Analisi Giornaliere

Intesa SanPaolo Flash: Area euro. Inflazione in aumento?

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Intesa San Paolo ▪ Area euro. La seconda stima dovrebbe confermare l’inflazione in aumento al 2,1% a settembre su pressioni da alimentari ed energia…..

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L’inflazione core , al netto di energia e alimentari, dovrebbe essere confermata in calo di un decimo all’1,1% da un precedente 1,2%.

A ottobre, l’inflazione dovrebbe avanzare all’1,2%, su spinta da energia e rialzo dei prezzi core (+0,2% m/m 1,4% a/a).

▪ La cena del Consiglio Europeo dedicata a Brexit prenderà atto dell’assenza dei significativi progressi che sarebbero stati necessari per concludere un accordo di recesso con il Regno Unito, in vista di una formalizzazione da effettuare a novembre.

All’incontro sarà presente anche il primo ministro britannico. Le trattative erano arrivate a produrre una bozza di accordo, il cui esame si era anche affacciato nelle agende di comitati tecnici e consigli; tuttavia, nel frattempo sono emersi gravi problemi politici nel Regno Unito, con un ravvivarsi dell’opposizione interna che ha obbligato Theresa May a bloccare tutto.

Pare che l’opposizione si concentri sull’ipotesi che il Regno Unito resti nell’unione doganale UE senza limiti prefissati, e su che cosa accadrebbe se non fosse possibile raggiungere successivamente un accordo che risolva il problema del confine irlandese (in tal caso, infatti, l’UE reclama che l’Irlanda del Nord resti nell’unione doganale UE).

In cambio, l’UE sarebbe disposta a concedere un’estensione di 12 mesi del periodo transitorio. Il Consiglio Europeo potrebbe ora decidere di lanciare i preparativi per una no – deal Brexit , pur senza chiudere la porta alla possibilità di un accordo dell’ultimo minuto.

È anche ipotizzato che la riunione di novembre venga semplicemente cancellata.

▪ Stati Uniti. I nuovi cantieri residenziali a settembre dovrebbero correggere a 1,210 mln da 1,280 mln di agosto, per via del freno esercitato dall’uragano Florence sull’attività negli stati sudorientali e per una fisiologica correzione dopo il rialzo di 9,2% m/m ad agosto.

Le licenze edilizie dovrebbero invece aumentare a 1,270 mln da 1,249 mln dopo molti mesi su un trend in calo.

L’attività di ricostruzione post-uragano nel Sud sosterrà il settore dell’edilizia residenziale in autunno, senza però invertire il trend di debolezza sottostante.

▪ Stati Uniti. La Fed pubblica i verbali della riunione del FOMC di settembre, che dovrebbero confermare il diffuso consenso per il proseguimento dei graduali rialzi dei tassi, ma visioni diverse riguardo ai rischi di surriscaldamento dell’economia.

Dai verbali dovrebbe emergere la notevole incertezza sul livello del tasso neutrale e indicazioni di possibili future revisioni verso l’alto, in caso di accelerazione della crescita della produttività.

Il giudizio sulla s tance di politica monetaria dovrebbe restare “accomodante”, anche se non compare più nel testo del comunicato perché, come detto da Powell, non è più rilevante per il messaggio del Comitato.

Nel dibattito sulla comunicazione, si dovrebbe registrare la svolta verso l’abolizione della forward guidance e la centralità dei dati per la determinazione futura della politica monetaria.

Il Comitato probabilmente ha discusso i problemi operativi del controllo del tasso effettivo dei fed funds, che si mantiene nella parte alta dell’intervallo obiettivo, nonostante la riduzione dell’intervallo per il tasso sulle riserve in eccesso.

È possibile che tale intervallo venga ulteriormente ridotto, anche fra una riunione e l’altra. I verbali non dovrebbero modificare il messaggio emerso dopo la riunione, di solida convinzione a favore dei rialzi previsti per il 201819.

Ieri sui mercati

Italia. La Commissione Europea ha pubblicato sul proprio sito il Documento Programmatico di Bilancio inviato dal governo italiano.

Il documento comprende la stima dell’impatto netto sull’indebitamento delle principali misure che saranno contenute nella legge di bilancio.

▪ Confermate le stime della vigilia sull’impatto dei principali interventi, con l’unica precisazione che il reddito di cittadinanza è stimato costare 7 miliardi, al netto dei fondi già stanziati per il reddito di inclusione dai precedenti governi; gli interventi sulle pensioni valgono anch’essi 7 miliardi l’anno; forse l’unica “sorpresa” è il fatto che l’aumento della dotazione finanziaria per assicurare il ristoro ai risparmiatori che hanno subito un danno dalle banche (sottoposte a risoluzione o poste in liquidazione tra il 16 novembre 2015 e il 1° gennaio 2018) ha un impatto sul bilancio dello stato pari a zero nel 2019 (e poco meno di 400 milioni nel 2020 e meno di un miliardo nel 2021).

