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Intesa SanPaolo Flash: Area Euro. L’inflazione dovrebbe essere confermata

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Intesa SanPaolo – Area euro. L’inflazione euro zona dovrebbe essere confermata in calo di due decimi al 2,0% a novembre. La dinamica core è calata all’1,1% dall’1,2% sulla misura preferita dalla BCE……

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Rimane un ampio margine di incertezza sulla risposta dei prezzi interni al rialzo dei salari nonché al ridursi dello slack nel mercato del lavoro.

Un aumento dell’inflazione nel 2019 dipenderà anche dal sentiero del prezzo del greggio, che dovrebbe essere sostenuto dai recenti tagli di produzione OPEC e Canada.

La nostra stima è di inflazione stabile all’1,8% nell’ipotesi che il prezzo del petrolio muova verso gli 80 dollari a barile per la primavera e l’inflazione core si aggiri in media almeno all’1,3%.

– Stati Uniti. L’indice Empire della NY Fed a dicembre dovrebbe correggere a 19,5 da 23,3 di novembre, restando su livelli elevati e vicini alla media degli ultimi tre mesi.

L’indagine a novembre aveva dato segnali di stabilità della crescita rispetto a ottobre, con variazioni modeste di tutte le componenti.

Il Beige Book riporta che l’attività nel distretto di NY è cresciuta a ritmi modesti nell’ultimo mese, con mercati del lavoro “eccezionalmente tesi”.

Gli indici di prezzo dovrebbero segnalare moderazione sia dei costi sia dei prezzi di vendita.

– Italia. I due maggiori quotidiani nazionali concordano stamane che potrebbe essere trovato un accordo per rinviare un eventuale procedura di infrazione per deficit eccessivo sulla base di un deficit intorno al 2% del PIL, anche se al prezzo di un ridisegno ulteriore della manovra.

In particolare, ci sarebbe un’ulteriore riduzione degli stanziamenti per reddito di cittadinanza e anticipo previdenziale, ma anche tagli di spesa e misure per la riduzione del debito.

I market mover della settimana

Nell’area euro, il focus sarà sulle indagini nazionali di dicembre. Ci aspettiamo una stabilizzazione dell’IFO e un recupero dell’indice INSEE, mentre potrebbe vedersi un ulteriore calo del morale di famiglie e imprese in Italia. Il quadro macro dell’Eurozona è incerto.

La resilienza della domanda interna, sostenuta da condizioni finanziarie ancora ampiamente accomodanti e dal recupero del mercato dell’occupazione, dovrebbe controbilanciare il rallentamento del commercio estero e garantire il proseguimento della fase di espansione moderata.

Tuttavia, vi è il rischio che l’economia torni al potenziale già dal 2019, data l’incertezza sullo scenario internazionale.

La settimana ha diversi dati in uscita negli Stati Uniti, ma il focus sarà sulla riunione del FOMC. La Fed dovrebbe attuare il quarto rialzo dei tassi del 2018, portando il tasso dei Fed funds nell’intervallo 2,25%-2,5%.

Il focus sarà sulla comunicazione, visto che molti esponenti del FOMC hanno segnalato la volontà di eliminare la guidance e iniziare una fase di navigazione a vista, anche se lo scenario non è mutato e probabilmente richiederà ancora qualche rialzo dei tassi.

Le prime indagini regionali di dicembre dovrebbero indicare che il settore manifatturiero resta in espansione, senza pressioni su prezzi e salari.

Fra i dati di novembre, le vendite di case esistenti e i nuovi cantieri dovrebbero proseguire sul trend debole che caratterizza tutto il settore immobiliare residenziale.

La spesa e il reddito personale a novembre dovrebbero aumentare a ritmi moderati; il deflatore dovrebbe essere invariato su base mensile, mentre l’indice core dovrebbe registrare una variazione di 0,2% m/m in linea con il trend.

