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Intesa SanPaolo Flash: – Area euro. La stima dovrebbe mostrare un calo dei prezzi al consumo

Intesa SanPaolo – Area euro. La stima preliminare per il mese di novembre dovrebbe mostrare un calo dei prezzi al consumo di 0,1% m/m nella media area euro, spiegato dal rallentamento dell’energia ma anche da una dinamica sfavorevole dei prezzi interni……..

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L’inflazione è attesa in calo al 2,0% da un precedente 2,2% con la dinamica core in temporanea frenata all’1,1% da un precedente 1,3%.

Nei prossimi mesi, il calo del prezzo del greggio, se verrà confermato, contribuirà a frenare la dinamica complessiva dell’inflazione ma i prezzi interni sono visti in lento aumento verso l’1,5% per metà del prossimo anno.

Un calo dell’inflazione complessiva e core a novembre non sposterebbe le posizioni di membri del Consiglio in modo significativo, a meno che non venga confermato poi a inizio 2019.

In Francia, i prezzi al consumo sono attesi in calo di 0,2% m/m.

L’inflazione, di conseguenza, dovrebbe rallentare di tre decimi all’1,9% sull’indice nazionale e di due decimi al 2,3% su quello armonizzato.

In media annua il CPI francese nel 2018 si attesterà all’1,9%.

Italia i prezzi al consumo sono visti in discesa di 0,2% m/m a novembre per effetto del calo del prezzo del greggio che frenerà il capitolo energia (-0,3% m/m) ma anche su di una stagionalità negativa dei prezzi interni.

L’inflazione è vista stabile sulla misura nazionale all’1,6% e all’1,7% sull’indice armonizzato.

– Area euro. Il miglioramento del mercato del lavoro è chiave per l’accelerazione (ancora modesta dei salari) e prospettive di rialzo dei prezzi interni.

Il rallentamento economico non dovrebbe aver già avuto effetto sulla creazione di posti di lavoro; ci aspettiamo il tasso di disoccupazione in lieve flessione all’8,0% da un precedente 8,1%.

In Italia il tasso di disoccupazione è visto stabile al 10,1%, dopo l’aumento dei due mesi precedenti.

Il tasso dei senza lavoro potrebbe tornare a calare in linea con le indicazioni dalle indagini di fiducia, ma l’incertezza sul ciclo e le scelte di politica economica potrebbero rallentare il processo.

– Italia. La seconda stima dovrebbe confermare che il PIL non è cresciuto nei mesi estivi e che la dinamica annua è rallentata a 0,8% a/a da un precedente 1,2% a/a.

Il dettaglio dovrebbe mostrare che sia la domanda domestica (al lordo delle scorte) che il commercio estero hanno dato un contributo nullo all’attività economica nel trimestre.

Anche in questo caso, è da diversi trimestri che il commercio estero non dà un apporto positivo; dal lato della domanda domestica, ci aspettiamo ci sia stato un recupero dei consumi controbilanciato dal calo degli investimenti dopo l’impennata del trimestre precedente; dubbio il ruolo delle scorte, che probabilmente non hanno dato il contributo positivo che si era visto nella prima metà dell’anno.

La crescita acquisita per il 2018 (ovvero, in caso di stagnazione nel 4° trimestre) è pari all’1%.

Occorrerebbe un’accelerazione molto forte nei mesi finali dell’anno (ad almeno 0,4% t/t) per avere un consuntivo 2018 superiore all’1%, improbabile a nostro avviso.

– La riunione del G20 non riveste più una particolare importanza, a maggior ragione dopo l’insediamento di Trump alla Casa Bianca.

L’attuale riunione potrebbe acquisire un insperato rilievo soltanto se facesse da cornice a sviluppi nel confronto bilaterale fra Stati Uniti e Cina (per esempio, disinnescando il rischio di escalation della guerra commerciale) o di quello fra Arabia Saudita e Russia sul controllo della produzione petrolifera.

I dati e gli eventi di ieri

Eurozona. L’indice di fiducia economica ESI elaborato dalla Commissione Europea, a novembre è scivolato di due decimi a 109,5.

Si tratta di un livello coerente con una crescita del PIL appena al di sopra del potenziale. Il livello dell’ESI nei mesi autunnali è coerente con un recupero della crescita a fine 2018 dallo 0,2% dei mesi estivi.

La fiducia presso le famiglie è peggiorata marcatamente (-1,2 punti), un calo diffuso a tutti i sotto indici. Il pessimismo è più pronunciato in Francia e Italia.

La fiducia presso le imprese è migliorata (0,4 punti) nell’industria e nel commercio al dettaglio (0,2 punti) ed è rimasta invariata (su livelli elevati) nei servizi e nelle costruzioni.

Nel manifatturiero si registra un miglioramento delle attese per i prossimi mesi nonché una valutazione più positiva della tendenza recente della produzione.

Le attese sulla creazione di posti di lavoro sono aumentate sensibilmente nelle costruzioni (comparto in forte espansione), meno nel commercio al dettaglio, mentre sono rimaste circa invariate nell’industria e sono peggiorate nei sevizi.

