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Intesa SanPaolo Flash: Germania. Il saldo di bilancia commerciale destagionalizzato cala

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Intesa SanPaolo – Germania. Il saldo di bilancia commerciale destagionalizzato cala a 17,3 miliardi di euro a ottobre. Le esportazioni cominciano a recuperare parte della debolezza dei mesi estivi avanzando di 0,7% m/m ma le importazioni accelerano, +1,3% m/m dopo il -0,1%m/m del mese scorso….

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– Italia. La produzione industriale è attesa in lieve recupero a ottobre (+0,1% m/m) dopo il calo di settembre (-0,2% m/m).

La variazione annua corretta per gli effetti di calendario rallenterebbe a 0,9% da 1,3% precedente.

L’output potrebbe però tornare a calare già da novembre, per via del “ponte” di inizio mese e delle condizioni meteo sfavorevoli.

Soprattutto, le indagini segnalano una sostanziale stagnazione dell’attività nei prossimi mesi.

I market mover della settimana

Nell’area euro il focus sarà sulla riunione BCE che vedrà la pubblicazione delle stime macro per il periodo 2019–21 e che preparerà i prossimi passi nel sentiero di normalizzazione della politica monetaria.

Sul fronte dei dati, l’indice ZEW sulle attese dovrebbe segnalare un recupero di fiducia in Germania e nella zona euro.

L’indice PMI composito dovrebbe risalire a dicembre a 53 dopo i cali dei due mesi precedenti fino a 52,7.

Riteniamo che il rallentamento dei mesi estivi e inizio autunno sia temporaneo e che i fondamentali siano ancora tali da supportare il proseguimento della fase di crescita appena al di sopra del potenziale.

I dati sul commercio estero tedesco forniranno indicazioni su di un eventuale recupero o stabilizzazione dell’export, dopo la debolezza estiva.

I dati su crescita degli occupati e costo del lavoro nella zona euro dovrebbero indicare una tenuta del mercato del lavoro e modesta accelerazione dei salari nei mesi estivi.

La produzione industriale italiana potrebbe mostrare un recupero solo marginale a ottobre, dopo il calo di settembre.

Nel Regno Unito, martedì 11 il parlamento voterà sull’accordo di recesso.

Una bocciatura appare quasi certa, dopo di ché il governo dovrà svelare il suo piano B. In caso di ampia sconfitta, è possibile che Theresa May si dimetta dall’incarico di primo ministro.

Al momento non è neppure escluso che il voto sia rinviato, vista l’ampiezza delle defezioni fra i ranghi del partito conservatore.

La settimana ha molti dati in uscita negli Stati Uniti. Il focus sarà sui prezzi di novembre, ma usciranno anche diversi dati rilevanti per l’andamento dell’attività nel 4° trimestre.

A novembre, l’inflazione risentirà del crollo del prezzo del greggio: il CPI dovrebbe essere in rialzo di 0,1% m/m, mentre l’indice core dovrebbe aumentare in linea con il trend (+0,2% m/m); il PPI dovrebbe segnare un incremento di 0,1% m/m, mentre i prezzi all’import dovrebbero calare di -0,6% m/m.

La produzione industriale di novembre è attesa in aumento di 0,2% m/m e le vendite al dettaglio dovrebbero crescere di 0,1% m/m, frenate dal calo del prezzo della benzina.

I dati e gli eventi di venerdì

Area Euro. La seconda stima ha confermato la crescita del PIL euro zona a 0,2% t/t nei mesi estivi dopo il 0,4% t/t del 2° trimestre.

Si tratta di uno 0,2% t/t marginalmente più piccolo rispetto alla stima flash dal momento che la crescita annua è stata rivista a 1,6% da una stima preliminare di 1,7%.

Si tratta di un rallentamento marcato rispetto al 2,2% dei mesi primaverili.

Sulla dinamica del PIL nei mesi estivi hanno pesato fattori temporanei: calo di produzione di auto in Germania per effetto dell’entrata in vigore della nuova normativa UE sulle auto diesel, ma anche la frenata dell’economia italiana.

I dettagli rivelano un contributo della domanda interna di appena 0,1% t/t dopo 0,5% t/t. Le esportazioni nette hanno sottratto 0,3% t/t alla dinamica trimestrale, mentre le scorte hanno aggiunto 0,3% t/t.

Il rallentamento della domanda interna è da ricondursi ad una dinamica fiacca dei consumi privati (0,1% t/t dopo 0,2% t/t), che era in parte attesa.

Ma ha anche pesato la crescita più debole del previsto degli investimenti fissi (0,2% t/t dopo 1,1% t/t), lo spaccato degli investimenti non è ancora disponibile ma dovrebbe aver pesato la frenata degli spesi in macchinari (principalmente in Italia dovuta al venir meno di incentivi fiscali).

Come da attese, le esportazioni sono calate di 0,1% t/t sul trimestre dopo il +1,0% t/t dei mesi primaverili, altresì le importazioni sono avanzate ancora anche se meno (0,5% t/t) rispetto al 2° quarto (1,1% t/t).

