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Intesa SanPaolo Flash: – Area euro. La seconda lettura dovrebbe confermare la crescita del PIL

Intesa SanPaolo – Stati Uniti – L’indice Empire della NY Fed a febbraio dovrebbe risentire negativamente del maltempo di inizio mese, ma registrare un miglioramento per la conclusione dello shutdown……..

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La previsione è una moderata risalita a 8 da 3,9 di gennaio. L’ISM manifatturiero si è mantenuto su livelli ampiamente espansivi a 56,6, e l’indagine della Fed di NY dovrebbe segnalare proseguimento della ripresa, anche se a ritmi meno forti rispetto al 2018.

– I prezzi all’import a dicembre sono previsti in calo di -0,1% m/m, con una contrazione più contenuta rispetto ai mesi precedenti grazie alla stabilizzazione del prezzo del petrolio.

– La produzione industriale a gennaio dovrebbe essere in aumento solo marginale, con una variazione di 0,1% m/m, alla luce delle informazioni sulle ore lavorate.

Il settore utility dovrebbe essere l’unico in crescita, grazie al significativo calo delle temperature in molte aree a fine mese.

Nel manifatturiero, l’output dovrebbe calare di -0,3% m/m, dopo +1,1% m/m a dicembre, in linea con le indicazioni di correzione delle ore lavorate.

L’estrattivo è previsto in contrazione: gli occupati nel mese sono calati e il prezzo del petrolio è ancora coerente con un periodo di flessione.

– La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a febbraio (prel.) dovrebbe risalire a 95 da 91,2 di gennaio, con la riapertura degli uffici federali e il miglioramento dei mercati da inizio anno.

I dati e gli eventi di ieri

Italia. Kathrin Muehlbronner, lead analyst per l’Italia di Moody’s, ha dichiarato che l’agenzia rivedrà al ribasso la stima di crescita sul PIL italiano quest’anno, a un valore “sicuramente sotto l’1%, probabilmente tra 0 e 0,5%”.

Lo scorso 19 ottobre, quando l’agenzia ha tagliato a Baa3 il rating sull’Italia, la previsione era dell’1,3%.

Ricordiamo che nella nota di ottobre, tra gli eventi che Moody’s indicava come potenzialmente in grado di causare un downgrade c’era il rischio di una salita del debito “anche in conseguenza di una crescita del PIL più debole del previsto”.

Muehlbronner ha aggiunto comunque che l’ outlook è stabile e copre un arco di 12-18 mesi, e di non aspettarsi per il momento cambiamenti.

L’analista vede anche un significativo rischio di elezioni anticipate, probabilmente dopo la consultazione europea di fine maggio.

Ricordiamo che Moody’s è l’agenzia che ha attualmente la valutazione più pessimistica sul debito italiano, un gradino sotto quella di Fitch e S&P (entrambe però con outlook negativo: la prima si pronuncerà il 22 febbraio, la seconda il prossimo 26 aprile).

Francia. La disoccupazione nel quarto trimestre è calata di tre decimi a 8,8% da 9,1% della popolazione attiva (e di tre decimi per la Francia metropolitana a 8,5% da 8,8%), ai minimi dal 2009 e in linea con le nostre stime.

Il calo è stato più ampio delle stime di consenso.

Nella Francia metropolitana i disoccupati sono calati di 90mila unità nel quarto trimestre e sono ora circa 2,5 milioni di persone, con il calo più accentuato nella fascia giovane della popolazione, mentre nella fascia della popolazione con più di 50 anni è rimasta stabile.

Anche la percentuale dei disoccupati di lunga durata è rimasta stabile al 3,4%, come nel terzo trimestre.

Parallelamente il tasso di occupazione (15-64 anni) è aumentato di due decimi nel quarto trimestre a 66,1% da 65,9% del terzo, ai massimi dal 1980, con un miglioramento del dato su tutte le fasce di età.

In media annua la disoccupazione quindi è calata di tre decimi a 9,1% da 9,4% nel 2018: se mantenuta su questi ritmi, il calo della disoccupazione a fine 2022 potrebbe effettivamente arrivare attorno al 7,5%, in linea con l’impegno elettorale preso da Macron all’inizio del suo mandato.

Per l’anno in corso prevediamo un ulteriore calo verso l’8,7%.

