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Intesa SanPaolo Flash: – Francia. L’indice di fiducia dei consumatori potrebbe cedere

Intesa SanPaolo – Francia. L’indice di fiducia dei consumatori potrebbe cedere a novembre tornando a 94 da 95 di ottobre. I rincari dei carburanti voluti dal Governo hanno creato molto scontento tra i consumatori,………

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il cui morale era già in via di correzione dall’inizio dell’estate. Il livello dell’indice dovrebbe rimanere al di sotto della media storica anche nei prossimi mesi.

– Italia. L’indice di fiducia presso le imprese potrebbe scivolare ancora a novembre a 104,6 dopo il calo a 104,9 del mese scorso quando si è registrato un peggioramento sia delle condizioni di domanda che sulle prospettive di produzione futura.

L’indice presso le imprese rimarrebbe in ogni caso al di sopra della media di lungo termine. L’indice di fiducia presso le famiglie potrebbe tornare indietro a novembre a 105,9 dopo due mesi di aumenti.

– Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board a novembre è prevista in calo a 136 da 137,9 di ottobre.

Da metà 2017 l’indice delle condizioni correnti ha continuato ad aumentare (toccando i massimi da inizio 2001) mentre le aspettative si sono circa stabilizzate.

Anche se le condizioni correnti e l’indice composito continuano ad essere sostenuti dall’andamento solido del mercato del lavoro, il rialzo dei tassi e la volatilità dei mercati dovrebbero agire da freno sulla fiducia e ridurre la sovraperformance dell’indice del Conference Board rispetto a quello rilevato dalla University of Michigan.

I dati e gli eventi di ieri

Germania. L’indagine IFO di novembre ha fatto peggio delle attese scivolando a 102,0 da un precedente 102,9.

A peggiorare sono in particolare le attese per i prossimi mesi (98,7 da 99,7) che ormai sono circa in linea con la media di lungo periodo.

L’indice sulla situazione corrente è passato a 105,4 da 106,1 (rivisto al rialzo da 105,9).

In linea con le indicazioni dai PMI, pubblicati venerdì, l’indagine IFO conferma che il rallentamento del manifatturiero tedesco prosegue ininterrotto, con l’indice sintetico per il comparto in calo a 17,6 da 19,3, il livello più basso dall’inizio del 2017.

Al di là di fenomeni transitori, quali l’introduzione della nuova normativa UE sui gas di scarico che ha pesato sulla produzione (di auto) nei mesi estivi, è evidente che il manifatturiero tedesco patisce il rallentamento del commercio mondiale e l’apprezzamento del cambio.

Nei servizi il morale tiene meglio ma comunque cede 1,5 punti a 30,1.

Nel commercio al dettaglio, la fiducia ha recuperato parte dei cali passando a 2,4 da 0,6.

Peggiora il quadro nel commercio all’ingrosso (13,9 dal 15,9), anche se si parte da livelli ancora assai elevati storicamente.

Dopo circa nove mesi di miglioramenti ininterrotti, il morale presso le imprese di costruzioni è leggermente meno euforico anche se rimane sui massimi storici e segnala che il boom del comparto non si esaurirà a breve.

Una combinazione di fattori temporanei e più strutturali hanno determinato un ritorno a tassi di crescita normali in tempi più brevi rispetto alle nostre attese di qualche mese fa.

L’indice IFO è circa cinque punti al di sotto del picco di fine 2017 ma rimane su livelli ancora elevati.

I cali recenti riportano l’indice IFO su di un trend più allineato con i PMI che da più tempo segnalavano un rallentamento dell’economia tedesca.

Riteniamo che dopo la contrazione dei mesi estivi, dovuta a fattori temporanei, il PIL crescerà di 0,5% t/t a fine 2018 per poi stabilizzarsi intorno a 0,4% t/t a inizio 2019.

Pensiamo che i rischi siano circa bilanciati, anche se l’indagine PMI indica tassi di crescita più vicini a 0,3% t/t che non a 0,4% t/t.

Italia. Il consiglio dei ministri di ieri sera ha confermato le misure su pensioni e reddito di cittadinanza, ma ha anche “convenuto di attendere le relazioni tecniche sulle proposte di riforma che hanno più rilevante impatto sociale, al fine di quantificare con precisione le spese effettive”.

Eventuali somme liberate saranno quindi “riallocate, privilegiando la spesa per investimenti”.

Nessuna menzione viene fatta di un possibile utilizzo a riduzione degli obiettivi di deficit.

BCE. L’APP finirà a dicembre: lo hanno riaffermato ieri Draghi, Praet, e Lautenschlaeger. Durante l’ultima testimonianza del 2018 al Parlamento europeo, Draghi si è soffermato sulla natura del rallentamento dell’economia.

