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Intesa SanPaolo Flash: – Italia. Oggi S&P potrebbe annunciare modifiche al rating

Intesa SanPaolo – Italia. Oggi, a mercati chiusi, S&P potrebbe annunciare modifiche al rating paese (attualmente BBB) o all’outlook (ora “stabile”)…..

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Un anno fa, dopo aver innalzato il rating dal precedente livello di BBB-, l’agenzia aveva ipotizzato di poter abbassare il rating nel caso di forte rallentamento della crescita, o di peggioramento della posizione esterna sull’estero (saldo di parte corrente negativo) o, infine, se fosse venuta meno la fase di miglioramento dei conti pubblici.

La terza possibilità si è ora concretizzata in pieno.

– Francia. L’indice di fiducia dei consumatori è atteso rimbalzare a settembre a 96 da 94.

Il morale delle famiglie era calato a settembre dopo tre mesi di relativa stabilità per effetto di un peggioramento della percezione della propria situazione economica.

Il morale dei consumatori sta ritornando sui livelli del 2016, ormai del tutto esaurita la fase espansiva del 2017.

– Stati Uniti. La stima advance del PIL del 3° trimestre dovrebbe mostrare una variazione di 3,5% t/t ann., dopo +4,2% t/t ann. del 2° trimestre.

I consumi dovrebbero restare la locomotiva della crescita, con un aumento previsto di 3,4% t/t ann., dopo + 3,8% t/t ann. della primavera.

Gli investimenti fissi non residenziali dovrebbero essere in rialzo moderato (2,8% t/t ann.), grazie a variazioni positive di macchinari e proprietà intellettuale che dovrebbero più che compensare la contrazione delle strutture.

Gli investimenti residenziali dovrebbero ancora una volta contribuire negativamente alla crescita, e segnare una flessione di -1,5% t/t ann..

La spesa pubblica è prevista in accelerazione, grazie agli effetti della legge di spesa approvata in primavera.

Nel 3° trimestre, scorte ed esportazioni nette dovrebbero avere ruoli rilevanti per la crescita complessiva, come nella primavera:

il contributo delle scorte dovrebbe essere massiccio (vicino a 1,5pp), dopo l’ampia correzione del 2° trimestre; le esportazioni nette dovrebbero sottrarre circa 1pp alla crescita, capovolgendo l’ampio contributo positivo dato nei tre mesi precedenti per via dell’anticipazione delle vendite estere legata all’arrivo dei nuovi dazi.

I dati dovrebbero confermare la solidità della ripresa nel 2018, e gli effetti del sostegno dello stimolo fiscale alla spesa per consumi privati e pubblici.

Con la normalizzazione del canale estero e delle scorte nei prossimi trimestri, la crescita dovrebbe convergere su livelli più moderati e aprire la strada al rallentamento atteso per il prossimo triennio.

– Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a ottobre (finale) dovrebbe correggere a 97 da 99 della stima preliminare, sulla scia della flessione del mercato azionario delle ultime settimane.

Le aspettative di inflazione a 5 anni potrebbero risalire di un decimo dal 2,3% dell’indagine preliminare (minimo da dicembre 2016), restando comunque stabili all’interno dell’intervallo ristretto 2,4%-2,6% degli ultimi due anni.

I dati e gli eventi di ieri 

La riunione BCE del 25 ottobre è stata, come da attese, interlocutoria. Il Consiglio non ha discusso di politica monetaria.

La comunicazione sui tassi e reinvestimenti è stata confermata nella formulazione di settembre scorso.

Il comunicato ribadisce, inoltre, che l’APP verrà concluso a fine anno.

Durante la conferenza stampa, Draghi ha sottolineato che non vi è stato cenno su possibili estensioni.

Nessuna novità nemmeno sulla politica di reinvestimento nè sulla durata dei riacquisti dopo il primo rialzo dei tassi.

Ma anche in questo caso ci aspettavamo una conferma dello status quo .

La BCE non ha urgenza di fornire nuovi dettagli operativi, dal momento che in questo modo si lascia un ampio margine di flessibilità.

Una cosa è certa la regola di intervento in base alle quote capitale non verrà modificata.

Al centro del dibattito vi è stato sicuramente l’andamento in parte più debole delle attese dei dati economici.

Tuttavia, il Consiglio non ha rivisto la valutazione circa bilanciata dei rischi per lo scenario di moderata espansione e graduale ritorno dei prezzi al target nel medio periodo.

Draghi ha spiegato che l’andamento dei dati potrebbe essere in parto distorto da fattori idiosincratici quali il rallentamento delle vendite di auto in Germania (per effetto dell’entrata in vigore di una nuova normativa sui gas di scarico).

Restano, inoltre, incertezze sul quadro globale e su possibili aumenti indesiderati della volatilità sui mercati.

Ma la BCE deciderà a dicembre con le nuove previsioni alla mano e più informazioni dai dati se rivedere la valutazione dei rischi.

