Analisi Giornaliere

Intesa SanPaolo Flash: – Germania. Le vendite al dettaglio aumentano meno delle attese

intesa sanpaolo intesa sanpaolo bce

Intesa SanPaolo – Germania. Le vendite al dettaglio aumentano meno delle attese, con una variazione di 0,1% m/m (-2,6% a/a), contro attese per +0,5% m/m, dopo i cali dei due mesi precedenti…….

Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostre Newsletter gratuite. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


I fondamentali per i consumi tedeschi restano più che solidi dato l’andamento di salari e occupazione. La debolezza del trimestre estivo dovrebbe essere legata a fattori temporanei.

– Area euro. La disoccupazione a settembre potrebbe calare all’8%, da 8,1% di agosto. Il tasso dei senza-lavoro è diminuito di mezzo punto percentuale da inizio anno e si trova ora ai minimi da dicembre 2008.

Nei prossimi mesi il livello dovrebbe stabilizzarsi all’8%, per un calo in media annua di quasi un punto percentuale nel 2018 dal 9,1% del 2017.

– Area euro. La stima flash dovrebbe mostrare l’inflazione in aumento di due decimi al 2,2% dal 2% di settembre, su spinta della componente core , vista in rialzo all’1,3% da un precedente 1,1% (dopo che il calo del mese scorso era legato a fattori idiosincratici e temporanei).

Nei mesi finali dell’anno l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi attorno al 2,2%.

– Francia. La stima preliminare dovrebbe indicare che a ottobre i prezzi al consumo sono cresciuti di un decimo sull’indice nazionale e di due decimi su quello armonizzato, dopo essere calati di -0,2% m/m su entrambe le misure.

L’inflazione annua risulterebbe stabile al 2,2% in termini nazionali, e in salita di un decimo al 2,6% sull’indice armonizzato. L’inflazione viaggia sinora a una media di 1,8% nell’anno: stimiamo un consuntivo 2018 a 1,9%.

– Italia. Il tasso di disoccupazione potrebbe tornare ad aumentare a settembre, a 9,9% dopo il deciso calo a 9,7% ad agosto.

I dati estivi sono molto volatili, e una parte rilevante del calo dei disoccupati negli ultimi due mesi era dovuta a un aumento degli inattivi. In ogni caso, al netto della volatilità su base mensile, pensiamo che la disoccupazione possa mantenere un trend al ribasso nei prossimi mesi, in quanto il rallentamento in atto del ciclo economico non è tale (almeno per ora) da determinare un’inversione di tendenza per il mercato del lavoro.

– Italia. L’inflazione è attesa in salita a ottobre, da 1,4% a 1,9% sull’indice nazionale e da 1,5% a 2% in base all’armonizzato UE.

Nel mese, i prezzi dovrebbero essere cresciuti di 0,4% m/m sul NIC e di 0,6% m/m sull’IPCA. Decisivo il rialzo delle tariffe energetiche (+7,6% l’elettricità, +6,1% il gas).

Vediamo un’inflazione circa stabile negli ultimi due mesi dell’anno, e successivamente in arretramento nel corso del 2019 sull’attenuarsi dell’effetto statistico sui prodotti energetici.

Peraltro, non ci sono segnali di accelerazione dell’inflazione core .

– Spagna. La crescita del PIL dovrebbe essersi stabilizzata a 0,6% t/t nel trimestre estivo come nei mesi primaverili. Su base annua, il PIL è visto decelerare al 2,6% da un precedente 2,7%.

Confermiamo la nostra stima di espansione del 2,7% nel 2018 e del 2,3% nel 2019.

Stati Uniti

– La stima ADP degli occupati non agricoli privati secondo il consenso dovrebbe mostrare una variazione di 195 mila, dopo 230 mila di settembre.

1° novembre

Stati Uniti

– La produttività nel 3° trimestre è prevista in aumento di 1,8% t/t ann., in rallentamento rispetto a 2,9% del trimestre precedente, ma su un trend tendenziale in rialzo.

– L’ISM manifatturiero di ottobre dovrebbe essere poco variato a 59,5 da 59,8 di settembre, sempre su un livello molto elevato.

Le indagini regionali del mese scorso sono state generalmente positive (Empire e Philadelphia Fed), con indicazioni di espansione in linea con quanto rilevato a settembre (a parte l’indice della Richmond Fed che è rimasto in territorio espansivo, ma ha corretto in misura significativa).

L’ISM a settembre aveva mostrato una correzione fisiologica del livello degli ordini e i dati di ottobre dovrebbero segnalare una stabilizzazione.

