Analisi Giornaliere

Intesa SanPaolo Flash: L’ Italia e il Documento Programmatico di Bilancio

intesa sanpaolo intesa sanpaolo bce

Italia. In una lettera inviata al governo italiano, la Commissione UE ha elencato i motivi per cui il Documento Programmatico di Bilancio rappresenta una violazione “grave e manifesta” delle raccomandazioni adottate dal Consiglio Europeo:

Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostre Newsletter gratuite. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


(1) il DPB configura un aumento della spesa nominale primaria del 2,7%, contro lo 0,1% raccomandato;

(2) il disavanzo strutturale peggiorerebbe di -0,8%, anziché migliorare di +0,6% come richiesto;

(3) i piani dell’Italia non rispetterebbero la regola di riduzione del debito: a riguardo, la Commissione fa notare che la “tolleranza” sul mancato rispetto della regola del debito negli anni scorsi era dovuta al “fattore rilevante” derivante dal rispetto “di massima” del braccio preventivo del Patto di Stabilità e Crescita, al venir meno del quale è possibile che anche le valutazioni sulla regola del debito necessitino di una revisione, tanto più che il raggiungimento dell’obiettivo di bilancio di medio termine non è assicurato nemmeno nel 2021;

(4) la mancata validazione delle previsioni macroeconomiche sottostanti il DPB appare in contrasto con i regolamenti europei.

Questi elementi a giudizio della Commissione possono configurare un’inosservanza “particolarmente grave” degli obblighi finanziari previsti dal Patto di Stabilità e Crescita, e non hanno precedenti nella storia del PSC.

Quello della Commissione è una sorta di secondo avvertimento (ampiamente scontato) dopo quello del 5 ottobre, e non ancora una bocciatura definitiva.

La commissione chiede al governo una risposta entro mezzogiorno del 22 ottobre, prima di emettere il suo parere formale sul DPB. Nel frattempo, domani è convocato un nuovo Consiglio dei Ministri, che dovrebbe dirimere le controversie sorte tra i due partiti di maggioranza in merito alle misure di “pace fiscale” contenute nel decreto collegato alla legge di bilancio.

Ieri sui mercati

BCE. Secondo Nowotny, nessuno sui mercati crede che l’euro possa crollare. Riguardo la situazione italiana, Nowotny ha detto che non è paragonabile a quella della Grecia, ma è indubbio che il quadro è preoccupante come del resto segnala l’aumento del premio al rischio paese. Riguardo l’uscita del Regno Unito, Nowotny ha indicato che il rischio di “hard Brexit” è aumentato sensibilmente. Anche in uno scenario di questo tipo è interesse della BCE e dell’unione Europea che Londra continui a operare come un importante centro finanziario.

Stati Uniti. I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 13 ottobre restano sui minimi dalla fine degli anni ’60, a 210 mila, poco variati rispetto a 215 mila della settimana precedente. I dati riguardano la settimana di rilevazione dell’employment report di ottobre e segnalano sempre mercato del lavoro vicino al pieno impiego.

Stati Uniti. L’indice della Philadelphia Fed a ottobre è poco variato a 22,2, da 22,9 di settembre. Lo spaccato dell’indagine è positivo, con tutte le componenti su livelli espansivi: ordini a 19,3 da 21,4, consegne a 24,5 da 19,6, numero di occupati a 19,5 da 17,6. Gli ordini inevasi e i tempi di consegna sono in calo, e suggeriscono ritmi di espansione sempre positivi, ma in possibile rallentamento nei prossimi mesi. I prezzi pagati segnano il quarto calo consecutivo dal picco a 62,9 di luglio, invece i prezzi ricevuti sono in modesto rialzo a 24,1, sempre però molto inferiori ai livelli del primo semestre, intorno a 33. Gli indici a sei mesi sono sempre su livelli elevati, con indicazioni di proseguimento dell’espansione del settore. Le domande speciali del mese riguardano i programmi di investimento: il 41% riporta investimenti in rialzo nel 2019, contro 14% di imprese che prevedono di ridurre la spesa in conto capitale. Le imprese riportano effetti netti sui piani di investimento positivi dalla riforma tributaria e modestamente negativi dai dazi.

Stati Uniti. Bullard (St Louis Fed) ha detto che le regole di politica monetaria, se aggiornate con i cambiamenti avvenuti nell’economia americana (debole relazione fra inflazione e tasso di disoccupazione, invecchiamento della popolazione e aspettative di inflazione ben ancorate) indicano che i tassi attuali sono adeguati alle condizioni economiche. L’opinione di Bullard è che i tassi sono ora vicini alla neutralità e che, in assenza di una fiammata inflazionistica, non dovrebbero essere alzati in questo regime di bassa crescita potenziale e bassa inflazione. Quarles (Board Fed) ha detto di essere favorevole a ulteriori graduali rialzi dei tassi. Quarles ha anche detto che l’economia potrebbe continuare a crescere a ritmi solidi senza eccessi dato che la crescita potenziale potrebbe essere in rialzo. Secondo Quarles, l’inflazione non può essere presa in isolamento come un segnale accurato della scarsità delle risorse inutilizzate e come guida per la politica monetaria. I discorsi recenti confermano il quadro emerso dai verbali di settembre, con un consenso ampio per il proseguimento dei rialzi dei tassi e “un paio” di opinioni favorevoli a tassi fermi.

