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Intesa SanPaolo Flash: – Regno Unito. Il governo britannico ha “collettivamente” approvato la bozza

Intesa SanPaolo – Regno Unito. Il governo britannico ha “collettivamente” approvato la bozza di trattato di recesso concordata con l’Unione Europea,…….

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spianando la via alla convocazione di una riunione straordinaria del Consiglio Europeo, che dovrebbe avvenire il 25 novembre.

Al momento nessuno dei ministri euroscettici ha rassegnato le dimissioni, ma i media britannici riferiscono che da 7 a 11 ministri avrebbero manifestato riserve.

La premier May dovrà perciò affrontare una sfida molto ardua quando, fra circa un mese, il trattato arriverà in parlamento per la ratifica: il partito laburista darà indicazione di votare contro, così come un numero ancora imprecisato di deputati conservatori (fino a 80, secondo Rees-Mogg) e, probabilmente, anche gli unionisti nord-irlandesi di DUP.

Anche gli scozzesi di SNP e altri gruppi minori sono contrari all’accordo.

Di contro, il governo potrebbe contare sul sostegno di diversi deputati laburisti pro-Brexit che voteranno contro l’indicazione del partito (potenzialmente fino a 20, anche se molti meno alla fine avranno il coraggio di arrivare fino in fondo).

Potrebbero ugualmente mancare diverse decine di voti (fino a un massimo di 100 voti, secondo The Guardian), per raggiungere la maggioranza di 320 che sarà richiesta.

Inoltre, si parla di una possibile mozione di sfiducia da parte dei conservatori euroscettici. Oggi, Theresa May riferirà in Parlamento.

Stati Uniti

▪ L’indice della Philadelphia Fed a novembre dovrebbe mantenersi su livelli espansivi, con una modesta correzione a 20,3 da 22,2 di ottobre.

Lo spaccato dell’indagine è stato molto volatile negli ultimi sei mesi e le principali componenti dovrebbero stabilizzarsi su livelli espansivi, ma coerenti con una crescita un po’ meno solida rispetto agli ultimi due trimestri.

▪ Le vendite al dettaglio a ottobre sono previste in rialzo di 0,6% m/m, dopo 0,1% m/m di settembre.

Le vendite saranno spinte dall’aumento dei prezzi (CPI previsto: +0,3% m/m), con un contributo positivo dalla benzina.

Le vendite di auto a ottobre sono state in modesto rialzo: i volumi e i prezzi, soprattutto dell’usato, dovrebbero dare un modesto contributo alle vendite complessive.

Al netto delle auto, le vendite dovrebbero aumentare di 0,5% m/m, dopo -0,1% m/m di settembre.

I dati di settembre erano stati solidi: l’aggregato “control” (al netto di benzina, auto, alimentari e materiali da costruzione), che entra direttamente nella definizione dei consumi, era stato in rialzo di 0,5% m/m.

I risultati di ottobre dovrebbero continuare a mostrare consumi in espansione, ma potrebbero muoversi su un trend più contenuto rispetto alla media superiore al 3,5% t/t ann. degli ultimi due trimestri.

In ogni caso, con l’entrata forte della spesa nel trimestre autunnale, i consumi sono previsti in aumento compreso fra 2,5% e 3% t/t ann. (stima Atlanta Fed nowcasting: 2,9% t/t ann.).

▪ L’indice Empire della NY Fed a novembre è atteso a 18 da 21,1 di ottobre.

A ottobre l’indagine aveva registrato rialzi per tutte le componenti, e stabilità per gli indici di aspettative a sei mesi.

È probabile che gli indici coincidenti continuino a dare segnali espansivi, ma un po’ più contenuti rispetto ai dati estivi.

▪ I prezzi all’import a ottobre sono previsti stabili, sulla scia di un contributo nullo del petrolio e degli effetti restrittivi dell’apprezzamento del dollaro (+2,5% da inizio agosto contro le valute dei principali partner commerciali, indice Bloomberg).

I dati e gli eventi di ieri

Eurozona. Il commercio mondiale frena la crescita della produzione industriale e PIL. Eurostat ha confermato che il PIL è cresciuto di appena 0,2% t/t da un precedente 0,4% t/t.

Rispetto allo stesso periodo di un anno fa, la crescita è rallentata all’1,7% da un precedente 2,2%.

