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Intesa SanPaolo Flash: – Area euro. La seconda stima dovrebbe confermare il lieve calo del PMI

Intesa SanPaolo – Area euro. La seconda stima dovrebbe confermare il lieve calo del PMI composito a 54,2 da 54,5 a settembre dovuto al peggioramento dell’indice per il manifatturiero. Altresì l’indice per i servizi dovrebbe essere confermato in aumento a 54,7 da 54,4 grazie in particolare all’aumento dell’indice tedesco a 56,5 da 55…

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Il PMI composito rimane su di un livello coerente con una crescita del PIL euro zona circa in linea con il ritmo dei mesi primaverili: 0,37% t/t.

– Area euro. Le vendite al dettaglio sono viste in discesa ancora di -0,2% m/m ad agosto dopo il -0,2% m/m del luglio sulla scia dei cali in Germania e Francia (in termini destagionalizzati e al netto delle auto).

Le indagini di fiducia suggeriscono una lenta moderazione dell’attività da ritmi assai elevati.

– Stati Uniti. La stima ADP dei nuovi occupati non agricoli privati a settembre è vista dal consenso a 184 mila dopo 163 mila ad agosto.

– Stati Uniti. L’ISM non manifatturiero è previsto a 57,8 a settembre, dopo 58,5 di agosto. Le indagini regionali del settore (Philadelphia, NY) hanno registrato ancora espansione corrente e attesa, rafforzamento della domanda e aumenti generalizzati dei prezzi di vendita e acquisto e aspettative di un trend verso l’alto dell’inflazione nel prossimo anno.

L’indagine della Richmond Fed ha segnato una flessione, probabilmente collegata all’uragano Florence.

In occasione dei disastri climatici del passato, le indagini nazionali non avevano reagito in modo rilevante.

La correzione di circa 2 punti del PMI Markit dei servizi (che non include l’estrattivo) a settembre non è un’informazione sufficiente per prevedere una riduzione significativa del livello dell’indice ISM.

Dati ed eventi di ieri

Italia. Il presidente del consiglio Conte ha dichiarato ieri sera, al termine del vertice di governo, che il programma delle riforme annunciate è conferamato, ma che sarà accelerato il profilo di discesa del rapporto debito/PIL previsto dalla nota di aggiornamento al DEF.

Quindi, la manovra è stata rivista, anche se le “anticipazioni” (sic) avevano “indotto” il presidente del consiglio dei ministri “a definirla seria, razionale e coraggiosa”.

Come è noto, il governo non ha finora comunicato ufficialmente alcun percorso di riduzione del debito, ma soltanto un percorso per il rapporto deficit /PIL: tutte le indicazioni sul debito derivano da dichiarazioni rilasciate alla stampa, non essendo stato pubblicato alcun documento coerente sulla manovra, né il quadro macroeconomico di riferimento.

In effetti, la stampa riferisce stamane che i leader di 5S e Lega avrebbero aperto alla possibilità di rivedere al ribasso proprio gli obiettivi di deficit 2020 e 2021, in modo da mostrare un calo del deficit nominale e una dinamica meno divergente di quello strutturale.

Tuttavia, sarebbero ancora da individuare le misure per conseguire tale riduzione, così come restano molti nodi da sciogliere riguardo alle coperture che consentirebbero di mantenere il deficit al 2,4% nel 2019.

Un nuovo vertice è perciò programmato nella giornata di oggi, e si spera che ne possa uscire finalmente un po’ di chiarezza sulla direzione della politica di bilancio.

La marcia indietro è indubbiamente il risultato dei forti segnali di allarme arrivati dai mercati riguardo al rifinanziamento del debito, con tensioni crescenti soprattutto sui tassi a breve e medio termine.

Resta il rischio che il miglioramento del percorso post-2019 sia affidato a proiezioni eccessivamente ottimistiche di crescita.

Stati Uniti. Il presidente della Fed Powell ha ribadito i messaggi della conferenza stampa della settimana scorsa, difendendo il sentiero di rialzi graduali dei tassi pur in presenza di un tasso di disoccupazione estremamente basso.

Secondo Powell, non ci sono segnali di pressioni inflazionistiche né di surriscaldamento sul mercato del lavoro. Powell ha rilevato che effettivamente la situazione attuale, di bassa inflazione e bassa disoccupazione, non ha molti esempi nei cicli del passato, salvo quello degli anni ’50.

Tuttavia, Powell ha indicato che ci sono ancora risorse inutilizzate nel mercato del lavoro e il sentiero dell’inflazione è ancorato anche dalla migliore comunicazione e credibilità della banca centrale.

In ogni caso, il presidente della Fed ha segnalato che occorre grande cautela quando ci si trova in circostanze osservate raramente: a suo avviso, la curva di Phillips non è morta, ma è improbabile che “arrivi presto a vendicarsi”.

Powell non si è spinto a dichiarare se ritiene opportuno portare i tassi in territorio restrittivo, probabilmente anche perché mantiene un certo scetticismo riguardo alle stime della neutralità.

La visione di Powell alla guida della Fed si sta chiarendo, dal discorso di Jackson Hole in poi: l’utilizzo del tasso neutrale come guida della politica monetaria deve essere ridimensionato, limitando il ruolo delle stime di “r-star”.

Più in generale, la banca centrale guiderà sempre meno le aspettative dei mercati. Powell ha sottolineato più volte che occorre avere la mente aperta nel valutare lo scenario economico e le relazioni fra le principali variabili, dando spazio ai segnali dei dati macro.

Il sentiero dei tassi nella Fed di Powell sarà più incerto che nell’ultimo decennio e difficilmente la guidance tornerà ad essere in auge come ai tempi di Bernanke e Yellen, anche per via della normalizzazione ormai molto avanzata del ciclo e della politica monetaria.

Questa svolta emerge anche dal progressivo accorciamento del testo del comunicato, diventato sempre più conciso, eliminando anche, nell’ultima riunione, la valutazione di politica monetaria accomodante, secondo Powell non più “utile”.

Sulla politica fiscale, Powell ha ripetuto che lo stimolo fiscale attuato attraverso aumenti di spesa e tagli di imposte potrebbe impedire politiche controcicliche in caso di rallentamento futuro.

Fonte: BONDWorld.it

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