Analisi Giornaliere

Intesa SanPaolo Flash: – Italia. Il governo dovrebbe presentare la Nota di Aggiornamento al DEF

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Intesa SanPaolo – Italia. Il governo dovrebbe presentare la Nota di Aggiornamento al DEF, che conterrà il nuovo quadro tendenziale e programmatico di finanza pubblica per gli anni fino al 2021.…..

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A causa dei perduranti contrasti sugli obiettivi fiscali fra il ministro del Tesoro (che vuole restare sotto il 2%) e i leader dei partiti di maggioranza (che spingono per arrivare a 2,4%), non è escluso che l’approvazione del documento di programmazione slitti ai prossimi giorni.

Prima del consiglio dei ministri, infatti, si terrà un nuovo confronto ristretto, dal cui esito dipenderà anche la possibilità di approvare o no ufficialmente il programma di bilancio.

L’evidenza che a un giorno dalla scadenza non c’è ancora condivisione degli obiettivi di deficit all’interno del governo sta portando stamane a un brusco riallargamento degli spread sul debito pubblico italiano.

Ricordiamo che, a differenza degli anni scorsi, il DEF di aprile (compilato dal governo uscente) includeva soltanto lo scenario tendenziale, che peraltro incorporava l’aumento delle aliquote IVA previsto dalle cosiddette “clausole di salvaguardia”, che le forze di maggioranza hanno chiesto all’attuale governo in una risoluzione parlamentare dello scorso giugno di disinnescare.

Su un tendenziale in peggioramento per via della crescita meno brillante e dell’aumento della spesa per interessi, si innesterebbe il mancato aumento dell’IVA (il che di per sé nelle nostre stime farebbe avvicinare il tendenziale 2019 al 2%) e le misure discrezionali del governo.

Sarà importante, per rassicurare investitori e agenzie di rating, confermare un sentiero di miglioramento almeno marginale di deficit nominale e strutturale, e un calo non limitato a qualche decimo del debito.

– Germania. I prezzi al consumo sono attesi in aumento di 0,1% m/m a settembre su spinta dell’energia. L’inflazione dovrebbe rimane stabile al 2,0% sulla misura nazionale ma aumentare di un decimo al 2,0% sull’indice armonizzato.

L’inflazione tedesca dovrebbe rimanere al di sopra del 2% fino a fine anno, per poi calare all’1,7/1,8% a inizio 2019 su di un effetto base sfavorevole dalla dinamica core .

– Area euro. La dinamica di M3 potrebbe rallentare ancora ad agosto a 3,9% da un precedente 4,0%. Tra le controparti di M3 la crescita del credito al settore dovrebbe essere stabile sul livello del mese precedente 2,4%.

– Area euro. L’indice ESI di fiducia economica, della Commissione UE, è visto in calo a 111,2, da 111,6. In particolare dovrebbe essere confermato l’ulteriore peggioramento del morale delle famiglie.

Le condizioni dovrebbero essere circa stabili nel manifatturiero e in lieve miglioramento nei servizi. L’indice rimane su livelli coerenti con una crescita del PIL Eurozona ancora al di sopra del potenziale.

– Italia. La fiducia di famiglie e imprese potrebbe calare ancora a settembre. Il morale dei consumatori è visto a 114 da 115,2 precedente, si potrebbe vedere ancora una correzione per il clima nazionale e le attese future e qualche maggior timore sul mercato del lavoro.

L’indice composito di fiducia delle aziende potrebbe scendere a 103 da 103,8 di agosto.

Il clima potrebbe frenare ancora nel manifatturiero (a 104,5 da 104,8) e si potrebbe vedere una correzione nel commercio al dettaglio dopo l’aumento a sorpresa visto il mese scorso.

Gli indici di fiducia restano in territorio espansivo, ma segnalano un possibile ulteriore rallentamento in termini di tasso di crescita dell’attività economica.

– Stati Uniti. Il deficit commerciale dei beni (prel.) ad agosto dovrebbe ridursi a -71,5 mld di dollari da -72 mld di luglio, con rialzi moderati sia per le importazioni sia per le esportazioni.