Giappone. Il CPI nazionale a settembre aumenta di 1,2% a/a, spinto da una ripresa dei prezzi energetici. L’indice core al netto di alimentari freschi, obiettivo della BoJ) prosegue su trend marginalmente positivo, a 1% a/a, dal minimo di 0,7% a/a di aprile. L’inflazione “core-core (al netto di alimentari freschi ed energia) invece rimane stabile a 0,4% a/a. Oltre alle variazioni positive di benzina ed elettricità, si registra una modesta accelerazione degli alimentari e dell’abbigliamento. In autunno, con una probabile riduzione dell’output gap in seguito ai disastri naturali dell’estate, l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi, ma nel 2019, il graduale movimento verso l’alto dovrebbe riprendere. Ieri Kuroda ha commentato in modo positivo la moderata ripresa dell’inflazione core sottolineando che nell’ultimo anno c’è stato un miglioramento “intorno al 10%”. La stabilizzazione dell’inflazione core vicino all’1% a/a probabilmente indurrà la BoJ a rivedere verso l’alto la valutazione dell’inflazione: nel giudizio sullo scenario economico. A settembre, il comunicato affermava che la variazione del CPI ex-alimentari freschi era “nell’intervallo fra 0,5-1%. Alla prossima riunione a fine ottobre tale valutazione potrebbe essere rivista a “intorno all’1%” nel testo del comunicato. Tuttavia, nell’Outlook for Activity and Prices probabilmente non sarà modificata la previsione di inflazione core sotto il 2% per tutto l’orizzonte previsivo (al netto del rialzo dell’imposta sui consumi: 1,5% nell’a.f. 2019, 1,6% nell’a.f. 2020).

Giappone. Il primo ministro Abe ha confermato che a ottobre 2019 verrà attuato il rialzo dell’imposta sui consumi da 8% a 10%. La misura dovrebbe generare un aumento di entrate di circa 5,6 tln di yen. Sono attualmente allo studio diverse misure, per un totale vicino a 5,8 tln di yen, mirate a contrastare l’effetto restrittivo sul bilancio delle famiglie e sulla crescita. Le misure allo studio includono 1) l’esenzione del rialzo dell’aliquota per alcune voci (alimentari e giornali, con un peso di circa il 20% del CPI); 2) l’offerta di servizi educativi per l’infanzia (asili e nidi) gratuiti; 3) sussidi a individui in pensione con redditi bassi; 4) sussidi per acquisti di auto; 5) possibile aumento di investimenti pubblici nel prossimo anno fiscale. Inoltre il governo potrebbe cercare di rendere più graduale la transizione al nuovo regime di imposta attraverso la liberalizzazione della determinazione dei prezzi per i venditori (ora ci sono vincoli temporali per i saldi) e la presentazione dei prezzi di vendita inclusivi dell’imposta, senza indicazione separata del prezzo di vendita al netto dell’imposta. E’ probabile che a questo round di aumento dell’imposta sui consumi l’effetto sul PIL sia meno restrittivo rispetto agli episodi del passato.

Cina. Il PIL è salito dell’1,6% t/t nel 3° trimestre, in rallentamento rispetto all’1,8% del 2° trimestre, portando la crescita tendenziale a 6,5% a/a da 6,7% del trimestre precedente. L’accelerazione del settore agricolo e la tenuta di quello dei servizi non è stata, infatti, sufficiente a controbilanciare il rallentamento del settore industriale. La crescita tendenziale è stata lievemente al di sotto delle nostre previsioni e delle attese di consenso (6,6%). Ci attendiamo che la crescita annua rimanga comunque tra 6,6% e 6,7% nel 2018, nonostante un ulteriore rallentamento nel 4° trimestre, che sarà limitato dall’allentamento delle condizioni monetarie e dalla stabilizzazione della dinamica del credito.

Cina. I dati mensili continuano a segnalare un quadro misto.  La dinamica della produzione industriale è ulteriormente rallentata a 5,8% a/a in settembre da 6,1% in agosto, nonostante la stabilità delle produzioni delle imprese statali, mentre gli investimenti fissi sono marginalmente accelerati (da 5,3% a/a in agosto a 5,4% a/a in settembre). La stabilizzazione degli investimenti in infrastrutture, dopo mesi di rallentamento, e l’accelerazione degli investimenti del settore manifatturiero (da 7,5% a 8,7% cum. a/a in settembre) hanno compensato una marginale decelerazione degli investimenti nel settore immobiliare. Le vendite al dettaglio di beni di consumo sono decelerate in termini reali (da 6,6% a/a in agosto a 6,4% a/a in settembre), frenate dal calo delle vendite di automobili, ma lievemente accelerate in termini nominali (da 9,0% a 9,2%) grazie all’aumento dell’inflazione. Le vendite on-line sono invece rallentate registrando ancora tassi di crescita molto elevati (+27% cum. a/a in settembre da 28,2% cum. a/a in agosto).

Fonte: BONDWorld.it

Related posts

Flash: Fitto calendario per l’offerta di titoli di stato

1admin

Flash: Reazione molto positiva dei mercati all’esito del primo turno delle elezioni francesi

1admin

Flash: Stati Uniti. L’indice della Philadelphia Fed a luglio è previsto in rialzo

1admin