Negli ultimi mesi le indagini hanno dato indicazioni molto più forti rispetto a quelle dei dati effettivi.

È probabile che in autunno si assista a un graduale ritracciamento degli indici di attività, in linea con una stabilizzazione della crescita.

– La spesa in costruzioni a settembre dovrebbe essere stabile, dopo +0,1% m/m di agosto. Dal lato della spesa residenziale dovrebbe proseguire il periodo di debolezza, alla luce delle continue correzioni dei nuovi cantieri.

Ad agosto la spesa complessiva era stata sostenuta dal settore pubblico, a fronte di una diffusa flessione della spesa privata.

A settembre si dovrebbe registrare un moderato miglioramento delle strutture delle imprese e una minore contrazione per il segmento residenziale privato.

I dati e gli eventi di ieri Area euro

Area euro il picco è alle spalle ma il brusco rallentamento dei mesi estivi dovrebbe essere temporaneo

Delude la crescita del PIL euro zona nei mesi estivi, assestandosi ad appena 0,2% t/t da un precedente 0,4% t/t. Sull’anno la crescita è rallentata a 1,7% da un precedente 2,2%.

Il dato è più debole delle stime degli analisti, nonché delle previsioni BCE di settembre scorso.

Per il momento solo Francia, Italia e Belgio hanno pubblicato le stime di crescita. In Francia il PIL è avanzato di 0,4% t/t dopo il +0,2% t/t dei mesi primaverili leggermente al di sotto delle stime di consenso. In Belgio, il PIL è accelerato a 0,4% t/t da un precedente 0,3% t/t.

La sorpresa principale è venuta dall’Italia dove il PIL ha stagnato per la prima volta da fine 2014, mentre le previsioni erano per un ritmo di crescita simile a quello primaverili 0,2% t/t).

Oggi, sono in calendario i dati dalla Spagna dove è probabile che si veda un lieve rallentamento della crescita a 0,55% t/t.

Manca all’appello la Germania, la nostra previsione di crescita di 0,3% t/t è soggetta a rischi verso il basso.

In isolamento il dato di crescita per il trimestre estivo lascia la nostra stima di crescita per l’anno in corso all’1,9% da un precedente 2,0% e la previsione per il 2019 all’1,6% da un precedente 1,7%.

Un ritmo di crescita trimestrale di 0,2% t/t, se ripetuto su più trimestri, sarebbe coerente con una crescita annua inferiore al trend (1,4 % / 1,5%).

Il dato relativo ai mesi estivi non deve però allarmare. Come indicato da Draghi potrebbero aver giocato a sfavore fattori specifici quali l’entrata in vigore di una normativa sui gasi di scarico che ha depresso vendite e produzione di auto, in particolare in Germania.

I fondamentali per consumi e investimenti restano ancora solidi ed è possibile che si veda una ri-accelerazione della crescita in area 0,4% t/t in linea con la nostra previsione centrale.

Siamo, quindi, ancora inclini a ritenere che lo 0,2% t/t sia un fenomeno isolato.

Ciò detto vanno riconosciuti anche i segnali dalle indagini di fiducia che nell’ultimo mese sono tornate a calare.

Il peggioramento di morale questa volta non riguarda solo l’industria ma anche i servizi e il commercio al dettaglio.

L’indice di fiducia economica ESI è calato anche a ottobre a 109,8 a ottobre da 110,9 in precedenza confermando il messaggio dal PMI composito pubblicato la scorsa settimana e dalle indagini di fiducia nazionali.

La nostra lettura è che il picco è alle spalle e la crescita probabilmente è già al trend, al di là della volatilità trimestrale.

Il flusso di dati di qui a inizio dicembre sarà determinante per la valutazione dello scenario macro euro zona.

Un’altra tornata di indagini di fiducia deboli potrebbe indurre la BCE a tagliare le proiezioni macro e a rivedere la valutazione dei rischi da bilanciati a verso il basso.

Tuttavia, riteniamo che un ritorno più rapido del previsto alla crescita tendenziale non giustifichi un cambio di strategia da parte del Consiglio.

La politica monetaria è ampiamente accomodante e rimarrebbe tale anche se la crescita si stabilizzasse al trend da inizio 2019.

Germania I dati di Laender hanno indicato un aumento dello 0,2% m/m dei prezzi al consumo in ottobre sulla misura nazionale.

Altresì, sulla misura armonizzata, i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,1%.

L’inflazione è accelerata al 2,5% da 2,3% precedente sull’indice nazionale, leggermente al di sopra alle aspettative, mentre si è attestata al 2,4% sulla misura armonizzata.

