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Intesa SanPaolo Flash: – Area euro. PMI manifatturiero in calo?

Intesa SanPaolo – Area euro. La seconda stima dovrebbe confermare il PMI manifatturiero in calo a 50,7 a novembre da un precedente 51,2. Si tratta di un minimo da febbraio 2016……..

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La debolezza del manifatturiero a novembre è da ricercarsi in un calo della domanda domestica, aumento delle scorte di prodotti finiti e un peggioramento dei margini.

Le condizioni sono peggiorate sia in Germania (-0,6 punti a 51,6) che in Francia (-0,5 punti a 50,7).

Il dettaglio evidenzia un ulteriore calo degli ordini all’export in Germania fino a 46,6 da un picco di 63 di un anno fa. Altresì in Francia gli ordini all’export sono tornati ad aumentare.

– Area euro. Oltre che le proposte di legge di bilancio 2019 degli stati membri, l’eurogruppo odierno dovrà discutere anche le proposte di completamento dell’unione economica e monetaria, a cominciare dalla possibile riforma dell’ESM e dall’assicurazione dei depositi.

– Stati Uniti. L’ISM manifatturiero a novembre è previsto in marginale aumento a 58 da 57,7 di ottobre. L’indagine a ottobre aveva registrato correzioni diffuse a tutte le componenti, che comunque si sono mantenute su livelli ampiamente espansivi.

L’indagine della Philadelphia Fed a novembre ha corretto ampiamente sia in termini di indicatori correnti sia in termini di aspettative, indicando che l’espansione prosegue, ma a ritmi più contenuti.

Anche l’ISM dovrebbe dare questo messaggio, con una stabilizzazione su livelli elevati, ma inferiori alla media vista fra giugno e ottobre (59,4).

– Stati Uniti. La spesa in costruzioni di ottobre dovrebbe essere in rialzo di 0,4% m/m, alla luce dei dati dei cantieri residenziali e delle costruzioni in essere.

L’edilizia residenziale dovrebbe restare su un trend in calo, sulla scia dei rialzi dei tassi sui mutui.

Nel 4° trimestre si dovrebbe vedere un moderato rimbalzo degli investimenti in strutture delle imprese.

I market mover della settimana

Nell’area euro il focus sarà sui dati di produzione industriale che dovrebbero mostrare un rimbalzo in Germania dopo la debolezza dei mesi estivi dovuta a fattori temporanei.

Anche in Spagna la produzione è vista in crescita di 0,3%, mentre in Francia si prevede un rimbalzo di 0,6% m/m dopo il crollo di settembre.

La stima dettagliata sulla crescita del PIL dovrebbe confermare il rallentamento dell’economia Eurozona nei mesi estivi.

Il dettaglio dovrebbe mostrare un contributo negativo dell’export solo in parte compensato dalla tenuta di investimenti aziendali e consumi delle famiglie.

La prossima settimana saranno pubblicati i principali dati di novembre negli Stati Uniti.

L’ employment report dovrebbe registrare una dinamica occupazionale vicina alla media dell’anno, ma inferiore a quella di ottobre, il tasso di disoccupazione dovrebbe stabilizzarsi a 3,7% per il terzo mese consecutivo e i salari orari dovrebbero mantenere una crescita intorno a 0,3% m/m.

Gli indici ISM dovrebbero restare su livelli elevati, ma inferiori a quelli visti nella parte centrale dell’anno.

La spesa in costruzioni di ottobre dovrebbe rimbalzare dopo la stagnazione di settembre, senza però modificare il trend in calo nell’edilizia residenziale.

Il Beige Book infine dovrebbe dare un quadro sempre positivo dell’economia, coerente con il proseguimento dei rialzi graduali dei tassi.

I dati e gli eventi di venerdì

Italia. La seconda lettura del PIL nel 3° trimestre ha visto una revisione al ribasso di un decimo: l’attività economica, prima vista in stagnazione, è ora stimata essersi contratta di -0,1% t/t (dopo essere cresciuta di +0,2% t/t nei tre mesi precedenti).

È la prima flessione congiunturale dal 2° trimestre del 2014. Anche la variazione annua è stata rivista al ribasso di un decimo, a 0,7% (da 1,2% nel trimestre precedente).

Il calo congiunturale è dovuto alla diminuzione simultanea dei consumi (-0,1% t/t, si tratta principalmente di beni non durevoli) e soprattutto degli investimenti (-1,1% t/t, in primo luogo in macchinari).

Gli scambi con l’estero hanno dato a sorpresa un apporto lievemente positivo vista la crescita dell’export superiore a quella dell’import (+1,1% vs +0,8% t/t).

Il contributo di spesa pubblica e scorte è risultato nullo. La crescita “acquisita” per il 2018 risulta ora pari a 0,9%, ovvero più bassa di un decimo rispetto a quanto stimato in precedenza.

La crescita 2018 risulterebbe inferiore all’1% anche in caso di rimbalzo congiunturale di un decimo nell’ultimo trimestre dell’anno.

Soprattutto, sono in deciso aumento i rischi al ribasso sulla nostra stima (già inferiore al consenso e ai principali previsori) di un’attività economica in crescita di 0,9% l’anno prossimo.

Il principale rischio è che l’incertezza sulle prospettive fiscali e finanziarie possa far deragliare il ciclo degli investimenti che si era faticosamente rimesso in moto negli ultimi anni.

Italia. La disoccupazione è salita assai più del previsto a ottobre (a 10,6% da un precedente 10,3%), anche se l’aumento è dovuto al calo degli inattivi in presenza di occupati poco variati.