Continuiamo a prevedere un recupero della crescita del PIL nei mesi finali del 2018 verso 0,4% t/t, ma riconosciamo rischi verso il basso dato l’andamento di PMI composito e indice ESI di fiducia nei mesi di ottobre e novembre.

La perdita di impulso dell’attività economica ed in particolare del manifatturiero nei mesi estivi suggerisce che l’economia euro potrebbe star tornando a crescere in linea con il potenziale (1,5%) dopo i tassi di espansione particolarmente sostenuti dello scorso anno.

Per il momento confermiamo le nostre stime di crescita media annua di 1,9% nel 2018 e di 1,6% nel 2019, ma i rischi sono verso il basso.

Italia. Le vendite al dettaglio sono tornate ad aumentare a ottobre (+0,1% m/m in valore, +0,2% in volume), ma hanno recuperato solo in piccola parte la flessione di settembre (-0,8% in valore, -0,7% in volume).

Anche la variazione tendenziale è tornata in positivo, a +1,5% da -2,5% precedente (in valore).

Su base annua, tornano ad accelerare i discount di alimentari (+4%) e soprattutto il commercio elettronico, che tocca un massimo storico a +24,4%; anche le altre principali forme distributive fanno segnare in ogni caso un progresso.

Gli unici gruppi di prodotti a mantenere una flessione significativa rispetto a un anno fa sono cartoleria, libri, giornali e riviste (-0,9%) e giochi, giocattoli, sport e campeggio (-0,7%); viceversa, in decisa crescita le dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni e telefonia (+5,7%).

In ogni caso, per via della flessione registrata a settembre, le vendite sono in rotta per un rallentamento nell’ultimo trimestre dell’anno (a -0,2% da +0,4% t/t in valore e a zero da +0,3% t/t in volume).

Ciò suggerisce che i consumi di contabilità nazionale potrebbero risultare deboli anche nel trimestre autunnale, dopo il -0,1% t/t (-0,5% sui beni di consumo non durevoli) visto in estate.

Italia. La stampa italiana valuta in 3,5-4,0 miliardi i risparmi che sarebbero stati individuati finora rispetto alla proposta di legge di bilancio già approvata dalla Camera, in parte dovuti però a meri rinvii nell’attuazione dei provvedimenti principali.

La distanza rispetto alla correzione significativa richiesta dal Consiglio resta perciò molto ampia.

Il presidente dell’Eurogruppo, Centeno, ha dichiarato in un’intervista che le regole del patto di stabilità di applicano a tutti i paesi, sperando “che il governo italiano sia in grado di rivedere la bozza della manovra di bilancio”.

Stati Uniti. L’employment report di novembre registra un aumento di occupati non agricoli di 155 mila, dopo +237 mila a ottobre e 119 mila a settembre.

La media di nuovi occupati mensili da inizio anno è di 209 mila. La crescita di occupati è diffusa a gran parte dei settori: +27 mila nel manifatturiero, + 32 mila nella sanità, +25 mila nei trasporti, +32 mila nei servizi alle imprese; rimane modesta la variazione nel commercio al dettaglio, +18 mila, con correzioni nell’abbigliamento, nello sport e nelle librerie.

Gli occupati rilevati con l’indagine presso le famiglie aumentano di 233 mila. La forza lavoro è in rialzo di 133 mila e il tasso di partecipazione è invariato a 62,9%.

Il tasso di disoccupazione è stabile a 3,7%. I salari orari sono in rialzo di 0,2% m/m, 3,1% a/a.

Le ore lavorate segnano una correzione e nel manifatturiero sono stabili, con indicazioni di una dinamica moderata della produzione industriale.

I dati segnalano un rallentamento della crescita occupazionale, che può essere spiegato dalla carenza di offerta sul mercato, come riportato dalle indagini presso le imprese, e da una normalizzazione verso ritmi più in linea con una crescita sostenibile, e non da un netto rallentamento ciclico.

Una crescita di occupati in linea con quella di novembre nel prossimo anno e un tasso di partecipazione stabile al 62,9%, implicherebbe un calo del tasso di disoccupazione al 3,4% nel 4° trimestre 2019; se gli occupati crescessero alla media degli ultimi tre mesi (170 mila) per un anno, il tasso di disoccupazione sarebbe a 3,2% a fine 2019.

Pertanto i dati confermano l’ottima salute del mercato del lavoro e indicano che la scarsità di manodopera è probabilmente tale da contenere la domanda di occupati.

Le informazioni non modificano la previsione di probabile rialzo dei tassi a dicembre.

Stati Uniti. Il rappresentante per il commercio Lighthizer, alla guida dei negoziati con la Cina, ha affermato che la scadenza di 90 giorni per il raggiungimento di un accordo commerciale conclusivo è tassativa.

Secondo Lighthizer, un’intesa dovrà coprire tutti i temi in discussione (dazi, trasferimento di tecnologia, facilitazioni per l’operatività di imprese americane in Cina), essere verificabile e operativo.

In caso contrario, al termine dei 90 giorni di negoziati gli Stati Uniti alzeranno i dazi appena attuati su 200 mld di importazioni dalla Cina dal 10 al 25%.

