Analisi Giornaliere

Intesa SanPaolo Flash: – BCE. La riunione di ottobre non dovrebbe vedere l’introduzione di novità

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Intesa SanPaolo – BCE. La riunione di ottobre non dovrebbe vedere l’introduzione di novità nella comunicazione sui tassi e sui riacquisti. Nell’ultimo mese, vi è stato un coro di voci da parte di membri del Consiglio BCE per mantenere la guidance sui tassi nella formulazione attuale….

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Più di un membro ha indicato che la discussione sui tassi inizierà nei primi mesi del 2019.

Rimaniamo dell’idea che il ciclo di rialzi potrebbe essere più aggressivo di quanto non sconti il mercato: 3 rialzi per fine 2020, ma l’evoluzione dei dati rimane chiave.

È possibile che la BCE, come fece la Fed, nell’affrontare il tema della normalizzazione dei tassi di interesse discuta anche come alterare la guidance sui riacquisti e, in particolare, come dettagliare il riferimento a un periodo esteso di tempo.

on è escluso che la BCE possa voler rendere le modalità di intervento più flessibili, ma un’ operazione twist non ci sembra giustificabile nelle attuali condizioni di mercato.

La BCE vorrà tuttavia fornire indicazioni su come intende condurre le aste di rifinanziamento dal 2020.

Il regime di full allotment resterà in piedi anche dopo il 2019? In passato la BCE ha comunicato con largo anticipo estensioni ai meccanismi di assegnazione della liquidità nelle aste di rifinanziamento.

– Germania. L’indice IFO di ottobre è visto in calo a 102,7 da un precedente 103,7, ancora ampiamente al di sopra della media di lungo termine.

Ci aspettiamo sia un calo dell’indice sulle attese a 100 da 101 sia una flessione dell’indice sulla situazione corrente a 106 da 106,4.

Il peggioramento del morale dovrebbe essere per lo più confinato al manifatturiero.

L’indice IFO rimane ampiamente al di sopra della media a lungo termine e coerente con una crescita del PIL tedesco ancora appena al di sopra del potenziale.

– Stati Uniti. Gli ordini di beni durevoli (prel.) a settembre dovrebbero correggere di -1,8% m/m, dopo +4,4% m/m di agosto, riflettendo la volatilità del settore dell’aeronautica civile.

Al netto dei trasporti, gli ordini sono previsti in rialzo di 0,3% m/m, in linea con il trend degli ultimi mesi, caratterizzato da modesti incrementi, sempre positivi ma contenuti.

Gli ordini di beni capitali al netto di aerei e difesa dovrebbero essere in aumento moderato, dopo la correzione di -0,9% m/m di agosto.

– Stati Uniti. La bilancia commerciale dei beni (prel.) a settembre dovrebbe registrare un ulteriore aumento del deficit (il quarto consecutivo), a 76,5 mld da 75,5 mld di agosto.

Le esportazioni dovrebbero essere in ripresa, dopo tre mesi di contrazioni, con volumi in rialzo ma prezzi invariati.

Le importazioni dovrebbero segnare un ampio aumento in parte spinto dai prezzi (+0,5% m/m, in gran parte dovuto alla componente energetica), in parte dai volumi.

I dati delle esportazioni sono stati influenzati dall’introduzione dei dazi verso la Cina, con un ampio balzo “preventivo” in primavera, seguito da un’ampia flessione fra maggio e agosto.

Il canale estero dovrebbe contribuire molto negativamente alla crescita del 3° trimestre (circa -0,9 pp).

Ieri sui mercati

– Area euro. Il PMI composito, a sorpresa, è calato ancora marcatamente a ottobre assestandosi 52,7 da 54,1, un minimo dal 2015 e ben al di sotto del picco di fine 2017 (58,8).

Il calo del PMI composito è interamente dovuto alla Germania dove l’indice è sceso a 52,7 da 55. Altresì l’indice è migliorato in Francia a 54,3 da 54,0.

Il PMI manifatturiero è calato a 52,1 da 53,2 confermando il rallentamento dell’industria per effetto della minore domanda dall’estero che è scesa a 48,9, quindi, sotto quota 50 per la prima volta dal 2013.

La tendenza è comune a Francia (51,2 da 52,5) e Germania (52,3 da 53,7).

In Germania, i nuovi ordini all’export sono a quota 47,4, mentre restano su livelli più tonici in Francia.