Le pressioni al rialzo sono concentrate nel capitolo beni di consumo non durevoli, mentre i prezzi dei servizi escluso l’affitto sono diminuiti nel mese, frenati dai costi per il tempo libero.

Prevediamo che l’inflazione tedesca rimarrà sui livelli di ottobre verso la fine dell’anno per poi ridiscendere verso il 2% all’inizio del 2019

Italia: PIL invariato nel 3° trimestre. Il PIL italiano è rimasto invariato nel 3° trimestre, dopo essere cresciuto di 0,2% t/t nei tre mesi precedenti.

Il dato è risultato di un decimo inferiore alle nostre aspettative.

È la prima stagnazione dal 4° trimestre del 2014. La crescita annua è rallentata a 0,8% da 1,2% precedente (ai minimi da oltre tre anni).

– Il dettaglio per componenti di domanda non è ancora noto (sarà diffuso dall’Istat il prossimo 30 novembre). Tuttavia, l’agenzia di statistica ha comunicato che:

a) il dato è il risultato di una espansione del valore aggiunto nei servizi e nell’agricoltura a fronte di un arretramento nell’industria (è da tre trimestri che l’industria non contribuisce sostanzialmente alla crescita, ma nei trimestri precedenti i servizi avevano più che bilanciato tale debolezza);

b) sia la domanda domestica (al lordo delle scorte) che il commercio estero hanno dato un contributo nullo all’attività economica nel trimestre. Anche in questo caso, è da diversi trimestri che il commercio estero non dà un apporto positivo; dal lato della domanda domestica, ci aspettiamo ci sia stato un recupero dei consumi controbilanciato dal calo degli investimenti dopo l’impennata del trimestre precedente; dubbio il ruolo delle scorte, che probabilmente non hanno dato il contributo positivo che si era visto nella prima metà dell’anno.

– La crescita acquisita per il 2018 (ovvero, in caso di stagnazione nel 4° trimestre) è pari all’1%.

Occorrerebbe una accelerazione molto forte nei mesi finali dell’anno (ad almeno 0,4% t/t) per avere un consuntivo 2018 superiore all’1%. Ciò è improbabile, a nostro avviso.

– Soprattutto, la minore crescita nell’anno in corso abbassa anche le prospettive per l’anno futuro. La nostra stima di una crescita del PIL dello 0,9% nel 2019 (già inferiore al consenso) è soggetta a crescenti rischi verso il basso.

Italia. A ottobre, si è registrato un ulteriore aumento della fiducia delle famiglie, ma un arretramento del morale delle imprese.

– La fiducia dei consumatori è aumentata per il secondo mese a 116,6, da 116,1 il mese precedente.

a) Tuttavia, il miglioramento non è diffuso ma riguarda unicamente le aspettative per il futuro, mentre sono peggiorate le condizioni correnti e si è registrato un minor ottimismo per quanto riguarda sia il clima economico nazionale che la situazione personale degli intervistati;

b) Il miglioramento della fiducia è spiegato soprattutto dal maggior ottimismo sul mercato del lavoro: le preoccupazioni delle famiglie sulla disoccupazione sono calate per il secondo mese, su livelli assolutamente positivi a confronto con la media storica;

c) Tra le altre componenti dell’indagine, si registra un peggioramento delle opportunità sia correnti che attese di risparmio.

– L’indice composito sul morale delle aziende diffuso dall’Istat è calato per il terzo mese a ottobre, a 102,6 da 103,6 di settembre. Si tratta di un minimo dal dicembre del 2016.

– La fiducia delle imprese è calata sia nei servizi che nel commercio, mentre ha visto un recupero nelle costruzioni (tornando non lontana dal massimo da oltre 10 anni toccato lo scorso luglio).

– Nel settore manifatturiero, il clima di fiducia è tornato a calare, a 104,9 dopo essere salito a sorpresa a 105,6 a settembre.

Per trovare un livello più basso, occorre tornare indietro al 2016. Il peggioramento è diffuso, con le uniche eccezioni delle aspettative sugli ordini e sull’occupazione.

In calo deciso gli ordini correnti dall’estero, dopo il rimbalzo del mese scorso.

– In sintesi, l’indagine segnala che il morale delle famiglie mantiene un’impostazione positiva, mentre si registra maggiore incertezza dal lato delle imprese.

Su ciò potrebbe aver inciso anche l’impostazione della manovra di bilancio, significativamente più espansiva dal lato delle famiglie che delle imprese.

