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Intesa SanPaolo Flash: Area Euro stime sulla crescita PIL

Intesa SanPaolo – Area Euro. Le stime flash sulla crescita del PIL nel 1° trimestre dovrebbero mostrare una stabilizzazione della crescita in Spagna (0,6% t/t) e in Francia (0,3% t/t) sui ritmi di fine 2018, un ritorno dell’Italia a tassi di crescita positivi…….

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I dati tedeschi saranno pubblicati più avanti (il 15 maggio) ma ci aspettiamo una crescita leggermente più positiva (0,1% t/t) rispetto alla stagnazione di fine 2018.

Nel complesso, i dati paesi dovrebbero essere coerenti con una crescita del PIL area euro di 0,25% t/t a inizio 2019 dallo 0,22% t/t del 4° trimestre.

Sull’anno, la crescita area euro è attesa rallentare all’1,0%. La nostra stima di crescita Eurozona dell’1,2% nell’anno in corso è strettamente condizionata ad una ri-accelerazione della crescita nel secondo semestre, che ad oggi non è affatto scontata.

– Italia. Dopo la “recessione tecnica” registrata nella seconda metà del 2018 (-0,1% t/t sia nel 3° che nel 4° trimestre), il PIL potrebbe mostrare un rimbalzo, probabilmente anch’esso di natura “tecnica”, a inizio 2019 (+0,1% t/t).

I rischi sulla previsione sembrano verso l’alto. Infatti, sulla base dei dati sulla produzione nei primi due mesi dell’anno, l’industria dovrebbe essere tornata a contribuire al valore aggiunto, ed è possibile che anche dalle costruzioni e dai servizi possa essere giunto un apporto lievemente positivo.

Dal lato della domanda, ci aspettiamo un contributo positivo sia della domanda estera che di quella domestica al netto delle scorte (mentre i magazzini potrebbero aver ancora frenato la crescita).

Intesa SanPaolo – Area Euro. Il tasso di disoccupazione è visto stabile nella media area euro al 7,8% per il 3° mese consecutivo.

Il mercato del lavoro ha visto miglioramenti importanti nell’ultimo anno e il tasso di disoccupazione non è lontano dal NAIRU.

Nei prossimi mesi ci aspettiamo cali molto più lenti dal momento che il ciclo è più maturo.

In Germania, il tasso di disoccupazione è visto stabile al 4,9% a marzo dopo il calo inatteso del mese precedente.

Si tratta di un nuovo minimo assoluto che conferma che, al di là dell’andamento del manifatturiero, il mercato del lavoro tedesco riflette un quadro economico solido. In Italia il tasso di disoccupazione è atteso in calo di un decimo a marzo, a 10,6% dopo l’aumento di due decimi registrato a febbraio.

Potrebbe essere proseguito il travaso da lavoratori dipendenti ad autonomi, favorito da ragioni fiscali.

In ogni caso, il picco per il livello degli occupati sembra essere stato nella primavera del 2018, il minimo per il tasso di disoccupazione nell’estate: da allora, il chiaro rallentamento del ciclo, che ha portato il PIL a una crescita sostanzialmente nulla, ha cominciato a riflettersi sugli indicatori occupazionali.

È in aumento il rischio che il tasso di disoccupazione possa interrompere il trend di continuo miglioramento degli ultimi anni.

Intesa SanPaolo – Area Euro. Inflazione: le stime preliminari per il mese di aprile dovrebbero mostrare un aumento dei prezzi di 0,9% m/m in Spagna con l’inflazione in salita di due decimi all’1,5% sia sull’indice nazionale che sulla misura armonizzata.

In Germania, i dati dai Laender dovrebbero mostrare un aumento dei prezzi di 0,3% m/m sulla misura nazionale e di 0,4% m/m sull’indice armonizzato, la spinta dovrebbe venire da una stagionalità positiva sui prezzi interni.