Nel complesso, le attese occupazionali sono coerenti con una creazione sostenuta di posti lavoro nei prossimi due/tre mesi.

Italia. Secondo Reuters, il comitato economico e finanziario, organo tecnico a supporto dell’Ecofin, ha trasmesso un’opinione all’Ecofin nella quale si indica come “doveroso” l’avvio di una procedura di infrazione per disavanzo eccessivo contro l’Italia, segnalando come “fattore aggravante” l’invio di un budget rivisto che conferma gli obiettivi fiscali.

Stati Uniti. I verbali della riunione del FOMC di novembre confermano l’elevata probabilità di un rialzo dei tassi a dicembre riportando che, secondo quasi tutti i partecipanti era probabile una mossa “piuttosto presto” se l’evoluzione dei prezzi e del mercato del lavoro fosse stata in linea con (o più forte del) le aspettative.

I verbali segnalano che Tuttavia, per quanto riguarda i rialzi del 2019 appare, come atteso, una crescente incertezza: durante la riunione, il Comitato ha discusso possibili modifiche al comunicato stampa che possano trasmettere l’elevatissima dipendenza dalle informazioni dei dati.

I partecipanti hanno discusso se modificare l’affermazione, utilizzata da inizio anno, secondo cui sono attesi “ulteriori graduali rialzi”, che potrebbe essere interpretata dal mercato come un’indicazione di aumenti su base trimestrale.

Il Comitato intende trasmettere una crescente flessibilità nella determinazione dei tassi, e probabilmente alla riunione di dicembre introdurrà qualche cambiamento al testo in questo senso.

Anche se l’obiettivo del FOMC è di ridurre la reazione di fronte a eventuali cambiamenti di rotta sui tassi e segnalare che non è scontato un ritmo di un rialzo al trimestre, ex-ante ovviamente l’ulteriore riduzione di “ancoraggio” delle aspettative a un sentiero annunciato porterà a una maggiore volatilità.

Per quanto riguarda il dibattito sul sentiero dei tassi, diversi partecipanti hanno segnalato preoccupazione riguardo agli effetti negativi delle politiche economiche (dazi, politica fiscale e politica monetaria), ma anche ai rischi collegati ai crescenti livelli di indebitamento delle imprese.

Per ora, “diversi partecipanti“ ritengono che le condizioni finanziarie siano accomodanti.

I verbali comunicano anche che il tasso di interesse sulle riserve in eccesso potrebbe essere limato prima della prossima riunione per evitare che il tasso dei fed funds effettivi.

Inoltre, i verbali riportano che il dibattito sul livello ottimale del bilancio è ancora in corso, mentre si discute su quale sia il regime dei tassi da utilizzare a regime.

In conclusione, i verbali segnalano il probabile rialzo dei tassi a dicembre, ma confermano l’incertezza dello scenario successivi, che probabilmente verrà rivisto di volta in volta a seconda dell’evoluzione dei dati.

Stati Uniti. A ottobre, la spesa personale aumenta di 0,6% m/m e il reddito personale cresce di 0,5% m/m, con indicazioni più forti delle attese che sosterranno la dinamica dei consumi nel 4° trimestre.

Il tasso di risparmio si assesta a 6,2% e il reddito disponibile reale è in rialzo di 0,3% m/m.

Il deflatore core aumenta di solo 0,1% m/m (1,8% a/a).

I dati sono positivi, con segnali di crescita sempre sostenuta senza pressioni inflazionistiche.

Cina: L’indice PMI manifatturiero rilevato dal NBS è sceso per il 4° mese consecutivo portandosi a 50.0 in novembre da 50.2 in ottobre.

Pur rimanendo sotto 50, sono salite marginalmente sia la componente degli ordini esteri (a 47 da 46,9 in ottobre) sia quella dell’occupazione, mentre è scesa quella degli ordini interni (a 50,4 da 50,8 in ottobre) e della produzione.

La variazione più ampia è stata registrata dalla componente dei prezzi degli input, scesa di 7,7 punti a 50,3, in linea con brusco calo delle quotazioni petrolifere; è salita invece la componente delle scorte.

Il dato è compatibile con un ulteriore rallentamento della produzione industriale, che sarà però mitigato da un effetto base favorevole e da una campagna anti-smog più blanda rispetto allo scorso inverno.

Cina: Anche l’indice PMI non-manifatturiero è sceso in novembre, portandosi a 53,4 da 53,9 in ottobre.

La componente degli ordini totali è rimasta invariata mentre, dopo essere rimasta sotto 50 per sei mesi con un minimo in ottobre a 47,8, è addirittura salita a 50,1 quella degli ordini esteri.

Il PMI dei servizi è salito a 52,4 da 52,1 in ottobre, verosimilmente grazie all’aumento degli ordini esteri (non più pubblicata), perché tutte le altre componenti hanno registrato una contrazione.

Al contrario il PMI del settore costruzioni è sceso da 63,9 in ottobre a 59,3 in novembre, riportandosi poco sopra il valore di agosto.

La componente degli ordini interni è lievemente salita e le aspettative sono balzate sui massimi della serie.

La componente occupazione è scesa sia per il settore dei servizi sia per il settore manifatturiero.

Fonte: BONDWorld.it

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