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Intesa SanPaolo Flash: Stati Uniti. La Fed pubblica il Beige Book in preparazione della riunione del FOMC di metà dicembre.

Il Rapporto dovrebbe essere sempre positivo, con indicazioni di continua espansione in tuti i settori e in tutte le aree, anche se si potrebbe registrare una frenata in California, per via…

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della devastazione degli incendi che ha bloccato l’attività produttiva in alcune aree dello Stato, sia a sud che a nord.

Le imprese potrebbero riportare indicazioni relative alla domanda estera e agli effetti dei dazi con la Cina, introdotti a inizio ottobre. Sul mercato del lavoro si dovrebbe continuare a registrare scarsità di offerta e rialzi salariali contenuti, e moderati riflessi sui prezzi finali, che saranno frenati comunque dal drastico calo nel comparto dell’energia. I dati e gli eventi di ieri

Spagna. La produzione industriale è attesa in crescita di 0,3% m/m in ottobre dopo lo stallo del mese precedente, sulla base delle indicazioni dalle indagini di fiducia. Se confermato il dato lascerebbe la produzione in rotta per un +0,5% t/t a dicembre dopo lo 0,3% t/t dei mesi estivi.

Area Euro. La seconda stima dovrebbe confermare il PMI composito in calo a 52,4 da 53,1 a novembre in parte dovuto al calo del manifatturiero a 50,7 da 51,2 ma anche del PMI servizi a 53,1 da 53,7. Il livello del PMI è coerente con una crescita del PIL Eurozona vicina a 0,3% t/t a fine 2018, ma ci aspettiamo un andamento più sostenuto dopo la debolezza dei mesi estivi (0,2% t/t).

Area Euro. Le vendite al dettaglio dovrebbero rimanere deboli a ottobre dato l’andamento deludente in Francia e Germania. I fondamentali per i consumi delle famiglie restano ancora solidi e dovrebbe vedersi un nuovo impulso tra novembre e dicembre.

Stati Uniti. L’audizione del presidente della Fed, Powell, in Congresso è stata cancellata per la giornata di lutto in onore dell’ex-presidente G.H.W. Bush.

Brexit.

Il parlamento britannico ha approvato una  c o n t e m p t m o tio n contro il governo, obbligandolo a presentare l’intera documentazione legale preparata in merito all’accordo siglato con l’UE, invece che una “significativa sintesi”.

Nel voto, i nord-irlandesi del DUP hanno votato con le opposizioni. Inoltre, il parlamento ha approvato una mozione secondo la quale dovrà essere il parlamento a decidere che cosa fare in caso di rigetto dell’accordo con l’UE. Non è chiaro se ciò sia legalmente vincolante per il governo, ma come minimo rappresenterà un significativo vincolo politico imposto sulle azioni successive del governo.

A maggior ragione in quanto l’avvocatura generale della Corte Europea di Giustizia ieri ha pubblicato un parere legale in base al quale suggerisce alla Corte che il Regno Unito potrebbe ritirare la propria richiesta di recesso prima del 29 marzo, sebbene a tre condizioni:

(1) che sia stata decisa in base alle procedure costituzionali del paese,

(2) che sia notificata formalmente al Consiglio Europeo e

(3) che non implichi comportamenti offensivi (in particolare, che sia fatta in buona fede e non per guadagnare tempo nei negoziati).

Se il parere sarà accolto dalla Corte Europea, il Regno Unito potrebbe quindi annullare la procedura di recesso con un voto parlamentare o, più probabilmente, con un referendum popolare.

Eurozona. L’Eurogruppo ha concordato le modalità in base alle quali l’ESM agirà da prestatore di ultima istanza del Single Resolution Fund (SRF), che sarà creato prima del 2024 se saranno conseguiti sufficienti progressi sul fronte della riduzione dei rischi. La riforma del trattato istitutivo dell’ESM sarà effettuata entro il giugno 2019.

C’è accordo anche sull’introduzione entro il 2022 delle single – limb CACs nei prospetti/regolamenti di emissione del debito sovrano per facilitare eventuali processi di ristrutturazione. Invece, le posizioni sull’introduzione dell’EDIS, l’assicurazione europea sui depositi, restano troppo distanti.

Stati Uniti. Williams (NY Fed) ha detto che la ripresa rimane solida e a suo avviso rende appropriati ulteriori graduali rialzi dei tassi. La sua opinione, secondo lui “completamente coerente con quello che ha detto il presidente Powell”, è che l’economia sia “molto forte”, grazie anche allo stimolo fiscale, ma che ci siano certamente rischi all’orizzonte”.

Williams ha sottolineato la duplice natura dei rischi, affermando che c’è una buona – circa 50% – probabilità che l’economia cresca più velocemente, l’inflazione aumenti un po’ più delle attese” e la Fed “è ben posizionata per reagire a questo (… ma) è anche ben posizionata per aggiustare il sentiero dei tassi di interesse se l’economia delude”.  La previsione di Williams è che l’economia continui a crescere al di sopra del potenziale, con ulteriore calo del tasso di disoccupazione, marginalmente al di sotto del 3,5%.

In questo quadro a suo avviso è probabile che “ulteriori graduali rialzi dei tassi di interesse siano la strada migliore per favorire un’espansione duratura”. Williams ha evitato di dare indicazioni sulla tempistica dei prossimi aumenti dei tassi, ma ah anche detto di non essere preoccupato del fatto che il mercato abbia ridotto le aspettative di interventi nel 2019.

Le parole di Williams indicano che la valutazione del quadro macroeconomico e lo scenario dei tassi non è mutato recentemente, ridimensionando l’interpretazione super-dovish che era stata data all’affermazione di Powell secondo cui i tassi sono ora “appena sotto” la neutralità. Il mercato, nella sua lettura dovish, aveva trascurato di notare che la stima del tasso neutrale del FOMC è da tempo contenuta in un intervallo fra 2,5% e 3,5%.

L’affermazione di Powell non intendeva probabilmente indicare che i rialzi sono alla fine, né segnalare un cambiamento di scenario, bensì portare al centro dell’attenzione il fatto che da ora in poi i dati saranno la guida delle decisioni della banca centrale, in un contesto in cui i rischi sono bilanciati e non è chiaro se sia necessario entrare in territorio restrittivo.

Il mercato comunque segnala un aumento di rischi di svolta ciclica, con una nuova indicazione bearish dalla curva dei rendimenti che si è invertita nel tratto 2-5 anni, e ha registrato un’ulteriore riduzione dei rendimenti a 10 anni, a 2,914%.

Cina. Il PMI del settore dei servizi rilevato da Caixin Markit è balzato a 53,8 in novembre da 50,8 in ottobre, ben oltre le aspettative (consenso Bloomberg 50.7), riportandosi sopra il livello di settembre, grazie ad un aumento della componente degli ordini totali salita di oltre due punti a 52,5.

La componente occupazione è lievemente scesa pur rimanendo sopra 50, le componenti dei prezzi sono rimaste sostanzialmente stabili mentre le aspettative, pur rimanendo su livelli elevati (56,1), hanno segnato il quarto calo mensile consecutivo.

Il dato conferma la performance migliore del settore dei servizi rispetto a quello manifatturiero grazie alla quale l’indice composito sale a 51,9 da 50,5 in ottobre.

Fonte: BONDWorld.it

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