A pesare sull’andamento del comparto è anche l’aumento delle scorte di prodotte finiti che tornano a 50,4 da 49,4. Il quadro peggiora anche nei servizi con il PMI euro zona a 53,3 da 54,7.

In questo caso, però, il calo interessa solo la Germania (53,6 da 55,9), mentre l’indice è migliorato in Francia (55,6 da 54,8).

Nei servizi, sono peggiorate in particolare le attese per i prossimi mesi mentre la valutazione della situazione corrente è poco variata.

Nonostante, il rallentamento di attività, le imprese si aspettano di continuare ad aumentare l’organico anche se a ritmi meno sostenuti che in passato.

Le pressioni sui prezzi di vendita sono ancora poco variate con l’indice PMI prezzi praticati a 53,4 da 53,6. L’indice PMI prezzi pagati è, invece, fermo a 60.4.

La tendenza recente del PMI composito segnala il rischio che la crescita del PIL si asseti a 0,3% t/t, nei mesi autunnali.

Su base congiunturale, la crescita del PIL euro zona è quasi tornata al trend. Difficile dire se il rallentamento sia o meno temporaneo in particolare nei servizi in Germania.

La domanda interna dovrebbe essere sostenuta da fondamentali ancora solidi. L’IFO in uscita domani fornirà maggiori indicazioni sullo stato di salute dell’economia tedesca.

Segnaliamo in ogni caso rischi al ribasso per le nostre stime di crescita del PIL nella zona euro del 2,0% quest’anno e dell’1,7% nel 2019.

E’ possibile che domani la BCE voglia alterare la valutazione bilanciata dei rischi per la crescita nell’area euro.

Tuttavia, anche se così fosse il Consiglio non altererà il percorso di normalizzazione dello stimolo monetario nei prossimi mesi dal momento che la stance rimarrebbe comunque accomodante anche se l’economia dovesse assestarsi poco al di sopra del potenziale nel prossimo anno.

Francia. L’indice di fiducia presso le imprese manifatturiere è calato a sorpresa a ottobre a 104 da 107, un minimo da novembre 2016.

L’indagine segnala un brusco calo della produzione corrente a fronte di un lieve aumento dalla produzione attesa. Il crollo della produzione si spiega con il netto calo della domanda interna e degli ordini dall’estero.

Il livello dei prezzi è rimasto invariato rispetto a settembre.

L’indagine di ottobre segnala che nell’ultimo trimestre il morale nel manifatturiero potrebbe nuovamente declinare dopo essere già sceso a 108,5 nel terzo trimestre da 110,0 del secondo.

L’indice rimane comunque al di sopra della media storica.

Italia. I dati di settembre sul commercio coi Paesi extra-Ue hanno però nuovamente evidenziato un calo dell’export (-3,7% m/m) e un aumento dell’import (+4,1% m/m).

Le esportazioni risultano in diminuzione di -7,3% su base annua, che si riduce a -3,1% al netto del diverso numero di giorni lavorativi.

Sul calo tendenziale pesano beni strumentali e di consumo durevoli, e le vendite verso Turchia (-31,1%), Russia (-24,9%), Medio Oriente (-18,6%), Paesi MERCOSUR (-18,3%), Giappone (-17,5%) e Cina (-17,3%).

In sintesi, il commercio estero ancora non sembra dare chiari segnali di ripartenza, e resta un freno per la crescita in virtù di una maggiore dinamicità delle importazioni rispetto alle esportazioni.

Belgio. L’indice di fiducia economica elaborato dalla Banca del Belgio sorprende al ribasso calando a ottobre a -1,1 da 1,2, ben oltre le attese di consenso.

Lo spaccato mostra un ripiegamento dell’indice manifatturiero a -4,0 da -1,1 dovuto alla netta frenata degli ordini sia domestici sia dall’estero. Il commercio al dettaglio migliora leggermente a -9,0 da -10,0 mentre l’edilizia avanza con l’indice a 5,8 da 3,6.

L’indagine di ottobre conferma quindi che la discesa del morale è imputabile soprattutto alla frenata del manifatturiero (in particolare Germania e Francia) ed è coerente con la lettura preliminare dei PMI di ottobre (calato a 51,2 da 53,2).

Stati Uniti. Ampia sorpresa negativa per le vendite di case nuove, che calano a 553 mila da 585 mila (rivisto da 629 mila) di agosto, raggiungendo il minimo da dicembre 2016 e confermando il trend verso il basso in atto da fine 2017.

