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Intesa SanPaolo Flash: – Italia. La fiducia di imprese e famiglie dovrebbe vedere una ripresa a gennaio

Intesa SanPaolo – Italia. La fiducia di imprese e famiglie dovrebbe vedere una ripresa a gennaio, sulla scia del rientro delle tensioni finanziarie successivo all’accordo raggiunto dal Governo con la Commissione UE in merito alla Legge di Bilancio……..

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Il morale dei consumatori è visto salire a 114 da 113,1 di dicembre, l’indice composito di fiducia delle aziende a 100,5 da 99,8 precedente; tutti i comparti dovrebbero registrare un recupero con l’eccezione del commercio; nel manifatturiero, l’indice è atteso in salita a 104 da 103,6, anche sulla scorta dei segnali di moderata ripresa della domanda estera.

– Francia. La stima flash del PIL del 4° trimestre sorprende verso l’alto, segnando una variazione di 0,3% t/t, in linea con quella dei mesi estivi, grazie a un contributo del canale estero che più che compensa il rallentamento della componente domestica.

La crescita su base tendenziale rallenta da a 0,9% a/a, da 1,3% a/a del 3° trimestre (rivista da1,4% a/a). I dati mostrano una stagnazione dei consumi, dopo +0,4% t/t in T3, dovuta probabilmente alla turbolenza legata alle manifestazioni dei gilet gialli.

Gli investimenti fissi delle imprese sono in rialzo di 0,3% t/t, in netto rallentamento dopo due trimestri di crescita rapida (1,7% t/t e 1,2% t/t in estate e in primavera, rispettivamente).

La spesa pubblica accelera marginalmente (0,3% t/t da 0,2% t/t).

A fronte di una domanda domestica relativamente debole, si registra un contributo positivo della domanda estera.

Nonostante una significativa accelerazione delle importazioni (+1,6% t/t dopo -0,7% t/t), le esportazioni hanno segnato una crescita anche più solida (+2,4% t/t, dopo tre trimestri di significativa debolezza), sostenendo ampiamente la crescita complessiva.

Il dato del quarto trimestre sarà cruciale per la previsione di crescita 2019. La crescita annua nel 2018 è pari a 1,5%, inferiore al 2,3% del 2017.

Le indicazioni delle indagini di settore sono negative e puntano a un rallentamento della crescita a inizio anno, sulla scia dell’ulteriore indebolimento della domanda interna.

– Francia. La spesa per consumi a dicembre è attesa deludere nuovamente, registrando una contrazione di -0,3% m/m come a novembre.

Nel mese le registrazioni di veicoli sono di nuovo tornate a scendere dopo due mesi recupero.

Se confermato, la variazione annua passerebbe a -0,9% a/a da -2,0% a/a portando i consumi a contrarsi di 0,4% t/t nell’ultimo trimestre, dopo il +0,3% t/t del terzo trimestre.

– Germania. Ci aspettiamo un forte calo dei prezzi al consumo (-1,0% m/m) a gennaio che dovrebbe essere spiegato in parte da una stagionalità negativa per i prezzi interni ma anche dal calo della componente energia.

L’inflazione è attesa frenare di tre decimi sulla misura nazionale all’1,4% e di un decimo sull’indice armonizzato all’1,6% a/a.

– Area euro. L’indice di fiducia economica ESI elaborato dalla Commissione Europea a gennaio è atteso scivolare ancora a gennaio a 107,0 da 107,3.

L’indice per l’industria potrebbe migliorare leggermente a 1,5 da 1,1 mentre nei servizi il morale potrebbe cedere ancora, stimiamo a 11,5 da 12,0, in linea con quanto visto dalle prime indagini di fiducia di gennaio.

La fiducia nel commercio al dettaglio e costruzioni dovrebbe essere poco mossa.

Il livello dell’indice di fiducia economica è tornato su livelli correnti, con una crescita del PIL Eurozona appena al di sopra del potenziale. Infine, la seconda lettura dell’indice di fiducia dei consumatori dell’Eurozona è atteso confermato in lieve risalita a -7,9 da -8,3 di dicembre.

Stati Uniti

– La stima ADP degli occupati non agricoli privati a gennaio è vista dal consenso a +183 mila dopo +271 mila di dicembre.

– La stima advance del PIL del 4° trimestre non verrà pubblicata oggi per via degli effetti dello shutdown concluso sabato. Il Bureau of Economic Analysis non ha ancora rilasciato il calendario della pubblicazione di tutti i dati in sospeso dal 21 dicembre.

