Analisi Giornaliere

Intesa SanPaolo Flash: – Francia. La produzione industriale è attesa in correzione a settembre

intesa sanpaolo intesa sanpaolo bce

Intesa SanPaolo – Francia. La produzione industriale è attesa in correzione a settembre (a -0,2% m/m dopo il +0,3% m/m del mese precedente) probabilmente per effetto di una contrazione della produzione manifatturiera…….

Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostre Newsletter gratuite. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Se confermato, la variazione annua passerebbe a 1,0% da 1,6%, lasciando la produzione in rotta per un aumento di 1,6% t/t da -0,2% t/t nel il 3° trimestre.

– Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a novembre (prel.) dovrebbe correggere modestamente, a 98 da 99 della lettura finale di ottobre.

Il mercato del lavoro resta la principale spinta per il clima di fiducia, anche se inizia a giocare un ruolo la volatilità dei mercati e il rialzo dei tassi sui mutui.

L’incertezza sull’esito delle elezioni midterm e le tensioni collegate alla violenza della settimana pre-elettorale (pacchi bomba e attentato nella sinagoga) potrebbero esercitare un’influenza negativa, almeno transitoriamente.

Le aspettative di inflazione a 5-10 anni dovrebbero restare ben ancorate, all’interno dell’intervallo degli ultimi due anni (2,4-2,6%).

I dati e gli eventi di ieri

Italia. Nelle Stime Economiche di Autunno, la Commissione europea vede un deficit nominale pari al 2,9% nel 2019 e al 3,1% nel 2020.

Ciò è in linea con le indiscrezioni di stampa della vigilia, ed è ormai prassi che la Commissione ignori il ‘trucco’ delle clausole di salvaguardia introdotte per migliorare le stime per gli anni successivi.

Tuttavia, uno scostamento di mezzo punto rispetto alle stime del governo è comunque notevole.

Sarà quindi ancora più interessante la pubblicazione del rapporto dello staff della Commissione, che avverrà fra due settimane, per capire quali sono i punti deboli individuati dalla Commissione (se la stima delle coperture, o se invece il costo delle misure di spesa).

Il governo ha parlato ieri sera di “défaillance tecnica della Commissione” dovuta a “un’analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico di Bilancio”.

Sorprende ancora di più la stima sul deficit strutturale, visto al 3% nel 2019 e al 3,5% nel 2020 (per il governo è all’1,7% per tutto il triennio 2019-21).

In altri termini, il saldo al netto del ciclo e delle una tantum peggiorerebbe l’anno prossimo di ben 1,2%, anziché di 0,8% come stimato dal governo.

Conseguentemente, lo scostamento rispetto al miglioramento richiesto (0,6%) sarebbe di 1,8%, anziché di 1,4% come nella recente comunicazione tra Roma e Bruxelles.

Il debito, anziché scendere come nei piani dell’esecutivo, è visto sostanzialmente invariato al 131% del PIL fino al 2020.

La differenza tra le stime del governo e quelle della Commissione è dovuta a diversi fattori:

– ipotesi di crescita meno ottimistiche: la Commissione vede un PIL all’1,1% nel 2018, all’1,2% nel 2019 e all’1,3% nel 2020 (contro l’1,5% l’anno prossimo e l’1,4% nel 2020 attesi dal governo italiano); la Commissione è un po’ più ottimista del consenso di ottobre.

– stime più conservative anche per quanto riguarda l’inflazione: il deflatore del PIL è visto all’1,2% l’anno prossimo e all’1,3% nel 2020 (contro l’1,6% e 1,9% previsti dall’aggiornamento al DEF);

– la Commissione non incorpora nelle sue proiezioni le residue clausole di salvaguardia, che valgono lo 0,7% del PIL nel 2020;

– la differenza nel livello del deficit strutturale è dovuta a differenti stime su PIL potenziale e output gap (quest’ultimo visto a -1,9% nel 2018 secondo Roma, a -0,3% secondo Bruxelles).