A suo giudizio, una crescita più moderata è fisiologica dopo una fase di forte espansione. Vincoli di capacità determineranno un graduale rallentamento del ciclo degli investimenti nonché della creazione di posti di lavoro e di riflesso della spesa per consumi.

Ma parte del rallentamento è temporaneo e legato a fattori idiosincratici che hanno colpito in particolare l’industria tedesca e italiana dell’auto.

Draghi ha però sottolineato che i rischi legati alla deriva protezionistica restano preminenti.

Riguardo alla dinamica inflazionistica, secondo Draghi vi sono buoni motivi per rimanere fiduciosi su di un graduale rialzo dei prezzi: i salari sono accelerati, il fattore lavoro sta diventando un fattore scarso.

Secondo Praet, i rischi per la crescita sono ancora da valutare come bilanciati ma i rischi di coda stanno aumentando.

Praet parlando della politica di reinvestimento dei titoli APP ha dichiarato che “nelle prossime riunioni la BCE dovrà spiegare cosa intende per un periodo esteso di tempo”.

Praet ha fatto esplicito riferimento a possibili annunci alla riunione di dicembre. Sabine Lautenschlaeger ha dichiarato che la BCE non deve vincolarsi ad un periodo troppo esteso di tempo in cui proseguirà con i riacquisti.

Draghi si è soffermato anche sulla riforma della governance della zona euro e sul perché un’unione monetaria più forte contribuirebbe a supportare l’efficacia della politica monetaria comune.

Nel periodo di crisi è emerso in modo chiaro l’assenza di una politica fiscale comune, che complementi la politica monetaria.

Inoltre l’assenza di un ‘unione bancaria e regole comuni ha reso gli istituti di credito più vulnerabili.

Ma la zona euro è anche soggetta al rischio di crisi originata in un paese membro per effetto di politiche domestiche insostenibili.

Negli anni post crisi sono stati fatti enormi progressi (per lo più tramite la creazione di un’unione bancaria comune e riforma del patto di stabilità e crescita).

Ma resta del lavoro da fare. Secondo Draghi sarebbe opportuno che le politiche macroeconomiche a livello comunitario consentirebbe di ridurre il rischio idiosincratico.

Ma nel promuovere politiche macro economiche e fiscali a livello comunitario è necessario consolidare la fiducia nelle regole comuni.

L’introduzione di funzione di stabilizzazione comune tramite l’istituzione di un fondo europeo di stabilizzazione contribuirebbe ad aumentare la resilienza dell’area.

Nel caso in cui si dovessero creare situazioni di instabilità finanziaria, l’ESM dovrebbe avere un ruolo chiave per contenere il contagio e sostenere il sistema bancario.

Stati Uniti. Il presidente Trump, alla vigilia dell’incontro con il presidente cinese Xi al G-20, ha detto di ritenere “altamente improbabile” che venga bloccato il previsto rialzo dei dazi su 200 mld di dollari di importazioni dalla Cina dal 10% al 25% a inizio 2019.

Trump ha aggiunto che nel caso in cui non si trovasse un accordo sulle controversie commerciali in corso, verranno imposti anche i dazi su ulteriori 267 mld di dollari di importazioni dalla Cina, a un livello del 10% o del 25%.

Le autorità cinesi hanno preparato un pacchetto di proposte da discutere al G20, come base di partenza per eventuali futuri negoziati, durante i quali la Cina richiederebbe una sospensione dei dazi già in vigore e di quelli annunciati.

I rappresentanti dell’amministrazione responsabili del commercio estero si sono detti insoddisfatti delle proposte cinesi, mentre al Tesoro si cercano strade per mediare. Il vice-premier Liu avrebbe dovuto recarsi a Washington per un incontro preliminare, ma ha cancellato la visita americana e ha partecipato invece a un summit Cina-Europa.

Trump mantiene una linea dura nei confronti della Cina, ed è convinto che maggiori dazi non sarebbero dannosi per l’economia americana, perché spingerebbero spostamenti di produzione verso gli USA o verso altri paesi.

Trump ha sottolineato che rimane possibile l’introduzione dei dazi generalizzati sul settore auto, ora allo studio dell’US Trade Representative.

Trump ha riassunto la propria posizione dicendo di essere “una persona da dazi” (“I happen to be a tariff person”).

Nel breve termine i dazi già in vigore e quelli annunciati avrebbero conseguenze dirette sulla crescita USA relativamente contenute, soprattutto in questa fase di pieno impiego, ma le ricadute sulla crescita mondiale, già in rallentamento, potrebbero essere sensibili e peggiorare le prospettive per il 2019-20.

Fonte: BONDWorld.it

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