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Intesa SanPaolo Flash: Area euro. Stima flash della fiducia

Intesa SanPaolo – Area euro. La stima flash della fiducia delle famiglie è in flessione di un punto a -7,2 ancora al di sopra della media di lungo termine…….

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Nonostante la tenuta del mercato del lavoro, le notizie miste sulla crescita, l’incertezza su Brexit, l’avvicinarsi delle elezioni europee potrebbero aver pesato sul morale delle famiglie.

– Stati Uniti. Le vendite di case nuove a marzo sono attese in calo a 640 mila da 667 mila di febbraio.

A gennaio e febbraio le vendite avevano segnato incrementi di +8,2% m/m e 4,9% m/m, rispettivamente, perciò un ritracciamento è fisiologico.

Il trend sottostante però dovrebbe essere moderatamente positivo, grazie al continuo miglioramento del mercato del lavoro e al calo dei tassi sui mutui.

Intesa SanPaolo – I dati e gli eventi dal 18 al 22 aprile

Area euro. La stima flash mostra un calo del PMI composito in aprile a 51,3 da 51,6, mentre le aspettative erano di modesto miglioramento.

Il PMI composito è migliorato in Germania (a 52,1 da 51,4) e in Francia (50 da 48,9).

Pertanto, il calo dell’indice area euro potrebbe riflettere una flessione dell’indice italiano che non viene divulgato con la stima flash, ma rientra nel computo dell’indice per l’eurozona.

La disaggregazione settoriale conferma che il manifatturiero resta debole, anche se meno rispetto al mese scorso con il PMI per il comparto che è salito a 47 da 47,5, in gran parte su di un miglioramento delle condizioni in Germania da livelli molto bassi (44,5 da 44,1).

In Francia, il PMI manifatturiero è rimasto invariato a 49,6. È ancora troppo presto per valutare come segnale di svolta il lieve miglioramento del PMI tedesco, anche perché l’indice ZEW sulla situazione corrente è calato ancora ad aprile.

Il dettaglio del PMI manifatturiero segnala ordini all’export ancora deboli ma una lieve flessione delle scorte di prodotti finiti che giustifica il piccolo rimbalzo di produzione.

Il PMI dei servizi è diminuito in aprile a 52,5 da 53,3 nella media area euro, mentre l’indice è rimasto invariato in Germania (55,6 da 55,4) ed è migliorato in Francia (50,5 da 49,1).

Ancora una volta, sospettiamo una maggiore debolezza in Italia, altrimenti non è spiegabile il calo dell’indice euro zona.

Nonostante la protratta debolezza del settore manifatturiero e il deterioramento delle condizioni nei servizi, l’indice occupazionale per la zona euro è migliorato di 0,3 punti a 52,9, il che conferma la tenuta del mercato del lavoro e fa ben sperare per le dinamiche della domanda interna.

La nostra lettura dei dati per la zona euro è che l’economia è ancora debole. Il primo trimestre beneficerà di un’accelerazione della produzione industriale stando ai dati per gennaio e febbraio.

Ma il rimbalzo sembra per ora tecnico data la debolezza degli indici di domanda da indagini. La nostra stima di crescita dell’1,2 % nel 2019 dipende da un recupero nel secondo semestre, per ora i segnali sono scarsi si avranno indicazioni con le indagini di maggio e giugno.

Intesa SanPaolo – Italia. Sia la fiducia delle famiglie che quella delle imprese sono calate ad aprile. Il morale dei consumatori è sceso per il terzo mese consecutivo, da 111,2 a 110,5 (minimo da luglio 2017), affossato da un deterioramento del clima economico, personale e corrente (mentre le aspettative per il futuro registrano una diminuzione più contenuta).

Anche l’indice composito di fiducia delle imprese è tornato a calare, sia pur lievemente, a 98,7 dopo il rimbalzo a 99,1 registrato il mese scorso.

Si salvano ancora una volta dalla flessione le costruzioni, dove l’indice aumenta ancora da 140,3 a 141,2 (nuovo massimo da 12 anni).

La diminuzione è consistente nei servizi (da 100,1 a 99) e nel commercio al dettaglio (da 105,3 a 101,4), mentre è lieve nel manifatturiero (da100,8 a 100,6, un minimo da oltre 4 anni).

Nella manifattura, il calo è spiegato dal peggioramento sia dei giudizi sugli ordini sia delle attese sulla produzione.

Il livello degli indici di imprese e famiglie segnala che, dopo un possibile rimbalzo “tecnico” a inizio 2019, l’attività economica potrebbe tornare a calare nel trimestre primaverile.

Italia. A febbraio, il fatturato dell’industria è aumentato di 0,3% m/m, mentre gli ordinativi sono calati di -2,7% m/m.

Si registra in entrambi i casi una dinamica congiunturale negativa sul mercato estero (-6% m/m gli ordini).

