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Intesa SanPaolo Flash: – Eurozona. L’inflazione potrebbe schizzare

Intesa SanPaolo – Eurozona. L’inflazione potrebbe schizzare al 2,3% per effetto di un rialzo temporaneo della dinamica core all’1,5%, legata al vigoroso aumento dei prezzi in Germania.…..

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Da inizio 2019, dovrebbe vedersi una stabilizzazione dell’inflazione core, al netto di energia e alimentari verso l’1,6%, mentre il contributo dall’energia dovrebbe ridursi, a meno di rinnovate pressioni sul prezzo del greggio.

In Spagna, i prezzi al consumo sono attesi in aumento di 0,3% m/m sulla misura nazionale e di 0,9% m/m sull’indice armonizzato, in larga misura per un aumento dei prezzi dei servizi (educativi) tipico del mese di settembre.

L’inflazione dovrebbe accelerare di un decimo sulla misura nazionale al 2,3% e di tre decimi sull’indice armonizzato al 2,5%.

In Francia, la stima flash dovrebbe indicare che a settembre i prezzi al consumo sono calati dello 0,3% m/m dopo +0,5% m/m sia sull’indice nazionale sia su quello armonizzato.

L’inflazione è vista rallentare di due decimi a 2,1% da 2,3% in termini nazionali e di un decimo a 2,5% da 2,6% in termini armonizzati.

In media annua, l’inflazione francese ha accelerato all’1,8% dall’1,0% del 2017 e dovrebbe stabilizzarsi appena sotto al 2% nei prossimi mesi.

In Italia, l’inflazione è attesa ancora in salita a settembre, stimiamo di un decimo all’1,7% a/a su entrambi gli indici.

I prezzi nel mese sarebbero calati di due decimi sul NIC, principalmente sulla diminuzione stagionale dei servizi di trasporto e delle spese per il tempo libero, mentre risulterebbero in aumento di +1,9% m/m sulla misura armonizzata UE.

In sintesi, l’aumento dell’inflazione ad agosto e settembre appare per lo più dovuto a fenomeni temporanei. In prospettiva, vediamo il CPI in salita ancora di qualche decimo da qui a fine anno.

È possibile che si superi di uno-due decimi la soglia del 2%, sull’effetto statistico dall’energia. Seguirà poi una moderazione nel corso del 2019.

– Francia. La spesa per consumi è attesa aumentare dello 0,2% m/m ad agosto da 0,1% m/m di luglio. I dati sulle immatricolazioni di auto dovrebbero essere stati positivi nel mese, ma dei problemi legati al nuovo metodo di registrazione dei veicoli hanno reso impossibile stabilirne la variazione puntuale.

Se confermato, la variazione annua passerebbe a 0,7% da 0,2% lasciando i consumi in rotta per un rimbalzo di 0,7% t/t nel 3° trimestre da -0,3% t/t. L’andamento della spesa delle famiglie rimane comunque ben inferiore al livello del 2017.

– Spagna. La seconda stima dovrebbe confermare la crescita del PIL di 0,6% t/t nel 2° trimestre in lieve rallentamento rispetto ai nove mesi precedenti (+0,7% t/t).

La domanda ha fatto ancora da volano (0,8% t/t). I consumi sono rallentati ben più delle attese 0,2% t/t da 0,7% t/t, mentre gli investimenti viaggiano a pieni giri.

Il commercio estero ha pesato per 0,2% sulla crescita trimestrale.

Le esportazioni sono calate dell’1,0% t/t mentre le importazioni hanno ceduto di solo 0,3% t/t.

Nei prossimi trimestri, la crescita del PIL dovrebbe rallentare gradualmente fino a 0,5% t/t. Il picco di questo ciclo è alle spalle ma il Paese continuerà a crescere al di sopra del potenziale sia quest’anno (2,7%) che nel 2019 (2,1%).

– Germania. Il tasso di disoccupazione è atteso ancora stabile al 5,2% a settembre. Il mercato del lavoro è al pieno impiego ed ulteriori cali del tasso di disoccupazione potrebbero aversi solo tramite un aumento della partecipazione che è salita sui massimi storici.