– Inizia oggi l’incontro USA-Cina di due giorni fra la delegazione cinese guidata dal vice primo ministro Liu He, e quella americana, guidata dall’US Trade Representative Lighthizer e dal ministro del Tesoro Mnuchin. Alla fine dell’incontro, Liu He dovrebbe essere ricevuto da Trump.

La tregua sui dazi scade il 1° marzo. Secondo indiscrezioni di stampa, la delegazione cinese dovrebbe offrire concessioni anche significative per la riduzione del deficit commerciale, con impegno ad ampi acquisti di prodotti USA (soprattutto agricoli, fra cui soia, ma anche energetici).

Con lo shutdown mancano i dati di bilancia commerciale di dicembre, fino a novembre il deficit USA ha continuato ad allargarsi.

Invece sul fronte più spinoso dei cambiamenti strutturali relativi a tutela della proprietà intellettuale, trasferimento forzato di tecnologia, riforma del trattamento fiscale favorevole per le aziende statali cinesi, sembra che la Cina non sia disposta a muoversi molto verso le richieste USA.

Secondo Mnuchin non c’è ancora un documento su cui trattare, però c’è spazio per un avvicinamento, invece il segretario del commercio Ross ha detto che le parti sono ancora lontane mille miglia l’una dall’altra. Sui negoziati peseranno anche gli interventi americani contro Huawei.

In assenza di un accordo alla scadenza del 1° marzo, i dazi su 250 mld di dollari di importazioni USA dalla Cina dovrebbero salire dal 10% al 25%, con la minaccia di introdurre nuovi dazi su altri 267 mld di dollari di import.

Anche se si trovasse un compromesso accettabile a tutti, difficilmente gli USA eliminerebbero i dazi introdotti nel 2018.

Il mercato ora sconta una soluzione accomodante, che almeno confermi lo status quo. Se ci fosse invece un’escalation sul tema dei dazi, potremmo rivedere tensioni simili a quelle di fine 2018.

– La riunione del FOMC dovrebbe mantenere i tassi invariati fra 2,25% e 2,5% e confermare la volontà di essere pazienti e flessibili mentre si attendono informazioni su un insieme di fattori di rischio verso il basso. I venti contrari citati dai molti discorsi dei partecipanti al FOMC includono l’incertezza politica, i dazi, la crescita globale.

Il tono della conferenza stampa dovrebbe essere molto diverso rispetto a quello di dicembre, anche se la valutazione dello scenario economico dovrebbe restare positivo.

Powell dovrebbe sottolineare che in assenza di pressioni inflazionistiche, la Fed può permettersi di fare una pausa di assestamento.

Il leitmotiv del comunicato e delle parole di Powell dovrebbe essere l’impegno a “pazienza e flessibilità”, anche alla luce del fatto che ancora per qualche settimana c’è un ampio buco informativo congiunturale dovuto alla mancanza di dati macroeconomici in sospeso per via dello s hutdown .

– È possibile che durante la conferenza stampa Powell dia nuove informazioni sul programma di riduzione del portafoglio titoli della Fed, sfruttando la fase di pausa sul sentiero dei tassi.

L’attuale programma di disinvestimenti prevede una riduzione di 50 mld al mese, per un totale di 600 mld all’anno, vincolato ovviamente dalle scadenze dei titoli, dato che non sono previste vendite attive (perciò nel corso del 2018 i mancati reinvestimenti sono stati inferiori rispetto alla regola annunciata a fine 2017).

Il rapporto sulle operazioni di mercato aperto del 2017 pubblicato dalla NY Fed offre un aggiornamento dei sentieri previsti per il bilancio con tre diversi livelli di riserve e mostra che la riduzione del bilancio dovrebbe concludersi fra il 2020 e il 2022.

Con lo scenario mediano, il portafoglio smetterebbe di ridursi a metà 2021, con titoli per circa 3 tln; invece con lo scenario di maggiori passività, il minimo del bilancio sarebbe raggiunto nel 1° trimestre 2020, con un portafoglio di 3,3 tln.

Con lo scenario mediano di riserve, la NY Fed proietta un livello minimo di Treasury nel 2020, in progressivo rialzo negli anni successivi, per arrivare a circa 3 tln nel 2025. In conclusione, se la Fed intende detenere titoli per un ammontare compreso fra 3 e 3,5 tln, il programma dovrebbe essere interrotto e/o modificato dal 2020.