▪ Le principali novità riguardano le coperture, che vengono dalla razionalizzazione della spesa dei ministeri e dalla riprogrammazione dei trasferimenti a vari enti nell’ambito della revisione della spesa pubblica: da queste due misure sono attesi ben 3,6 miliardi nel 2019.

Un’altra copertura importante (2 miliardi, sempre relativamente al 2019) viene dall’abrogazione dell’imposta sul reddito imprenditoriale (IRI), che armonizzava il trattamento fiscale delle imprese al livello delle società di capitali (24%) e che avrebbe dovuto trovare applicazione a partire dal 1° gennaio 2019, sostituita dall’introduzione della flat tax (più favorevole per piccole imprese e lavoratori autonomi, ma il saldo netto per il sistema imprese appare almeno a prima vista negativo).

Vi sono inoltre incrementi di gettito derivanti dal trattamento fiscale della svalutazione crediti secondo i nuovi principi contabili IFRS9, dal differimento della deduzione delle svalutazioni e perdite su crediti degli enti creditizi e finanziari, dalla rideterminazione dell’acconto dell’imposta sui premi assicurativi e da non meglio precisati “interventi fiscali sulle banche” (tutte queste misure “contabili” valgono nel loro insieme ben 4,2 miliardi sul 2019).

Infine, confermate le attese sulla rottamazione delle cartelle esattoriali e le altre misure di pace fiscale, dalle quali però il governo stima un gettito inferiore al previsto, meno di 200 milioni l’anno prossimo (che salgono a 1,3 miliardi nel 2020 e 1,6 mld nel 2021).

Da notare inoltre che la tassazione agevolata degli utili reinvestiti per le imprese produce nelle stime del governo un incremento e non una diminuzione di gettito nel 2019-20.

In sintesi, permangono delle criticità relative sia a una possibile sottostima del costo di alcuni interventi (sia il reddito di cittadinanza che quota 100 potrebbero almeno a regime costare più di quanto stimato), mentre i rischi di implementazione della manovra dal lato delle coperture sono mitigati (da un lato, il gettito dalle misure di “sanatoria” fiscale non è decisivo, dall’altro i risparmi dalla razionalizzazione della spesa potrebbero essere sovrastimati).

Da rilevare che la manovra si traduce in un maggior aggravio fiscale per le imprese, e non sono quelle finanziarie.

Occorrerà in ogni caso attendere la legge di bilancio nella sua forma completa per formulare un giudizio compiuto sulla manovra.

Italia. Sia il fatturato che gli ordini all’industria sono rimbalzati su base congiunturale ad agosto, dopo il calo dei due mesi precedenti.

Il recupero nel mese è dovuto soprattutto al mercato estero (dopo che a luglio la diminuzione era dovuta al mercato interno).

Specularmente al mese scorso, è aumentato in maggior misura il fatturato nei gruppi dei beni strumentali, dei beni di consumo durevoli e dell’energia.

Su base tendenziale, il fatturato ha mantenuto il ritmo di crescita del mese precedente (+3,2%), mentre gli ordini sono rallentati a 0,9% da 2,8% (ai minimi da aprile 2017).

Il calo tendenziale è distorto dal crollo di elettronica ed ottica (-62,5%), mentre si registra un’impennata dagli ordinativi di mezzi di trasporto (+24,9%).

Rallentano, ma mantengono un buon ritmo di incremento relativamente sia al fatturato che agli ordinativi (+7,4% e +7,7%), i farmaceutici.

In sintesi, nel mese di agosto si è assistito a un deciso rimbalzo per export, produzione, fatturato e ordini industriali, dopo la flessione sincronizzata del mese precedente.

Proprio come il calo precedente, la ripresa viene soprattutto dall’estero.

Italia. L’inflazione di settembre è stata rivista verso il basso di un decimo relativamente sia al NIC che all’armonizzato Ue (sia la variazione congiunturale che quella tendenziale).

Sull’indice domestico, i prezzi sono calati di mezzo punto nel mese e sono saliti di 1,4% sull’anno (in rallentamento da 1,7% precedente).

La revisione al ribasso è dovuta soprattutto agli alimentari, e in minor misura alle spese per il tempo libero, alle comunicazioni e ai mobili, articoli e servizi per la casa.

L’inflazione di fondo è stata anch’essa rivista al ribasso di un decimo, a 0,7% (in calo da 0,8% di agosto). In ogni caso, le pressioni al ribasso di settembre sono dovute principalmente a fattori stagionali.

