BondWorld.it
intesa sanpaolo bce

Intesa SanPaolo Flash: – Area euro. La dinamica di M3 potrebbe frenare ulteriormente a dicembre

Intesa SanPaolo – Area euro. La dinamica di M3 potrebbe frenare ulteriormente a dicembre su effetti base sfavorevoli fino al 3,5% da un precedente 3,7%…….

Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Tra le controparti, ci aspettiamo una crescita stabile dei prestiti al settore privato al 2,1% per il terzo mese consecutivo. I market mover della settimana

Nella zona euro il focus sarà sulle stime di crescita per il 4° trimestre e di inflazione per il mese di gennaio.

Ci aspettiamo che il PIL Eurozona sia avanzato allo stesso ritmo dei mesi estivi: 0,2% t/t, vediamo un rallentamento in Spagna a 0,5% t/t da 0,6% e in Francia a 0,1% da 0,3% t/t, ancora una lieve contrazione in Italia a -0,1% t/t.

L’indice di fiducia economica elaborato dalla Commissione UE è atteso scivolare a 107,0 da 107,3, livello coerente con una crescita del PIL appena al di sopra del potenziale a inizio 2019.

Il PMI composito ha tracciato un quadro più debole sia a dicembre che a gennaio.

L’inflazione Eurozona potrebbe frenare all’1,3% a gennaio da un precedente 1,6%, per effetto ancora del calo della componente energetica.

’inflazione core è attesa all’1,0% da un precedente 1,1%. Dovrebbe trattarsi di una frenata temporanea giustificata dal calo dell’energia e dalla stagionalità negativa dei prezzi core .

marzo, l’inflazione è vista risalire ovunque, se si verificherà il rimbalzo atteso del prezzo del greggio e la dinamica core muoverà leggermente al rialzo.

In Germania, l’inflazione è attesa frenare di un decimo sull’indice armonizzato all’1,6% a/a.

In Spagna dovrebbe vedersi un calo allo 0,9% da un precedente 1,2% mentre in Francia l’inflazione armonizzata è vista in frenata a1,3% da 1,9%.

La settimana ha diversi dati negli Stati Uniti, che potrebbero diventare una valanga quando verrà annunciata la data di pubblicazione dei dati non usciti nelle scorse settimane, ora che lo shutdown è concluso

Il focus sarà sulla riunione del FOMC, che dovrebbe confermare il nuovo corso di “pazienza e flessibilità”, sancendo un periodo di pausa sul sentiero dei tassi. Un altro evento rilevante sarà l’incontro del vice-premier cinese Liu He con l’US Trade Representative e il segretario del Tesoro USA per i negoziati sul commercio.

Fra i dati di gennaio, l ’employment report dovrebbe mostrare un rallentamento della dinamica occupazionale dopo un rialzo molto forte a dicembre, senza però risentire chiusura degli uffici federali, dato che i dipendenti non pagati saranno comunque inclusi negli occupati;

il tasso di disoccupazione è previsto in calo a 3,8%; la fiducia dei consumatori dovrebbe assestarsi su livelli inferiori a quelli di dicembre, sulla scia dello shutdown più lungo da sempre; l’ISM manifatturiero dovrebbe stabilizzarsi su livelli coerenti con proseguimento della crescita su ritmi inferiori a quelli del 2018.

Nel Regno Unito, si attende martedì 29 il voto del Parlamento sulla mozione del governo riguardo alla strategia per l’uscita dall’UE, e sui vari emendamenti che sono stati presentati al riguardo.

Il governo intende richiedere un nuovo voto sull’accordo già bocciato dal Parlamento, che però potrebbe avvenire soltanto fra qualche settimana, mentre alcuni degli emendamenti tentano di ostacolare un’eventuale uscita senza accordo qualora l’accordo venisse nuovamente bocciato.

I dati e gli eventi di venerdì

Stati Uniti. Il presidente Trump ha ceduto alle crescenti pressioni legate allo shutdown e venerdì ha firmato un disegno di legge approvato velocemente da Camera e Senato per estendere fino al 15 febbraio le leggi di spesa scadute e riaprire gli uffici federali, senza alcun accordo sul muro.

Finisce così dopo 35 giorni il periodo di shutdown più prolungato della storia USA, che oltre a impedire il pagamento degli stipendi per il secondo mese consecutivo, stava generando altri evidenti costi operativi: per esempio, il blocco dei voli in diversi aeroporti e di operazioni di IPO, rischi per il processo di rimborsi fiscali, approvazione di nuovi farmaci.

Iniziano ora i negoziati fra i rappresentanti del Congresso per approvare una legge di finanziamento della durata di un anno, alla ricerca di un accordo che includa un compromesso sull’immigrazione e sulla sicurezza dei confini. Il lavoro iniziale sulle misure da includere in un eventuale disegno di legge sarà condotto da un gruppo di 17 membri, 9 democratici e 8 repubblicani.