Inoltre, la Commissione fa notare che le previsioni sono soggette a rischi verso il basso per quanto riguarda la crescita (opinione del tutto condivisibile,

alla luce degli ultimi dati congiunturali) e rischi verso l’alto su deficit e debito (tra cui quelli derivanti da una possibile salita dei tassi di interesse).

Secondo la Commissione, la manovra avrà un impatto sulla crescita più limitato di quello su cui punta il governo italiano, sia per lo slittamento nell’applicazione di alcune misure e per i colli di bottiglia amministrativi,

sia perché l’aumento dei tassi di interesse causerebbe una restrizione delle condizioni finanziarie con possibili effetti sul credito.

Anche quest’ultima valutazione ci trova d’accordo.

Le previsioni configurano una violazione ancor più grave di quanto stimato in precedenza dalle regole europee e sono pertanto tali da rendere estremamente improbabile che l’Italia, a meno di modifiche assai sostanziali alla manovra, possa evitare una procedura di infrazione.

L’unica incertezza è sulla tempistica, che dipenderà evidentemente dalla volontà politica dei membri non solo della Commissione, anche dell’Eurogruppo e in ultima analisi del Consiglio europeo.

I prossimi appuntamenti sono costituiti dalla pubblicazione dell’opinione della Commissione e delle raccomandazioni agli Stati membri, corredate da un rapporto analitico dello staff, il 21 novembre, e quindi dalla riunione dell’Eurogruppo, il 3 dicembre.

Regno Unito. Secondo Tusk, ci vorranno ancora alcuni giorni, forse una settimana, per un accordo fra UE e Regno Unito.

La premier May ha bisogno di tempo per garantirsi il più ampio appoggio possibile nel consiglio dei ministri, e per ridurre il rischio che l’accordo venga bocciato in parlamento in fase di ratifica.

Stati Uniti. I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 3 novembre sono circa stabili, a 214 mila da 213 mila della settimana precedente.

Tutte le informazioni dal mercato del lavoro continuano a segnalare eccesso di domanda e un probabile ulteriore calo del tasso di disoccupazione.

Stati Uniti. Nessuna novità dalla riunione del FOMC. Il comunicato, è praticamente una fotocopia di quello precedente (a parte il paragrafo sulla decisione sui tassi correnti).

La valutazione della situazione congiunturale riporta crescita occupazionale forte, tasso di disoccupazione in calo, forte crescita dei consumi, inflazione vicina al 2%.

L’unica variazione rispetto a settembre è il riconoscimento che la dinamica degli investimenti fissi non residenziali è rallentata dal “ritmo rapido” dei trimestri precedenti.

Il testo, come ormai consueto, non dà guidance sui tassi né valutazione della politica monetaria, ma indica solo che “il Comitato si aspetta che ulteriori graduali aumenti dell’intervallo del tasso dei federal funds sarà coerente con l’espansione sostenuta dell’attività economica, condizioni forti del mercato del lavoro e inflazione vicina all’obiettivo simmetrico del 2%”.

In sostanza, l’assenza di novità suggella l’aspettativa di un rialzo a dicembre, in linea con il grafico a punti di settembre.

Qualsiasi informazione di rilievo emergerà con i verbali, fra tre settimane, o con i molti discorsi già in calendario, due oggi (Williams e Harker) e otto la prossima settimana (fra cui due interventi di Powell, il 15/11).

Nei discorsi si dovrebbe avere la conferma che per ora il sentiero delle proiezioni resta condiviso dalla maggioranza dei partecipanti, almeno per i prossimi due o tre rialzi.

Come già emerso in passato, le opinioni sul livello previsto dei tassi divergono nel 2019 ma Powell dovrebbe minimizzare di nuovo questo aspetto, sottolineando invece il ruolo predominante dei dati che guideranno i rialzi, sia in termini di velocità sia in termini di punto di arrivo.

