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Intesa SanPaolo Flash: Germania. I conti annuali dovrebbero mostrare la crescita del PIL

Intesa SanPaolo – Germania. I conti annuali dovrebbero mostrare la crescita del PIL tedesco a 1,5% nel 2018, in rallentamento dal 2,2% del 2017…..

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I dati annuali forniranno indicazioni sulla crescita nel 4° trimestre che rischia di essere solo marginalmente positiva, dato l’andamento deludente della produzione industriale.

– Francia. La seconda lettura dovrebbe confermare che a dicembre i prezzi al consumo sono rimasti fermi sull’indice nazionale e sono cresciuti di 0,1% m/m sull’armonizzato.

Di riflesso anche l’inflazione dovrebbe essere confermata in rallentamento di tre decimi all’1,6% dall’1,9% sulla misura nazionale e all’1,9% dal 2,2% su quella armonizzata.

In media annua l’inflazione armonizzata sarebbe quindi salita al 2,1% dall’1,2% del 2017 su spinta dei rincari di energia, tabacco e beni manufatti. Per l’anno in corso prevediamo un rallentamento attorno all’1,5%.

– Stati Uniti. L’indice Empire della NY Fed a gennaio dovrebbe essere in modesto rialzo, a 12,5, dopo l’ampio calo a 10,9 a dicembre.

Tutte le indagini regionali avevano segnato correzioni in autunno e anticipato la correzione dell’ISM di dicembre.

Per ora le informazioni sull’attività restano coerenti con una crescita moderata, anche se potenzialmente volatile per via dei dazi e della chiusura degli uffici governativi.

– Stati Uniti. Il PPI a dicembre è previsto in calo di -0,2% m/m, dopo +0,1% m/m di novembre, trainato verso il basso dalla correzione del prezzo del petrolio.

L’indice al netto di alimentari ed energia dovrebbe aumentare di 0,1% m/m dopo +0,3% m/m di novembre, con un rallentamento nel comparto dei servizi, ma un trend costante intorno a +0,2% m/m.

– Regno Unito. Si attende in serata, dopo le h. 21:00, il cosiddetto “voto significativo” della Camera dei Comuni sul Trattato di Recesso concordato dal governo con l’UE.

Il voto, inizialmente previsto a dicembre, era poi stato rinviato a causa della forte e trasversale opposizione parlamentare, che rischiava di tradursi in una umiliante sconfitta per il governo May.

Negli ultimi giorni, il governo è stato sconfitto due volte su emendamenti connessi a Brexit.

Nel secondo di questi, relativo a una mozione d’ordine, il Parlamento ha chiesto al governo di presentarsi entro tre giorni da un’eventuale bocciatura dell’accordo (che pare lo scenario più probabile), con un piano alternativo.

La scadenza cadrà il 21 gennaio. L’unico piano B prospettato dal governo è per ora quello di una managed no-deal Brexit alla scadenza del 29 marzo (che, peraltro, è anche l’unico automaticamente conseguibile).

Altri scenari richiedono che si formino maggioranze parlamentari alternative al momento non evidenti, che il governo proceda quindi a richiedere all’UE un’ampia estensione del periodo negoziale, che tutti gli altri 27 Stati membri concedano di accordarla e che, successivamente, si negozi un trattato di recesso alternativo (possibile soltanto se implica un legame più stretto con l’UE) oppure che il Regno Unito rinunci ad uscire.

I dati e gli eventi di ieri

Eurozona. La produzione industriale europea è calata più di quanto non avessero suggerito i dati nazionali, già assai deludenti, da Germania, Italia, Francia e Spagna. A novembre la produzione si è contratta di -1,7% m/m dopo la semi-stagnazione del mese precedente.

Il calo è in larga misura spiegato dal comparto dei beni capitali, ovvero dal segmento auto e componentistica, dove la produzione è crollata del 2,3% m/m.

Ma i cali sono diffusi anche agli altri settori: -1,7% m/m la discesa nei beni durevoli; -1,0% m/m nei beni non durevoli e -1,2% m/m negli intermedi.

La debolezza del comparto auto è da ricondursi alle difficoltà di adattare le linee di produzione, in particolare in Germania, alle nuove regolamentazioni sui diesel.

Dovrebbe, quindi, trattarsi di una contrazione temporanea, ma sul comparto industriale peserà nei prossimi mesi il rallentamento del commercio mondiale.

Il dato di novembre lascia la produzione in rotta per un calo dell’1,0% t/t a fine anno, ben peggio dell’andamento quasi stagnante dei sei mesi precedenti.

Anche assumendo un rimbalzo a dicembre della produzione, nel quarto trimestre 2018 il contributo della produzione alla formazione del PIL è stato sicuramente negativo.

Ci aspettiamo che la crescita del prodotto interno sia stata allo stesso livello dei mesi estivi (0,2% t/t).

Stati Uniti. Il vice-presidente della Fed, Clarida, ha ribadito il messaggio di pazienza e flessibilità emerso nella comunicazione della banca centrale da inizio anno, e ha detto che le decisioni verranno prese a ogni riunione, guardando al “quadro completo”.

Clarida ha ripetuto che “con l’inflazione contenuta (…) il Comitato può permettersi di essere paziente mentre guarda come si evolvono i dati nel 2019”.

Il vice-presidente della Fed ha rilevato che la chiusura parziale degli uffici federali offuscherà in parte le informazioni e la Fed dovrà fare del suo meglio, anche se “i dati del PIL sono davvero essenziali”.

Fonte: BONDWorld.it

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