L’inflazione è vista in aumento di un decimo all’1,4% sulla misura nazionale come sull’indice armonizzato all’1,6%. In Francia, i prezzi al consumo sono attesi in aumento di 0,3% m/m sia sulla misura nazionale che sull’indice armonizzato e l’inflazione dovrebbe risalire di un decimo all’1,2% ma rimanere stabile all’1,3% sull’indice armonizzato.

In Italia, l’inflazione è attesa invariata ad aprile, all’1% secondo l’indice nazionale e all’1,1% sull’armonizzato UE.

Nel mese i prezzi dovrebbero essere saliti di un decimo sul NIC e di mezzo punto percentuale sull’IPCA. I decisi ribassi delle spese per la casa, visto il taglio delle tariffe di luce e gas (-8,5% e -9,9%), dovrebbero essere compensato dai rincari stagionali nei trasporti e nelle spese per il tempo libero.

L’inflazione di fondo è vista stabile a 0,4%. In prospettiva, pensiamo che l’inflazione possa toccare un minimo attorno a 0,5% ad agosto, per poi risalire poco sopra l’1% negli ultimi mesi dell’anno.

– Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board ad aprile dovrebbe correggere a 122 da 124,1 di marzo, mantenendosi all’interno dell’intervallo visto da inizio anno.

Nell’indagine si dovrebbe registrare una flessione delle aspettative a fronte di una valutazione della situazione corrente poco variata.

Intesa SanPaolo – 1° maggio

– Stati Uniti. La riunione del FOMC del 30 aprile-1° maggio dovrebbe concludersi senza novità sostanziali sia sul fronte dei tassi sia su quello del bilancio.

La valutazione dello scenario economico dovrebbe essere positiva, con maggiore fiducia nella ripresa della crescita domestica dopo gli shock negativi di fine 2018 e nell’inversione del trend negativo dell’economia globale.

Il Comitato dovrebbe restare “paziente nel determinare quali futuri aggiustamenti dell’intervallo obiettivo del tasso dei fed funds possano essere appropriati”.

A maggio si dovrebbero confermare gli schieramenti rilevati dai verbali di marzo: è probabile che “la maggioranza dei partecipanti” continui a prevedere che l’evoluzione dello scenario economico e dei rischi giustifichi tassi invariati per il resto dell’anno, mentre una minoranza (“alcuni”) ritenga ancora che, con una crescita sopra il potenziale, possa essere giustificato aumentare i tassi “modestamente” nel 2019.

Il messaggio complessivo però dovrebbe essere quello di tassi fermi nel 2019, senza indicazioni per un bias né verso l’alto né verso il basso.

La conferenza stampa dovrebbe ribadire i programmi di normalizzazione del bilancio già annunciati e lasciare ancora incerta la decisione riguardo alla durata ottimale del portafoglio titoli.

– Stati Uniti. L’ISM manifatturiero ad aprile è previsto a 55 da 55,3 di marzo. L’indagine dovrebbe mostrare indicazioni espansive sia per gli ordini sia per l’attività, e segnalare che, dopo la correzione vista fra fine 2018 e inizio 2019, il settore manifatturiero resta in crescita, se pure su ritmi inferiori a quelli dello scorso anno.

– Stati Uniti. La spesa in costruzioni a marzo dovrebbe essere in aumento di 0,2% m/m, segnando il quarto rialzo consecutivo.

A marzo ci dovrebbe essere una ripresa della componente privata, dopo la variazione moderata di febbraio (0,2% m/m), che aveva visto un solido incremento nel comparto residenziale a fronte di una contrazione della spesa non residenziale.

In compenso, la componente pubblica dovrebbe rallentare dopo due mesi forti (+3,6% m/m e +5,7% m/m, rispettivamente).

I dati dovrebbero confermare la previsione di un contributo positivo degli investimenti residenziali alla crescita del PIL nella prima metà dell’anno.

