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Intesa SanPaolo Flash: – Area euro. La dinamica di M3 è attesa stabile

Intesa SanPaolo – Area euro. La dinamica di M3 è attesa stabile al 3,5% a ottobre. Tra le controparti potrebbe vedersi un lieve rallentamento dei prestiti alle imprese non finanziarie che il mese scorso sono accelerati ……..

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al 4,3% da 4,1%, un massimo dal 2009.

– Stati Uniti. L’intervento di Powell oggi sarà importante per preparare il terreno della prossima riunione del FOMC. Questa settimana i discorsi di Powell, di Clarida (v. sotto) e di Williams (venerdì 30) dovrebbero mostrare un consenso fra i “leader” del Comitato sulla gestione della politica monetaria in questa fase di normalizzazione della politica monetaria.

Powell dovrebbe sottolineare da un lato il raggiungimento dei due obiettivi del mandato duale della Fed, con l’economia al pieno impiego e l’inflazione al 2%, e dall’altro la grande incertezza sul livello del tasso di interesse neutrale e sulla reazione dell’economia ai rialzi dei tassi.

Pertanto il messaggio centrale dovrebbe confermare il passaggio a una nuova fase, in cui le decisioni della Fed saranno prese a ogni riunione (dal 2019 tutte avranno conferenza stampa) sulla base della risposta dell’economia alle condizioni vigenti e dell’evoluzione dei dati.

Anche il grafico a punti potrebbe diventare un catalizzatore meno potente per le aspettative.

Intanto, il presidente Trump ieri ha nuovamente espresso critiche pesanti alla Fed, affermando che la banca centrale è responsabile per la correzione dei mercati e la chiusura annunciata da GM di diversi stabilimenti e ribadendo di non essere “neppure un po’ contento” della sua scelta di Powell come presidente della Fed.

– Stati Uniti. Il deficit della bilancia commerciale dei beni a ottobre (prel.) dovrebbe ampliarsi a 77 mld da -76,3 mld di settembre.

A settembre si erano registrati incrementi solidi sia per l’export sia per l’import, in parte attribuiti all’anticipazione dell’entrata in vigore dei nuovi dazi in ottobre.

Tuttavia, il rischio di un rialzo dei dazi appena entrati in vigore (dal 10% attuale al 25% a inizio 2019) e la mancanza di aperture di nuovi negoziati USA-Cina potrebbero spingere le imprese americane a riaccumulare scorte.

Le esportazioni dovrebbero correggere modestamente a fronte di un moderato incremento delle importazioni.

– Stati Uniti. La seconda stima del PIL del 3° trimestre dovrebbe registrare una revisione verso l’alto, a 3,6% t/t ann. da 3,5% t/t ann.

I consumi dovrebbero essere rivisti modestamente verso il basso, da +4% t/t ann. a 3,8% t/t ann., alla luce dei dati delle vendite al dettaglio di settembre.

Anche le esportazioni nette dovrebbero vedere un peggioramento con un contributo negativo ancora più ampio di quello visto con la stima advance (-1,78pp).

Dall’altro lato, gli investimenti delle imprese dovrebbero subire una revisione verso l’alto.

Gli investimenti fissi non residenziali dovrebbero essere modestamente più forti nel 3° trimestre, visti i dati delle consegne di beni capitali.

Le scorte dovrebbero essere riviste verso l’alto, con un’ulteriore spinta alla crescita complessiva (da +2,07pp della stima advance ).

Le previsioni per il 4° trimestre 2018 e il 1° trimestre 2019 sono di rallentamento progressivo.

La stima nowcasting dell’Atlanta Fed vede una crescita del PIL in autunno di 2,5% t/t ann., con i consumi in rialzo di 2,6% t/t ann., gli investimenti non residenziali in aumento di 7,4% t/t ann., quelli residenziali in calo di -1,7% t/t ann., un contributo di -0,16pp dalle scorte e di -0,3pp dal canale estero.

