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Intesa SanPaolo Flash: Germania. A marzo l’IFO è visto in lieve recupero a 99 da 98,5 precedente

Intesa SanPaolo – Germania. A marzo l’IFO è visto in lieve recupero a 99 da 98,5 precedente, con l’indice sulla condizione corrente stabile a 103,4 e quello sulle attese in aumento a 94,1 da 93,8. Il riassestamento dell’IFO, in corso da diversi mesi, dovrebbe essersi concluso…..

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Sarà importante verificare l’andamento degli ordini all’export nell’indagine per il manifatturiero e le attese sulle condizioni di business nei servizi.  I market mover della settimana

Nella zona euro, il focus sarà sulle indagini di fiducia presso le imprese IFO, INSEE, Istat e Commissione UE, che dovrebbero indicare una stabilizzazione del morale dopo il peggioramento dei mesi precedenti.

Le indagini dovrebbero assestarsi su livelli coerenti con una crescita del PIL Eurozona ancora appena al di sotto del potenziale.

Le prime stime dovrebbero mostrare l’inflazione a marzo in accelerazione di un decimo all’1,6% nella media area euro, su di un aumento di mezzo punto in Spagna, che dovrebbe compensare i cali in Francia di due decimi (1,4%) e di un decimo in Germania e Italia (rispettivamente all’1,6% e all’1,0%).

La settimana ha diversi dati rilevanti in uscita negli Stati Uniti, con indicazioni miste per lo scenario di attività nel 1° trimestre e con la conferma di assenza di pressioni inflazionistiche.

Gli indici di fiducia dei consumatori a marzo dovrebbero confermare il rimbalzo successivo alla fine dello shutdown . Sul fronte del mercato immobiliare residenziale si dovrebbe registrare un calo dei nuovi cantieri a febbraio, per via del clima avverso, ma un miglioramento delle vendite di case nuove a gennaio.

La spesa personale a gennaio dovrebbe rimbalzare dopo i dati deboli dell’autunno e il reddito personale di febbraio è atteso in rialzo dopo il calo di gennaio. Il deflatore dei consumi core è previsto in aumento di 0,2% m/m e 1,9% a/a.

La bilancia commerciale di gennaio dovrebbe registrare un deficit in chiusura dopo l’ampio allargamento di dicembre, con flussi commerciali ancora deboli. La stima finale del PIL del 4° trimestre dovrebbe registrare una revisione verso il basso per via di consumi più deboli

Brexit: il governo sta ancora valutando se ci sono le condizioni per sottoporre l’accordo con l’UE a un terzo voto.

La probabilità che possa essere approvato è molto bassa, e senza una concreta possibilità di approvazione il governo potrebbe rinunciare al tentativo. Invece, il Parlamento potrebbe provare già oggi a prendere il controllo del processo mediante una serie di “voti indicativi”, che potrebbero far emergere un consenso intorno a qualche proposta alternativa.

Un precedente tentativo in tale direzione era stato respinto per due soli voti. Smentendo le aperture del 13 marzo, il governo non sembra disposto ad appoggiare l’iniziativa autonoma del Parlamento; non è ancora escluso, invece, che si accinga a proporre qualcosa di simile, ma guidato dall’esecutivo.  I dati e gli eventi di venerdì

Area Euro. Il PMI indica il comparto manifatturiero tedesco è in contrazione. La stima flash ha mostrato il PMI composito in calo a marzo a 51,3 da 51,9 contro attese di stabilizzazione. In media nel 1° trimestre l’indice si è aggirato a 51,4 da 52,3 e indica una crescita del PIL di 0,2% t/t (1,0% a/a).

Il PMI composito è calato sotto quota 50 in Francia a 48,7 da 50,4, mentre in Germania il PMI composito è calato a 51,5 da 52,8.

Mentre in Francia a frenare l’economia sono i servizi con Il PMI per il comparto in calo a 48,7 da 50,2, in Germania è il manifatturiero che è oramai in forte contrazione (44,7 da 47,6).

In scia al calo dell’indice tedesco, anche il PMI manifatturiero dell’eurozona ha segnato un’ulteriore massiccia perdita (47,7 da 49,3), gli ordini all’export sono scesi a 44,9 da 46,4.

