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Intesa SanPaolo Flash: Area Euro La produzione industriale a ottobre è attesa recuperare

Intesa SanPaolo – Area Euro La produzione industriale a ottobre è attesa recuperare lo 0,3% m/m pari a quanto perso a settembre grazie ai contributi positivi che dovrebbero venire da Germania e Francia……

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La variazione annua migliorerebbe di un decimo a 0,8% da 0,7%, in termini destagionalizzati, impostando la produzione per un avanzamento di 0,5% t/t nell’ultima parte dell’anno dopo la contrazione di 0,1% t/t del terzo trimestre.

– La crescita degli occupati nei mesi estivi dovrebbe essere stata di 0,2% t/t come nel trimestre precedente. Le indicazioni dalle indagini sono di tenuta della creazione di posti lavoro anche a fine 2018 su ritmi annui dell’1,3%. La dinamica dell’occupazione è attentamente monitorata dal Consiglio BCE.

Stati Uniti

– Il CPI a novembre dovrebbe essere in aumento di 0,1% m/m, dopo +0,3% m/m di ottobre, con un contributo negativo dell’energia dovuto alla benzina, ma limitato da spinte positive dal gas naturale e dagli alimentari.

L’indice core dovrebbe essere in rialzo di 0,2% m/m, come a ottobre, con un rallentamento della dinamica di abbigliamento, auto usate e tariffe aeree, e una stabilizzazione di sanità e abitazione sui trend recenti.

La tendenza dell’inflazione resta contenuta, senza pressioni verso l’alto sull’indice core nonostante l’output gap in aumento, e spinte verso il basso dovute al calo del prezzo della benzina.

Il crollo del prezzo del petrolio impatterà direttamente sull’indice headline di novembre e dicembre e avrà effetti indiretti (e transitori) sull’indice core nei prossimi trimestri, aumentando l’incertezza della relazione di fondo fra risorse inutilizzate e prezzi al consumo.

I dati e gli eventi di ieri

Germania. Moderate buone nuove dall’indice ZEW. L’indice ZEW sulle aspettative per i prossimi mesi ha recuperato terreno dopo i continui cali dei tre mesi precedenti.

L’indice è risalito a -17,5 da un precedente -24,1, circa in linea con le nostre attese di recupero, ma meglio delle previsioni di consenso. La valutazione sulla situazione corrente, invece, continua a peggiorare (45,3 da 58,2), raggiungendo il livello più basso dal 2015.

L’indice ZEW sembra suggerire che l’economia tedesca ha perso ancora perdendo velocità tra metà novembre e i primi di dicembre, ma indica come probabile un recupero nei prossimi mesi.

La nostra valutazione rimane di riaccelerazione della crescita a fine 2018 almeno a 0,4% t/t, dopo il -0,2% t/t dei mesi estivi.

Ma è possibile che bisognerà attendere i primi mesi del 2019 per un recupero più deciso. Restiamo costruttivi sullo scenario macro Germania dati i fondamentali ancora solidi e l’ampio margine dalla politica fiscale per sostenere la domanda in caso di shock avversi.

Tuttavia, la crescita del PIL tedesco potrebbe essere già tornata al potenziale in autunno. Confermiamo le nostre previsioni di crescita annuale all’1,6% quest’anno e all’1,4% l’anno prossimo.

L’andamento della ZEW a dicembre suggerisce una lettura stabile per l’indice IFO (in uscita il prossimo 18 dicembre) a 102 con attese in salita a 100,2 da 98,7, ma le condizioni correnti ancora in calo a 104,2 da 105,4.

Regno Unito. Il governo non intenderebbe riproporre il voto sull’accordo con l’UE in tempi stretti, e per ora ha confermato soltanto che avrà luogo entro il 21 gennaio 2019.

Prima, avrà fatto il gesto di provare a rinegoziare i contenuti e aver ottenuto qualche modifica alla dichiarazione politica sulla relazione a regime.

La strategia, dunque, rimarrebbe quella di mettere il parlamento di fronte all’alternativa fra accettare l’accordo e ritrovarsi con un’uscita senza la copertura di alcun trattato, e con il ripristino di controlli doganali. Sterlina sotto pressione, a 1,25 contro dollaro e 0,905 contro euro.

Francia. Le misure proposte dal presidente francese per tacitare le proteste potrebbero appesantire il disavanzo pubblico francese di 10-12 miliardi, portandolo al 3,4% del PIL. Il ministro delle finanze prevede di compensare parzialmente l’impatto mediante risparmi per 3-4 miliardi di euro.

Stati Uniti. La prima conversazione, avvenuta lunedì sera, fra il segretario del Tesoro Mnuchin, il rappresentante del commercio Lighthizer e il vice primo ministro Liu He sembra aver dato luogo a qualche prima concessione da parte della Cina.

Secondo fonti informate, Liu avrebbe detto che verranno ridotti i dazi sulle auto importate dagli USA, dal 40% al 15% e aumentati gli acquisti di prodotti agricoli, fra cui la soia.

I dazi sulle auto si riallineano così al livello applicato agli altri paesi.

A giugno la Cina aveva ridotto in modo generalizzato i dazi sulle auto al 15%, ma alzato quelli sulle auto importate dagli USA al 40%, in risposta ai dazi attuati dagli Stati Uniti sull’import cinese.

Per quanto riguarda gli acquisti di soia, l’aumento dei dazi cinesi sui prodotti agricoli americani, imposto sempre in risposta alle misure USA, sta danneggiando pesantemente gli agricoltori americani e favorendo i produttori di altri paesi, in particolare il Brasile.

Questo inizio delle trattative in sostanza eliminerebbe una piccola parte dei dazi introdotti dalla Cina, probabilmente in cambio di una moratoria sul possibile rialzo dei dazi dal 10% al 25% su 200 mld di importazioni dalla Cina minacciati dall’amministrazione Trump.

Non è chiaro quale sentiero prenderanno i negoziati sia sugli altri dazi, sia sulle questioni più spinose, legate alla protezione della proprietà intellettuale e al trasferimento più o meno forzato di tecnologia imposto alle imprese che operano in Cina.

La scadenza del 1° marzo è molto ravvicinata per ottenere risultati concreti su tutti i temi aperti, ma non è escluso che, nonostante la linea dura del rappresentante del commercio Lighthizer, ci possa essere un’estensione. Sembra che si stia programmando un incontro di Liu He a Washington a inizio 2019.

Stati Uniti. La scadenza di alcune leggi di spesa, originariamente datata all’8 dicembre, era stata rinviata al 21 dicembre per dare tempo al Congresso di trovare una soluzione alla questione spinosa del finanziamento del muro con il Messico.

Ieri uno scontro aperto fra i leader democratici in Congresso e Trump si è concluso con minacce da parte di Trump di chiusura degli uffici federali se non verranno approvati i 5 mld di dollari richiesti per la costruzione della barriera al confine.

Trump ha detto che sarà “orgoglioso” di imporre il veto su una legge di spesa che non soddisfi i suoi requisiti. Repubblicani e democratici in Congresso avrebbero già trovato un accordo, che rinnovi la legge esistente per un anno.

Il rialzo dei toni della polemica da parte di Trump danneggia la posizione repubblicana più conciliante, e porterebbe ad attribuire ai repubblicani la responsabilità di un’eventuale chiusura degli uffici federali.

Pertanto, è probabile che i repubblicani in Congresso aumentino gli sforzi di mediazione. Per ora la probabilità di uno shutdown il 21 dicembre rimane, a nostro avviso, limitata.

Fonte: BONDWorld.it

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