Draghi ha però sottolineato che se anche il rallentamento recente dovesse essere confermato si tratterebbe solo di un ritorno della crescita la potenziale (più rapidamente del previsto) dopo diversi trimestri di espansione assai solida.

L’impressione è che il Consiglio non voglia modificare il processo di normalizzazione e che speri di poter avviare un ciclo di rialzi moderato da settembre prossimo. L’Italia è stata oggetto di molte domande dei giornalisti.

Ma anche qui le novità sono limitate.

Draghi si è detto fiducioso che un accordo possa essere trovato ed ha anche riportato l’opinione di Dombrovski che si è dichiarato “aperto al dialogo nel rispetto delle regole del Patto di Stabilità”.

Draghi ha riconosciuto che il rialzo dello spread può mettere sotto pressione la posizione patrimoniale delle banche italiane nonché il costo della raccolta, ma si è rifiutato di identificare una soglia critica per il differenziale di tasso tra titoli italiani e tedeschi.

Riguardo l’attuale “dibattito sulla posizione fiscale” con la Commissione UE, Draghi è fiducioso.

Ma se così non fosse e se le decisioni del governo italiano dovessero portare ad uno scontro e soprattutto ad un ulteriore perdita di fiducia da parte degli investitori non ci sarebbe molto da fare per la BCE.

Se un singolo paese membro si trova in una crisi di liquidità, la modalità di soccorso da parte della BCE sono le OMT ( outright monetary transactions ), lanciate nel 2012, nel pieno della crisi sul debito.

Ma le OMT sono attivabili solo sotto stretta condizionalità ovvero la firma di un Memorandum of Understanding da parte del paese membro che in cambio di una linea di credito ESM accetta un percorso di rientro dagli squilibri macroeconomici.

La concessione di un programma di aiuto è un processo lungo che richiede l’approvazione unanime degli altri paesi membri, e consenso politico nel paese che avanza la richiesta.

Solo quando la linea di credito è attiva, il paese membro può richiedere l’intervento della BCE.

In sintesi. bisognerà aspettare dicembre per delle novità sulla politica monetaria.

Rimaniamo dell’idea che il Consiglio avvierà un ciclo di rialzi moderati da settembre 2019 anche nel caso in cui la crescita dovesse tornare al trend o poco al di sotto del trend dal momento che la politica monetaria resterebbe comunque accomodante.

Germania. IFO: il meglio è alle spalle, la crescita scende verso il trend.

L’indice di fiducia IFO è tornato indietro a ottobre ritracciando quasi interamente il miglioramento registrato nei mesi estivi. In linea con le attese, l’indice si è assettato a 102,8 da 103,7.

Sono peggiorate in particolare le attese per i prossimi mesi a 99,8 da 100,9. La valutazione sulla situazione corrente peggiora, ma meno rispetto alle attese per i prossimi mesi con l’indice in calo a 105,9 da 106,6.

– In linea con il PMI pubblicato ieri, il sondaggio IFO suggerisce un marcato rallentamento dell’attività manifatturiera, con l’indice per il comparto in calo a 19,2 a 23,3, un minimo da inizio 2017.

Il rallentamento del commercio globale e i timori di aumento di barriere tariffarie stanno chiaramente pesando sulla dinamica dell’export e sull’attività manifatturiera tedesca.

La fiducia delle imprese è calata anche nei servizi scendendo a 31,7 da 32,4. In peggioramento il morale anche nel commercio con l’indice per il comparto in calo a 10,1 da 11,7.

È in particolare l’andamento del commercio al dettaglio a pesare con l’indice in calo (0,6 da 5,2) su un minimo dal 2015.

Nel commercio all’ingrosso, le condizioni sono peggiorate meno con l’indice in calo a 15,8 da 16,6. Il settore delle costruzioni rimane in forte espansione con l’indice che continua a rompere nuovi massimi ogni mese.

– L’indice IFO rimane ben al di sopra della media a lungo termine e continua a segnalare una fase di crescita solida dell’economia tedesca.

Il rallentamento del manifatturiero sembra essere una tendenza che difficilmente invertirà a breve.

Altresì, riteniamo che, al di là della volatilità mensile, servizi e commercio possano compensare la debolezza dell’industria, dal momento che la spesa di famiglie e imprese dovrebbe crescere a ritmi solidi, dati fondamentali di ampio supporto. Il livello di entrata dell’indice IFO nel trimestre autunnale indica che la crescita del PIL si sta stabilizzando intorno allo 0,3/0,4% t/t.

La crescita tedesca potrebbe, quindi, tornare al trend prima del previsto. Avevamo da tempo segnalato che il principale rischio per l’economia tedesca era l’escalation di tensioni commerciali e tariffarie.

