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Intesa SanPaolo Flash: – Area euro. La stima flash di gennaio dovrebbe mostrare una brusca frenata dell’inflazione

Intesa SanPaolo – Area euro. La stima flash di gennaio dovrebbe mostrare una brusca frenata dell’inflazione all’1,3% da un precedente 1,6%. L’inflazione core è attesa all’1,0% da un precedente 1,1% sulla misura preferita dalla BCE……

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Dovrebbe trattarsi di una frenata temporanea giustificata dal calo dell’energia e dalla stagionalità negativa dei prezzi core .

Da marzo, l’inflazione è vista risalire all’1,6% se si verificherà il rimbalzo atteso del prezzo del greggio e la dinamica core muoverà verso l’1,2%.

– Stati Uniti. L’ employment report di gennaio sarà meno informativo del solito, dato che potrebbe risentire di qualche effetto legato allo shutdown .

Gli occupati non agricoli dovrebbero essere in aumento di 170 mila. Lo shutdown non dovrebbe avere effetti diretti sui dipendenti federali, considerati occupati anche se senza stipendio, dato che una legge recentemente approvata prevede che riceveranno gli stipendi arretrati alla fine del blocco degli uffici.

Potrebbe però esserci un calo di occupati delle imprese con contratti con il governo federale, o a gennaio o a febbraio.

Il settore privato dovrebbe segnare un incremento di 175 mila, con un freno in parte fisiologico dopo l’aumento di 301 mila di dicembre e in parte dovuto agli effetti della chiusura degli uffici federali sulle aziende con contratti pubblici e sull’indotto.

Il tasso di disoccupazione dovrebbe essere stabile a 3,9. I salari orari sono previsti in aumento di 0,3% m/m, confermando il graduale trend verso l’alto. I dati non dovrebbero modificare i segnali di mercato del lavoro ormai al pieno impiego, con difficoltà per le imprese a reperire manodopera, come indicato dal fatto che ormai da mesi le posizioni aperte superano il numero dei disoccupati.

– Stati Uniti. L’ISM manifatturiero di gennaio dovrebbe essere poco variato rispetto a dicembre, e stabilizzarsi a 54 (54,1 a dicembre).

Le indagini regionali hanno dato indicazioni complessivamente positive a gennaio, con segnali di proseguimento dell’espansione dell’attività e degli ordini e aspettative positive sull’orizzonte a 6 mesi.

L’ISM si è adeguato a un livello di attività più lento rispetto a quello di gran parte del 2018, ma non dovrebbe dare indicazioni di stagnazione nel 1° trimestre, nonostante lo shutdown straordinariamente lungo.

– Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan potrebbe risalire modestamente nella lettura finale di gennaio a 92, da 90,7 di gennaio, sulla scia del miglioramento dei mercati.

Per un recupero parziale della fiducia sarà però cruciale la fine del periodo di chiusura degli uffici federali.

I dati e gli eventi di ieri

BCE. Se lo dice anche Weidmann… Il più falco dei falchi, Weidmann, ha dichiarato ieri che la normalizzazione della politica monetaria potrebbe richiedere anni.

Il Presidente della Bundesbank si è espresso con toni preoccupati sulle prospettive di crescita per l’economia tedesca ed in generale sul grado di incertezza che circonda lo scenario globale.

Secondo Weidmann tuttavia una ri-accelerazione in primavera della crescita tedesca ed euro zona è ancora possibile. I rischi per l’inflazione sono verso il basso, data la protratta debolezza del prezzo del greggio.

Area euro. Crescita bassa a fine 2018, ma in linea con le attese. La stima flash per il 4° trimestre colloca la crescita del PIL area euro a 0,2% t/t, come nei mesi estivi e in linea con le attese.

Sull’anno, la crescita è rallentata all’1,2% a/a da un precedente 1,6% a/a.

Il dato riflette un ritmo di crescita più debole del previsto in Italia (-0,2% t/t contro attese per -0,1% t/t), che ha in parte controbilanciato le sorprese positive da Francia (+0,3% t/t, il consenso era per un o +0,2% t/t) e Spagna (+ 0,7% t/t).