– Stati Uniti. La spesa personale ad agosto dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, con una spinta dovuta soprattutto ai servizi (per via del clima) ma il dato di luglio dovrebbe essere rivisto verso l’alto alla luce delle informazioni emerse con le vendite al dettaglio.

Il reddito personale è previsto in rialzo di 0,4% m/m, sostenuto dall’accelerazione della dinamica salariale registrata con l’ employment report , che dovrebbe determinare un rialzo dei redditi da lavoro di 0,5% m/m.

In linea con le indicazioni del CPI, il deflatore dei consumi è atteso in rialzo di 0,2% m/m (2,2% a/a, da 2,3% a/a). Il deflatore core dovrebbe aumentare di 0,1% m/m (2% a/a).

Secondo la stima GDP nowcasting dell’Atlanta Fed, i consumi dovrebbero essere in rialzo di 3,7% t/t ann. nel 3° trimestre.

– Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a settembre (finale) dovrebbe confermare il livello elevato visto con la stima preliminare, restando poco sopra 100 (da 100,8).

Le aspettative di inflazione sono attese in linea con quelle viste nell’indagine preliminare, in calo di due decimi sia per l’orizzonte a 12 mesi (a 2,8%), sia per quello a 5-10 anni (a 2,4%).

Ieri sui mercati

Italia. Il Consiglio dei Ministri ha approvato la Nota di Aggiornamento al DEF. Sebbene non sia ancora stato diffuso alcun documento ufficiale, le fonti governative riferiscono che è stato trovato un accordo per un rapporto deficit/PIL al 2,4% per tre anni ovvero lungo tutto l’orizzonte di previsione 2019-21.

Secondo i membri del governo tale target sarebbe comunque compatibile con una riduzione del rapporto debito/PIL.

La manovra dovrebbe valere circa 33,5 miliardi, di cui 27,2 in deficit, e includerebbe tutti i principali punti programmatici discussi alla vigilia e cioè: la cancellazione degli aumenti Iva previsti per il 2019 (12,4 mld), l’introduzione di reddito e pensione di cittadinanza, con la contestuale riforma e il potenziamento dei Centri per l’impiego (almeno 10 miliardi);

l’introduzione di modalità di pensionamento anticipato, verosimilmente attraverso la “quota 100” (6-8 miliardi); la prima fase dell’introduzione della flat tax tramite l’innalzamento delle soglie minime per il regime semplificato di imposizione su piccole imprese, professionisti e artigiani (1,5 miliardi);

il taglio dell’Ires per le aziende che reinvestono i profitti e assumono lavoratori aggiuntivi; il rilancio degli investimenti pubblici attraverso “l’incremento delle risorse finanziarie, il rafforzamento delle capacità tecniche delle amministrazioni centrali e locali nella fase di progettazione e valutazione dei progetti,

nonché una maggiore efficienza dei processi decisionali a tutti i livelli della pubblica amministrazione, delle modifiche al Codice degli appalti e la standardizzazione dei contratti di partenariato pubblico-privato”; lo stanziamento di risorse per il ristoro dei risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie (1,5 miliardi).

Tra le coperture, l’unica certa è la cosiddetta “pace fiscale” che prevede la chiusura delle cartelle Equitalia e che dovrebbe avere una soglia fino a 100 mila euro. In tema fiscale, il governo indica nel DEF anche una riforma dell’Irpef per gli anni successivi al 2019: si dovrebbe arrivare a fine legislatura a due aliquote al 23% e 33%.

In sintesi, in attesa di maggiori dettagli, i nuovi target fissati nel DEF risultano a nostro avviso incompatibili con un calo significativo del rapporto debito/PIL.

Evidentemente il governo si aspetta un impatto significativo della manovra sulla crescita del PIL, che però è tutto da verificare per un paese con scadenze da rifinanziare così pesanti, che potrebbero riflettersi in una restrizione delle condizioni finanziarie prima che si manifesti l’effetto espansivo dell’allentamento fiscale.