I dati e gli eventi di venerdì

Area euro. Il PMI composito è calato notevolmente a dicembre a 51,3 dal 52,7, ben al di sotto delle previsioni di stabilizzazione.

L’indice è tornato sui minimi da fine del 2014, quando la ripresa era appena avviata.

Il calo è spiegato dal peggioramento del quadro nei servizi con il PMI a 51,4 da 53,4 mentre l’attività ha tenuto meglio nel manifatturiero con il PMI per il comparto in calo di soli quattro decimi (51,4 da 51,8).

La discesa del PMI composito euro zona riflette in larga misura il deterioramento del PMI servizi francese, che è crollato a 49,6 da 55,1, molto probabilmente perché le continue proteste dei giubbotti gialli hanno depresso il morale e l’attività.

Il PMI manifatturiero francese è calato meno a 49,7 da 50,8.

Riteniamo che il PMI tedesco dia un’indicazione più attendibile di come si sono evolute le condizioni cicliche a dicembre, dal momento che non ci risulta che vi siano stati fattori eccezionali di cui tenere conto.

Il PMI composito è rimasto invariato a 52,2 dal 52,3, comunque più debole delle attese.

Il PMI manifatturiero tedesco è scivolato ulteriormente di 0,3 punti a 51,5 ancora su di un peggioramento degli ordini all’export.

L’indice per i servizi è calato anche in Germania anche se nettamente meno (52,5 da 53,3) che in Francia ciò segnala che indipendentemente dagli eventi francesi, l’attività nei servizi potrebbe star perdendo impulso.

La nostra lettura è che l’economia della zona euro si sta avvicinando al tendenziale su scia di un mix di fattori temporanei (entrata in vigore della direttiva UE sulle auto diesel in estate, proteste delle giacche gialle in Francia) e di sviluppi ciclici che hanno accresciuto l’incertezza sullo scenario politico, maggiori preoccupazioni sull’impatto del rallentamento del commercio globale sull’attività e sui piani di investimento delle imprese.

Fin ora, i consumatori sono venuti in soccorso sostenendo la domanda interna, il minor slack nel mercato del lavoro ha innescato un’accelerazione dei salari, che i dati Eurostat di questa mattina mostrano in crescita del 2,5% a/a nei mesi estivi dopo il +2,3% del 2° trimestre.

L’indice PMI occupazionale continua a segnalare una creazione solida di posti di lavoro nei prossimi mesi anche se a ritmi meno sostenuti rispetto ai mesi precedenti.

L’indice PMI prezzi praticati è sceso a 52,9 da 53,3, meno rispetto all’indice PMI prezzi pagati (58,6 da 60,2).

Per il momento, quindi, la trasmissione tra maggiori pressioni salariali a prezzi interni rimane flebile. Sulla base dei dati degli ultimi mesi, abbiamo tagliato le nostre stime di crescita del PIL euro zona a 1,5% nel 2019 da un precedente 1,7%.

Si tratta di un tasso di crescita in linea con il potenziale che incorpora parte dei maggiori rischi vero il basso per la crescita. La nostra previsione è inferiore alle proiezioni della BCE di dicembre che hanno mostrato una crescita al di sopra del potenziale fino al 2021.

Italia. A ottobre, sia il fatturato che gli ordini industriali hanno fatto segnare una flessione su base congiunturale.

Il fatturato è calato di -0,5% m/m dopo la stabilità del mese precedente, per un rallentamento su base annua (corretta per gli effetti di calendario) al 2% dal 3,9% di settembre (si tratta di un minimo da gennaio dell’anno scorso).

Sia nel mese che sull’anno, ha frenato soprattutto il mercato interno, e in misura cruciale il settore dei beni strumentali (-3,5% m/m, -1,4% a/a).

Gli ordini all’industria sono calati di -0,3% m/m, mentre la variazione tendenziale è salita a 2% da un precedente -1% (ma il dato è non corretto per i giorni lavorativi, 23 contro i 22 di ottobre 2017).