Paesi Bassi. La prima stima del PIL nel quarto trimestre mostra un avanzamento di 0,5% t/t da 0,1% t/t, esattamente in linea con le nostre stime.

Il dettaglio mostra che la domanda interna ha contribuito per 0,5 dopo la battuta d’arresto del terzo trimestre: in consumi sono tornati a espandersi (+0,5% t/t dopo la stagnazione estiva) mentre gli investimenti fissi avanzano di 0,7% t/t da -0,1% t/t e anche quelli pubblici riprendono a espandersi (+0,5% t/t) dopo due trimestri in cui erano rimasti fermi.

Il canale estero contribuisce altresì per 0,4 da 0,1 grazie alla forte contrazione delle importazioni (a -2,1% t/t da +1,2% t/t) che ha più che compensato il calo delle esportazioni (-1,3% t/t da +1,1% t/t).

La variazione annua rallenta all’1,8% da 2,3% portando la media annua 2018 a 2,5% da 3,0%.

A differenza di altre economie dell’eurozona, i Paesi Bassi godono di una notevole resilienza della domanda interna, sebbene il canale estero segnali che il l’impatto del commercio mondiale ha pesato in chiusura d’anno e non è ancora chiaro se all’inizio del 2019 il trend si stia già invertendo o meno.

Per il trimestre in corso prevediamo un’espansione di in rallentamento a 0,3% t/t.

Regno Unito. La banale mozione del governo che chiedeva altro tempo per continuare il negoziato con l’UE su eventuali modifiche al backstop per l’Irlanda è stato bocciata con 303 contro 258.

La sconfitta è arrivata a causa dell’astensione dei conservatori euroscettici, che volevano dare un segnale al governo riguardo alla loro ostilità all’ipotesi di rinvio della scadenza del 29 marzo.

Il governo ha subito dichiarato che continuerà lungo la strada indicata dalla mozione approvata il 29 gennaio, tentando di ottenere modifiche legalmente vincolanti dall’UE.

Tuttavia, le divisioni all’interno della maggioranza rendono ancora più improbabile che arrivino concessioni da parte dell’Unione Europea nei prossimi giorni, mentre potrebbero essere i conservatori contrari a Brexit a causare problemi alla premier se la strategia non cambierà entro il 27 febbraio.

In uno sviluppo collaterale del dibattito, il governo ha promesso di pubblicare i briefing interni con le valutazioni sugli effetti di una no-deal Brexit .

Stati Uniti. Secondo la Casa Bianca, Trump dovrebbe firmare oggi il pacchetto di leggi di spesa di 333 mld in scadenza a mezzanotte, evitando un nuovo shutdown.

Il presidente però intende anche dichiarare una situazione di emergenza nazionale al confine, mirando a spostare fondi per il finanziamento del muro da fondi per costruzioni della difesa o da quelli allocati all’US Army Corps of Engineers. Trump terrà una conferenza stampa sulla situazione al confine oggi alle 10 a.m, ora locale.

L’eventuale dichiarazione di emergenza nazionale, criticata sia dai democratici sia dalla leadership repubblicana., aprirebbe un nuovo fronte di conflitti politici con il Congresso, oltre a rendere più incerta la divisione dei poteri legislativo ed esecutivo e a trascinare probabilmente la questione in tribunale, potenzialmente fino alla Corte Suprema.

La risoluzione dell’incertezza sullo shutdown , che peraltro si ripresenterà a fine settembre, lascia quindi il posto a un nuovo fronte di scontri con esiti incerti.

Stati Uniti. Il PPI a gennaio cala di -0,1% m/m, ma l’indice core aumenta di 0,3% m/m. Le indicazioni dei prezzi restano in linea con un andamento molto moderato dell’inflazione.

Stati Uniti. I nuovi sussidi di disoccupazione aumentano a 239 mila nella settimana conclusa il 9 febbraio, da 235 mila della settimana precedente.

Lo shutdown ha avuto effetti sulla serie, determinando un picco recente a 253 mila nella settimana conclusa il 26 gennaio.

Stati Uniti. Le vendite al dettaglio sorprendono ampiamente verso il basso, segnando una variazione di -1,2% m/m per l’aggregato totale, di -1,8% m/m per quello ex-auto e di -1,4% m/m per quello al netto di auto e benzina.

La sorpresa negativa segue molti mesi di crescita solida e potrebbe essere stata anche influenzata dallo shutdown, in atto negli ultimi 10 giorni del mese, oltre che dalla correzione dei mercati particolarmente marcata nella seconda metà del mese.