La spesa pubblica dovrebbe essere ancora solida, anche se con un aumento più contenuto (2,2% t/t ann.) rispetto a +3,3% t/t ann. dell’estate.

– Stati Uniti. Le vendite di nuove case a ottobre dovrebbero aumentare a 580 mila da 553 mila di settembre.

A settembre l’attività del settore immobiliare residenziale era stata influenzata negativamente dagli effetti dell’uragano Florence e ottobre dovrebbe vedere un rimbalzo temporaneo.

Il trend di tutte le variabili del settore resta debole e dovrebbe essere in ulteriore peggioramento per via dei tassi in rialzo.

La fiducia dei costruttori di case, dopo un marginale rialzo a 68 a ottobre (da 67 di settembre), a novembre è crollato a 60 (calo più ampio dal 2014), con forti correzioni dei sotto-indici di vendite correnti e future, e indicazioni negative per il settore nel 2019.

I dati e gli eventi di ieri

Italia. A novembre, si è registrato un calo della fiducia sia delle famiglie che delle imprese.

– La fiducia dei consumatori è scesa più del previsto, dopo essere aumentata nei due mesi precedenti. L’indice è calato a 114,8, un minimo da maggio, da 116,5 il mese precedente.

  1. a) Il peggioramento è dovuto al clima nazionale, mentre la situazione personale degli intervistati è anzi lievemente migliorata nel mese; è calato sia il clima corrente che, in maggior misura, le aspettative per il futuro;
  2. b) Sono tornate ad aumentare le preoccupazioni delle famiglie sulla disoccupazione (che pure rimangono su livelli assolutamente espansivi a confronto con la media storica);
  3. c) Tra le altre componenti dell’indagine, si registra soprattutto un netto peggioramento sia dei giudizi che delle attese sulla situazione economica dell’Italia.

– L’indice composito sul morale delle aziende diffuso dall’Istat è calato per il quarto mese consecutivo a novembre, a 101,1 da 102,5 di ottobre.

Si tratta del minimo dal dicembre del 2016. La fiducia delle imprese è scesa in tutti i settori con l’unica eccezione del commercio (dove è salita a 102 da 101,6 precedente).

Il morale è calato da 138,9 a 132,5 nelle costruzioni e da 103,6 a 101,8 nei servizi.

Nel settore manifatturiero, il clima di fiducia è sceso da 104,9 a 104,4, raggiungendo un minimo da quasi due anni.

Il peggioramento è dovuto alle aspettative sia sugli ordini che sulla produzione, nonché su economia e occupazione. In calo anche l’output corrente. Particolarmente colpiti i produttori di beni strumentali.

– L’indagine conferma che è in corso un chiaro trend di rallentamento del ciclo.

I livelli degli indici di fiducia dei consumatori e delle imprese delle costruzioni restano più che espansivi, mentre quelli del morale delle aziende dei servizi e manifatturiere segnalano una sostanziale stagnazione dell’attività, coerente con le indicazioni giunte dall’indagine PMI Markit.

Le indicazioni più negative di famiglie e imprese sul clima economico nazionale, particolarmente in chiave prospettica, segnalano che negli ultimi mesi l’incertezza sulle prospettive fiscali, con le conseguenze che ne sono derivate sul rischio-paese, ha cominciato a erodere il clima di fiducia e che quindi potrebbe iniziare a colpire l’economia reale.

– In ogni caso, dopo la stagnazione del PIL nel 3° trimestre, le indagini non segnalano un recupero sostanziale nei mesi finali dell’anno.

Ci aspettiamo nel trimestre corrente una crescita congiunturale limitata a 0,1% t/t, che lascerebbe la crescita media nel 2018 a 1%.

Ma i rischi su questa stima appaiono verso il basso. Soprattutto, non ci sono segnali di un ritorno alla crescita a inizio 2019.