All’appello manca la Germania, che pubblicherà i dati a metà febbraio; secondo l’istituto IFW, il PIL avrebbe viaggiato ancora in territorio marginalmente positivo.

Sembrerebbe, quindi, che solo l’Italia sia in recessione tecnica mentre gli altri principali partner europei continuano a crescere.

Il dettaglio sui contributi delle diverse componenti alla crescita del PIL area euro non sono disponibili. Le indicazioni dagli uffici di statistica nazionale sono di tenuta dell’export in particolare in Francia e Spagna.

La stabilizzazione della crescita a 0,2% % t/t a fine 2018 lascia la media annua all’1,8%. La debole uscita dallo scorso anno lascia la previsione per il 2019 all’1,2% ben al di sotto del potenziale.

Tale stima assume una ri-accelerazione della dinamica congiunturale dalla primavera. Italia. Il PIL è calato più del previsto nel 4° trimestre 2018, di -0,2% t/t (dopo il -0,1% t/t precedente).

Il dato è risultato di un decimo inferiore alle aspettative nostre e di consenso. La crescita annua è rallentata a 0,1% da 0,6% precedente (rivisto al ribasso di un decimo).

Per trovare valori inferiori di crescita, sia congiunturale che tendenziale, bisogna risalire al 2013. Il dettaglio per componenti di domanda non è ancora noto (sarà diffuso dall’Istat il prossimo 5 marzo).

Tuttavia, quanto comunicato dall’agenzia di statistica è in linea con le nostre attese:

– la contrazione del PIL è il risultato di un calo del valore aggiunto nell’industria e nell’agricoltura, in presenza di un contributo nullo dai servizi;

– la flessione è dovuta interamente alla domanda domestica (al lordo delle scorte), mentre il commercio estero ha dato un contributo positivo all’attività economica (per il secondo trimestre consecutivo).

In altri termini, come già nei tre mesi precedenti, la caduta del PIL è riconducibile principalmente all’industria e alla domanda interna (pensiamo più per investimenti che per consumi).

La crescita acquisita per il 2019 (ovvero, in caso di stagnazione in ciascun trimestre del nuovo anno) è pari a -0,2%. Ovvero, il 2018 è il primo anno dal 2012 che lascia un’eredità negativa ai 12 mesi successivi.

Ciò significa che occorrerebbe una accelerazione molto forte nel corso dell’anno per raggiungere la nostra più recente stima, rivista al ribasso a 0,6%.

Il punto è che gli indici di fiducia, soprattutto dal lato delle imprese, segnalano che l’attività economica rimarrà debole almeno nel 1° trimestre.

Un ritorno alla crescita a partire dal 2° o 3° trimestre è possibile, sulla scia sia della ripresa del commercio internazionale, che degli effetti (principalmente sulle famiglie) di alcune misure incluse nella manovra di bilancio.

In ogni caso, la debole chiusura di 2018 e inizio di 2019 può spingere la crescita media annua su valori molto vicini allo zero.

In altri termini, per ora è recessione “tecnica” o meglio stagnazione, più che recessione vera e propria. Tuttavia, occorrerà osservare rapidamente una ripresa degli indici di fiducia per poter raggiungere una crescita del PIL dello 0,6% nel 2019.

Inflazione. In Francia, la stima preliminare mostra che a gennaio i prezzi al consumo sono calati di -0,5% m/m da zero sull’indice nazionale e di -0,6% m/m da 0,1% m/m su quello armonizzato, in linea con le attese di consenso.

Nel mese il calo sarebbe spiegato principalmente dalla contrazione dei prezzi dei beni manufatti, da un nuovo calo del prezzo dell’energia e dal rallentamento di quello dei servizi.

L’inflazione quindi rallenta di quattro decimi all’1,2% sull’indice nazionale e di cinque decimi all’1,4% su quello armonizzato, segnando un minimo da febbraio 2018.

