Analisi Giornaliere

Intesa SanPaolo Flash: – Germania. La produzione industriale è avanzata meno della nostra previsione.

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Intesa SanPaolo Germania. La produzione industriale a settembre è avanzata di +0,2% m/m circa in linea con le stime di consenso ma meno della nostra previsione. ……

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Malgrado la revisione al rialzo di agosto a +0,1%, la dinamica del trimestre estivo, che chiude a -0,9% t/t, è stata compromessa dalle pesanti flessioni di giugno e luglio.

L’andamento debole della produzione industriale dovrebbe aver pesato la crescita tedesca nel terzo trimestre, che ci aspettiamo a 0,2% t/t dopo il 0,5% t/t del secondo.

Dovrebbe trattarsi di un fenomeno temporaneo, in parte legato all’entrata in vigore di una normativa europea sui gas di scarico che avrebbe pesato su vendite e produzione di auto.

Ieri il Consiglio degli esperti ha pubblicato una stima di crescita per l’anno in corso di 1,6% e dell’1,5% nel 2019. I motivi del rallentamento sono da ricercarsi nelle condizioni globali meno favorevoli, inoltre cominciano a pesare vincoli di capacità.

Area euro. Le vendite al dettaglio a settembre sono attese in calo di 0,6% m/m (0,2% m/m) stando alle indicazioni dalle indagini e ai dati nazionali sinora disponibili. Se confermato il dato di settembre dovrebbe lasciare le vendite in rotta per una lieve contrazione (-0,2% t/t) nel trimestre estivo dopo il +0,8% t/t di giugno scorso. Nel 3° trimestre il forte aumento delle immatricolazioni auto dovrebbe aver sostenuto la spesa per consumi privati.

I dati e gli eventi di ieri

Area euro. La seconda stima dei PMI servizi e composito di ottobre ha visto una revisione verso l’alto di qualche decimo. L’indice relativo al non manifatturiero è stato stimato a 53,7 da una prima lettura a 53,1. L’indice è comunque in calo di un punto rispetto al mese prima. La revisione è dovuta al PMI servizi tedesco (rivisto al rialzo di oltre un punto a 54,7) mentre l’indice francese è stato riletto al ribasso di tre decimi (a 55,3, in salita rispetto a settembre). Di conseguenza il PMI composito per l’area euro è stato rivisto al rialzo a 53,1 da 52,7 della stima flash, ma comunque in calo rispetto al 54,1 di settembre e ai minimi da settembre 2016. I dati confermano che il picco di questo ciclo è alle spalle e la crescita del PIL si sta stabilizzando appena al di sopra del trend (in area 0,3% t/t).

Per l’Italia, la prima lettura del PMI servizi ha mostrato, come nel manifatturiero, un approdo in territorio recessivo, a 49,2 da 53,3 precedente. Non accadeva dal 2014 che entrambi gli indici segnalassero contrazione dell’attività. I dati sono coerenti con una sostanziale stagnazione del PIL anche tra fine 2018 e inizio 2019.

Stati Uniti. I risultati preliminari del voto delle elezioni midterm sono in linea con le attese per quanto riguarda il “macro-quadro”. Mentre scriviamo, con 404 seggi assegnati (su 435): la maggioranza alla Camera va ai democratici (per ora con un vantaggio di 7 seggi). Il Senato, con 29 seggi assegnati (su 35 in lizza), resta in mano ai repubblicani (con un margine per ora indicato a 8 seggi, da 2 seggi soltanto). I punti principali che emergono dal voto del 6 novembre sono a nostro avviso i seguenti.

– Il voto è stato visto come un referendum su Trump, anche per via della campagna attiva e della retorica del presidente a favore dei candidati repubblicani. Il referendum non è stato una bocciatura di Trump, come a un certo punto era sembrato possibile, ma ha suggellato e, probabilmente, ampliato e approfondito, la crescente divisione del paese in due campi sempre più lontani. Il successo democratico alla Camera deriva dall’aumento della partecipazione al voto delle fasce più contrarie al presidente (donne, minoranze), mentre la tenuta dei repubblicani al Senato e la perdita limitata di seggi alla Camera è dovuta all’allineamento, sempre più marcato, dell’elettorato repubblicano con la visione di Trump. Gli Stati Uniti erano divisi lungo linee di partito prima del voto e lo sono ancora di più ora. Questo si rifletterà in una gestione conflittuale dei temi politici.

