Analisi Giornaliere

Intesa SanPaolo Flash: – Stati Uniti – La spesa personale a settembre è prevista in aumento

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Intesa SanPaolo – Stati Uniti – La spesa personale a settembre è prevista in aumento di 0,4% m/m, dopo 0,3% m/m. Le vendite al dettaglio di settembre sono state moderate in termini reali, sostenute soprattutto dai beni durevoli (auto)…..

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I servizi dovrebbero mostrare una variazione in linea con il trend.

La crescita dei consumi resta solida, grazie al mercato del lavoro e al livello elevato del tasso di risparmio.

Il reddito personale dovrebbe essere in aumento di 0,4% m/m, grazie al reddito da lavoro spinto dai salari e a miglioramenti del reddito da interessi.

Il deflatore dei consumi dovrebbe registrare variazioni contenute, di 0,1% m/m, sia per l’indice totale sia per quello core , come visto con il CPI del mese scorso.

L’inflazione core dovrebbe restare stabile al 2% a/a, dando supporto all’opinione della Fed di modeste pressioni dai prezzi nonostante la continua riduzione delle risorse inutilizzate.

I market mover della settimana

Nella zona euro il focus sarà sulle stime di crescita del PIL nei mesi estivi.

Le indicazioni dai dati sono state miste con indagini di fiducia ancora su livelli elevati ma ordini e produzione deboli.

Ci aspettiamo una crescita del PIL Eurozona di 0,4% t/t, in linea col trimestre primaverile.

L’attività economica dovrebbe accelerare a 0,5% t/t in Francia, rallentare a 0,1% t/t in Italia e rimanere stabile a 0,6% t/t in Spagna.

Le indagini della Commissione UE e da Francia e Italia completeranno il quadro sullo stato di salute dell’economia Eurozona: pensiamo che indicheranno un ulteriore modesto rallentamento.

Le stime di ottobre dovrebbero mostrare un aumento dell’inflazione di due decimi nella media area euro (al 2,2%), di un decimo in Germania (al 2,4%) e in Francia (al 2,6%) e di mezzo punto in Italia (al 2%), mentre è attesa una stabilità in Spagna (al 2,3%).

La spesa per consumi potrebbe calare di -0,3% m/m a settembre in Francia, mentre ci aspettiamo un rimbalzo delle vendite in Germania dell’1,2% m/m dopo i cali dei mesi estivi.

La settimana è densa di dati negli Stati Uniti, che dovrebbero confermare l’ottimo stato di salute dell’economia, senza significative pressioni inflazionistiche.

Fra i dati di ottobre, il focus sarà sull’ employment report che dovrebbe mostrare una crescita di occupati intorno a 185 mila e un rialzo del tasso di disoccupazione a 3,8%, da 3,7% di settembre.

La fiducia dei consumatori è attesa in modesto calo, ma sempre sui massimi da fine 2000.

I dati di settembre dovrebbero mostrare la spesa in costruzioni stabile su base mensile, la spesa e il reddito personale in rialzo di 0,4% m/m ciascuno.

Il deflatore core di settembre dovrebbe registrare una variazione di 0,1% m/m e 2% a/a, mantenendo in vigore la fase di crescita forte e scarse pressioni dai prezzi.

I dati e gli eventi di venerdì

Italia. Venerdì, a mercati chiusi, Standard and Poor’s ha confermato il rating “BBB” dell’Italia, ma ha abbassato l’outlook a negativo.

La decisione sull’outlook riflette il rischio che l’orientamento di politica fiscale del governo possa mettere a rischio le prospettive di crescita e l’atteso calo del rapporto debito/PIL.

Tuttavia, la conferma del rating (che era stato alzato solo un anno fa dalla stessa agenzia) è l’esito più favorevole tra quelli attesi alla vigilia.

In base a quanto contenuto nel comunicato stampa, l’agenzia potrebbe abbassare il rating dell’Italia nei prossimi 24 mesi se vi fossero sorprese negative sulla crescita del PIL o sui rapporti deficit/PIL e debito/PIL, ovvero se si assistesse a un forte deterioramento delle condizioni finanziarie; viceversa, l’outlook potrebbe essere rivisto a stabile se la ripresa economica dovesse accelerare, consentendo una riduzione del rapporto debito/PIL, ovvero se la deviazione di bilancio fosse significativamente inferiore a quella attualmente attesa, o se vi fossero significativi ulteriori progressi nella stabilizzazione del sistema finanziario (ad esempio attraverso la continua riduzione dei crediti problematici o l’introduzione di uno schema europeo di assicurazione dei depositi).

In sintesi, la decisione di S&P chiude il calendario 2018 delle revisioni del rating italiano con una nota migliore delle attese.

Il rating dell’Italia secondo S&P è oggi in linea con quello di Fitch, due gradini al di sopra della categoria “investment grade” (e a metà strada tra la valutazione di DBRS e quella di Moody’s).

Germania. Le elezioni in Assia, come atteso, hanno segnato una drammatica sconfitta per la CDU e l’SPD, dopo quella già incassata in Baviera due settimane fa.

La CDU ha ottenuto il 27,2% del voto (da 38,3% del 2013), l’SPD il 19,8% (da 30,7%).