Ma sulle aziende, in particolare nel manifatturiero, sembra pesare soprattutto la minore dinamicità della domanda dall’estero.

– Le indagini di ottobre sono dunque miste, ma sembrano prevalere le indicazioni meno ottimistiche, dato che l’indagine di fiducia sulle imprese (in particolare nell’industria) è considerata un indicatore maggiormente anticipatore del ciclo, e visto che il dettaglio della survey sulle famiglie non è univocamente positivo.

L’elemento in comune tra le due indagini è l’impostazione espansiva del mercato del lavoro, che però potrebbe essere una variabile ritardata del ciclo.

– In ogni caso, dopo la stagnazione del PIL nel 3° trimestre, le indagini non segnalano un recupero spettacolare nei mesi finali dell’anno.

Ci aspettiamo nel trimestre corrente un rimbalzo moderato a 0,1-0,2% t/t, che lascerebbe la crescita media nel 2018 a 1% (un decimo in meno rispetto alla nostra precedente stima).

L’eredità meno positiva dall’anno in corso implica poi rischi al ribasso sulla nostra stima di 0,9% per il 2019.

Francia. La stima preliminare indica che nel terzo trimestre il PIL ha accelerato a 0,4% t/t da 0,2% t/t, per una variazione annua a 1,5% da 1,7%.

La domanda interna ha registrato un avanzamento dello 0,5% t/t da -0,1% t/t, gli investimenti fissi si sono mostrati ancora tonici (+0,9% t/t, stesso ritmo del secondo trimestre) principalmente grazie al contributo di quelli produttivi, mentre gli investimenti delle famiglie retrocedono di -0,2% t/t dopo aver stagnato nel secondo trimestre.

Il contributo della domanda interna è quindi pari a 0,5. Le esportazioni nette danno un contributo positivo di un decimo alla formazione del PIL sulla scia di un rimbalzo delle esportazioni superiore a quello dell’import. La crescita acquisita si porta a 1,6%.

Nell’ultimo trimestre l’avanzamento del PIL, attesi a 0,3% t/t, non dovrebbe aggiungere nulla in termini annui al PIL, che quindi confermiamo nel 2018 all’1,6% da 2,3%. Anche per il 2019 il PIL è atteso a 1,6%.

Francia. La spesa per consumi crolla inaspettatamente a settembre, segnando un -1,7% m/m da 1,1% m/m. Il calo è spiegato in particolare dal crollo oltre le attese delle vendite di auto (a 7,9% m/m da +8,7% m/m) e dalla correzione nel consumo di energia (a -1,2% m/m da 0,4% m/m); flette anche il consumo di alimentari (a -0,9% m/m da -0,5% m/m) e degli altri beni durevoli (-0,6% m/m da 1,6% m/m).

La variazione annua scende a -1,5% da +1,3%, lasciando però i consumi in aumento nel terzo trimestre di 0,6% t/t da -0,4% t/t. Il calo ampio e inatteso dei consumi a settembre si è riflesso anche in un aumento del PIL leggermente inferiore alle aspettative.

Stati Uniti

La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board a ottobre segna un moderato aumento a 137,9 (massimo dal 2000), da 135,7 di settembre, rivisto verso il basso da 138. Entrambe le componenti coincidente e aspettative sono in rialzo rispetto a settembre (a 172,8 da 169,4 e a 114,6 da 112,5, rispettivamente).

La valutazione del mercato del lavoro continua a migliorare: il differenziale jobs plentiful-jobs hard to get sale a 32,7 da 30 di settembre e tocca il massimo da gennaio 2001, segnalando un probabile ulteriore calo del tasso di disoccupazione. Il mercato del lavoro e le aspettative per il reddito continuano a essere il principale sostegno per la fiducia.

La correzione del mercato azionario dell’ultimo mese (-7,9% dall’8 di ottobre) è solo parzialmente incorporata nei dati di ottobre, per via della chiusura dell’indagine poco dopo la metà del mese.

Giappone. La produzione industriale a settembre (prel.) sorprende verso il basso, con un calo di -1,1% m/m (consenso: -0,3% m/m), in parte per via dei tifoni e del terremoto che hanno colpito il paese il mese scorso.

La correzione è diffusa a 11 settori su 15. I dati di settembre mostrano che la produzione industriale nel 3° trimestre è in calo di -1,6% t/t, dopo +1,2% t/t della primavera, e segnalano una elevata probabilità di una variazione negativa del PIL in estate.

La debolezza estiva della produzione industriale, in larga parte è attribuibile alle condizioni climatiche avverse, ma riflette anche un indebolimento sottostante già in atto dalla fine della primavera.