Lighthizer ha anche aggiunto che le questioni collegate all’arresto di Meng Wangzhou, direttrice finanziaria di Huawe,i in Canada sono separate da quelle del commercio e saranno valutate nel loro ambito, cioè la giustizia penale.

La Cina nei giorni scorsi ha confermato quanto detto da Trump, cioè che i negoziati saranno condotti in un periodo di 90 giorni e che potrebbero esserci impegni ad acquisti di beni dagli USA (fra cui soia e altri prodotti agricoli) e possibili riduzioni di dazi sulle auto importate dagli USA.

Gli acquisti di beni americani parte dell’accordo potrebbero anche essere attuati durante i negoziati.

I tempi sono molto stretti, considerando la messe di temi sul tappeto e, nonostante le dichiarazioni di Lghthizer, per ottenere risultati concreti tre mesi probabilmente non saranno sufficienti; Trump qualche giorno fa ha detto che i negoziati dureranno 90 giorni “a meno che non siano estesi”.

Il primo segnale importante per l’evoluzione delle trattative sarà la data dei prossimi incontri fra il vice ministro Liu He e Lighthizer.

Le forti correzioni dei mercati americani sembrano aver messo pressione sull’amministrazione per segnalare che i negoziati, anche se condotti con mano ferma, probabilmente porteranno a risultati favorevoli.

Giappone. La seconda stima del PIL del 3° trimestre registra una revisione verso il basso, con una variazione di –0,6% t/t (-2,5% t/t ann.), da -0,3% t/t (-1,2% t/t ann.), al di sotto delle aspettative di consenso per un calo di -0,5% t/t.

I dati confermano consumi deboli (in calo di -0,2% t/t da 0,1% t/t) ma mostrano una correzione più ampia rispetto alla prima stima per gli investimenti non residenziali, in flessione di -2,8% t/t da -0,2% t/t, in gran parte già anticipata dai dati della spesa in conto capitale.

La debolezza del 3° trimestre è in gran parte da attribuire ai disastri naturali che hanno colpito il Giappone in estate (terremoto e alluvioni).

Le nuove stime hanno rivisto verso l’alto la crescita dell’a.f. 2017, con un sentiero più forte sia per i consumi sia per gli investimenti non residenziali.

La previsione è che la crescita del PIL rimbalzi nel 4° trimestre, riportando in territorio positivo l’output gap, circa azzerato in estate, con una ripresa di consumi e investimenti. Sulla dinamica dell’economia giapponese però pesa l’indebolimento del ciclo internazionale, che ha determinato un persistente contributo negativo del canale estero negli ultimi trimestri.

Cina. Il commercio estero è nettamente rallentato in novembre, trascinato al ribasso in parte da un effetto base molto sfavorevole e in parte dallo scemare dell’effetto di anticipo degli ordini.

Le esportazioni sono salite di un mero 5,4% a/a rispetto a 15,5% a/a in ottobre, registrando una decelerazione diffusa verso tutte le aree geografiche ed estesa sia ai beni ordinari sia a quelli assemblati.

La crescita delle importazioni è crollata al 3,0% a/a da 20,8% in ottobre ed ha riguardato soprattutto i beni da assemblare la cui dinamica è scesa del 3,3% a/a in novembre.

Le importazioni dagli USA sono scese del 25,0% a/a; in calo tendenziale sono state anche le importazioni dal Giappone e dall’area ASEAN, che finora avevano registrato tassi di crescita sostenuti.

I dati segnalano una debolezza della domanda sia internazionale sia interna.

La tregua tra Cina e USA raggiunta al G20 potrà evitare una frenata dell’export nel 1° trimestre, precedentemente attesa in vista dello scemare dell’effetto di anticipo degli ordini, ma difficilmente porterà a un accordo risolutore.

La dinamica degli ordini e la maturazione del ciclo mondiale del settore dell’elettronica rimangono comunque coerenti con un rallentamento del commercio estero nel 2019.

Cina. L’inflazione dei prezzi al consumo, dopo essere rimasta stabile al 2,5% a/a per due mesi, è scesa a 2,2% a/a in ottobre, spinta al ribasso dal calo dei prezzi degli alimentari (-1,2% m/m) e dei carburanti (-4,8 % m/m).

L’inflazione core è rimasta invariata a 1,8% a/a, sui minimi degli ultimi due anni.

L’inflazione dei prezzi alla produzione è rallentata ulteriormente a 2,7% a/a da 3,3% in ottobre, trainata al ribasso soprattutto dalla decelerazione dei prezzi delle materie prime e dei prodotti del settore manifatturiero.

L’aumento dei prezzi alle importazioni (10,9% a/a in settembre) causato del deprezzamento del cambio e dei dazi sui prodotti americani sarà parzialmente compensato dal calo delle imposte sulle importazioni di molti beni di consumo e del prezzo del petrolio.

La dinamica inflativa rimane quindi contenuta e non pone freni ad un ulteriore allentamento delle condizioni monetarie nei prossimi mesi.

Fonte: BONDWorld.it

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