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Intesa SanPaolo Flash: – Area euro. Le stime preliminari dovrebbero mostrare un calo dell’inflazione

Intesa SanPaolo – Area euro. Le stime preliminari dovrebbero mostrare un calo dell’inflazione di un decimo in Spagna al 2,2% sulla misura armonizzata (di due decimi sull’indice nazionale al 2,1% a/a)……..

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per effetto del rallentamento della componente energia che in parte controbilancerà la spinta dai prezzi interni. In Germania i dati dai Laender dovrebbero essere coerenti con un aumento dei prezzi al consumo di 0,1% m/m sia sulla misura nazionale che su quella armonizzata.

Il contributo dall’energia dovrebbe essere negativo.

L’inflazione è attesa in calo di due decimi sia sulla misura nazionale al 2,3% che su quella armonizzata al 2,2%.

– Germania. Il mercato del lavoro è al pieno impiego e lo spazio per cali della disoccupazione dai livelli recenti è limitato dall’andamento della partecipazione di forza lavoro immigrata.

Ci aspettiamo un tasso di disoccupazione ancora invariato al 5,1%.

– Francia. La spesa per consumi è probabilmente ristagnata a ottobre dopo il crollo di settembre.

Nel mese le vendite di auto dovrebbero essere rimaste invariate mentre i consumi di energia dovrebbero essere risaliti dopo la contrazione di settembre.

Se confermato, la variazione annua passerebbe a 0,6% da -1,5% impostando i consumi per una contrazione di 0,8% t/t nell’ultimo trimestre dopo +0,6% t/t del 3°.

– Area Euro. L’indice ESI elaborato dalla commissione UE è visto ancora in lieve flessione a novembre a 109,5da 109,8.

La fiducia presso le imprese manifatturiere dovrebbe essere poco mossa dopo la forte correzione di ottobre.

La fiducia nel commercio al dettaglio dovrebbe risalire a zero dopo il tonfo a -0,8. Il morale presso le imprese di servizi e nelle costruzioni potrebbe flettere ancora marginalmente, ma da livelli ancora assai elevati.

La fiducia delle famiglie dovrebbe essere confermata in peggioramento a -3,9 da un precedente 2,7.

L’indice ESI è calato di 5,4 punti rispetto al picco (115,2) di novembre 2017, ma rimane su di un livello coerente con una crescita del PIL appena al di sopra del potenziale.

– Stati Uniti. La spesa personale a ottobre è attesa in aumento di 0,5% m/m, dopo 0,4% m/m a settembre, in linea con la media degli ultimi sei mesi (con variazioni sempre comprese fra 0,4% e 0,5% m/m).

Le vendite al dettaglio di ottobre hanno registrato un incremento di 0,8% m/m, con un contributo solido di benzina e auto, e i servizi dovrebbero essere in rialzo di 0,4% m/m.

Le revisioni verso il basso delle vendite al dettaglio di settembre dovrebbero determinare stime più basse dei consumi di settembre e più elevate del tasso di risparmio, sempre di poco superiore al 6%.

Il reddito personale dovrebbe crescere di 0,4% m/m, dopo 0,2% m/m, sulla scia dei dati solidi di salari, ore lavorate e nuovi occupati.

Il deflatore core è previsto in rialzo di 0,2% m/m, in linea con le indicazioni del CPI core , mentre la variazione annua dovrebbe correggere a 1,9% a/a, dopo essersi mantenuto al 2% a/a da maggio.

Il deflatore è atteso in crescita di 0,1% m/m; su base annua, l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi al 2% a/a, come a settembre, dopo essersi mantenuta al di sopra della soglia del 2% da marzo in poi.

– Stati Uniti. La Fed pubblica i verbali della riunione del FOMC di inizio novembre. Il documento avrà diverse informazioni di rilievo sul dibattito relativo a due orizzonti, uno di breve termine e uno di più lungo termine.

Per quanto riguarda il breve termine, i verbali dovrebbero preparare il probabile prossimo rialzo dei tassi, atteso per dicembre.

Il messaggio di prosecuzione del sentiero indicato a settembre potrebbe essere rafforzato dalle indicazioni sull’aumento del tasso sulle riserve, come avvenuto prima del rialzo di settembre.

Inoltre i verbali dovrebbero riportare un ampio, anche se non unanime, consenso a favore di “ulteriori graduali rialzi” e un’opinione diffusa secondo cui i tassi attuali non sono ancora al livello neutrale (come evidente anche dalla distribuzione dei tassi di più lungo termine nel grafico a punti).