Fra le poche voci positive ci sono: le auto, con un solido aumento (+1% m/m, che sarà di breve durata dato che le informazioni dei concessionari a gennaio puntano a una netta correzione), i materiali da costruzione (+0,3% m/m, che però non entrano nella definizione dei consumi).

A dicembre prevalgono le voci negative: abbigliamento (-0,7% m/m, dopo due mesi molto forti), arredamento (-0,3% m/m), attrezzatura sportiva (-4,9% m/m), vendite online (-3,9% m/m), bar e ristoranti (0,7% m/m), sanità e cura della persona (-2% m/m), benzina (-5,1% m/m).

I dati delle vendite di dicembre implicano una revisione verso il basso delle previsioni dei consumi, che sulla base dei dati disponibili fino a novembre erano visti in rialzo di 3,8% t/t ann. nel 4° trimestre; con i dati di dicembre, la stima nowcasting dell’Atlanta Fed rivede verso il basso la dinamica dei consumi a 2,6% t/t ann.

I dati di gennaio saranno probabilmente di nuovo deboli, con effetti più marcati dal proseguimento dello shutdown praticamente fino a fine mese e con un contributo negativo del settore auto.

Questo rallentamento delle vendite a cavallo di fine 2018 è in contrasto con l’andamento sempre super-positivo del mercato del lavoro e non è sufficiente a indicare un indebolimento massiccio della dinamica della spesa personale.

Bisognerà attendere la fine degli effetti dello shutdown e la normalizzazione del flusso di dati per avere una valutazione più attendibile.

Tuttavia, indubbiamente anche per i consumi il meglio è alle spalle: le indagini di fiducia dei consumatori mostrano un trend in calo persistente delle aspettative, sia per la di fiducia in generale, sia per l’andamento del mercato del lavoro.

Per ora, comunque, questo trend non implica un serio rallentamento della crescita, ma resta in linea con un’espansione dei consumi intorno al 2,5% nel 2019, dato che una parte del calo della fiducia è probabilmente transitoria e collegata allo shutdown .

Stati Uniti. Brainard (Board Fed) di essere favorevole alla fine della riduzione del portafoglio della Fed entro la fine del 2019, per poter avere un livello elevato di riserve con cui controllare i tassi.

Secondo Brainard, è opportuno avere un margine al di sopra dei livelli di riserve desiderati dalle istituzioni finanziarie.

La prossima settimana ci saranno nuove informazioni sul sentiero del bilancio, con diversi interventi di esponenti del FOMC a una conferenza del 22/2.

Harker (Philadelphia Fed) prevede ancora due rialzi dei tassi, probabilmente uno nel 2019 e uno nel 2020, sottolineando che al momento ci sono rischi solo molto marginali verso il basso. Bostic (Atlanta Fed) ha sottolineato la necessità di essere pazienti per valutare lo scenario, e ha indicato che l’economia dovrebbe rallentare quest’anno rispetto al 2018.

Cina. L’inflazione dei prezzi al consumo è scesa a 1,7% a/a in gennaio da 1,9% in dicembre, il minimo degli ultimi 12 mesi, trainata al ribasso dal rallentamento dell’inflazione nel comparto degli alimentari (da 2,5% a/a in novembre e dicembre a 1,9% in gennaio) e dal calo di quella del comparto dei trasporti e comunicazioni (-1,3% a/a in gennaio da -0,7% in dicembre).

L’inflazione al netto degli alimentari è rimasta stabile a 1,7% mentre quella al netto di alimentari e carburanti è lievemente salita a 1,9% in gennaio, dopo essere stata per tre mesi stabile a 1,8%, trainata al rialzo dal comparto dei servizi (da 2,1% a/a in dicembre a 2,4% in gennaio).

I prezzi alla produzione sono scesi per il terzo mese consecutivo (-0,1% m/m) e la dinamica tendenziale si è portata a 0,1% a/a, il minimo degli ultimi due anni, trainata al ribasso dal calo del prezzo delle materie prime ma anche dal rallentamento dei prezzi dei beni manufatti, che testimonia il rallentamento della domanda interna.

Le pressioni inflative rimangono quindi contenute e lasciano spazio ad un ulteriore allentamento delle condizioni monetarie nel corso dell’anno.

Fonte: BONDWorld.it

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