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Intesa SanPaolo Flash: – Germania. La stima preliminare mostra una contrazione

Intesa SanPaolo – Germania. La stima preliminare mostra una contrazione del PIL nei mesi estivi di 0,2% t/t dopo il +0,5% t/t del 2° trimestre. Il dato è più debole delle stime di consenso…….

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Sull’anno, la crescita è rallentata all’1,1% a/a da un precedente 2,0% a/a. Si tratta del 1° calo del PIL tedesco dal inizio 2015.

L’ufficio di statistica riporta che il calo è principalmente dovuto alla dinamica del commercio estero.

La domanda interna ha tenuto meglio con gli investimenti che dovrebbero essere avanzati più che nei mesi primaverili.

Tuttavia, i consumi delle famiglie dovrebbero aver segnato una contrazione. La stima dettagliata verrà diffusa il prossimo 23 novembre.

La battuta d’arresto per il PIL tedesco è spiegata da fattori temporanei che hanno pesato sulla dinamica della produzione industriale e vendite al dettaglio (entrata in vigore di una nuova normativa sui gas di scarico che ha penalizzato le vendite e produzione di mezzi di trasporto).

Tuttavia, sul comparto industriale sta pesando anche il rallentamento del commercio mondiale.

Al di là della volatilità trimestrale, il momento di fondo per l’economia tedesca rimane solido.

Tuttavia, il meglio è alle spalle e la crescita del PIL è molto probabilmente già al potenziale (1,5%).

Il dato, assumendo una crescita di 0,4% t/t a fine anno, lascia la stima media 2018 a 1,5% da una precedente stima di 1,7%.

Le indagini di fiducia di novembre forniranno informazioni parziali sullo stato di salute dell’economia tedesca e euro zona.

In assenza di un rimbalzo della componente attese per i prossimi mesi e della valutazione sugli ordini dall’estero, la BCE dovrà rivedere le stime di crescita ma anche la valutazione dei rischi da “circa bilanciati” a “verso il basso”.

– Francia. La seconda lettura dovrebbe confermare che in ottobre i prezzi al consumo sono avanzati di 0,1% m/m da -0,2% m/m di settembre su entrambe le misure, spinti in particolare dalla risalita dei prezzi dei servizi (settore trasporti in particolare) e da un aumento del prezzo dell’energia.

L’inflazione, quindi, dovrebbe essere anch’essa confermata stabile al 2,2% sull’indice nazionale e al 2,5% sull’armonizzato per il confronto stagionale sfavorevole della componente alimentare e dell’energia.

Ci aspettiamo un marginale rallentamento dell’inflazione nella parte finale dell’anno (media annua del CPI all’1,9% da 1,0% del 2017).

– Area euro. La stima preliminare per il 3° trimestre dovrebbe confermare il rallentamento del PIL a 0,2% t/t da un precedente 0,4% t/t.

Su base annua la crescita del PIL è rallentata all’1,7% da un precedente 2,2%. Per i dettagli bisognerà attendere la terza stima del prossimo 7 dicembre.

La nostra attesa è che il rallentamento sia dovuto principalmente ad esportazioni e consumi più deboli. Nei mesi finali dell’anno, la crescita dovrebbe ri-accelerare a 0,4% t/t.

– Area euro. La produzione industriale è attesa in calo di 0,8% m/m a settembre dopo il +1,0% m/m di agosto su sica dei dati deboli da Francia e in minor misura Spagna e Germania.

Sul trimestre, la produzione è attesa chiudere a -0,3% t/t, dopo +0,1% t/t a giugno.

L’industria è penalizzata dal rallentamento del commercio mondiale. Non ci aspettiamo recuperi significativi a fine anno.

Stati Uniti

– Il CPI a ottobre è previsto in aumento di 0,3% m/m (2,4% a/a), dopo +0,1% m/m di settembre, con un modesto contributo di alimentari ed energia.

L’indice core dovrebbe aumentare di 0,2% m/m (2,2% a/a). Fra i beni, ci dovrebbe essere una ripresa nel comparto auto, che aveva registrato ampie correzioni a settembre.

Tuttavia, la dinamica dei prezzi dei beni core dovrebbe essere controllata dall’apprezzamento del dollaro, che dovrebbe in parte compensare gli effetti dei nuovi dazi.

Nei servizi privati ex-energia ci potrebbe essere una riaccelerazione a 0,3% m/m, dopo due variazioni di 0,2% m/m, pur in presenza di continui segnali di moderazione complessiva.

Per quanto riguarda l’abitazione, a settembre gli affitti hanno rallentato e le tariffe alberghiere, sempre volatili, hanno corretto, segnalando che la voce complessiva dovrebbe registrare un aumento di 0,3% m/m.

Sul fronte della sanità, principale freno all’inflazione core dell’ultimo anno, si dovrebbe registrare un modesto aumento nel comparto dei servizi ospedalieri, particolarmente deboli negli ultimi due mesi.

Nonostante la continua riduzione delle risorse inutilizzate, l’inflazione non dà segni di significativa ripresa, lasciando spazio alla politica di rialzi graduali dei tassi da parte della Fed.