Il livello di incompatibilità con il quadro fiscale europeo è tale che una bocciatura immediata da parte della Commissione Europea sarà inevitabile, quando la bozza di legge di bilancio sarà presentata.

Ma più importante per le implicazioni è che la nuova impostazione di politica economica potrebbe creare preoccupazioni tra agenzie di rating e investitori circa la sostenibilità del debito italiano.

Area Euro. L’indice di fiducia economica ESI elaborato dalla Commissione Europea è calato di nuovamente a settembre a 110,9 da un precedente a 111,6, livello ancora coerente con una fase di espansione moderata dell’economia euro zona.

Il calo di fiducia in agosto è spiegato in larga misura dal peggioramento di morale presso le famiglie (-2,9 da -1,9), timorose di un peggioramento della situazione economica generale.

Il calo di morale risulta più marcato in Francia e Spagna mentre la fiducia è stabile in Germania e Italia.

Ma il vero freno viene ancora dal manifatturiero dove il morale è sceso a 4,7 da 5,6 ed è al di sotto della media dei 9 mesi precedenti.

Le imprese si aspettano un andamento della produzione più modesto nei prossimi mesi nonostante il lieve miglioramento degli ordini e il calo delle scorte.

È possibile che sulla valutazione delle prospettive stiano pesando i timori di rallentamento del commercio mondiale e l’incertezza sulle politiche tariffarie.

Il quadro rimane di solida espansione nelle costruzioni con l’indice di fiducia che è salito ancora a settembre a 8,3 da un precedente 6,4, grazie al forte aumento degli ordini che interessa in particolare la Spagna.

La fiducia presso le imprese di servizi è su livelli storicamente assai elevati e a settembre è salita ancora a 14,6 da 14,4.

Nel commercio al dettaglio il morale è salito per il secondo mese consecutivo a 2,7 da un precedente 1,9.

Le indagini di fiducia di agosto confermano che la ripresa avanza ancora grazie al sostegno di settori legati alla dinamica della domanda interna: servizi, commercio al dettaglio e costruzioni.

Le indagini segnalano che la creazione di occupazione rimane solida a settembre le imprese hanno rivisto al rialzo le intenzioni ad assumere nell’industria, costruzioni e commercio al dettaglio.

Nei servizi, le intenzioni sono meno positive.

Le attese occupazionali sono coerenti con una crescita degli occupati vicina all’1,4% nei prossimi mesi.

Per il momento le pressioni sui prezzi interni restano moderate: a settembre si è vista una lieve flessione delle attese di prezzo nel commercio, servizi e costruzioni, ma il trend resta di rialzo.

L’indice ESI si è aggirato in media nei mesi estivi mezzo punto al di sotto del livello del 2° trimestre 112,5, anche il PMI composito e scivolato dai livelli primaverili (54,4 da 54,7).

Gli indici di fiducia indicano un lieve rallentamento della crescita del PIL euro zona dallo 0,4% t/t del 2° trimestre.

La crescita media 2018 è attesa ancora al 2,0% per il 2019 ci aspettiamo un rallentamento all’1,7%.

Italia. La fiducia sia delle famiglie che delle imprese manifatturiere è risalita a sorpresa a settembre dopo il calo di agosto.

– Il morale dei consumatori è aumentato a 116 da 115,3 il mese precedente.

Il miglioramento è diffuso ma riguarda più il clima economico nazionale che la situazione personale degli intervistati, e più le condizioni correnti che le aspettative per il futuro.

Le preoccupazioni delle famiglie sulla disoccupazione sono tornate a calare dopo la salita del mese precedente; i livelli restano assolutamente coerenti con una impostazione positiva del mercato del lavoro.

Tra le varie componenti dell’indagine, l’unica lieve debolezza si registra in merito a giudizi e attese sulla situazione economica delle famiglie.

– L’indice composito sul morale delle aziende diffuso dall’Istat è risultato poco variato a settembre, a 103,7 da 103,9 di agosto.

