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Intesa SanPaolo Flash: – Germania. La seconda stima conferma i prezzi al consumo

Intesa SanPaolo – Germania. La seconda stima conferma i prezzi al consumo a ottobre in aumento di 0,2% m/m. L’inflazione è confermata in aumento di due decimi al 2,5% sulla misura nazionale e al 2,4% su quella armonizzata……

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Nei prossimi mesi l’inflazione tedesca dovrebbe tornare indietro verso il 2%, al venir meno dell’effetto base favorevole dalla componente energia.

– Germania. L’indice ZEW è atteso recuperare a novembre parte del calo del mese scorso.

Le attese degli analisti dovrebbero essere più rosee (-18 da -24,7) dato il rimbalzo del mercato azionario tedesco.

L’indice sulla situazione corrente dovrebbe essere poco variato dai livelli di ottobre (70,1) ancora ampiamente al di sopra della media di lungo termine.

I dati e gli eventi di ieri

BCE. Secondo De Guindos (Vice Presidente BCE) i rischi per lo scenario macro sono verso il basso anche se nel complesso le prospettive restano positive.

Il contagio dall’Italia al resto della zona euro resta contenuto ma rimane un rischio per il futuro.

Italia. La produzione industriale è calata lievemente a settembre, di -0,2% m/m dopo il balzo di +1,7% m/m registrato ad agosto.

Il dato è risultato migliore dell’aspettativa di consenso (-0,7% m/m) e in linea con la nostra stima (-0,2% m/m).

– Settembre ha visto un aumento su base congiunturale per i beni di consumo (+0,3% m/m, ma con i durevoli in calo di -1,9% m/m) e per i beni intermedi (+1,1% m/m).

Viceversa, si è registrato un deciso calo per i beni strumentali (-1,6% m/m). Poco variati sono risultati i prodotti energetici (-0,1% m/m).

– La tendenza annua (corretta per gli effetti di calendario) è tornata in territorio positivo (+1,3%), dopo che nei due mesi precedenti si era interrotta la tendenza espansiva degli ultimi due anni.

– L’andamento per settore è misto. Il volatile comparto farmaceutico, dopo il crollo di agosto, ha fatto segnare un deciso rimbalzo a settembre (+13,5% m/m, +5,1% a/a).

L’altra industria manifatturiera che mantiene un significativo progresso su base annua è quella della meccanica (+4,5% a/a, ma -0,8% m/m).

Viceversa, i settori in deciso calo tendenziale sono coke e petroliferi raffinati (-4,7%), legno, carta e stampa (-2,7% a/a), gomma e plastica (-1,5% a/a).

– In sintesi, il calo di settembre non è particolarmente sorprendente, e non cambia di molto le prospettive macroeconomiche, a nostro avviso, anche perché i dati dei mesi estivi sono sempre assai volatili su base congiunturale.

– Nel trimestre estivo, la produzione industriale è calata di -0,2% t/t, circa in linea con quanto registrato nei due trimestri precedenti.

Ciò significa che l’industria in senso stretto non dovrebbe aver contribuito alla crescita del valore aggiunto nel trimestre (come peraltro già accaduto nella prima metà dell’anno).

Nei mesi estivi, a differenza di quanto verificatosi nel primo semestre, gli altri settori (in particolare i servizi) non sono stati in grado di controbilanciare la debolezza dell’industria, lasciando il PIL invariato.

– Nel trimestre corrente, è possibile un rimbalzo della produzione industriale, grazie a un effetto di trascinamento positivo dal trimestre precedente: in caso di stagnazione nei mesi autunnali, l’ output farebbe segnare un progresso di +0,4% t/t.

Ciò segnala un possibile ritorno alla crescita per il PIL, sia pure su ritmi assai moderati (0,1% t/t, nel range 0-0,2% t/t).

– In ogni caso, le indagini di fiducia delle imprese nel settore non segnalano una significativa accelerazione per il futuro.

In particolare preoccupa il calo al di sotto della soglia di 50 dell’indice PMI manifatturiero a ottobre.

È possibile che il fattore incertezza stia cominciando a pesare sull’attività produttiva, con riferimento sia alle incognite relative al commercio internazionale che all’incertezza sulla politica economica domestica.

L’incertezza sta pesando in particolare su beni durevoli e beni di investimento.

In prospettiva, continuiamo a pensare che i rischi sulla nostra previsione di una crescita del PIL di 0,9% l’anno prossimo (da un possibile 1% quest’anno) siano verso il basso.

Stati Uniti. M. Daly (San Francisco Fed) ha detto che “non sarebbe sorpresa” se la Fed ritenesse opportuno alzare di nuovo i tassi a dicembre, portandoli sul livello della sua stima della neutralità.

Daly ha specificato che ritiene sia appropriato alzare i tassi ancora due-tre volte, con una tempistica che può essere ancora discussa e che non vede come essenziale una mossa a dicembre.

Daly ha sottolineato di non essere preoccupata per l’inflazione, anzi è soddisfatta di vedere la dinamica dei prezzi di nuovo vicina al 2%.

Secondo Daly, con un’economia in forte crescita e vicina al pieno impiego, la normalizzazione della politica monetaria mirata a un atterraggio morbido è un “processo di apprendimento iterativo”, che richiede aggiustamenti adeguati allo sviluppo dei dati.

A suo avviso è ancora presto per dire se i tassi devono entrare in territorio restrittivo.

Daly ha detto che la recente correzione dei mercati a suo avviso è da vedere in modo positivo, perché riflette aggiustamenti “autocorrettivi” che rinforzano la direzione della politica monetaria e riallineano le valutazioni a uno scenario sostenibile.

Stati Uniti. Due senatori, Coons (democratico) e Flake (repubblicano), hanno scritto una lettera a Trump indicando che è opportuno interrompere le critiche contro la Fed da parte dell’esecutivo.

La lettera segnala che l’opposizione pubblica del presidente contro la Fed può minarne la credibilità e che in ogni caso le decisioni di alzare i tassi di interesse non sarebbero motivi sufficienti a rimuovere i rappresentanti della Fed e in particolare Powell.

Stati Uniti. Il segretario del tesoro Mnuchin e il vice premier cinese Liu hanno riaperto le trattative sul commercio internazionale e sembra stiano progettando una visita a Washington prima del G20, quando i due presidenti dovrebbero incontrarsi.

Fonte: BONDWorld.it

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