La recente correzione dei prezzi avrà probabilmente effetti rilevanti sull’inflazione nei prossimi mesi.

I prezzi della benzina potrebbero essere in calo di circa il 15% rispetto al mese scorso, alla luce della flessione del prezzo del petrolio vicina al 20% da ottobre.

Di conseguenza l’inflazione headline nel prossimo paio di mesi potrebbe tornare al di sotto del 2%, con una limatura di quasi 0,4pp da attribuire alla benzina.

I dati e gli eventi di ieri

BCE Praet ha dichiarato che i recenti sviluppi dai dati segnalano un rallentamento del ciclo, ma che questo riflette in larga misura l’andamento più debole del commercio mondiale.

Tuttavia, l’uscita del Regno Unito dall’unione Europea e le politiche adottate in Italia costituiscono dei rischi per l’economia euro zona.

Le condizioni interne all’area rimangono solide e dovrebbero offrire supporto alla fiducia del Consiglio in un ritorno dell’inflazione al target nel medio periodo.

Lautenschlaeger si è espressa con toni più positivi sulla solidità del ciclo euro zona.

Praet ha sottolineato che la volatilità del prezzo del greggio rende difficile comunicare uno scenario base per l’inflazione headline , anche se sulla base degli ultimi contratti future sul greggio è ragionevole attendersi che l’inflazione resti vicina ai livelli recenti (2,0 / 2,2%).

L’economia necessita ancora di un ampio grado di stimolo monetario. L’ampio stimolo è garantito dalla politica di reinvestimento del portafoglio titoli e dalla guidance sui tassi di interesse.

Riguardo la gestione del bilancio, Praet ha notato che la politica di reinvestimento continuerà a mantenere ampia la liquidità sistemica in eccesso anche dopo il venire a scadenza delle TLTRO II (la prima scade a giugno 2020 l’ultimo a marzo 2021).

Riguardo i tassi, Praet ha detto che la forward guidance ha consentito di ancorare le attese sulla parte a breve termine della curva.

Il processo di normalizzazione della politica monetaria resterà prevedibile e assai graduale ma andrà avanti.

Solo in caso di un ben più marcato peggioramento del quadro macro economico, la BCE potrebbe considerare nuove misure straordinarie.

A riguardo, il ministro delle finanze tedesco Scholz, ha dichiarato che gli strumenti a disposizione della BCE non sarebbero sufficienti in caso di una ricaduta recessiva.

Praet si è anche soffermato sul possibile accesso da parte di un paese membro ad una linea di credito precauzionale, specificando che le condizioni di attivazione delle OMT nel caso in cui l’Italia ne avesse bisogno sono chiare.

In questi giorni, i ministri delle finanze hanno discusso su come usare questa facility (soggetta a condizionalità limitata sull’aggiustamento di squilibri interni) per arginare il rischio di contagio nel caso in cui le pressioni sul debito italiano dovesse aumentare sensibilmente.

Germania L’indice ZEW sulle attese per i prossimi mesi è rimasto circa invariato a novembre (-25 da -24,7). L’indice è ben al di sotto della media di lungo termine.

Le attese erano per un modesto recupero dopo il calo marcato del mese scorso.

L’indice sulla situazione corrente è calato a 65 da 70,1.  L’indice sulla situazione corrente rimane al di sopra della media di lungo termine ma ben al di sotto del livello di un anno fa (88.8).

L’indice ZEW suggerisce una lettura stabile on in lieve miglioramento dell’indagine IFO di novembre a 102,8.

Il mancato miglioramento dell’indice ZEW sulle attese, unitamente al calo dell’indice sulla situazione corrente, conferma il rallentamento dell’economia tedesca nel periodo recente.

Lo stallo dell’economia tedesca nei mesi estivi è spiegato in parte da fattori temporanei (v. sopra).

Riteniamo che al di là della volatilità recente, il PIL possa crescere in media poco al di sotto di 0,4% tt nei prossimi tre/ sei mesi date i fondamentali ancora di ampio supporto.

Italia. Il governo ha deciso che nella risposta alla Commissione Europea non verranno modificati né l’obiettivo di deficit/PIL (2,4%) né le previsioni di crescita (1,5%) per il 2019 contenuti nella manovra già presentata.

Le marginali modifiche apportate riguardano la clausola contro gli sforamenti degli obiettivi e un aumento delle dismissioni di immobili pubblici (stimato dal vicepremier Di Maio fino a 18 mld).

Tuttavia, si inserisce anche una richiesta più elevata di deroga per il finanziamento di opere collegate agli effetti del maltempo, ampliando quanto già inserito in manovra per la ricostruzione del ponte Morandi, pur utilizzando una parte del fondo investimenti.

Il nuovo testo verrà valutato dalla Commissione in vista del giudizio finale che dovrà essere emesso il 21 novembre. Intanto, il Fondo Monetario Internazionale ha indicato che i problemi dell’economia italiana sono “la bassa crescita e i risultati deboli in campo sociale”.