Trump ha indicato che a suo avviso c’è una probabilità minore del 50% di ottenere un esito positivo e che, se non si troverà un accordo, procederà con una dichiarazione di emergenza nazionale e/o con un altro s hutdown

L’esito dei negoziati avrà rilevanza per lo scenario politico del 2019, con implicazioni importanti per alcuni fra i principali fattori di rischio di quest’anno.

Infatti l’enorme aumento di conflittualità politica degli ultimi mesi, esacerbata dal ritorno a un Congresso diviso, rende centrali due appuntamenti politici. Il 1° marzo termina la sospensione del limite del debito che potrebbe aprire una nuova fase di scontri se non si troverà una tregua sulla questione del muro e dell’immigrazione.

Il 1° ottobre scade un altro insieme, di leggi di spesa che finanziano la difesa e l’assistenza, anche più importante, in termini di dimensioni, di quello che ha generato lo shutdown a dicembre.

Per entrambi questi appuntamenti, il clima politico è essenziale. In caso di convergenza su un’ipotesi di tregua, sia il limite del debito sia le leggi di spesa dell’autunno possono passare quasi come non-eventi, come avvenuto molte volte in passato.

Alternativamente, come per lo shutdown appena concluso, possono diventare scintille che fanno scoppiare incendi con conseguenze significative, non solo politiche ma anche economiche.

Per questo, il tono e l’esito dei negoziati che si aprono ora a Washington hanno una valenza particolarmente importante per tutto il 2019.

Inoltre, questa settimana il focus politico tornerà anche sui negoziati USA-Cina sul commercio internazionale, con l’incontro a Washington fra il vice-premier cinese Liu He, l’US Trade Representative Lighthizer e il ministro del Tesoro Mnuchin. Il periodo di tregua sul fronte dei dazi scade il 1° marzo, e sui temi più spinosi (proprietà intellettuale, tecnologia) non sono stati fatti passi avanti.

Stati Uniti. In un articolo di venerdì il WSJ segnala che alla riunione del FOMC di questa settimana potrebbero emergere nuove informazioni sul programma di riduzione del portafoglio titoli della Fed, sfruttando la fase di pausa sul sentiero dei tassi.

L’ultima indagine condotta dalla NY Fed presso le istituzioni finanziarie (Survey of Market Participants, https://www.newyorkfed.org/medialibrary/media/markets/survey/2018/dec-2018-smpresults.pdf), mostra una previsione mediana di 2,9 tln di Treasury e 0,725 tln di MBS nel portafoglio della Fed nel medio termine (2025), dagli attuali circa 4 tln, suddivisi in 2,2 tln di Treasury e 1,631 tln di MBS. La previsione per le riserve è di circa 1 tln, dai 2 tln di fine 2018.

L’indagine fra i primary dealers dà risultati simili, con valori delle mediane marginalmente più elevati.  L’attuale programma di disinvestimenti prevede una riduzione di 50 mld al mese, per un totale di 600 mld all’anno, vincolato ovviamente dalle scadenze dei titoli, dato che non sono previste vendite attive.

Il rapporto sulle operazioni di mercato aperto del 2017 pubblicato dalla NY Fed (https://www.newyorkfed.org/medialibrary/media/markets/omo/omo2017-pdf.pdf) offre un aggiornamento dei sentieri previsti per il bilancio con tre diversi livelli di riserve e mostra che la riduzione del bilancio dovrebbe concludersi fra il 2020 e il 2022.

Con lo scenario mediano, il portafoglio smetterebbe di ridursi a metà 2021, con titoli per circa 3 tln; invece con lo scenario di maggiori passività, il minimo del bilancio sarebbe raggiunto nel 1° trimestre 2020, con un portafoglio di 3,3 tln.

Con lo scenario mediano di riserve, la NY Fed proietta un livello minimo di Treasury intorno a 2,7 tln nel 2020, in progressivo rialzo negli anni successivi, per arrivare a circa 3 tln nel 2025.

In conclusione, se la Fed intende detenere titoli per un ammontare compreso fra 3 e 3,5 tln, il programma dovrebbe essere interrotto e/o modificato dal 2020.

È possibile che alla riunione di gennaio il Comitato cominci a segnalare una discussione attiva del tema, con indicazioni che nei prossimi mesi verranno date informazioni più precise, da definire probabilmente

Fonte: BONDWorld.it

Articoli Simili

Intesa Sanpaolo: – Germania correzione IFO

Redazione

Intesa Sanpaolo: – Area euro stima flash del PMI manifatturiero

Redazione

Intesa Sanpaolo: – Francia indice fiducia in crescita

Redazione