Le consegne hanno segnato un calo di -3% m/m a settembre e le scorte sono aumentate di +2,3% m/m: i tifoni probabilmente hanno impedito di effettuare consegne che si è tradotto in accumulo di scorte.

Nel quarto trimestre si dovrebbe avere una normalizzazione dell’attività industriale, come segnalato anche dal miglioramento del PMI manifatturiero.

Le proiezioni del METI vedono un aumento della produzione di 6% m/m a ottobre e di 0,8% m/m a novembre.

Con queste previsioni la variazione dell’output nel 4° trimestre sarebbe vicina al 5% t/t, ma vista la regolarità di proiezioni al di sopra delle variazioni realizzate, la previsione è di ripresa moderata.

Giappone. La riunione della BoJ si è conclusa, come atteso, con politiche invariate, votate con 7 voti a favore e 2 dissensi.

Si mantengono le indicazioni di possibili fluttuazioni dei rendimenti a 10 anni intorno allo zero, in un intervallo determinato dagli sviluppi dell’economia e dei prezzi, e di acquisti di JGB “flessibili”, ma mirati a una variazione annua di +80 tln di yen, come indicato da agosto in poi.

Le politiche attuali verranno mantenute “fino a quando l’inflazione non eccederà il 2 per cento e resterà al di sopra dell’obiettivo in modo stabile”.

Pertanto, il comunicato e l’aggiornamento delle previsioni macroeconomiche contenute nell’Outlook for Economic Activity and Prices restano, a nostro avviso, in linea con stabilità dei tassi sui livelli attuali fino a dopo il rialzo dell’imposta sui consumi (ottobre 2019).

Nel rapporto, la BoJ mantiene la previsione di crescita al di sopra del potenziale, sostenuta da condizioni monetarie accomodanti, da una politica fiscale espansiva e dal proseguimento della crescita mondiale.

I rischi per la crescita sono verso il basso, e il rialzo dell’imposta sui consumi viene segnalato come un fattore rilevante di debolezza attesa.

La BoJ rileva che l’inflazione al netto degli alimentari freschi (core) ha continuato a rallentare ed è stata accompagnata da un ritardo nel rialzo delle aspettative di inflazione.

Anche se la BoJ rimane convinta che con un output gap positivo l’inflazione riprenderà a salire, le proiezioni per i prezzi nel prossimo biennio vengono riviste verso il basso, come atteso.

Per la crescita il sentiero è poco variato (1,4% da 1,5% per l’a.f. 2018, 0,8% per gli a.f. 2019 e 2020, come nelle proiezioni di luglio). Invece per l’inflazione si prevede 0,8% nell’a.f. 2018 (da 1,1%), 1,4% per l’a.f. 2019 (da 1,5%) e 1,5% per l’a.f. 2020 (da 1,6%).

Le proiezioni per il 2019-20 escludono l’effetto del rialzo dell’imposta sui consumi.

Anche se le proiezioni di inflazione della BoJ si realizzassero, non si vede spazio per una svolta sui tasi prima del 2020 avanzato.

Nella conferenza stampa, Kuroda ha ribadito che i rischi per lo scenario di crescita e inflazione sono verso il basso e che la BoJ manterrà tassi estremamente bassi per un periodo esteso, sottolineando che la banca centrale ha come obiettivo l’inflazione e non il cambio, competenza del ministro delle finanze.

Secondo Kuroda, la funzionalità del mercato obbligazionario è migliorato dopo le modifiche introdotte in estate, e in caso di peggioramento, per ora non prevedibile, si agirà in modo “appropriato”, adottando nuove misure. Il presidente della BoJ ha sottolineato che se si manifestassero “grandi rischi” la banca centrale apporterà aggiustamenti alla politica monetaria in caso di indebolimento significativo del ciclo usando i suoi strumenti (tassi, acquisti e base monetaria).

In conclusione, la riunione non modifica l’aspettativa che i tassi restino fermi sui livelli attuali fino a oltre metà 2020.

Le condizioni dell’offerta di JGB sono tali da avere ormai definitivamente ridimensionato il ruolo degli acquisti di titoli nel quadro complesso della politica monetaria giapponese, a favore del controllo della curva e della forward guidance.

Fonte: BONDWorld.it

Related posts

Flash: Area euro. Il mercato si attende un rialzo dei tassi ufficiali da parte della Bank of England

1admin

Flash: Area euro. Il tasso di disoccupazione è visto stabile a novembre

1admin

Flash: La Fed pubblica il Labor Market Conditions Index

1admin