BondWorld.it

Intesa SanPaolo Flash: L’indice IFO è atteso circa invariato a dicembre

intesa sanpaolo intesa sanpaolo bce

Intesa SanPaolo Germania. L’indice IFO è atteso circa invariato a dicembre a 102 con attese in salita a 100,2 da 98,7, ma le condizioni correnti ancora in calo a 104,2 da 105,4. L’indice rimane su livelli coerenti con una moderata espansione del PIL tedesco. …..

Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Tuttavia, l’andamento recente di PMI; ZEW e IFO indica che l’economia tedesca continua a perdere impulso e che il PIL potrebbe essere già tornato al potenziale. Ci aspettiamo in ogni caso un recupero nel trimestre finale dell’anno di almeno 0,4% t/t dopo la contrazione dei mesi estivi spiegata da fattori transitori.

Stati Uniti. I nuovi cantieri residenziali a novembre sono previsti in marginale aumento a 1,230 mln da 1,228 mln di ottobre. A novembre si dovrebbe registrare una ripresa nel comparto unifamiliare, a fronte di una correzione in quello multi-familiare. I cantieri sono su un trend in moderato ribasso dalla primavera, che dovrebbe persistere nei prossimi trimestri. Le licenze dovrebbero correggere a 1,240 mln da 1,265 mln di ottobre, mantenendo la tendenza debole degli ultimi mesi.

I dati e gli eventi di ieri

Italia. Fonti governative hanno riferito alle agenzie di stampa che l’esecutivo avrebbe inviato alla Commissione europea uno “schema” con il nuovo quadro macroeconomico con deficit al 2,04%, e le principali misure contenute nella manovra. La stima di crescita del PIL dovrebbe essere stata rivista da 1,5% a 1%.

Secondo quanto dichiarato dal ministro Di Maio, l’accordo trovato al vertice di domenica sera tra il presidente del Consiglio Conte, i due vicepremier e i ministri Fraccaro, Castelli e Garavaglia riguarderebbe una rimodulazione dei tagli alle cosiddette pensioni d’oro, la restrizione dell’ecotassa alle sole auto di lusso, il pagamento accelerato dei crediti della PA e la conferma delle due misure-simbolo ovvero quota 100 e reddito di cittadinanza.

Il costo di quest’ultimo sarebbe di 7,1 miliardi, contro i 9 ipotizzati alla vigilia, per effetto del mero rinvio dell’implementazione a fine marzo, mentre resterebbe invariata la platea dei possibili beneficiari ovvero oltre 5 milioni di persone (la relazione tecnica però ipotizzerebbe che a fare richiesta di partecipare al programma sia il 90% degli aventi diritto).

Le fonti di stampa non fanno accenno ad altre possibili coperture come tagli di spesa o ulteriori privatizzazioni, che sembrano necessarie per raggiungere i risparmi richiesti, ma riferiscono di persistenti dubbi della Commissione sulle coperture proposte dal governo italiano.

Intanto il governo ha chiesto lo slittamento dell’arrivo del testo in aula al Senato, previsto a questo punto per venerdì. È possibile di conseguenza che il voto finale sulla manovra alla Camera, nonché l’approvazione del decreto su reddito di cittadinanza e quota 100, possano avvenire tra Natale e Capodanno.

Italia. A ottobre, entrambi i flussi commerciali hanno evidenziato una ripresa dopo il calo di settembre, più intensa per l’export (+2,5% m/m) che per l’import (+2,1% m/m). Il recupero delle esportazioni è dovuto ai mercati extra Ue (+5,3% m/m), quello delle importazioni ai Paesi Ue (+3,8% m/m).

Trainanti per la variazione congiunturale dell’export i beni di consumo non durevoli (+6,5% m/m). Su base annua, entrambi i flussi accelerano, l’export a +5,3% e l’import a +10,1% (dati corretti per gli effetti di calendario).

A spiegare l’accelerazione tendenziale dell’export (sui dati non corretti per i giorni lavorativi) è soprattutto il volatile comparto farmaceutico (+45%), in particolare verso Stati Uniti e Germania, ma si nota anche un buon recupero per i macchinari (+10%, soprattutto verso Paesi OPEC e USA), dopo che entrambi i settori erano scesi in territorio negativo il mese scorso; tra i pochi comparti in crescita, gli autoveicoli (-8,1%, specie verso USA e Cina).

Il mercato che contribuisce maggiormente alle vendite all’estero sono gli Stati Uniti (+22,3% la variazione a/a); si notano incrementi a due cifre anche per diversi Paesi europei (Paesi Bassi, Svizzera, Polonia, Repubblica Ceca) e per il Giappone; significativa la svolta verso i Paesi OPEC (+10,8%).

