 21 giorni, avvenne nel dicembre 1995).

L’appello televisivo di Trump, a reti congiunte, ieri sera ha mirato a spostare l’attenzione dalla chiusura degli uffici alla “crisi umanitaria” al confine con il Messico, ma ha evitato di dichiarare che si tratta di un’emergenza nazionale.

Secondo il presidente è essenziale per la sicurezza nazionale costruire un muro sul confine meridionale. I leader democratici hanno risposto con un messaggio televisivo invece concentrato sugli effetti della chiusura degli uffici e sul fatto che la difesa dei confini va attuata con altri strumenti.

Oggi ci sarà un incontro fra Trump e i senatori repubblicani, seguito da un colloquio fra il presidente e i leader dei due partiti.

Ieri i democratici hanno bloccato la discussione in Senato di un pacchetto di misure relative a politiche in medio-oriente. Il protrarsi della chiusura degli uffici comincia ad avere effetti sensibili sui dipendenti non pagati e sulle società che hanno contratti con il governo federale e potrebbe influenzare i dati del 1° trimestre.

Stati Uniti. La Banca Mondiale ha rivisto verso il basso le previsioni di crescita mondiale per il 201920 sulla scia degli effetti delle dispute commerciali, delle correzioni dei mercati finanziari e delle tensioni valutarie in diversi paesi emergenti.

La previsione per la crescita globale è di 2,9% nel 2019 (da 3%). Nella revisione, le previsioni per gli Stati Uniti sono più deboli, con una crescita attesa del 2,5% nel 2019 e di 1,7% nel 2020 (da 2,8 e 2%).

Il nuovo scenario economico è molto incerto secondo la banca Mondiale, con rischi sia vero il basso sia verso l’alto

Fonte: BONDWorld.it

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