– Stati Uniti. Le vendite di autoveicoli ad aprile sono previste in moderato calo a 17,2 mln, dopo il forte aumento a 17,5 mln visto a marzo.

I dati e gli eventi di ieri

Cina. L’indice del PMI manifatturiero rilevato da Caixin-Markit è sceso da 50,8 in marzo a 50,2 in aprile, al di sotto delle previsioni di consenso (Bloomberg 50,9), pur rimanendo per il secondo mese consecutivo al di sopra di 50.

Il ritracciamento è stato diffuso a quasi tutte le componenti, e in particolare a quella degli ordini dall’estero, che è tornata sotto 50, posizionandosi a 49,1, poco al di sotto di febbraio, e a quella dell’occupazione, scesa a 49,1.

In calo sono state anche la componente degli ordini totali e quella delle scorte, che verosimilmente hanno ritracciato dopo essere salite il mese scorso in anticipazione del successivo taglio delle aliquote IVA in vigore dal 1° aprile.

La dinamica del PMI manifatturiero rilevato dal NBS è stata simile, con l’indice sceso a 50,1 in aprile da 50,5 il mese precedente, anche se con un aumento della componente degli ordini esteri che rimane comunque sotto 50, testimoniando la debolezza della domanda estera.

La scomposizione per tipologia di imprese ha registrato un peggioramento sia per le grandi sia per le medie imprese e un miglioramento per le piccole imprese, il cui indice rimane comunque stabilmente sotto la soglia di espansione ormai da 7 mesi.

Anche il PMI non manifatturiero è sceso, portandosi a 54,3 in aprile da 54,8 in marzo e ritornando sul livello di febbraio, trainato al ribasso dal calo del sia del PMI dei servizi (53,3 in aprile da 53,6 in marzo) sia da quello del settore costruzioni (a 60,1 da 61,7 il mese precedente).

Entrambi i settori, pur rimanendo in territorio espansivo, hanno registrato un rallentamento degli ordini, più marcato nel settore costruzioni, e un ritracciamento delle aspettative.

Nel complesso i dati sul settore manifatturiero indicano un lieve rallentamento dell’attività rispetto a marzo, su cui sembra ancora pesare soprattutto la debolezza della domanda estera.

Ci aspettiamo che le misure di allentamento fiscale e monetario approvate nei mesi scorsi, insieme all’incremento del credito, possano però favorire un miglioramento della domanda interna nei prossimi mesi.

Area euro. L’indice di fiducia economica della Commissione Europea è calato da 105,6 a 104,0 in aprile. La flessione è molto marcata nell’industria (da -1,6 a -4,1, livello più basso dal settembre 2014), ma interessa anche commercio al dettaglio e costruzioni.

L’indice per i servizi è stabile a 11,5. Il peggioramento del clima di fiducia nel settore industriale è molto marcato in Germania (da -1,5 a -5,3), Belgio e Francia (da -5,2 a -7,2).

Le imprese registrano un sensibile aumento delle scorte, che si associata a un calo dell’indice di produzione corrente.

Resta complessivamente negativo il giudizio sugli ordini esteri (-8,4) anche se in miglioramento dopo il tonfo di marzo.

Le aspettative per la produzione futura sono ancora di miglioramento, ma molto meno rispetto ai mesi scorsi (3,8 contro 7,3 in marzo).

I dati sono coerenti con un’estensione della fase di debolezza dell’economia europea al secondo trimestre 2019. Al momento, manca qualsiasi segnale di svolta per il ciclo economico europeo.

Italia. I prezzi alla produzione nell’industria sono rimasti stabili a marzo, dopo il calo di un decimo a febbraio, pur crescendo di 0,2% m/m sul mercato estero (principalmente dall’area euro).

Nel mese sono calati marginalmente i prezzi di energia e beni di consumo, mentre sono saliti quelli dei durevoli.

La tendenza annua è rallentata ulteriormente da 3,1% a 2,9% (3,7% sul mercato interno), dopo il picco di 5,8% toccato lo scorso ottobre.