Italia. I dati diffusi dalla Banca d’Italia sulla bilancia dei pagamenti mostrano che nel mese di gennaio gli investitori esteri hanno effettuato acquisti di titoli per 23,4 miliardi, di cui 21,8 miliardi in titoli pubblici (soprattutto BTP).

Tuttavia, le passività totali sull’estero si sono ridotte di 11,9 miliardi per via dei 37,7 miliardi di deflussi per investimenti non in titoli, riconducibili in gran parte alla riduzione della raccolta del settore bancario in pronti contro termine intermediata dalla controparte centrale.

Nel mese, le attività all’estero dei residenti sono diminuite di 4,6 miliardi per via dei 4,9 mld di vendite di titoli esteri (soprattutto di debito a lungo termine) e dei 3,1 mld di riduzione di attività per altri investimenti, a fronte di un incremento di investimenti diretti all’estero per 3,4 miliardi.

Stati Uniti. Le vendite di case esistenti balzano a 5,51 mln di unità ann. a febbraio (+11,8% m/m), da 4,94 mln di gennaio, e toccano il massimo da marzo 2018.

Il forte rimbalzo è spiegato da una variazione del 13,3% m/m nel segmento delle unità monofamiliari, dopo due contrazioni consecutive. I prezzi medio e mediano sono poco variati negli ultimi mesi, ma in calo rispetto al trimestre precedente.

I dati del settore immobiliare residenziale stanno dando segnali omogeneamente positivi da inizio anno, indicando che il calo dei tassi sui mutui potrebbe avere impresso una svolta verso l’alto all’attività di vendita e costruzioni residenziali.

Stati Uniti. Dalla Fed è iniziata la lunga serie di discorsi sulla politica monetaria da parte di partecipanti al Comitato che durerà tutta la settimana (altri dodici in calendario).

Evans (Chicago Fed) ha detto che a suo avviso i rischi verso il basso sono maggiori di quelli verso l’alto e che la Fed potrebbe dover ridurre i tassi se i primi si materializzeranno.

Tuttavia, Evans ha anche aggiunto che in caso di ripresa dell’inflazione, i tassi potrebbero essere alzati. Evans ha sottolineato che i tassi dipenderanno dai dati, che dovranno essere monitorati con attenzione. Invece Bostic (Atlanta Fed) ha affermato che la pazienza della Fed non elimina necessariamente un rialzo nel 2020. A suo avviso i tassi potranno essere alzati o ridotti a seconda dell’evoluzione delle circostanze.

Stati Uniti. Il rapporto di Mueller è stato consegnato al ministro della giustizia Barr, che ha inviato ai leader in Congresso una lettera con i principali risultati dell’indagine, riportando che non è stata trovata evidenza sufficiente per provare una collaborazione fra la campagna elettorale di Trump e il governo russo.

Infatti, Mueller scrive che “l’indagine non ha dimostrato che i membri della Trump Campaign abbiano cospirato o si siano coordinati con il governo russo nelle sue attività di interferenza elettorale”. Il rapporto è ambiguo sul tema dell’ostruzione di giustizia.

Mueller afferma che “mentre questo rapporto non conclude che il Presidente, tuttavia non lo esonera”. Barr, in accordo con il vice-ministro della giustizia Rosenstein, invece conclude che l’evidenza raccolta dall’indagine “non è sufficiente per stabilire che il presidente abbia commesso un reato di ostruzione di giustizia”.

Le conclusioni del rapporto di Mueller sono lette in modo opposto da democratici e repubblicani. I primi intendono proseguire con le indagini già avviate da diverse commissioni della Camera ed eventualmente procedere sul tema dell’ostruzione, mentre i secondi, insieme al presidente, useranno il rapporto come base per la campagna elettorale per il 2020.

Nel frattempo, molte altre indagini derivate da quella di Mueller e relative a individui legati alla campagna di Trump e alle attività del presidente, sono in corso in diverse procure, sia statali sia federali.

Non è ancora chiaro se il rapporto sarà reso pubblico: il ministro della giustizia si confronterà con Mueller e altri consulenti per valutare le opzioni disponibili.

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