In tal senso, pensiamo che il CPI possa tornare ad aumentare già da ottobre, anche sul rialzo significativo delle tariffe energetiche (+7,6% l’elettricità, +6,1% il gas).

Pensiamo che l’inflazione negli ultimi tre mesi dell’anno possa collocarsi in un intorno del 2% (con rischi al rialzo su tale stima).

Insomma, il trend per l’inflazione resta a nostro avviso al rialzo, anche se dovuto quasi interamente all’energia.

Proprio l’attenuarsi dell’effetto statistico sui prodotti energetici dovrebbe favorire un rientro della tendenza dei prezzi nel corso del 2019. Peraltro, non ci sono segnali di accelerazione dell’inflazione core.

Germania. L’indice sulle aspettative ZEW è sceso a -12,7 da un precedente -10,6, in linea con le nostre stime, ma leggermente sotto al consenso.

L’indice sulla situazione corrente è calato a 70 da un precedente 76,0. Il calo dell’indagine ZEW di ottobre e in particolare dell’attuale dell’indicatore sulla situazione corrente indica che l’economia tedesca potrebbe perdere slancio all’inizio dell’autunno.

In base all’andamento dello ZEW di ottobre, prevediamo un calo dell’indice IFO tedesco a 102,6 da 103,6 in precedenza.

Secondo l’istituto ZEW, la discesa delle attese è principalmente dovuta alle crescenti preoccupazioni sulle controversie commerciali tra Stati Uniti e Cina.

Gli indici di fiducia IFO e ZEW (condizioni correnti) rimangono in ogni caso su livelli molto elevati e tuttavia i dati recenti ci inducono a segnalare rischi verso il basso per le nostre previsioni di crescita trimestrale di 0,45% t/t nel terzo e nel quarto trimestre di quest’anno.

Stati Uniti. La produzione industriale a settembre aumenta di 0,3% m/m, dopo +0,4% m/m di agosto.

Il manifatturiero registra una variazione di 0,2% m/m, con un incremento solido nel settore auto (+1,7% m/m, dopo +4,3% m/m), in quello dei macchinari (+0,9% m/m) e in quello dell’elettronica (+0,5% m/m).

Le utility sono invariate e l’estrattivo registra un incremento di 0,5% m/m. L’output è positivo sia per i beni di consumo che per quelli capitali (negativo però per il comparto costruzioni).

Stati Uniti. L’indice di fiducia dei costruttori di case sorprende con un rialzo a 68 a ottobre, da 67 di settembre, con aumenti dell’indice di vendite correnti a 74 da 73 e di quello delle vendite attese a 75 da 74, sul massimo da sei mesi.

Il settore dell’edilizia residenziale è in declino da inizio anno, sulla scia di prezzi molto elevati, offerta scarsa e tassi in rialzo e l’aumento della fiducia dei costruttori era inatteso e difficilmente può essere letto come un segnale di svolta positiva duratura.

Stati Uniti. Le posizioni aperte sul mercato del lavoro americano continuano ad aumentare. Ad agosto i posti disponibili sono saliti a 7,136 mln, toccando un nuovo massimo per la serie.

Ad agosto, i posti disponibili sono superiori di 902 mila rispetto al numero di disoccupati.

Prima di marzo 2018, non era mai successo che i posti superassero il numero di persone in cerca di lavoro.

Anche le dimissioni volontarie continuano a crescere. I dati del rapporto “Job openings and labor turnover” confermano il crescente eccesso di domanda sul mercato del lavoro americano.

Stati Uniti. Daly, nuova presidente della San Francisco Fed, ha detto che il mercato del lavoro è oltre il pieno impiego, mentre l’inflazione è stabile intorno all’obiettivo del 2%, in un contesto in cui le condizioni finanziarie e la politica fiscale stimolano ancora l’economia.

Secondo Daly, con l’economia in crescita più rapida del previsto e il mercato del lavoro in forte espansione, graduali rialzi dei tassi sono la politica appropriata per mantenere la ripresa in carreggiata.

Daly ha anche sottolineato che le correzioni del mercato azionario in genere avvengono per un insieme di cause e un aggiustamento dei prezzi non è necessariamente un evento negativo.

La presidente della San Francisco Fed ha aggiunto che l’indipendenza della banca centrale è importante per un buon funzionamento dell’economia: questa affermazione segue un nuovo attacco da parte di Trump, che ieri ha definito la Fed la sua “più grande minaccia”.

I commenti di Daly, che ha sostituito da poco Williams alla presidenza della San Francisco Fed, segnalano che ha posizioni in linea con quelle del centro del FOMC.

Fonte: BONDWorld.it

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