Su base annua, si nota una buona dinamica sia del fatturato che degli ordinativi per computer ed elettronica, prodotti chimici e industrie tessili, mentre sono in frenata due comparti che erano stati trainanti fino a poco tempo fa: mezzi di trasporto (-11,5% il fatturato, -5,1% le commesse) e macchinari e attrezzature (-3,1% gli ordini).

Il dato evidenzia, in maniera più marcata di quello sulla produzione, che è in atto un trend di rallentamento per l’attività economica nell’industria, non più derivante come qualche mese fa dal minor traino dall’estero, bensì connesso a una minore dinamica della domanda interna, soprattutto quella legata al ciclo degli investimenti.

Italia. L’inflazione di novembre è stata rivista al ribasso di un decimo, a 1,6% da una stima preliminare di 1,7% sia per quanto riguarda l’indice nazionale che quello armonizzato (nel primo caso il dato è stabile rispetto a ottobre, nel secondo caso in decelerazione di un decimo).

Nel mese, i prezzi sul NIC sono rimasti stabili, anziché calare di un decimo come nella prima lettura.

Ancor più marcato di quanto stimato inizialmente il calo nei servizi ricettivi e di ristorazione (-1,7% m/m da -1,5%) e ricreazione, spettacoli e cultura (-0,6% da -0,3%).

Meno pronunciati invece i rincari degli alimentari (0,5% m/m da 0,7%). In prospettiva, già a partire da dicembre potrebbe prendere avvio un trend di calo dell’inflazione, principalmente guidato dall’effetto statistico sui prezzi dell’energia.

L’inflazione “di fondo” rimane sotto controllo (è risultata stabile a 0,7% a novembre).

Nel 2019, ci aspettiamo che sia l’inflazione headline che quella core possano registrare variazioni lievemente inferiori a quelle viste nel 2018.

Italia. La Banca d’Italia ha diffuso le proiezioni macroeconomiche per l’Italia nel quadriennio 2018-21, elaborate nell’ambito dell’esercizio coordinato dell’Eurosistema.

La stima per l’anno in corso è stata rivista dall’1,3% stimato lo scorso luglio all’1%, o meglio allo 0,9% incorporando le informazioni di contabilità nazionale diffuse il 30 novembre.

La proiezione per l’anno prossimo è confermata all’1%, velocità alla quale l’economia crescerebbe in media anche nel biennio 2020-21.

Il quadro previsivo per il 2019 vede una modesta accelerazione per i consumi (da 0,8% a 1%) e un rallentamento piuttosto pronunciato per gli investimenti (da 4,4% a 2,1%); entrambi i flussi commerciali dovrebbero tornare a crescere a ritmi superiori al 3% dopo la frenata vista nel 2018.

Le proiezioni non sono particolarmente aggiornate, in quanto basate, come concordato nell’ambito dell’esercizio dell’Eurosistema, sulle informazioni disponibili al 21 novembre (per la formulazione delle ipotesi tecniche) o al 27 novembre (per i dati congiunturali).

Le misure di finanza pubblica incorporate nello scenario di Bankitalia sono quelle incluse nella manovra di bilancio nella sua versione originale presentata in Parlamento (ovvero più espansiva di quella che va delineandosi), e non incorporano l’aumento delle imposte indirette previsto dalle clausole di salvaguardia per il biennio 2020-2021.

La Banca d’Italia riconosce che i maggiori rischi sulle proiezioni sono al ribasso (a livello internazionale, le eventuali nuove tensioni sulle politiche commerciali; sul piano interno, l’incertezza connessa agli interventi di politica fiscale e alle possibili ripercussioni sui mercati finanziari e sulla fiducia di famiglie e imprese).

Stati Uniti. Le vendite al dettaglio di novembre sorprendono verso l’alto, se si esclude la componente benzina, frenata dal calo dei prezzi.