Il FMI ha rilevato che la stagnazione in atto da più di un decennio del reddito sottolinea la necessità di intervenire con riforme strutturali a sostegno della crescita.

Tuttavia il Fondo, che prevede un deficit nel 2019 a -2,7% e una crescita intorno all’1% nel 2018-2020, indica che la manovra crea rischi di aumento della vulnerabilità dell’economia e che il governo dovrebbe correggere i saldi di finanza pubblica. I commenti diffusi ieri sono parte del rapporto sull’Italia che verrà pubblicato in seguito in base all’art. IV.

Regno Unito. I rappresentanti di Europa e Regno Unito hanno raggiunto un accordo preliminare su Brexit che oggi verrà presentato da May al Consiglio dei Ministri.

L’approvazione dell’accordo non è scontata, alla luce delle ampie divisioni all’interno del governo sui negoziati.

Ieri May ha convocato ogni ministro individualmente per cercare di raccogliere il consenso necessario per procedere con il compromesso raggiunto e con la stesura del testo da discutere al summit europeo. La questione centrale rimane quella del confine irlandese.

Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa, il Regno Unito resterebbe in un accordo doganale con l’Europa fino a quando non sarà definito e attuato un accordo commerciale, evitando così una spaccatura interna all’Irlanda;

però, in caso di uscita del Regno Unito dall’accordo, l’Irlanda resterebbe soggetta alla regolamentazione UE, determinando il tanto temuto confine “doganale” fra nord e sud.

Dopo il test del governo inglese, l’eventuale accordo potrebbe dovere essere approvato dai ministri europei prima della presentazione al summit di fine mese.

Dal lato europeo sono stati definiti ulteriori dettagli del programma da attuare in caso di no-Brexit, confermando che l’incertezza sul sentiero dell’accordo rimane estremamente elevata.

Giappone. Il PIL del 4° trimestre registra una contrazione di -0,3% t/t, dopo +0,8% t/t (rivisto da 0,7% t/t), con un risultato marginalmente più debole delle attese.

La correzione è diffusa a tutte le componenti della domanda domestica sia privata (-0,2% t/t) sia pubblica (-0,2% t/t) ed era attesa, visti gli effetti già rilevati dei disastri naturali (alluvioni e terremoto).

I consumi calano di 0,1% t/t e gli investimenti fissi non residenziali sono in flessione di -0,2% t/t, a fronte di un contributo circa nullo della domanda estera che registra ingenti contrazioni dell’import e dell’export.

La previsione è che nella parte finale dell’anno ci sia una ripresa della crescita, dovuta alla normalizzazione della domanda e agli interventi per la ricostruzione.

Cina. I dati di attività reale relativi al mese di ottobre sono marginalmente migliorati rispetto a settembre e sono risultati anche di poco superiori al consenso, segnalando che il supporto delle misure fiscali e monetarie approvate nei mesi scorsi sta iniziando ad avere un qualche effetto sull’attività delle imprese, anche se non ancora sui consumi delle famiglie.

Gli investimenti fissi nominali sono saliti del 5,7% cum. a/a in ottobre, in accelerazione rispetto al 5,4% cum a/a di settembre, grazie ad un aumento degli investimenti delle imprese statali e una marginale accelerazione degli investimenti privati.

Gli investimenti del settore immobiliare hanno registrato una lieve decelerazione (da 9,9% cum. a/a in settembre a 9,7% a/a in ottobre), così come quelli in edilizia residenziale.

Dopo aver toccato un minimo in agosto, sono invece riaccelerati gli investimenti in infrastrutture (+4,7% cum. a/a rispetto a 3,2% in settembre) e quelli del settore manifatturiero hanno continuato in un sentiero di accelerazione (+9,1% cum a/a da 8,7% cum. a/a in settembre) che prosegue dall’inizio dell’anno.

Cina. La produzione industriale è salita del 5,9% a/a in ottobre, poco al di sopra del 5,8% a/a in settembre, verosimilmente aiutata in parte da un effetto base favorevole e in parte da un miglioramento della produzione delle imprese private (dato non ancora disponibile), mentre la produzione delle imprese statali è decelerata.

La variazione in termini cumulati è rimasta stabile a 6,4% a/a nei primi 10 mesi dell’anno ma l’andamento degli ordini e delle scorte continua a puntare a un contenuto rallentamento nei prossimi mesi.

Cina. La dinamica delle vendite al dettaglio ha invece continuato a rallentare sia in termini nominali (a 8,6% a/a in ottobre da 9,2% a/a in settembre) sia in termini reali (a 5,6% a/a da 6,4% a/a in settembre), trainata al ribasso dal calo delle vendite di automobili (-9,5% 3m a/a in ottobre).

Un rallentamento generalizzato si è registrato negli altri comparti di spesa, ed ha riguardato anche le vendite on-line, in particolare di servizi, nonostante i tassi di crescita continuino ad essere molto sostenuti (+25.5% cum. a/a in ottobre per beni e servizi).

La fiducia dei consumatori rilevata dal NBS è lievemente migliorata, stabilizzandosi sui valori estivi, supportata dal buon andamento del mercato del lavoro.

Fonte: BONDWorld.it

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