E’ proseguita la rimonta, già vista in Baviera, dei Verdi con il 19,6% (da 11,1%) e dell’AfD, con il 13,2% (da 4,1%).

I risultati del voto in Assia probabilmente non mettono a rischio il governo locale, sostenuto da una coalizione CDU-Verdi, anche se potrebbe essere necessario il sostegno di un terzo partito, forse l’FDP (che ha ottenuto il 7,7%).

Aumentano però i rischi di instabilità per la coalizione del governo federale, con l’indebolimento di Merkel e dell’SPD (che ha una crescente fronda al suo interno).

A inizio dicembre ci sarà il congresso della CDU, con la leadership di Merkel debole, ma probabilmente ancora senza dei credibili sostituti alla guida del partito.

Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a ottobre (finale) corregge a 98,6 da 99 della lettura preliminare e rimane su livelli storicamente elevati.

Le condizioni correnti calano a 113,1 da 114,4, mentre le aspettative segnano un marginale rialzo a 89,3 da 89,1. Il modesto peggioramento dell’indice è attribuibile a un marginale indebolimento della valutazione delle finanze personali e delle condizioni per l’acquisto di beni durevoli (soprattutto auto, sulla scia di condizioni finanziarie meno espansive).

Le aspettative di inflazione segnano un aumento di un decimo sia sull’0orizzonte a 1 anno (a 2,9% da 2,8%) sia su quello a 5 anni (a 2,4% da 2,3%).

Le aspettative a 5 anni restano estremamente contenute e si muovono all’interno di un intervallo contenuto (2,4-2,6%) dall’autunno 2016, segnalando sempre assenza di pressioni sui prezzi nonostante la continua riduzione di risorse inutilizzate.

Stati Uniti. La prima stima del PIL del 3° trimestre, che registra una variazione di 3,5% t/t ann., poco sopra le attese di consenso (Bloomberg: 3,3% t/t ann.), dopo +4,2% t/t ann. del 2° trimestre.

La variazione tendenziale in rialzo è da fine 2016 e tocca 3% a/a. I consumi registrano una variazione di 4% t/t ann., dopo 3,8% della primavera, spinti da tutte le componenti.

Si registra invece un’ampia sorpresa negativa sul fronte degli investimenti fissi non residenziali, in aumento di solo 0,7% t/t ann., dopo +14,5% t/t ann. della primavera.

La debolezza della spesa in conto capitale delle imprese è diffusa alle strutture (-7,9% t/t ann.) e ai macchinari (0,4% t/t ann.) e conferma che la riforma tributaria non ha contribuito a spingere verso l’alto gli investimenti non residenziali.

Gli investimenti residenziali, come atteso, correggono per il terzo trimestre consecutivo, segnando un calo di -4% t/t ann.

La spesa pubblica accelera, con un rialzo di 3,3% t/t ann. sulla scia di una spesa della difesa in aumento di 4,6% t/t ann. (che segue +5,9% t/t ann.) e registra gli effetti dello stimolo incorporato nella legge di spesa approvata in primavera.

Le esportazioni calano di -3,5% t/t ann., a fronte di importazioni in rialzo di 9,1% t/t ann. Le esportazioni nette danno un contributo negativo alla crescita di -1,78 pp, anche più ampio del previsto.

Le importazioni sono in forte crescita perché le imprese hanno anticipato gli acquisti prima dell’entrata in vigore il 24 settembre dei dazi su 200 mld di dollari di import dalla Cina.

Anche il calo delle esportazioni è collegato ai dazi: nel 2° trimestre c’era stato un boom di esportazioni agricole, mirate ad anticipare i dazi imposti dalla Cina su molti prodotti agricoli e il calo del 3° trimestre era ampiamente atteso.

Infine, le scorte aumentano in misura massiccia, con un contributo alla crescita di 2,07 pp, rappresentando l’altra faccia della medaglia del boom delle importazioni.

La volatilità di scorte e canale estero è un fenomeno transitorio, legato ai dazi.

Nei prossimi trimestri i contributi di queste due voci dovrebbero normalizzarsi, pur mantenendo le esportazioni nette in territorio negativo.

Nell’insieme quindi i dati mostrano che

1) i consumi sono molto solidi, spinti dal mercato del lavoro e dalla riduzione delle imposte;

2) il rialzo dei tassi di interesse sta iniziando a farsi sentire sugli investimenti sia residenziali sia non residenziali (questi ultimi possono essere indeboliti anche dall’incertezza sui dazi),

3) lo stimolo fiscale sostiene ampiamente la crescita soprattutto attraverso una dinamica della spesa federale discrezionale (in particolare difesa) in accelerazione rispetto agli anni precedenti, mentre non ha effetti di rilievo sulla spesa in conto capitale delle imprese. Infine dai dati non emergono segnali di pressioni inflazionistiche, come evidente anche dalle informazioni mensili di CPI e deflatori.

Il quadro del PIL dà sostegno alla previsione di rallentamento nel 2019, accelerato dal “fiscal cliff” atteso dal 4° trimestre con la fine dello stimolo alla spesa discrezionale.

Fonte: BONDWorld.it

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