Al netto dell’energia, i prezzi alla produzione risultano poco più che stagnanti (0,6% a/a sul mercato domestico). Il dato conferma che non si registrano pressioni core a monte della catena produttiva.

Italia. Le retribuzioni contrattuali sono rimaste invariate a marzo, e risultano in aumento di 1,4% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso: si tratta di un minimo dallo scorso maggio (il picco è stato toccato a 2,1% a luglio).

La decelerazione riflette, a fronte di una sostanziale stazionarietà nell’agricoltura (1,9%) e nell’industria (1,1%), un lieve rallentamento nella pubblica amministrazione (3,4%) e uno ben più marcato nei servizi privati (0,4%).

I settori che presentano la maggiore dinamicità sono: attività dei vigili del fuoco (10,3%); scuola e regioni e autonomie locali (entrambi 3,7%), mentre sono ferme le paghe nel comparto delle funzioni centrali, nelle farmacie private e nel commercio.

Nel 1° trimestre, sono stati recepiti solo due accordi (editoria e giornali e Fiat) mentre ben 27 sono scaduti (15 della pubblica amministrazione, quattro nell’industria e otto nei servizi privati), sommandosi ai 14 ancora in attesa di rinnovo.

Di conseguenza la quota dei dipendenti con il contratto scaduto torna ad eccedere il 50% (52,8%): non accadeva dal 2016.

Sulla base dei contratti in vigore a fine marzo, le retribuzioni contrattuali dovrebbero accelerare lievemente nei prossimi due mesi (fino a 1,6% a maggio), per poi rallentare sensibilmente (a 0,6% tra giugno e settembre).

Insomma, le retribuzioni contrattuali, dopo il recupero che aveva caratterizzato la prima metà dello scorso anno, sono tornate su un trend discendente.

Intesa SanPaolo – Stati Uniti. La spesa personale a marzo aumenta di 0,9% m/m, dopo +0,1% m/m a febbraio, confermando che il rallentamento di inizio anno è stato un fenomeno transitorio, probabilmente legato allo shutdown.

L’entrata nel 2° trimestre per i consumi è solida e rende probabile un ampio rimbalzo dopo il +1,2% t/t ann. visto nel 1° trimestre.

Il reddito personale invece delude, con un incremento di 0,1% m/m, ma il freno è legato alle componenti diverse dal reddito da lavoro, che segna un incremento di 0,3% m/m (salari +0,4% m/m, circa in linea con la variazione media degli ultimi due trimestri).

Con la ripresa dei consumi, il tasso di risparmio si normalizza, a 6,5%, da una media di 7,4% dei tre mesi precedenti. L’attenzione si sposta però sull’inflazione, che appare molto debole, come segnalato già dai dati di contabilità nazionale pubblicati venerdì.

Il deflatore totale aumenta di 0,2% m/m, e di 1,5% a/a. Il deflatore core segna una variazione mensile nulla e un ulteriore allontanamento dal 2% per la variazione annua, che scende a 1,6% a/a (grazie all’arrotondamento da 1,55% a/a), toccando il minimo da settembre 2017.

Le informazioni sui prezzi core nel 1° trimestre sono state generalmente deboli, con variazioni medie mensili comprese fra 0,05% e 0,08% m/m.

Una parte della frenata dei prezzi core di questi mesi dovrebbe essere transitoria (abbigliamento in netto calo forse anche per una nuova metodologia di rilevazione, servizi finanziari a gennaio), con l’aspettativa di variazioni meno contenute nei prossimi mesi.

Il sentiero dell’inflazione core però risalirà solo gradualmente e resterà al di sotto del 2% probabilmente fino ai primi mesi del 2020.

Pertanto, il trend verso il basso dell’inflazione core entrerà in modo più centrale nel radar del FOMC, ora che la crescita sembra soggetta a rischi minori rispetto a quanto temuto a inizio anno.

Fonte: BondWorld.it

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