Le vendite totali aumentano di 0,2% m/m; anche l’aggregato al netto delle auto è in rialzo di 0,2% m/m. I dati di ottobre sono rivisti verso l’alto, con le vendite totali in aumento di 1,1% m/m (da 0,8% m/m) e quelle al netto delle auto in rialzo di 1% m/m (da 0,7% m/m).

Le vendite al netto di auto e benzina aumentano a un ritmo solido, 0,5% m/m (dopo +0,7% m/m, rivisto da 0,3% m/m), segnalando una buona tenuta dei consumi dopo due trimestri molto solidi nella parte centrale dell’anno.

A novembre anche i materiali da costruzione, oltre alla benzina, hanno frenato le vendite; questa voce entra negli investimenti residenziali e non nella definizione dei consumi nel PIL.

Le vendite al netto di auto, benzina, alimentari e materiali da costruzione, che fa parte dell’aggregato della spesa personale di contabilità nazionale, balza di 0,8% m/m, dopo +0,7% m/m di ottobre (rivisto da 0,3% m/m).

Fra le diverse voci, a parte il calo della benzina di -2,3% m/m e dei materiali da costruzione di -0,3% m/m, si registrano aumenti moderati e diffusi. L’abbigliamento, in calo di 0,2% m/m, dà indicazioni positive in termini reali, dato che i prezzi nel comparto hanno segnato un calo di -0,8% m/m.

I dati indicano che i consumi di ottobre dovrebbero essere rivisti verso l’alto e che la spesa personale nel 4° trimestre dovrebbe registrare una crescita molto forte, probabilmente vicina al 4%, con il contributo del mercato del lavoro sempre brillante e del recente, ampio calo del prezzo della benzina.

Questa è una genuina sorpresa positiva dai dati.

Stati Uniti. La produzione industriale a novembre aumenta di 0,6% m/m, dopo -0,2% m/m di ottobre (rivisto da +0,1% m/m). Il dato è molto più forte di quanto atteso (consenso: +0,2% m/m) ma nasconde contributi misti delle diverse componenti.

Nel manifatturiero, la variazione è nulla, dopo -0,1% m/m (rivisto da +0,3% m/m), con una ripresa per auto (+0,3% m/m) macchinari (0,5% m/m), e una stagnazione al netto delle auto.

Le utility registrano un aumento di 3,3% m/m (gas naturale: +7,1% m/m). Anche l’estrattivo è in netto rialzo, +1,7% m/m, dopo -0,7% m/m.

Stati Uniti. Le tensioni per l’approvazione di sette leggi di spesa ancora in sospeso in Congresso stanno di nuovo aumentando.

La proroga della scadenza al 21 dicembre non ha per ora modificato le posizioni di democratici e repubblicani divisi su 5 mld di finanziamento del muro con il Messico voluto da Trump.

In un incontro della settimana scorsa con il presidente, i leader democratici avevano offerto una soluzione “cosmetica” al problema, proponendo di approvare 6 delle 7 leggi in scadenza e di estendere di 12 mesi quella relativa alla sicurezza interna, che contiene le misure controverse, evitando così la chiusura parziale degli uffici.

Trump aveva detto che sarebbe “orgoglioso” di fare chiudere gli uffici per difendere la sicurezza nazionale.

La Casa Bianca ha dato istruzione alle agenzie e ai ministeri potenzialmente colpiti da una chiusura di fare i preparativi necessari.

Dato che molti ministeri e agenzie sono finanziati con una legge che scade a ottobre 2019, la potenziale chiusura sarebbe più contenuta rispetto ai casi del passato e riguarderebbe 420 mila dipendenti.

L’evoluzione del dibattito ha spinto verso la Casa Bianca la responsabilità di una eventuale chiusura degli uffici, rendendo più difficili i negoziati per i repubblicani.

Per ora, nonostante i venti di crisi, riteniamo che la probabilità di una chiusura degli uffici il 21 dicembre sia relativamente contenuta.

Fonte: BONDWorld.it

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