Per il 2019, alla luce della mediana delle previsioni di settembre, dovrebbe ancora essere evidente un’opinione largamente condivisa per altri rialzi dei tassi l’anno prossimo, sempre comunque soggetti all’evoluzione dei dati e al tentativo di bilanciare i rischi di alzare troppo o troppo poco.

Per quanto riguarda l’orizzonte più lungo, i verbali dovrebbero segnalare l’intenzione di aprire un’analisi approfondita della conduzione della politica monetaria.

Questi segnali si sono già peraltro materializzati nel comunicato del 19/11 che annuncia una revisione delle strategie, degli strumenti, e delle pratiche di comunicazione usati per raggiungere gli obiettivi della Fed.

Il processo di revisione culminerà in una conferenza che si terrà il 4-5 giugno 2019 alla Fed di Chicago e sarà preceduta da eventi pubblici di discussione.

A partire da metà 2019, gli esponenti della Fed discuteranno pubblicamente quanto emergerà dagli eventi pubblici e alla fine del processo ci sarà un rapporto che valuterà l’informazione e trarrà le conclusioni per la gestione della politica monetaria.

In passato, la Fed aveva condotto una rivalutazione della gestione della politica monetaria sotto la guida di Yellen, ma questa volta si aggiunge un aspetto nuovo, cioè la condivisione pubblica del processo di analisi.

Nel complesso, i verbali dovrebbero confermare il sentiero di ulteriori rialzi, sottolineando però la dipendenza dai dati e dalla reazione dell’economia ai rialzi dei tassi.

Forse i verbali questa volta sono un po’ datati, perché molte delle informazioni che hanno indotto una revisione verso il basso delle aspettative del mercato sui Fed funds del 2019 sono state diffuse dopo il 6 novembre (rallentamento della crescita cinese ed europea, ulteriori correzioni del mercato azionario e del prezzo del petrolio).

Per ora, però, riteniamo che prevalga la convinzione che i rischi di surriscaldamento siano superiori a quelli di eccessivo rallentamento, dato che la politica monetaria non è ancora restrittiva.

I dati e gli eventi di ieri

Stati Uniti. La seconda stima del PIL del 3° trimestre è invariata, con una variazione di 3,5% t/t ann., conferma un massiccio contributo positivo delle scorte a fronte di un ampio freno delle esportazioni nette.

La domanda finale domestica rimane in espansione solida, a +3,1% t/t ann.

La revisione nulla della crescita complessiva nasconde però revisioni alle principali componenti della domanda.

In primo luogo, i consumi privati sono rivisti verso il basso, con un aumento di 3,6% t/t ann. da 4% t/t ann., per via di una spesa sempre forte, ma più contenuta nel comparto dei beni durevoli.

Invece gli investimenti fissi non residenziali sono rivisti verso l’alto, e registrano un incremento di 2,5% t/t ann, da 0,8% t/t ann. grazie a una dinamica meno negativa delle strutture.

Anche gli investimenti residenziali sono meno negativi rispetto alla prima stima, con un calo di -2,6% t/t ann., da -4% t/t ann.

La spesa pubblica è in rialzo di 2,6% t/t ann., da 3,3% t/t ann., per via di una revisione verso il basso della componente statale e locale.

Le esportazioni nette danno un contributo di -1,9 pp (da -1,78 pp), mentre il contributo delle scorte sale a +2,27 pp da +2,07 pp.

Il 4° trimestre dovrebbe vedere un rallentamento della crescita complessiva, verso il 2,5% t/t ann., con una dinamica dei consumi più contenuta e una probabile accelerazione degli investimenti fissi non residenziali; il canale estero e le scorte dovrebbero dare contributi minori, ma probabilmente saranno ancora influenzati dalla guerra dei dazi in corso con la Cina.

Stati Uniti. Il deficit della bilancia commerciale dei beni a ottobre si allarga a -77,2 mld di dollari, da -76,3 mld di settembre, con un calo delle esportazioni di -0,6% m/m e un modesto aumento delle importazioni (+0,1% m/m).

Il canale estero ha dato un ampio contributo negativo alla crescita nel 3° trimestre (v. sopra): nel 4° trimestre, le esportazioni dovrebbero restare un freno alla crescita complessiva, ma più contenuto (prev. contributo -0,3 pp).