Nel caso in cui la stagnazione si protraesse alla prima parte dell’anno prossimo, ne deriverebbe una significativa revisione al ribasso della nostra stima di crescita per l’anno prossimo, peraltro già da diversi mesi inferiore al consenso (0,9%).

Italia. Il vicepresidente della Commissione Europea, Dombrovsikis, ha dichiarato in un’intervista a La Stampa che l’ipotizzata correzione di 0,2% del rapporto deficit/PIL non sarebbe sufficiente a garantire il rispetto delle regole, e che servirà una “correzione sostanziale”.

Francia. L’indice di fiducia dei consumatori è calato a novembre più delle attese di consenso, scendendo a 92 da un precedente 95.

Lo spaccato mostra un peggioramento del giudizio sulle condizioni future di vita e sul livello delle proprie finanze sia correnti sia future.

Peggiora nettamente anche la propensione ai consumi toccando un minimo da gennaio 2015. Si erode anche il giudizio sulla propria capacità futura di risparmio, anche qui ai minimi da giugno 2009.

Balzano anche i timori legati alla ripresa della disoccupazione e peggiora anche l’inflazione percepita. Nel complesso l’indagine è negativa e indica un calo dalla propensione ai consumi delle famiglie nella parte finale dell’anno; in pochi mesi il morale dei consumatori francesi è calato al di sotto della media storica ed è in rotta per una discesa a 93 nell’ultimo trimestre da 95 del precedente.

Sebbene sicuramente influenzata dall’aumento del prezzo dei carburanti voluto dal Governo, l’indagine di novembre fa temere una frenata dei consumi delle famiglie a fine anno indotta da un ridimensionamento non transitorio del morale che continuerà a pesare anche a inizio 2019.

Stati Uniti. Clarida (vice-presidente Board Fed) ha detto che con l’avvicinamento dell’economia agli obiettivi della Fed di pieno impiego e inflazione al 2% i rischi sono diventati più simmetrici rispetto a quando il FOMC ha iniziato la fase di rialzi, e i tassi sono più vicini al livello neutrale, che comunque resta incerto.

Questa incertezza rende importante continuare a muovere i tassi gradualmente, per non mettere a rischio la crescita con rialzi troppo rapidi, da un lato, e non rischiare di disancorare le aspettative di inflazione con tassi troppo bassi, dall’altro.

Clarida ha notato che alcune misure di inflazione sono vicine, ma al di sotto del 2%. La moderazione dell’inflazione secondo Clarida in parte dipende dall’accelerazione della produttività, che però potrebbe accompagnarsi a un livello più elevato del tasso di interesse neutrale.

Il vice-presidente della Fed si posiziona al centro della distribuzione delle opinioni nel FOMC e, soprattutto, concorda con la nuova visione del Comitato secondo cui i rialzi saranno determinati man mano dall’evoluzione dei dati.

Clarida ha affermato infatti che le decisioni dovrebbero prese valutando lo stato dell’economia a ogni riunione rispetto agli obiettivi della Fed. Questo punto a nostro avviso sarà il leitmotiv dell’intervento di Powell oggi e di Williams venerdì.

Evans (Chicago Fed), pur senza entrare nei dettagli della tempistica, ha detto di essere favorevole a proseguire con i rialzi graduali dei tassi, verso livelli più “normali”.

Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board a novembre corregge a 135,7, in linea con le aspettative di consenso, da 137,9 di ottobre.

La componente coincidente segna un marginale rialzo, a 172,7 da 171,9, ampiamente al di sopra della media storica e dei livelli della prima metà. dell’anno.

La componente aspettative invece flette a 111 da 115,1, ma resta superiore ai valori medi dell’ultimo anno.

La valutazione del mercato del lavoro continua a migliorare: il differenziale jobs plentiful-jobs hard to get sale ancora, a 34 da 32, sul massimo da gennaio 2001.

Il mercato del lavoro continua a sostenere la fiducia, ma la volatilità dei mercati e la guerra dei dazi frenano marginalmente l’ottimismo delle famiglie.

Fonte: BONDWorld.it

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