Nei primi dieci mesi dell’anno, l’avanzo commerciale è pari a 32,3 miliardi, in lieve calo dai 37,9 mld dell’anno scorso; tuttavia, al netto dei prodotti energetici, il surplus è salito a 66,3 miliardi dopo i 65,2 mld del 2018. In sintesi, il commercio estero sta dando segnali di ripartenza, dopo la debolezza che ha caratterizzato buona parte dell’anno. A nostro avviso, nel 2019 si potrebbe vedere una ripresa per entrambi i flussi, e gli scambi con l’estero poterebbero tornare a dare un apporto positivo al PIL (in presenza di una possibile frenata per la domanda interna).

Area euro. La seconda stima ha rivisto al ribasso l’inflazione di novembre a 1,9% da un precedente 2,0% per effetto di un contributo più debole da energia e alimentaria.

Altresì l’inflazione core è stata confermata in calo di un decimo all’1.,1% sulla misura preferita dalla BCE. Nei prossimi mesi, l’inflazione euro zona si manterrà al di sotto del 2%, in assenza di pressioni sulla dinamica core, che solo dalla primavera muoverà più stabilmente verso l’1,5%.

Regno Unito. Il voto del Parlamento sull’accordo con l’UE si svolgerà nella settimana fra il 14 e il 20 gennaio. Intanto, la Commissione Europea ha chiuso la porta a qualsiasi rinegoziazione dell’accordo già siglato, mentre ha preannunciato per mercoledì la pubblicazione dei primi contingency plans per l’eventualità, ora piuttosto probabile, di no-deal Brexit .

Stati Uniti. L’indice Empire della NY Fed a dicembre cala a 10,9 da 23,3 di novembre, toccando il minimo da maggio 2017.

Dietro l’ampia correzione dell’indie, però, c’è un quadro sempre positivo, con le principali componenti su livelli elevati, anche se moderatamente inferiori a novembre, e le aspettative a sei mesi in linea con la media recente e in territorio espansivo.

Gli ordini e le consegne flettono a 14,5 da 20, 4 e a 21 da 28, rispettivamente, mentre gli occupati aumentano a 26,1 da 14,1, toccando il massimo da quando esiste la serie e indicando ancora forte espansione del mercato del lavoro. Gli indici dei prezzi pagati e ricevuti correggono, con segnali di scarse pressioni inflazionistiche.

Le aspettative per l’attività a sei mesi, a 30,6, sono circa in linea con la media degli ultimi sei mesi (31,6) e danno un quadro positivo anche per gli investimenti. Nel complesso quindi, nonostante la flessione dell’indice di attività, l’indagine conferma ulteriore espansione del manifatturiero, nonostante le incertezze sui dazi e i rialzi dei tassi.

Stati Uniti. L’indice di fiducia dei costruttori di case a dicembre segna un nuovo crollo, scendendo a 56 da 60 di novembre, e da 68 di ottobre, toccando il minimo da giugno 2015.

L’ indagine registra correzioni ampie e diffuse a tutti i sotto-indici, sia correnti sia anticipatori delle vendite di case. I rialzi dei tassi e la scarsità di offerta di case nella fascia bassa o intermedia di prezzo continua a ridurre l’accessibilità all’acquisto per i primi acquirenti e/o per gli individui con redditi medio-bassi, nonostante l’ottima salute del mercato del lavoro.

Gli investimenti residenziali sono in calo da inizio anno e nel 2019 dovrebbero dare un contributo negativo alla crescita complessiva.

Stati Uniti. Alla vigilia di una riunione del FOMC che dovrebbe attuare il quarto rialzo dei tassi dell’anno, Trump è tornato ad attaccare la banca centrale, affermando che è “incredibile” che la Fed stia anche solo considerando di alzare i tassi in un contesto di “dollaro molto forte e virtualmente senza inflazione, con il mondo esterno che salta in aria intorno a noi, Parigi che brucia e la Cina che scende”.

I commenti del presidente certamente non influenzano le decisioni della Fed, ma altrettanto sicuramente la mettono in difficoltà in una fase di svolta della politica monetaria e della comunicazione, minando la sua reputazione con il pubblico, anche se non con i mercati.

È probabile che domani la banca centrale vada avanti con il rialzo programmato, giustificato dai dati di attività e mercato del lavoro in ampia espansione, nonostante l’inflazione stabile intorno al 2%.

Tuttavia, la volatilità dei mercati complicherà ulteriormente le decisioni future della Fed, alla soglia della neutralità, con un ampio ventaglio di rischi per il 2019.

Fonte: BONDWorld.it

Articoli Simili

Intesa SanPaolo Flash: Nell’area aeuro il PMI manifatturiero è visto stabile

1admin

Intesa SanPaolo Flash: Il Consiglio Europeo dovrà affrontare la questione della richiesta di proroga dell’art. 50

1admin

Intesa SanPaolo Flash: La riunione del FOMC sarà un test della determinazione del Comitato a non dare guidance

1admin