Il rallentamento è dovuto alla contrazione del PIL tedesco di 0,2% t/t e allo stallo della crescita italiana, in parte compensati dalla tenuta della crescita in Spagna (ancora 0,6% t/t) al recupero del PIL in Francia (0,4% t/t dopo 0,2% t/t) e Belgio (0,4% t/t dopo 0,3% t/t).

In Olanda, il PIL è avanzato solo dello 0,2% t/t da 0,7% t/t, meno delle attese di consenso (0,6% t/t).

I paesi più piccoli dell’Est Europa (Slovacchia e Lettonia) e Cipro hanno impresso impulso alla crescita della zona euro nei mesi estivi.

La stima dettagliata verrà diffusa il prossimo 7 dicembre. Gli uffici di statistica nazionali hanno indicato che sulla dinamica del trimestre estivo ha pesato il rallentamento del commercio mondiale che ha frenato l’export.

Nel contempo i consumi delle famiglie sono rallentati rispetto ai sei mesi precedenti. È noto che sulla dinamica del 3° trimestre ha pesato, in particolare in Germania, l’entrata in vigore di una normativa europea sui gas di scarico che ha frenato produzione e vendite di auto.

I dati di produzione industriale di settembre mostrano una contrazione di 0,3% m/m che segue un aumento di 1,0% m/m in agosto.

Nel trimestre estivo la produzione è calata di 0,1% t/t dopo +0,21% t/t dei mesi primaverili, quindi, l’industria ha smesso di contribuire alla formazione del PIL da marzo scorso e le indicazioni dalle indagini non sono di recupero enei mesi finali dell’anno.

BCE, Knot ha dichiarato che per il momento non è sufficiente a cambiare lo scenario di crescita moderatamente al di sopra del potenziale e graduale ritorno dell’inflazione al target.

Pensiamo tuttavia che sia probabile che la BCE riveda la valutazione dei rischi da circa bilanciati a verso il basso.

Weidmann ha dichiarato che la normalizzazione della politica monetaria richiedere del tempo ma che questo tempo non dovrà essere eccessivamente lungo.

Secondo Weidmann il quadro di crescita solida non è compromesso dal dato debole per i mesi estivi e ha sottolineato che l’inflazione è ormai al target. Weidmann ha anche riconosciuto che gli strumenti di politica monetaria in una prossima recessione sarebbero limitati.

Riguardo all’Italia, Weidmann ha ribadito l’importanza delle regole e si è detto chiaramente in disaccordo con politiche che mettano a rischio il calo del debito pubblico.

Paesi Bassi. La stima preliminare mostra che nel terzo trimestre il PIL è avanzato solo dello 0,2% t/t da 0,7% t/t, meno delle attese di consenso (0,6% t/t), ma quasi in linea con le nostre previsioni (0,3% t/t).

Dal dettaglio emerge che la spiegazione va individuata principalmente nella frenata del commercio estero, che ha stagnato nel quarto estivo dopo aver contribuito per lo 0,8 nel secondo trimestre: le esportazioni sono aumentate solo di 0,5% t/t da 1,2% t/t mentre le importazioni sono cresciute dello 0,6% t/t da 0,2% t/t.

La domanda interna ha dato anch’essa un contributo scarso pari a solo un decimo: i consumi delle famiglie sono avanzati di 0,4% t/t da 0,2% t/t mentre gli investimenti fissi sono calati di -0,5% t/t da +0,7% t/t. In media annua, la variazione è passata a 2,3% da 2,9%, portando la crescita acquisita a 2,4%.

Nel quarto trimestre prevediamo un’accelerazione marginale del PIL che dovrebbe portare la crescita annua a 2,5% dopo il 3,0% del 2017. Anche per i Paesi Bassi, quindi, il picco della crescita è ormai alle spalle. Per il 2019 prevediamo una crescita all’1,5%, più in linea al potenziale.

Italia. Olanda e Austria sono stati i primi due paesi dell’Eurozona a fornire esplicito end orsement politico all’apertura di una procedura di infrazione contro l’Italia per il mancato rispetto delle raccomandazioni di correzione strutturale e per disavanzo eccessivo.

Stati Uniti. Il CPI a ottobre aumenta di 0,3% m/m, con una variazione marginalmente superiore alle attese al secondo decimale (0,33% m/m) che determina un rialzo dell’inflazione annua a 2,5% a/a.

