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Intesa SanPaolo Flash: – Germania. L’indice IFO è visto circa stabile

Intesa SanPaolo – Germania. L’indice IFO è visto circa stabile a novembre a 102,8 livello ancora ampiamente al di sopra della media di lungo termine………

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È probabile che le attese per i prossimi mesi tornino a migliorare a 100,2 da 99,8 dopo i cali dei due mesi precedenti, mentre potrebbe vedersi un ulteriore lieve peggioramento dell’indice sulla situazione corrente a 105,6 da 105,9.

Sarà importante verificare il giudizio delle imprese manifatturiere sulla domanda estera.

I market mover della settimana

Nella zona euro il focus sarà sulle indagini di fiducia che forniranno informazioni nuove sullo stato di salute dell’economia area euro dopo il rallentamento inatteso dei mesi estivi.

Prevediamo un IFO stabile, un calo della fiducia presso le imprese in Italia a 104,6.

Anche l’indice della Commissione UE ESI è visto flettere ancora a novembre a 109,6 da 109,8 sul peggioramento della fiducia presso le famiglie.

Nel complesso, le indagini dovrebbero essere ancora coerenti con un ritmo di crescita dell’economia euro zona leggermente al di sopra del potenziale (1,4/ 1,5%) nei prossimi trimestri.

Le indagini di novembre sono le ultime che la BCE avrà a disposizione per la valutazione dello scenario macro prima della riunione di metà dicembre.

Nel contempo verranno pubblicate le stime di inflazione di novembre.

A causa della brusca frenata del prezzo del greggio ci aspettiamo un rallentamento dell’inflazione di un decimo in Germania (al 2,3%) e Spagna (al 2,2%), di due decimi in Francia al 2,3% e una lettura stabile in Italia (1,7% sulla misura armonizzata).

Nella media area euro l’inflazione è attesa frenare di un decimo al 2,1% da un precedente 2,2% in parte sul rallentamento dell’energia ma anche per una frenata temporanea dell’inflazione core all’1,1% da un precedente 1,3%.

La stima dettagliata sul PIL italiano farà luce sulle cause del rallentamento inatteso dei mesi estivi. La nostra previsione è di contributo nullo sia della domanda interna che del commercio estero.

Il Tesoro italiano affronta la tornata di fine mese delle aste, ma in un contesto reso più favorevole dai rimborsi di fine anno.

La settimana ha diversi dati di rilievo in uscita negli Stati Uniti. Il focus sarà sui verbali della riunione del FOMC di novembre, che dovrebbero aprire la strada al rialzo dei tassi atteso per dicembre.

Per i dati, a novembre la fiducia dei consumatori dovrebbe correggere moderatamente.

A ottobre, spesa e reddito personali dovrebbero essere in aumento sostenuto, il deflatore core in rialzo moderato (0,2% m/m), le vendite di nuove case in ripresa temporanea dopo il calo di settembre dovuto all’uragano Florence, e il deficit commerciale dei beni dovrebbe ampliarsi ulteriormente.

La seconda stima del PIL del 3° trimestre potrebbe vedere una marginale revisione verso l’alto.

I dati e gli eventi di ieri

Regno Unito. Il consiglio europeo ha dato il via libera alla bozza di trattato di recesso concordata dalla Commissione Europea con il Regno Unito.

La decisione è stata raggiunta molto velocemente, dopo che erano state superate il giorno prima le obiezioni sollevate dalla Spagna con riferimento allo status di Gibilterra.

Ora consiglio e parlamento europeo possono avviare il processo di ratifica. Il consiglio europeo ha approvato anche la dichiarazione politica sui rapporti futuri fra UE e Regno Unito, ribadendo che la strategia negoziale dell’UE rimarrà ispirata dai principi già enunciati nelle linee guida consegnate a Barnier all’inizio della trattativa.

Se dal lato UE non sono da attendersi problemi di alcun genere, resta alto il rischio che l’accordo sia respinto dal parlamento britannico quando sarà sottoposto a voto, dal 10 dicembre.

Italia. La stampa nazionale riferisce di un possibile alleggerimento del deficit programmatico 2019 attraverso un ridimensionamento o un rinvio delle due misure principali previste dalla proposta di legge di bilancio.

Non è la prima volta che viene fatta tale ipotesi, emersa anche prima della scadenza per la presentazione alla Commissione Europea della revisione del DBP – poi rivelatasi marginale.

Un mero rinvio non potrebbe aiutare molto, in quanto sposterebbe il problema a un 2020 già appesantito dalla necessità di sostituire le residue clausole di salvaguardia.

Fonte: BONDWorld.it

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