Il rischio sembra essersi materializzato anche prima dell’ipotetico lancio di nuovi dazi sulle auto (l’istituto IFO stima che un aumento del 25% delle tariffe sulle auto vendute negli Stati Uniti avrebbe un impatto di almeno -0,2% sul PIL

Stati Uniti. Il deficit commerciale dei beni (prel.) a settembre aumenta a -76 mld di dollari, da 75,5 mld di agosto, e tocca un massimo storico per la serie.

Le importazioni aumentano di 1,5% m/m, sulla scia della volontà delle imprese di anticipare gli acquisti dall’estero in modo da evitare l’introduzione dei nuovi dazi del 10% sui prodotti cinesi entrati in vigore il 24 settembre.

Le importazioni sono in rialzo sia nel comparto dei beni capitali sia in quello dei beni di consumo, ma le auto correggono di -1,9% m/m.

Le esportazioni crescono di 1,8% m/m. Nel 3° trimestre il canale estero dovrebbe dare un ampio contributo negativo alla crescita, intorno a 1,2 pp, con esportazioni in calo e importazioni in forte aumento.

Le scorte sono però in rialzo (l’altra faccia della medaglia dell’aumento di importazioni) e dovrebbero dare un contributo positivo alla crescita ampio e tale da più che controbilanciare il freno delle esportazioni nette.

La straordinaria volatilità di scorte ed esportazioni nette del 2° e 3° trimestre è causata dall’introduzione dei dazi.

Stati Uniti. Gli ordini di beni durevoli a settembre aumentano di 0,8% m/m, dopo +4,6% m/m, spinti da difesa e auto.

L’aeronautica civile segna un’ampia correzione a settembre, dopo il forte aumento di agosto, ma altre voci nella categoria trasporti (auto) spingono l’aggregato al rialzo.

Al netto dei trasporti, la variazione è di solo 0,1% m/m, in rallentamento rispetto al trend recente vicino a 0,3% m/m.

Gli ordini di beni capitali al netto di difesa e aerei calano di -0,1% m/m, segnando la seconda correzione consecutiva, indicativa di un rallentamento degli investimenti nella parte finale dell’anno.

Le consegne di beni capitali al netto di difesa e aerei sono stabili su base mensile, ma la media a 3 mesi è in aumento di 7,7%, segnale positivo per gli investimenti in macchinari nel 3° trimestre, che dovrebbero registrare una crescita solida (dati del PIL diffusi domani, prev.: +3,3% t/t ann.).

Stati Uniti. I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 20 ottobre sono poco variati a 215 mila da 210 mila della settimana precedente e si mantengono sui minimi dalla fine degli anni ’60, con indicazioni di ulteriore calo del tasso di disoccupazione.

Stati Uniti. Clarida (vice-presidente della Fed) nel suo primo intervento da quando è stato confermato al Board, ha detto che se l’evoluzione dei dati sarà in linea con le sue previsioni, ci sarà “un po’ di ulteriore aggiustamento del tasso dei fed funds sarà appropriato” (“some further adjustment”).

Alcuni commentatori hanno rilevato che Clarida ha inserito “ some ” nell’indicazione di “ulteriore aggiustamento” usata in genere dal FOMC e da altri esponenti della Fed, segnalando forse un’opinione più dovish rispetto alla mediana.

Clarida ha detto che l’economia è in crescita solida e non ha più bisogno di stimolo monetario.

Il vice presidente della Fed ha però sottolineato che cambiamenti nelle condizioni finanziarie (per esempio correzioni dei mercati, apprezzamento del dollaro) sono rilevanti per lo scenario e vanno prese in considerazione dalla Fed.

Clarida ha anche sottolineato che l’inflazione potrebbe non essere in significativo rialzo pur in una situazione di forte crescita, per diversi motivi: crescita potenziale in aumento con una maggiore produttività, NAIRU inferiore alle stime, aumento della partecipazione.

Clarida ha concluso indicando che le aspettative e i dati di inflazione saranno cruciali per determinare fino a che punto occorrerà alzare i tassi.

Pur senza prendere una posizione chiara fra i due campi presenti nel FOMC, uno a favore di tassi in rialzo solo fino alla neutralità e l’altro invece favorevole a tassi modestamente restrittivi, Clarida potrebbe propendere marginalmente verso il secondo.

In ogni caso, i prossimi due-tre rialzi dei tassi saranno relativamente poco controversi nel FOMC, con solo un paio di presidenti contrari, ma a partire dalla primavera 2019 il consenso sarà più difficile da raggiungere nel Comitato.

Giappone. Il CPI di Tokyo a ottobre è in rialzo di 1,5% a/a, da 1,3% a/a di settembre. L’inflazione al netto degli alimentari freschi è stabile all’1% a/a, mentre quella al netto di alimentari freschi ed energia rallenta a 0,6% a/a da 0,7% a/a di settembre.

Su base mensile l’indice al netto degli alimentari freschi è invariato.

A ottobre l’inflazione è spinta dall’energia, mentre le altre voci restano su un sentiero pressochè stabile, mantenendo sempre lontano l’obiettivo della BoJ.

Fonte: BONDWorld.it

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