La fiducia delle imprese è rimbalzata nei servizi (recuperando solo in parte il calo del mese scorso), è risultata poco variata nel commercio (dopo il vistoso incremento di agosto) ed è calata moderatamente per il secondo mese nelle costruzioni (ma il livello resta più che espansivo, dato che il picco di luglio rappresentava un massimo da oltre 10 anni).

– Nel settore manifatturiero, il clima di fiducia è salito a sorpresa a 105,7 da 105 di agosto (che rappresentava un minimo da 20 mesi).

Si tratta del primo aumento dallo scorso febbraio.

L’indagine registra un miglioramento delle valutazioni correnti delle aziende sia sulla produzione che sugli ordini, particolarmente dall’estero (che avevano toccato ad agosto un minimo da quasi due anni).

Viceversa, le aziende sono lievemente meno ottimiste per il futuro.

Anche per quanto riguarda l’indagine trimestrale sul fatturato all’export, si registra una lieve ripresa dei giudizi correnti (dopo la flessione registrata nei primi due trimestri dell’anno), ma una ulteriore diminuzione delle attese.

– In sintesi, l’indagine segnala che il morale delle famiglie mantiene un’impostazione positiva, mentre si registra maggiore incertezza dal lato delle imprese.

Tuttavia, il rimbalzo a sorpresa fatto segnare dalla fiducia delle aziende manifatturiere (un indicatore considerato maggiormente anticipatore rispetto agli altri comparti), dopo i recenti cali, è in qualche modo confortante.

In ogni caso, non c’è evidenza che in questa fase sulla fiducia degli operatori economici stiano pesando particolari preoccupazioni legate o al rischio politico o a quello di un ritorno di tensioni sui mercati finanziari: come detto, il morale delle famiglie permane da tempo su livelli più che espansivi, mentre il deterioramento della fiducia delle imprese manifatturiere visto fino al mese scorso era legato più al calo degli ordini dall’estero (in ripresa a settembre) che non a fattori domestici.

Germania I dati dai Laender hanno mostrato un aumento dei prezzi al consumo di 0,4% m/m a settembre a fronte di attese per un incremento di appena 0,1%.

Anche gli alimentari dovrebbero aver contribuito al rialzo nel mese. L’inflazione è salita di tre decimi al 2,3% a/a sulla misura nazionale e al 2,2% sull’indice armonizzato.

L’energia ha contribuito per un +0,2%. Stando al dettaglio, dei dati dai Laender le pressioni sono venute dagli affitti, abbigliamento e istruzione.

Stimiamo che l’inflazione, al netto di energia e alimentari freschi, possa essere accelerata all’1,6% da un precedente 1,3%. Nei prossimi mesi, l’inflazione core tedesca

Stati Uniti. La terza stima del PIL del 2° trimestre è invariata e mantiene la crescita a 4,2% t/t ann. La crescita dei consumi resta a 3,8% t/t ann., con una revisione verso l’alto per i beni non durevoli (in linea con le indicazioni delle vendite al dettaglio) ma una revisione verso il basso di un decimo per i servizi.

Gli investimenti fissi non residenziali salgono di 3,7% t/t ann. (da 3,5% t/t ann.), grazie a strutture più forti.

Gli investimenti residenziali restano in calo (-1,3% t/t ann., da -1,6% t/t ann.).

Il contributo delle esportazioni nette è marginalmente maggiore rispetto alla seconda stima (+1,2 pp da +1,17 pp), ma quello delle scorte è più negativo (-1,2 pp da -1 pp).

I dati non modificano il quadro di crescita solida della domanda finale domestica, ampiamente sopra il potenziale.

Stati Uniti. Il deficit della bilancia commerciale dei beni (prel.) si allarga ampiamente ad agosto, a -75,8 mld di dollari, da -72 mld di luglio, sulla scia di un aumento delle importazioni (+0,7% m/m) a fronte di un calo delle esportazioni (-1,6% m/m)

. Il calo delle esportazioni è concentrato nel segmento alimentare e riflette la fine del boom di vendite di prodotti agricoli (soia, sorgo) precedente l’entrata in vigore dei dazi cinesi su tali beni.