Nel mese si nota anche una ripresa dei lavoratori dipendenti permanenti a fronte di un calo di quelli a termine e dei lavoratori indipendenti. Il tasso di disoccupazione giovanile è salito per il terzo mese (a 32,5%).

In pratica, l’aumento del tasso dei senza-lavoro è meno preoccupante di quanto appaia a prima vista, in quanto dovuto all’aumento del tasso di attività, e la volatilità su base mensile è elevata.

Tuttavia, se dovesse proseguire la fase di sostanziale stagnazione del ciclo economico, ne deriverebbero prospettive assai meno ottimistiche anche per quanto riguarda il mercato del lavoro.

Italia. Il mese di novembre potrebbe aver rappresentato a nostro avviso un punto di massimo per l’inflazione (salita a 1,7% sull’indice nazionale e stabile sull’armonizzato).

Nel mese i listini sono lievemente scesi in linea con la stagionalità di novembre, soprattutto sulle spese per i servizi ricettivi e di ristorazione, mentre le principali pressioni al rialzo sono venute dagli alimentari, in relazione con tutta probabilità alle condizioni meteorologiche avverse che hanno caratterizzato il mese.

A nostro avviso, già a partire da dicembre potrebbe prendere avvio un trend di calo dell’inflazione, principalmente guidato dall’effetto statistico sui prezzi dell’energia.

L’inflazione “di fondo” rimane sotto controllo (è salita di due decimi a 0,9% nel mese).

Nel 2019, ci aspettiamo che sia l’inflazione headline che quella core possano registrare variazioni simili o lievemente inferiori a quelle viste nel 2018.

Italia. Il Corriere della Sera sostiene oggi che il governo starebbe valutando di abbassare l’obiettivo di deficit/PIL nel 2019 al 2,0%, livello che sarebbe ritenuto sufficiente per evitare l’avvio di una procedura di infrazione per disavanzo eccessivo.

Sempre secondo il quotidiano, ci sarebbe un via libera di principio da parte dei leader dei due partiti di governo, ma se “senza rinunce”.

Non è la prima volta che si parla di una modifica degli obiettivi della manovra, ma finora non ne sono mai seguiti atti concreti.

Per ora, tuttavia, il governo non ha ancora presentato in parlamento alcuna proposta di legge né sul reddito di cittadinanza, né sul pensionamento anticipato, il che conferma che le due misure, come minimo, partiranno con molti mesi di ritardo.

Riguardo agli interventi sulle pensioni di anzianità, si profila un meccanismo molto più restrittivo di quanto annunciato, che potrebbe ridurre di diversi miliardi il fabbisogno finanziario dei prossimi anni, in particolare nel 2019.

Un problema serio è capire di quanto la manovra dovrà essere ridotta per scendere al 2,0%: in effetti, la Commissione Europea ha stimato a novembre che il deficit 2019 non sarà del 2,4%, ma del 2,9%, il che implicherebbe una riduzione di circa 14 miliardi, invece dei 7 che sarebbero richiesti se la stima di 2,4% fosse corretta.

Stati Uniti. L’incontro fra i presidenti Trump e Xi ai margini del G-20 ha dato qualche frutto, determinando una tregua temporanea mentre si riaprono i negoziati sul commercio internazionale.

In base a quanto concordato, gli Stati Uniti congelerebbero i dazi imposti un mese fa al 10% e (per ora) si impegnano a non alzarli al 25% a inizio 2019, come indicato in precedenza.

La Cina dovrebbe offrire in cambio impegni ad ampi acquisti di beni prodotti in USA e di materie prime agricole.

Gli USA richiedono anche protezione della proprietà intellettuale e difesa della tecnologia, riduzione delle barriere all’ingresso per le imprese americane.

Inoltre, secondo Trump, la Cina avrebbe concordato di ridurre e/o eliminare i dazi sulle auto importate dagli USA.

A luglio la Cina aveva ridotto i dazi sulle auto importate da tutti i paesi dal 25% al 15%, ma in risposta ai nuovi dazi introdotti dagli USA in estate, li aveva alzati al 40% sulle auto americane.

La Cina non ha dato conferme ufficiali alle affermazioni di Trump e degli esponenti dell’amministrazione USA, nè sui possibili temi in discussione, né sulle misure né sui tempi.

Al momento non è chiaro se si riusciranno a fare passi avanti sostanziali ma per ora, secondo gli USA, i due paesi si danno 90 giorni di negoziati per arrivare a una soluzione condivisa, con l’avvio di incontri da metà dicembre.

L’incertezza resta molto elevata sull’esito delle contrattazioni.

Anche l’evoluzione congiunturale giocherà un ruolo nelle sorti dei dazi: in caso di continua crescita sostenuta in USA, Trump potrebbe scegliere di proseguire con i dazi in caso di scarse concessioni da parte della Cina.

Cina. Il PMI del settore manifatturiero rilevato da Caixin Markit è marginalmente salito portandosi a 50,2 in novembre da 50,1 in ottobre.

La componente degli ordini totali è salita ulteriormente a 50,9 accompagnata però da una nuova contrazione della componente degli ordini esteri, scesa a 47,7.

Le componenti dei prezzi sono scese per il 4° mese consecutivo, così come le scorte mentre è nuovamente calata la componente occupazione.

Il dato punta ad una stabilizzazione della domanda interna e della produzione in novembre, che si configurano però come temporanee data la dinamica in rallentamento del credito e del mercato immobiliare.

Fonte: BONDWorld.it

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