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Intesa SanPaolo Flash: – Area euro. La seconda stima dovrebbe confermare il PMI composito

Intesa SanPaolo – Area euro. La seconda stima dovrebbe confermare il PMI composito a 50,7 a gennaio da un precedente 51,1 sulla scia del peggioramento di clima nel manifatturiero a 50,5 da 51,4 e nei servizi a 50,8 da 51,2…….

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Il livello delle indagini PMI e l’indice ESI della Commissione UE sono coerenti con una crescita di appena lo 0,15% t/t del PIL Eurozona a inizio 2019.

– Area euro. Le vendite al dettaglio, al netto delle auto, sono attese stabili a dicembre dopo l’aumento di 0,6% m/m.

Il focus non è tanto sulle vendite di beni quanto sull’andamento delle immatricolazioni auto che sono calate ancora a dicembre e che peseranno sulla dinamica dei consumi complessivi nei mesi finali del 2018.

Stati Uniti

– L’ISM non manifatturiero a gennaio è previsto in calo a 56,5 da 58 di dicembre. L’indice era stato su livelli molto elevati, sempre intorno a 60, per gran parte dell’autunno, e un’altra correzione, dopo quella di dicembre, è probabile.

L’indagine della Philadelphia Fed presso le imprese non manifatturiere a gennaio ha registrato una forte correzione, da 40 a 0, scendendo sui minimi dal 2012, con gli ordini in territorio marginalmente negativo, mentre l’attività nell’estrattivo resta debole.

La chiusura degli uffici federali di cinque settimane dovrebbe aver pesato negativamente sull’attività dei servizi in alcune aree, con modeste conseguenze negative a livello nazionale.

Al di là degli effetti di volatilità trimestrale, lo shutdown non dovrebbe incidere in misura significativa sulla crescita dell’anno in corso.

I dati e gli eventi di ieri

Italia. L’inflazione è calata ancora a gennaio, a 0,9% a/a (da 1,1% precedente secondo l’indice nazionale e da 1,2% in base all’armonizzato).

Nel mese i prezzi sono saliti di un decimo sul NIC e scesi di -1,7% sull’IPCA (che tiene conto dei saldi invernali).

I dati sono stati lievemente superiori alle attese. Nel mese, sull’indice nazionale, le maggiori pressioni al rialzo sono venute dagli alimentari (+0,9% m/m) e dalle spese per abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+0,6%, per via soprattutto del rialzo del 2,3% delle tariffe sul gas).

Viceversa, sono calati come atteso i listini nei trasporti (-1,4% m/m), sulla scia dei ribassi dei carburanti.

L’inflazione di fondo è scesa ulteriormente, a 0,5% a/a da 0,6% precedente (per trovare un valore più basso occorre risalire a oltre un anno fa).

In sintesi, il calo dell’inflazione di gennaio non è sorprendente, e non cambia di molto le prospettive.

Pensiamo che il CPI possa rimanere attorno agli attuali livelli per la maggior parte del 2019 (nostra stima sull’anno: 1%).

Stimiamo un’ulteriore flessione nei prossimi mesi, seguita da un rimbalzo tra fine estate e inizio autunno.

Anche l’inflazione core in media d’anno dovrebbe risultare nel 2019 circa in linea con quanto visto nel 2018 (0,7%).

In questo caso, ci aspettiamo un ulteriore calo nei prossimi mesi, seguito da un recupero, su valori attorno all’1%, nei mesi finali dell’anno.

Stati Uniti. Mester (Cleveland Fed) ha detto di essere d’accordo con la decisione della Fed di attuare una pausa, dato che al momento la politica monetaria è appropriata e non ci sono segni di pressioni inflazionistiche.

Mester ha però indicato che se l’economia seguirà il sentiero previsto a suo avviso potrebbe essere opportuno alzare ancora modestamente i tassi.

Stati Uniti. L’indagine dei Senior Loan Officers condotta dalla Fed nel 4° trimestre rileva aspettative da parte delle istituzioni finanziarie di condizioni del credito in graduale restringimento nel 1° trimestre, a fronte anche di un indebolimento della domanda.

Le banche riportano già condizioni del credito meno ampie nel settore dell’edilizia commerciale a fine 2018.

Fonte: BONDWorld.it

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