I dati dovrebbero confermare un contributo negativo alla crescita del 3° trimestre, vicino a -0,7pp.

– Stati Uniti. La terza stima del PIL del 2° trimestre dovrebbe registrare una revisione verso l’alto a 4,3% t/t ann., da 4,2% t/t ann. della seconda stima, sulla scia di diverse componenti: consumi più forti (in rialzo di 4% t/t ann., da 3,8% t/t ann., grazie a servizi e beni non durevoli), investimenti non residenziali (a 8,8% t/t ann., da 8,5% t/t ann., soprattutto per via di scorte e strutture).

Alla luce dei dati disponibili, anche il 3° trimestre dovrebbe registrare una crescita molto sostenuta: secondo le stime dell’Atlanta Fed GDP nowcasting, la crescita è prevista a 4,4% t/t ann., con rialzi di 3,7% t/t ann. per i consumi, di 3,6% t/t ann. per gli investimenti fissi non residenziali, correzione di -0,7% t/t ann. per gli investimenti residenziali, contributo negativo delle esportazioni nette (-0,7pp) e positivo delle scorte (+1,96pp).

– Stati Uniti. Gli ordini di beni durevoli ad agosto (stima preliminare) sono previsti in aumento di 1,9% m/m, dopo -1,7% m/m di luglio, spinti da un rimbalzo nel comparto dell’aeronautica civile.

Al netto dei trasporti, gli ordini dovrebbero aumentare di 0,4%m/m, modestamente al di sopra del trend recente.

Gli ordini di beni capitali al netto di difesa e aerei dovrebbero essere in rialzo di 0,4% m/m, con una variazione più debole di quanto visto tra aprile e luglio.

Le scorte dovrebbero confermare la ricostituzione dei magazzini in atto nel 3° trimestre, dopo il calo della primavera.

Ieri sui mercati

Francia. L’indice di fiducia dei consumatori cala oltre le attese a settembre a 94 da 96 (dato rivisto al ribasso di un punto), terzo calo consecutivo.

Lo spaccato segnala un peggioramento della percezione delle proprie finanze attuali e di quelle future, accompagnato da un degrado della valutazione del proprio standard di vita presente e futuro.

Peggiora anche la valutazione della propria capacità di risparmio presente e futura e della propensione presente e futura a risparmiare.

Cominciano ad aumentare le persone che prevedono un aumento dei prezzi nel prossimo futuro.

Complessivamente l’indagine è deludente, e il calo oltre le attese porta la media trimestrale dell’indice a 95,8 da 98,6, situandolo ora al di sotto della media di lungo periodo.

Riteniamo che nei prossimi mesi qualche miglioramento del morale delle famiglie potrebbe giungere sulla scia delle novità presentate dal Governo in materia di riduzione delle tasse.

Stati Uniti. La riunione del FOMC si è conclusa, come atteso, con un rialzo dell’intervallo obiettivo del tasso dei fed funds di 25 pb, a 2%-2,25%, votato all’unanimità.

Il comunicato ha mantenuto invariato il giudizio sull’economia e sull’inflazione, la prima descritta come “forte” e la seconda ancora caratterizzata essenzialmente da stabilità intorno all’obiettivo.

L’unica modifica al testo è stata l’eliminazione della valutazione della politica monetaria: fino ad agosto definita come ancora “accomodante”.

A settembre si sceglie di non dare un giudizio, in linea con l’indicazione dei verbali, che avevano segnalato l’opinione secondo cui il riferimento alla stance accomodante “presto” avrebbe dovuto essere rimosso, con l’avvicinarsi della neutralità.

Il focus della riunione, questa volta più ancora che in altre occasioni, era l’aggiornamento e l’estensione al 2021 delle proiezioni macroeconomiche e dei tassi, che prendono maggiore importanza in assenza di guidance nel comunicato.

1) Sul fronte macro, la crescita viene rivista verso l’alto nel 2018-19 (3 decimi nel 2018, 1 decimo nel 2019) ma mantiene la traiettoria discendente dal 2019 in poi, atterrando a 1,8% nel 2021, sul livello della crescita potenziale.