Le informazioni sul deficit di agosto fanno prevedere un ampio contributo negativo del canale estero alla crescita del 3° trimestre.

Stati Uniti. Gli ordini di beni durevoli (prel.) ad agosto aumentano di 4,5% m/m, dopo -1,7% m/m di luglio, con un rialzo molto superiore alle attese di consenso, spinto dall’aeronautica civile.

Gli ordini al netto dei trasporti aumenta di un modesto 0,1% m/m, dopo +0,2% m/m di luglio.

Gli ordini di beni capitali al netto di difesa e aerei sono in calo di -0,5% m/m, prima flessione dopo quattro aumenti consecutivi, e le consegne di beni capitali ex-aerei e difesa sono in aumento di solo 0,1% m/m.

I dati segnalano un indebolimento degli investimenti in macchinari, che comunque restano ancora in netto rialzo nel 3° trimestre sulla base dei dati dei mesi precedenti.

Le scorte di beni durevoli sono in calo di -0,4% m/m, ma le scorte all’ingrosso sono in rialzo e mantengono invariata la previsione di riaccumulo dei magazzini in estate, dopo il massiccio calo della primavera.

Stati Uniti. I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 22 settembre aumentano a 210 mila da 202 mila, e restano su livelli coerenti con ulteriore riduzione del tasso di disoccupazione.

Stati Uniti. Powell ha ribadito il messaggio emerso dopo la riunione del FOMC affermando che, con il proseguimento della ripresa, la Fed mira a riportare i tassi verso livelli “normali in un’economia sana”.

Powell ha detto che non vede significativi rischi di recessione nel prossimo paio d’anni, anche se la Fed continuerà a monitorare l’inclinazione della curva dei rendimenti, che comunque per ora non è invertita ed è “solo un fattore” nella valutazione della probabilità di una svolta ciclica.

Giappone. La produzione industriale ad agosto aumenta di 0,7% m/m, dopo il calo di -0,2% m/m di luglio dovuto alle alluvioni.

Il rimbalzo di agosto è inferiore alle aspettative di consenso e potrebbe essere dovuto a un rallentamento della domanda estera e al decumulo di scorte; i dati disponibili finora implicano una probabile correzione della produzione industriale nel 3° trimestre dopo il rialzo di 1,3% t7t del 2°.

L’indagine del METI mostra previsioni delle imprese di aumenti solidi a settembre (+2,7% m/m) e a ottobre (+1,7% m/m), probabilmente troppo ottimistiche anche perché basati su informazioni precedenti all’arrivo di un devastante tifone nella parte finale di settembre.

Il trend sottostante della produzione industriale dovrebbe mantenersi moderatamente positivo, con una spinta dalle esportazioni e dagli investimenti.

Giappone. Il tasso di disoccupazione ad agosto cala a 2,4% da 2,5% di luglio, mentre il jobs to applicant ratio è stabile a 1,63. Il tasso di partecipazione aumenta a 61,7% da 61,5% di luglio e si stabilizza sui livelli visti nel 2° trimestre, confermando lo scenario sempre positivo del mercato del lavoro.

I dati segnalano anche l’efficacia delle politiche del governo mirate ad incrementare il tasso di partecipazione, con effetti modestamente positivi anche per la crescita potenziale.

Giappone. Il CPI di Tokyo a settembre aumenta di 1,3% a/a, da 1,2% di luglio. Anche l’indice al netto di alimentari freschi e quello al netto di alimentari freschi ed energia sono in rialzo di un decimo, a 1% a/a e 0,9% a/a rispettivamente.

Il rialzo di settembre è spinto da aumenti nel settore dell’abbigliamento e in quello di alcuni servizi turistici. Le indicazioni sono di un incremento simile per il CPI nazionale.

Nei prossimi mesi l’indice al netto di alimentari freschi resterà supportato dai prezzi energetici, e il trend dovrebbe stabilizzarsi intorno all’1% a/a fino a inizio 2019, diventando poi più moderato per un minore impatto dei prezzi energetici.

Fonte: BONDWorld.it

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