Stati Uniti. Le vendite di nuove case a ottobre correggono a 544 mila da 597 mila di settembre (rivisto ampiamente verso l’alto da 553 mila).

La correzione è diffusa a tutte le aree e determina un aumento delle scorte di case invendute a 7,4 mesi, da 6,5 mesi di settembre, massimo da febbraio 2011.

Il prezzo mediano è in calo sia mensile sia annuo, a conferma dell’indebolimento del mercato immobiliare residenziale.

Stati Uniti. Powell, in un discorso sulla stabilità finanziaria, ha ribadito molti dei punti già sottolineati in passato, evidenziando che il quadro attuale è molto positivo e che la Fed deve calibrare i rialzi dei tassi in modo graduale, per bilanciare rischi opposti.

Da un lato, occorre evitare di muovere troppo in fretta, per non soffocare la ripresa; dall’altro, muovere troppo lentamente, “mantenendo i tassi troppo bassi troppo a lungo, potrebbe rischiare (di generare) altre distorsioni, sotto forma di inflazione più alta o di squilibri finanziari destabilizzanti”.

Powell ha messo l’accento sull’incertezza delle previsioni, pur in una situazione soddisfacente come quella attuale.

Il presidente della Fed ha anche portato l’attenzione sull’aumento di indebitamento delle imprese e del costo degli interessi: a suo avviso, per ora le condizioni non sembrano tali da determinare una recessione ma, come evidente dall’esperienza dell’ultima crisi, non ci può essere stabilità macroeconomica senza stabilità finanziaria.

Inoltre, secondo Powell, benché la politica monetaria non sia lo strumento ideale per affrontare eventuali squilibri finanziari, “è difficile non tenere a mente” che gli ultimi cicli economici negli USA si sono conclusi non con troppa inflazione, ma con squilibri finanziari.

Anche se le parole di Powell non hanno modificato le indicazioni di probabili ulteriori graduali rialzi dei tassi e, anzi, hanno aggiunto la stabilità finanziaria come fattore cruciale per la determinazione della politica monetaria, le maggiori reazioni del mercato sono venute a seguito di un commento sulla neutralità dei tassi.

Powell ha affermato che i tassi ora sono “appena al di sotto” dell’intervallo di stima della neutralità (compreso fra 2,5% e 3,5% nelle proiezioni del FOMC).

A ottobre Powell aveva detto che i tassi erano “lontani” dal livello neutrale: pertanto, l’affermazione di mercoledì è stata letta in modo dovish dal mercato, che ha ridotto le aspettative di rialzi nel 2019.

Il punto fondamentale resta comunque che “non c’è una politica predeterminata” e la Fed si concentrerà sulle informazioni derivanti dai “dati economici e finanziari”.

In conclusione, l’intervento di Powell non modifica l’aspettativa di un rialzo a dicembre e di altri graduali interventi nel 2019.

Un sentiero verso l’alto dei tassi potrebbe essere appropriato anche senza rialzi dell’inflazione, se il mercato del lavoro mostrerà ulteriore restrizione e il debito delle imprese continuerà a salire.

La Fed riconsidererà tale sentiero a ogni riunione, alla luce dell’incertezza sul numero appropriato di rialzi, generando più volatilità di quanto visto negli ultimi anni, caratterizzati da guidance esplicita.

Regno Unito. Il governo ha pubblicato un aggiornamento dell’analisi di impatto di Brexit dalla quale si evince che non uscire dall’UE sarebbe l’opzione migliore, in termini di dinamica attesa del PIL.

L’accordo attuale implica una crescita cumulata del PIL nell’arco di 15 anni inferiore del 3,9% allo scenario di permanenza nell’UE, con oltre metà dello scarto derivante dall’azzeramento dei flussi migratori dal resto dell’Europa.

L’impatto derivante dall’interscambio di beni e servizi è modesto (-0,6%). Uno scenario di uscita senza accordo comporterebbe invece una minor crescita anche di 9,3 punti percentuali nello stesso periodo.

La Bank of England ha pubblicato sempre ieri una sua analisi dell’impatto di breve/medio periodo di un’uscita senza accordo che prospetta una recessione anche peggiore di quella associata alla Grande Crisi Finanziaria: il PIL sarebbe del 4,757,75% più basso rispetto all’ultima previsione della Banca centrale.

Fonte: BONDWorld.it

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