L’inflazione core è invariata su tutto l’orizzonte previsivo, al 2% nel 2018 e a 2,1% sugli anni successivi.

Una novità rilevante riguarda il tasso di disoccupazione che è visto in rialzo nel 2021 (a 3,7%) dopo due anni di stabilità a 3,5%. In sostanza,

Il FOMC continua a ritenere che la curva di Phillips, se esiste ancora, sia praticamente piatta.

2) Per quanto riguarda i tassi, ci sono diverse informazioni nuove, portate dall’estensione al 2021.

La mediana mantiene ancora un rialzo nel 2018, tre rialzi nel 2019, un rialzo nel 2020 e stabilità nel 2021, a 3,4%, su un livello modestamente restrittivo.

Il FOMC reta diviso fra chi vede un sentiero più basso e più piatto, e chi invece ritiene necessari maggiori rialzi.

Nonostante la stabilità della mediana nel 2020-2021, va notato che aumenta la dispersione e che c’è uno scivolamento verso il basso (rispetto al 2020) di diversi punti (a parte due ulteriori rialzi).

Alcuni partecipanti vedono dunque l’inizio della svolta e preferiscono tassi più bassi nel 2021 rispetto al 2020.

Inoltre, si rileva un marginale rialzo del tasso dei fed funds di più lungo termine, da 2,9% a 3%: questa non è una sorpresa, dato che alcuni partecipanti recentemente avevano indicato che con il rafforzamento della crescita il tasso neutrale poteva spostarsi verso l’alto.

Nella conferenza stampa di Powell, ha mantenuto toni cauti ed equilibrati, senza rivelare maggiore guidance rispetto a quella inclusa nel comunicato.

Powell ha sottolineato che la rimozione della valutazione di politica monetaria accomodante dal comunicato “non segnala alcun cambiamento nel probabile sentiero di policy”, al contrario è un segno che si sta procedendo come atteso.

Nella sessione domande e risposte, Powell ha sollevato alcuni temi rilevanti.

Prima di tutto il presidente ha sottolineato che la Fed è stata sorpresa dalla stabilità della partecipazione alla forza lavoro vista negli ultimi cinque anni, contro attese di declino legato alla componente demografica.

Questo implica che ci potrebbe essere ancora offerta di lavoro disponibile in eccesso rispetto alle stime, e che un eventuale surriscaldamento dell’economia può non essere alle porte.

Secondo Powell segni di surriscaldamento potrebbero essere: un rallentamento significativo della dinamica occupazionale (per vincoli all’offerta), un balzo netto e inatteso dei salari o dell’inflazione e/o un indebolimento della crescita.

Riguardo ai dazi, Powell ha notato che la Fed segue l’evoluzione da vicino, ma per ora non ci sono indicazioni di pressioni inflazionistiche. In termini di crescita, per ora non ci sono effetti misurabili.

Powell ha ribadito che i tassi rimangono “bassi”.

Sui rischi per lo scenario dei tassi, Powell ha affermato che una rapida accelerazione dell’inflazione causerebbe un sentiero più aggressivo dei rialzi, ma “non lo vediamo.

Davvero non lo vediamo”, anche perché prevale un contesto di aspettative di inflazione “fortemente ancorate” e di scarsa reazione dei prezzi alla riduzione di risorse inutilizzate.

Powell ha messo ancora una volta l’accento sulla necessità di essere cauti, dato che recentemente il processo inflazionistico è cambiato drammaticamente rispetto al passato, ma “non possiamo dare per scontato che rimanga come è”. In conclusione, avanti con i rialzi, con gli occhi puntati sui dati.

Stati Uniti. Le vendite di case nuove ad agosto aumentano a 629 mila, da 608 mila di luglio (rivisto da 627 mila). Il rialzo di agosto, accompagnato da revisioni verso il basso dei mesi precedenti, segue due mesi di correzioni, e non modifica il trend debole dell’attività del settore immobiliare residenziale, dovuto a scarsità di offerta e prezzi elevati.

Fonte: BONDWorld.it

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