– Il partito repubblicano è diventato il partito di Trump, che era entrato nel campo politico da outsider, ma è riuscito in questi due anni a spingere la leadership repubblicana sulle proprie posizioni. Chi non si è allineato, è uscito (soprattutto al Senato). Il partito è ora più compatto, e persegue una visione su molti punti diversa da quella tradizionalmente associata con i repubblicani (politica fiscale, immigrazione, commercio internazionale). Paradossalmente su alcuni temi i repubblicani sono meno lontani dalle posizioni democratiche (proprio su spesa pubblica e commercio, per esempio).

 – Il partito democratico d’altra parte ha recuperato consensi e rappresentanza non solo a livello nazionale, ma anche a livello statale (in aumento i seggi statali e il numero di governatori, anche in stati che erano andati a Trump alle presidenziali), dopo anni di stillicidio a favore dei repubblicani. Questo, insieme alla probabile maggioranza alla Camera, cementa una base migliore per preparare la campagna per il 2020.

– La conquista della Camera da parte dei democratici assegna loro il potere dell’agenda legislativa. Il tema principale della campagna democratica è stata la riforma sanitaria, insieme all’antagonismo nei confronti del presidente. I consensi sono stati raccolti nelle aree urbane e suburbane e sono stati supportati da una massiccia affluenza, che ha contrastato gli effetti delle modifiche ai confini dei distretti fortemente favorevole ai repubblicani. I democratici potranno aprire iniziative su vari fronti, anche se senza il controllo del Senato i risultati saranno modesti. Fra i principali temi di politica e/o politica economica, emergeranno la sanità, la riduzione delle imposte sui redditi elevati, il controllo delle armi. I democratici potrebbero anche mettere pressione su maggiore controllo della presidenza, richiedendo la pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi di Trump, aumentando il controllo sulle questioni collegate alle società del presidente. Su alcuni temi, però, la Camera democratica potrebbe permettere l’attuazione di misure dell’agenda di Trump (per esempio, spesa in infrastrutture).

– Un Senato repubblicano, con una maggioranza rinforzata e allineata molto più chiaramente sulla visione del presidente, permetterà il proseguimento delle nomine di giudici conservatori e bloccherà qualsiasi velleità legislativa da parte dei democratici: verrà perciò difesa a oltranza la riduzione delle imposte, lo smantellamento di Obamacare e la deregolamentazione attuata negli scorsi due anni. Trump potrà anche segnalare un aumento dei consensi a suo favore visto il guadagno di diversi seggi.

– La spaccatura del Congresso non implica una totale ingessatura dell’attività legislativa. A parte molte probabili battaglie su temi controversi, come indicato sopra, ci saranno anche occasioni di possibili maggioranze bipartisan. A nostro avviso, il nuovo NAFTA verrà approvato anche dal nuovo Congresso, per esempio. Un tema centrale sarà la gestione del limite del debito e della legge di spesa (che scade a ottobre 2019). È possibile che il Congresso trovi un nuovo accordo, sulle linee di quello di aprile, che violi di nuovo il Budget Control Act con una espansione della spesa discrezionale al di là dei vincoli legislativi. Questo potrebbe essere il tema principale per prevedere la crescita del 2020, perché potrebbe smussare il previsto “fiscal cliff” di fine 2019.

In conclusione, le elezioni non hanno sconfitto Trump, hanno rinforzato i democratici e hanno suggellato la spaccatura del paese in due campi lontani su molti fronti.

L’attività legislativa sarà concentrata su temi diversi rispetto a quelli dell’ultimo biennio, visto che il potere di agenda è in mano ai democratici, ma le leggi che effettivamente passeranno saranno poche e probabilmente si concentreranno su temi di politica economica: trattati internazionali, leggi di spesa. Ricordiamo che da ora in poi, un rallentamento dell’economia potrebbe essere attribuito da Trump ai democratici. È ottimale per tutti probabilmente evitare un forte rallentamento della crescita mentre si prepara il voto 2020. Oggi, in realtà, parte la campagna elettorale per le presidenziali.

Fonte: BONDWorld.it

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