Secondo Powell, se lo scenario si rafforzerà ulteriormente e l’inflazione accelererà, “allora potremmo muovere un po’ più rapidamente”, mentre se l’economia o l’inflazione rallenteranno “potremmo muovere un po’ più lentamente”.

Il messaggio dovrebbe mantenere il focus sui dati e continuare a ridurre le indicazioni anticipatrici sui tassi.

I verbali dovrebbero dare informazioni non solo sul dibattito riguardo ai tassi, ma anche su questioni operative.

In primo luogo ci dovrebbe essere qualche indicazione sul prossimo rialzo del tasso sulle riserve in eccesso, probabilmente di nuovo inferiore a quello dell’intervallo dei fed funds.

In secondo luogo, nei verbali dovrebbe riemergere la discussione sul punto di arrivo del bilancio, lasciato nel limbo un anno fa, quando è iniziato il programma di riduzione dei reinvestimenti, con l’indicazione di riapertura del tema “in autunno”. La discussione dovrà riguardare due livelli di decisioni.

Uno, più generale, è legato al sistema di gestione della politica monetaria: in caso di mantenimento di quello attuale, con un “pavimento”, sarà necessario detenere un livello di riserve in eccesso relativamente elevato.

Nella gestione precedente in cui, attraverso la variazione della “scarsità” delle riserve, la Fed determinava il movimento dei tassi all’interno di un corridoio, era richiesto un ammontare di riserve più contenuto.

Su questo punto, si dovrebbe riconoscere la riapertura del dibattito ma è improbabile che nel breve termine ci sia una indicazione precisa.

Il secondo livello di discussione sul bilancio riguarda il tema più operativo e di breve termine relativo al programma di riduzione dei reinvestimenti per il 2019.

E’ probabile, a nostro avviso, che entro dicembre si segnali che il programma attuale proseguirà nel prossimo anno, mentre si discute sul punto di arrivo ottimale del bilancio.

Perciò si dovrebbe ribadire l’impegno a ridurre i riacquisti al ritmo attuale di -50 mld di dollari al mese (30 mld di Treasury e 20 mld di MBS).

In conclusione, il silenzio del comunicato non equivale a mancanza di attività nel FOMC: sui tassi, sono in arrivo un rialzo a dicembre e altri rialzi nel 2019 dipendenti dai dati, sul bilancio, è probabile la prosecuzione del sentiero di riduzione del bilancio ai ritmi attuali nel 2019, con l’aspettativa di un punto di arrivo che si potrebbe raggiungere entro il biennio successivo.

Cina: L’inflazione dei prezzi al consumo in ottobre è rimasta a 2,5% a/a, invariata rispetto a settembre. L’inflazione ha beneficiato in parte di un effetto base favorevole e in parte del calo dei prezzi degli alimentari (-0.3% m/m) dopo due mesi di aumenti mensili sostenuti, bilanciando gli aumenti nel comparto dei trasporti (+0,6% m/m; +3,2% a/a) e in quello dell’abbigliamento.

La dinamica mensile delle altre categorie di spesa è rimasta contenuta. L’inflazione core è salita lievemente a 1,8% a/a da 1,7% a/a in settembre, rimanendo comunque sui minimi degli ultimi due anni.

L’inflazione dei prezzi alla produzione è scesa a 3,3% in ottobre da 3,6% a/a, in particolare grazie al rallentamento dei prezzi dei beni del settore manifatturiero, e dovrebbe continuare a scendere nei prossimi mesi in linea con il calo del prezzo del petrolio.

La dinamica inflativa rimane quindi contenuta e non pone freni ad un ulteriore allentamento delle condizioni monetarie nei prossimi mesi.

Fonte: BONDWorld.it

Related posts

Flash: La seconda stima conferma l’inflazione dell’Eurozona stabile a 0,5%

1admin

Flash: Listini azionari europei in ribasso

1admin

Flash: Stati Uniti. L’ISM non manifatturiero a marzo è previsto in calo

1admin