Nei prossimi mesi l’inflazione media dovrebbe risalire molto lentamente (circa un decimo a trimestre). In Spagna la stima preliminare indica, in linea con il consenso, che i prezzi al consumo sono calati dell’1,3% m/m da -0,4% m/m sull’indice nazionale e dell’1,7% mm/ da 0,5% m/m sull’indice armonizzato.

Di conseguenza l’inflazione ha rallentato nel mese all’1,0% dall’1,2% su entrambe le misure. Nel corso dell’anno prevediamo che l’inflazione spagnola (HCPI) risalga progressivamente per portarsi in vista del 2% entro fine anno.

Disoccupazione. è rimasta stabile in linea con le attese di consenso al 7,9% nella media area euro, ai minimi da ottobre 2008; il numero di disoccupati è pari a circa 12,92 milioni di persone, 75mila in meno di novembre.

In media annua nel 2018 la disoccupazione si è attestata quindi all’8,2% dal 9,1% del 2017. Lo spaccato per paesi mostra che sopra la media eurozona ormai rimangono solo cinque paesi: Grecia (18,6%), Spagna (14,3%), Italia (10,3%), Francia (9,1%) e Cipro (8,8%).

Nel 2019 la disoccupazione eurozona è vista in calo di altri quattro decimi attorno al 7,8%. In Germania, la disoccupazione a gennaio è rimasta ferma al 5,0% per il quarto mese consecutivo, sempre ai minimi storici. Per l’anno in corso prevediamo che la disoccupazione tedesca rimanga circa stabile attorno al livello attuale dal 5,2% del 2018.

 Stati Uniti. I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 26 gennaio aumentano a 253 mila da 200 mila della settimana precedente, toccando il massimo da fine settembre 2017.

I dati sono influenzati dallo shutdown , che si ripercuotono probabilmente non solo sui dipendenti federali, ma anche su quelli delle imprese con contratti con il governo federale.

Molti dati di dicembre e gennaio saranno meno informativi del solito per via dell’incertezza sugli effetti della chiusura parziale degli uffici governativi.

Stati Uniti. I negoziati USA-Cina sul commercio internazionale potrebbero proseguire con un incontro fra i presidenti Trump e Xi a fine febbraio.

Trump ha detto che non si definirà nessun accordo prima di un incontro diretto fra i due leader per risolvere le questioni più spinose. Il presidente USA ha anche affermato che potrebbe spostare in avanti la scadenza della tregua sui dazi dall’attuale data del 1° marzo per definire i dettagli di un accordo che, nelle sue linee generali, potrebbe essere siglato entro la scadenza fissata ora.

Trump ha aggiunto che l’accordo deve coprire tutti i temi, altrimenti ci può essere un rinvio “per qualche tempo”. Queste dichiarazioni di apertura da parte di Trump sui negoziati aumentano la probabilità di un accordo, anche temporaneo, che eviti un’escalation sui dazi nei prossimi mesi.

Giappone. Il tasso di disoccupazione a dicembre cala a 2,4%, da 2,5%di novembre e il jobs-toapplicant ratio è stabile 1,63, confermando l’eccesso di domanda di lavoro, nonostante il trend verso l’alto della partecipazione femminile e delle coorti più anziane.

Cina. L’indice PMI manifatturiero rilevato da Caixin -Markit è sceso più delle attese (49,6 Consenso Bloomberg) portandosi a 48,3 in gennaio da 49,7 in dicembre, trascinato al ribasso da un nuovo calo della componente degli ordini interni, scesa a 47.3, poco sopra i minimi registrati a fine 2015, e di produzione, scorte e acquisti.

La componente degli ordini esteri è invece risalita riportandosi poco sopra 50 (50,4), verosimilmente aiutata dalla tregua commerciale. Il dato dipinge un quadro più grigio rispetto a quello del NBS pubblicato ieri, offrendo indicazioni di un indebolimento più marcato della domanda interna a gennaio.

Fonte: BONDWorld.it

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