Le vendite sono in flessione marcata negli stati occidentali e in quelli nord-orientali, indicando che non ci sono effetti collegati agli uragani che hanno colpito il Sud.

Le scorte di case invendute continuano la marcia verso l’alto e toccano 7,1 mesi, massimo da marzo 2011, dando supporto alle previsioni di ulteriore, persistente debolezza dell’attività di costruzione nel comparto dell’edilizia residenziale.

Stati Uniti. Il Beige Book, preparato per la riunione del FOMC del 7-8 novembre, riporta espansione in tutte le aree geografiche: fra modesta e moderata nella maggior parte dei distretti, appena positiva in quelli di NY e St Louis e “robusta” in quello di Dallas.

In tutti i settori la crescita è moderata, ma ci sono strozzature all’offerta causate da aumenti dei costi, incertezze sul commercio internazionale e difficoltà a reperire manodopera.

La spesa per consumi viene riportata come “modesta”. Sul mercato del lavoro, gli occupati sono in rialzo “fra modesto e moderato” quasi dappertutto, mentre in tre distretti si riporta stabilità.

Dappertutto c’è scarsità di manodopera, soprattutto qualificata, al punto da frenare la produzione in un paio di aree.

La crescita salariale rimane “fra modesta e moderata” e le imprese stanno offrendo incentivi non monetari per attirare e trattenere la manodopera. Sul fronte dei prezzi, gli aumenti proseguono, ma restano contenuti.

Nel manifatturiero le imprese stanno trasferendo lungo la catena distributiva aumenti dei costi dovuti ai nuovi dazi; in gran parte degli altri settori, i prezzi finali sono in rialzo per scarsità di risorse e aumenti salariali.

In conclusione, il Beige Book fotografa ancora una volta un quadro di crescita moderata, caratterizzata da crescente scarsità di risorse inutilizzate, soprattutto sul mercato del lavoro, ma anche da pressioni salariali e inflazionistiche contenute.

Un neo per lo scenario è la diffusa preoccupazione delle imprese per gli effetti dei dazi imposti dall’Amministrazione. La valutazione dell’economia è in linea con quella del FOMC e convalida l’aspettativa di graduali rialzi dei tassi.

Stati Uniti. Kaplan (Dallas Fed) ha confermato la propria visione più dovish rispetto al centro del FOMC, affermando che a suo avviso i tassi dovrebbero salire “in modo graduale e prudente” fino alla neutralità.

Kaplan ha una stima del tasso neutrale “modestamente al di sotto della mediana delle stime dei suoi colleghi” e sottolinea come hanno fatto molti partecipanti al FOMC, l’opinione secondo cui il livello dei tassi neutrali è molto incerto.

Secondo Kaplan i tassi nel 2019 dovrebbero essere compresi 2in un intervallo fra 2,5 e 2,75 per cento, o, più probabilmente, fra 2,75 e 3 per cento”. Mester (Cleveland Fed) ha detto che le recenti critiche alla Fed non influenzano le decisioni della banca centrale.

A suo avviso, il tasso neutrale di policy è intorno al 3%, ma con lo stimolo fiscale generato dai tagli delle imposte e dall’aumento della spesa federale, i tassi dovranno essere portati un po’ sopra il livello di lungo termine.

Secondo Mester, la crescita resta al di sopra del potenziale e, nonostante l’attuale volatilità sui mercati, le condizioni finanziarie sono ancora espansive.

Il FOMC attualmente ha una visione di consenso che prevede tassi modestamente restrittivi fra fine 2019 e il 2020, giustificati dai rischi di surriscaldamento dell’economia.

Tuttavia, alcuni partecipanti al FOMC, oltre a Kaplan, hanno opinioni più dovish .

Canada. La Bank of Canada ha alzato il tasso di policy di 25 pb a 1,75% e ha segnalato l’intenzione di proseguire con i rialzi fino al raggiungimento del tasso neutrale, stimato fra 2,5% e 3,5%.

La banca centrale ha giustificato l’intervento con il raggiungimento di un accordo per la rinegoziazione del NAFTA e con la conseguente riduzione di incertezza.

Secondo la BoC, nonostante la recente volatilità, le condizioni finanziarie globali restano accomodanti.

Nel comunicato non compare più il riferimento alla “gradualità” dei futuri rialzi dei tassi.

Fonte: BONDWorld.it

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