È possibile che alla riunione di gennaio il Comitato cominci quindi a segnalare una discussione attiva del tema, con indicazioni che nei prossimi mesi verranno date informazioni più precise, da definire probabilmente entro giugno, quando terminerà il processo di analisi, ora in corso, degli strumenti di politica monetaria.   I dati e gli eventi di ieri

Francia. L’indice di fiducia dei consumatori è rimbalzato a gennaio a 91 da 86. L’aumento è stato superiore alle attese di consenso e ha riportato l’indice sul livello di novembre scorso e al di sopra della media storica.

Lo spaccato mostra un recupero dei giudizi sulla propria condizione finanziaria e sul proprio tenore di vita sui livelli di novembre, dopo il crollo di dicembre.

Migliora sensibilmente la percezione delle condizioni finanziarie future e del tenore di vita atteso. Recupera anche la propensione al consumo, ma non ritorna sui livelli di novembre.

I timori su un aumento della disoccupazione invece salgono per il terzo mese consecutivo mentre calano ancora le attese sui prezzi futuri.

Sebbene sia ancora presto per un giudizio definitivo, il crollo del morale di dicembre potrebbe essere stato quindi solo episodico; sembra quindi che, per ora, le misure varate dal Governo dopo le proteste dei gilet gialli stiano effettivamente supportando il morale delle famiglie.

Regno Unito. La Camera dei Comuni ha approvato due emendamenti contrastanti alla mozione del governo su Brexit. Uno, passato con 8 voti di scarto, dichiara l’opposizione del parlamento a “che il Regno Unito lasci l’Unione Europea senza un accordo di recesso e un quadro per una futura relazione”.

In teoria, perciò, in caso di voto contrario all’accordo, il governo dovrebbe chiedere un’estensione del negoziato (essendo escluso che possa essere revocata la richiesta, con questo governo in carica).

Tuttavia, non è chiaro a che scopo, non essendoci una maggioranza a favore di soluzioni alternative, e inoltre non è legalmente vincolante.

L’altro emendamento approvato “richiede che la salvaguardia per l’Irlanda del Nord sia rimpiazzata con accorgimenti alternativi per evitare un confine fisico”, garantendo in tal caso l’appoggio all’accordo con l’UE.

Tale condizione è insensata, perché è noto che l’UE non intende rinegoziare il trattato. Poco dopo il voto, infatti, il portavoce della presidenza UE ha dichiarato che “la salvaguardia è parte dell’accordo di recesso, e l’accordo di recesso non è negoziabile”.

Invece, sarebbe negoziabile la dichiarazione politica sulla relazione futura, “se le intenzioni del Regno Unito sulla relazione futura registrassero un’evoluzione”.

L’UE è anche disposta a considerare un’eventuale e motivata richiesta di rinvio della scadenza del 29 marzo, ma senza pregiudicare il funzionamento delle istituzioni comunitarie.

Tirando le somme, si può prevedere che il governo britannico dovrà presto tornare in parlamento con lo stesso accordo già respinto, senza aver ottenuto neppure l’ombra delle modifiche richieste, per un nuovo giro di votazioni che potrebbe tenersi il 14 febbraio e che rischia di rivelarsi ancora inconcludente per i veti incrociati e le divisioni interne ai maggiori partiti.

In teoria, la posizione dei laburisti (che non negano la Brexit in sé, ma il modello proposto a regime) sarebbe compatibile l’approvazione del trattato di recesso a condizione di modifiche alla dichiarazione politica sulla relazione a regime – ma percorrere tale strada implicherebbe probabilmente una spaccatura del Partito Conservatore.

Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board a gennaio sorprende verso il basso, scendendo a 120,2 (minimo da luglio 2017) da 126,6 di dicembre (rivisto da 128,1).

La situazione corrente cala solo marginalmente, a 169,6 da 169,9, ancora ben al di sopra dei livelli della prima metà del 2018. Le aspettative invece crollano a 87,3 da 97,7, minimo da ottobre 2016.

La valutazione del mercato del lavoro resta ultra-positiva, con un miglioramento del differenziale jobs plentiful – job hard to get a 33,7 da 33,3 di dicembre, che indica un probabile proseguimento del trend verso il basso del tasso di disoccupazione.

Le aspettative fra 12 mesi di inflazione e di reddito sono in calo per il terzo mese consecutivo.

La flessione della fiducia è in parte collegata allo shutdown e alla volatilità dei mercati: il peggioramento delle prospettive a sei mesi, accentuatosi a gennaio, è in atto ormai dall’autunno.

Una correzione della fiducia nel 2019 era prevedibile, con la riduzione degli effetti espansivi della riforma tributaria del 2018.

Le prospettive dei consumi restano positive e sostenute dalla continua espansione del mercato del lavoro.

Fonte: BONDWorld.it

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