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Intesa SanPaolo Flash: L’indice ZEW potrebbe tornare a calare a marzo

Intesa SanPaolo – Nella zona euro: L’indice ZEW potrebbe tornare a calare a marzo a 13 da -15 precedente, dato l’andamento incerto dei mercati. L’indice sulla situazione corrente è visto invariato a -13,4, ancora al di sopra della media di lungo termine….

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il focus sarà sulla stima flash dei PMI di marzo, che dovrebbe evidenziare una stabilizzazione dell’indice composito a 52,0, una persistente debolezza del manifatturiero a 49,5 da 49,3 e un consolidamento dell’indice per i servizi a 52,5

Nel Regno Unito dovrebbe tenersi entro mercoledì 20 un nuovo voto significativo sull’accordo con l’UE.

Il condizionale è d’obbligo, perché ciò avverrà soltanto se i colloqui del governo con DUP e i tories euroscettici avranno successo.

Se l’accordo fosse approvato, il governo chiederà una breve estensione del periodo negoziale, forse fino al 30 giugno, al solo fine di completare le procedure legislative per l’uscita.

In caso contrario, il governo chiederà probabilmente una proroga molto più estesa, ma potrà farlo soltanto proponendo un radicale cambio di strategia, con il coinvolgimento delle opposizioni.

La settimana ha pochi dati in uscita negli Stati Uniti e l’attenzione sarà concentrata sull’importante riunione del FOMC.

Il Comitato dovrebbe confermare la fase attendista sui tassi e potrebbe abolire il grafico a punti o limitarne ampiamente la portata, per evitare di dare guidance in una fase in cui il FOMC non vuole dare indicazioni sulla direzione futura dei tassi.

L’indice della Philadelphia Fed a marzo dovrebbe rimbalzare tornando in territorio moderatamente espansivo dopo il sorprendente calo di febbraio.

Le vendite di case esistenti a febbraio dovrebbero essere in aumento, dando ulteriori segnali di una modesta ripresa del settore immobiliare residenziale. I dati e gli eventi di venerdì

Italia. Tornano a crescere a gennaio fatturato e ordini industriali (+3,1% e +1,8% m/m, rispettivamente), trainati dal mercato estero.

Il fatturato torna in positivo su base tendenziale, mentre gli ordinativi restano in rosso (+0,6% e -1,2% a/a, rispettivamente). Il dato è positivo su base congiunturale, come già visto dagli indicatori diffusi su produzione industriale ed export a gennaio. Lo spaccato mostra nel mese un incoraggiante recupero congiunturale del fatturato dei beni strumentali, e un rimbalzo degli ordinativi dall’estero.

Il dato tendenziale evidenzia però che restano in territorio fortemente negativo farmaceutici e mezzi di trasporto (auto -21,5% a/a, minimo dal 2009), non a caso fra i settori maggiormente trainati dall’export. In ogni caso, sulla variazione m/m di gennaio influiscono spesso fattori legati agli effetti di calendario, e in questo caso anche una certa volatilità della componente energetica.

Nel frattempo, le indagini di fiducia nel manifatturiero hanno continuato a peggiorare, per cui c’è il sospetto che quello rilevato nei dati reali sull’industria a gennaio possa rivelarsi solo un rimbalzo tecnico.

Inoltre, stante la persistente debolezza del commercio mondiale, difficilmente l’industria potrà vedere un recupero significativo già nei prossimi mesi.

Insomma forse il minimo del ciclo nell’industria è alle spalle (al netto di ulteriori shock esogeni o domestici), ma è presto per parlare di ripresa.

Italia. L’inflazione di febbraio è stata rivista al ribasso di un decimo, sia su base congiunturale che tendenziale, secondo l’indice sia nazionale che armonizzato (NIC: +0,1% m/m, 1% a/a; IPCA: 0,3% m/m, 1,1% a/a; entrambi i tendenziali sono in accelerazione dallo 0,9% precedente).

La revisione al ribasso è dovuta agli alimentari (+0,4% m/m da +0,8% della prima stima), alle comunicazioni (-3% da -2,6% m/m) e alle spese per il tempo libero (0,2% da 0,4% m/m).

Stimiamo che il CPI possa risultare poco variato nei prossimi mesi, per poi calare tra primavera ed estate (il punto di minimo nell’anno potrebbe essere toccato ad agosto).

La nostra previsione per la media annua è di poco inferiore al livello di febbraio (0,8% sul NIC, 0,9% sull’armonizzato).

Italia. Come atteso, dopo il downgrade di un notch operato lo scorso ottobre, Moody’s ha lasciato invariato il proprio giudizio sul rating sovrano dell’Italia, a Baa3 (appena un gradino al di sopra dell’area non investment grade ), con outlook stabile. Il giudizio sull’Italia di Moody’s è il più pessimistico tra le principali agenzie; la prossima a pronunciarsi sul nostro Paese sarà S&P il 26 aprile (rating attuale BBB con outlook negativo).

Stati Uniti. La produzione industriale a febbraio delude con un aumento di solo 0,1% m/m, ma il dato di gennaio è rivisto verso l’alto a -0,5% m/m da -0,9% m/m. L’incremento di febbraio è sostenuto da un balzo delle utility (+3,7% m/m, per via del clima rigido).

Il manifatturiero corregge di -0,4% m/m, con un modesto supporto dalle auto (+0,1% m/m), ma ampie flessioni di macchinari (-1,9% m/m) e di beni non durevoli (-0,7% m/m) e specialmente prodotti petroliferi (5,2% m/m).

Il calo nel comparto estrattivo è associato alla debolezza dei prezzi, e determina anche un indebolimento della domanda di macchinari, mentre per le auto il quadro del 2019 dovrebbe essere caratterizzato da una domanda circa stagnante, sia domestica sia estera.

I dati sono in linea con un rallentamento della crescita nei primi mesi del 2019, come anche evidente dalle altre informazioni congiunturali.

Stati Uniti. I dati sui flussi di lavoro ( Job Openings and Labor Turnover ) mostrano un nuovo aumento delle posizioni aperte, a 7.58 milioni a gennaio, da 7,48 mln di dicembre.

È quasi un anno che i posti di lavoro disponibili superano il numero di disoccupati, con indicazioni di mercato del lavoro in fase di eccesso di domanda. Il dato dei JOLT di gennaio dà supporto al giudizio che il significativo rallentamento della dinamica occupazionale a febbraio sia transitorio.

Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a marzo (prelim.) aumenta ancora, salendo a 97,8, da 93,8 di febbraio, grazie a rialzi sia della componente coincidente (a 111,2 da 108,5), sia di quella delle aspettative (a 89,2 da 84,4).

Il rialzo è da attribuire all’aumento di ottimismo delle fasce di reddito medio e basso, che prevedono migliori prospettive di reddito, mentre per la fascia di redito più elevato (top 30%) si osserva una modesta correzione.

La diffusione di ottimismo fra le fasce di reddito medio-basso, con più elevata propensione al consumo, è positiva per le previsioni della spesa personale, nonostante l’aspettativa di un 1° trimestre decisamente debole anche per via dello shutdown.

Le aspettative di inflazione a 12 mesi correggono a 2,4% da 2,6%, mentre quelle a 5-10 anni aumentano a 2,5% da 2,3%, restando all’interno dell’intervallo di fluttuazione visto nel 2018.

Fonte: BONDWorld.it

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