La tenuta del fatturato nel mese è dovuta soprattutto ai beni strumentali (+1,2% m/m); il dato sarebbe stato anche migliore al netto dell’energia (calata di 1% m/m).

Anche su base annua, il fatturato risulta in crescita (moderata), a +1,3%, mentre gli ordinativi fanno segnare un calo di -2,9%, affossati dal mercato estero (-7,7%).

Tra i settori, i più colpiti risultano proprio quelli tra i più esporti all’export, come i farmaceutici (fatturato -3,3%, ordini -8,4% a/a) e i mezzi di trasporto (fatturato -5,6%, commesse -4,4% a/a).

In sintesi, i dati sono meno incoraggianti di quelli sulla produzione, e segnalano che è troppo presto per parlare di ripresa conclamata dell’attività industriale, su cui sembra stia pesando in particolare la persistente debolezza del commercio estero.

Intesa SanPaolo – Stati Uniti. Le vendite al dettaglio a marzo sorprendono ampiamente verso l’alto, con una variazione di 1,6% m/m dopo -0,2% m/m (consenso: +1% m/m).

Al netto delle auto, le vendite aumentano di 1,2% m/m e il dato di febbraio è rivisto a -0,2% m/m.

Al netto di auto e benzina, le vendite crescono di 0,9% m/m (dopo -0,7% m/m). Infine, l’aggregato “control” (al netto di auto, benzina, alimentari e materiali da costruzione), che entra nella definizione dei consumi del PIL, è in rialzo di 1% m/m, dopo -0,3% m/m di febbraio.

La benzina segna +3,5% m/m per il secondo mese consecutivo.

Negli altri comparti gli aumenti sono solidi e diffusi, con l’eccezione degli articoli sportivi e determinati in prevalenza da incrementi dei volumi, fra cui auto +3,1% m/m dopo due mesi negativi, abbigliamento +2% m/m, dopo tre contrazioni consecutive.

Il rialzo di marzo segue la debolezza vista da fine anno, in gran parte collegata allo shutdown e in misura minore al maltempo di febbraio.

I dati non modificano la stima di rallentamento dei consumi nel 1° trimestre, su ritmi di crescita di poco inferiori all’1% t/t ann., ma offrono una base solida per la prevista riaccelerazione della spesa personale in primavera.

Stati Uniti. L’indice della Philadelphia Fed ad aprile corregge a 8,5 da 13,7 di marzo. L’indagine mostra una correzione degli indici di attività e consegne, ma un miglioramento per ordini (a 15,7 da 14) e occupazione (a 14,7 da 8,6) rispetto a marzo.

Gli indici di prezzo confermano il trend in calo in atto da diversi mesi e puntano a un possibile rallentamento della dinamica inflazionistica.

Le aspettative a 6 mesi sono positive, ma proseguono il sentiero di correzione (19,1 per l’indice di attività a 6 mesi, minimo da febbraio 2016) in atto da inizio 2018 e danno un messaggio analogo a quello dell’indagine della NY Fed: il ciclo sta rallentando.

Intesa SanPaolo -Stati Uniti. I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 13 aprile calano a 192 mila da 197 mila della settimana precedente, sui minimi da maggio 1969.

I dati sono relativi alla settimana di rilevazione dell’employment report e indicano ancora un mercato del lavoro con eccesso di domanda.

Stati Uniti. I cantieri residenziali a marzo sono poco variati, a 1,139 mln da 1,142 mln di febbraio, e toccano il minimo da maggio 2017.

I dati mostrano una stabilizzazione dopo un periodo di correzione visto nella seconda metà del 2018. Le licenze correggono a 1,269 mln da 1,291 mln di febbraio.

Stati Uniti. Le vendite di case esistenti a marzo sono inflessione a 5,21 mln da 5,48 mln di febbraio, il quarto dato negativo in cinque mesi.

I dati segnalano debolezza di offerta nelle fasce di prezzo più basse e, nonostante il continuo calo dei tassi sui mutui e il buon andamento del mercato del lavoro, una situazione di scarsa accessibilità per le famiglie con reddito medio-basso.

Stati Uniti. Kaplan (Dallas Fed) ha detto che probabilmente anche una ripresa della crescita non modificherebbe il suo scenario di tassi stabili.

Secondo Kaplan, un’inflazione persistentemente intorno all’1,5% sarebbe un motivo di seria preoccupazione da considerare per la determinazione dei tassi. Kaplan segnala implicitamente una soglia che potrebbe portare a un taglio dei tassi.

Anche Evans (Chicago Fed) ha indicato che l’inflazione eccessivamente al di sotto del 2% indicherebbe che la politica monetaria è restrittiva e richiederebbe “un aggiustamento verso il basso del tasso” dei fed funds.

Con la graduale riduzione dei rischi sulla crescita che emerge dai dati più recenti, il FOMC sposta il focus sull’inflazione che sarà cruciale per il sentiero dei tassi nei prossimi trimestri.

Fonte: BondWorld.it

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