L’energia segna un aumento di 2,4% m/m (benzina: +3% m/m) e gli alimentari correggono di 0,1% m/m.

A novembre e dicembre ci sarà un forte contributo negativo della benzina, alla luce dell’ampia correzione del prezzo del petrolio; in caso di stabilizzazione del prezzo del petrolio sui livelli attuali ci sarebbe un trascinamento negativo sull’inflazione headline nei prossimi mesi, oltre a quanto già previsto per l’effetto confronto con i prezzi energetici di inizio 2018.

L’indice core aumenta di 0,2% m/m (0,19% m/m dopo 0,12% m/m di settembre), e l’inflazione annua scende a 2,1% a/a da 2,3% a/a di settembre.

I beni core hanno un rialzo di 0,3% m/m, guidato da abbigliamento (+0,1% m/m), auto usate (+2,6% m/m), tabacco (+1,3% m/m).

Alcune categorie di beni registrano contrazioni (auto nuove, -0,2% m/m, e prodotti medici, -0,1% m/m, quarto calo consecutivo) I servizi ex-energia registrano un rialzo moderato, 0,2% m/m, come i due mesi precedenti, grazie alla persistente moderazione delle componenti abitazione e sanità.

L’abitazione ex-energia vede un rialzo di 0,2% m/m, in linea con il trend recente, con una moderazione degli affitti (+0,2% m/m) e degli alberghi (-2,1% m/m, tipicamente molto volatile).

Per i servizi sanitari, la variazione è di 0,2% m/m, con una conferma del rallentamento della dinamica dei prezzi in questo settore in vigore ormai da più di un anno.

Le tariffe aeree sono invariate e potrebbero correggere nei prossimi mesi sulla scia del calo del prezzo del petrolio.

I dati di ottobre segnalano assenza di pressioni inflazionistiche, nonostante la persistente crescita sopra il potenziale, grazie anche alla crescita contenuta del costo del lavoro e all’effetto di freno dell’apprezzamento del dollaro, che contrasta quello dei nuovi dazi.

Nei prossimi mesi, sulla scia del calo del prezzo del petrolio e del cambio forte, l’inflazione sia headline sia core tornerà sotto il 2% a/a.

Il sentiero dei rialzi della Fed dovrebbe quindi mantenersi graduale, come indicato dal grafico a punti, senza azioni preventive, nonostante il probabile ulteriore calo del tasso di disoccupazione.

Stati Uniti. Il presidente della Fed, Powell, in un discorso sullo scenario economico, si è detto “molto contento” dello stato attuale dell’economia USA, “veramente forte” anche grazie alle politiche attuate dalla banca centrale.

Powell ha però evidenziato diversi venti contrari che influenzeranno il quadro americano nel prossimo futuro, mentre la Fed prosegue sul sentiero dei rialzi e valuta quanto procedere ulteriormente.

A livello internazionale, la Fed sta seguendo “da vicino” il rallentamento della crescita globale, ancora solida, ma con segni di decelerazione che “destano preoccupazione”.

Inoltre, Powell ha anche notato che, con una crescita americana superiore a quella degli altri paesi e un conseguente rafforzamento del dollaro, si accumulano pressioni sulle economie emergenti.

A livello domestico, ci sono diversi elementi di freno alla crescita americana, fra cui la scomparsa dello stimolo derivante dalla riduzione delle imposte e dall’aumento della spesa pubblica e il trasferimento degli effetti degli otto rialzi dei tassi già attuati dalla Fed.

La correzione dei mercati potrebbe avere conseguenze sulle condizioni finanziarie, ma Powell non ha evidenziato particolare preoccupazione.

Il presidente della Fed ha mantenuto un atteggiamento tutto sommato neutrale in questa fase difficile in cui la Fed deve decidere il sentiero dei tassi al confine fra la neutralità e la restrizione.

Powell ha rassicurato che la banca centrale valuterà con grande attenzione come “i mercati, l’economia e le imprese reagiscono alla politica” monetaria.

Nella lista dei venti contrari elencati da Powell, il rallentamento della crescita globale più marcato del previsto è la novità più di rilievo.

Tuttavia, per ora non riteniamo probabile che la Fed modifichi il sentiero di rialzi indicato nel grafico a punti.

Il nostro scenario differisce da quello del FOMC, con la fine dei rialzi dei fed funds nel 2019, invece che nel 2020 come nel quadro della Fed.

Fonte: BONDWorld.it

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