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Intesa SanPaolo Flash: Stati Uniti. L’indice della Philadelphia Fed a dicembre è previsto a 15

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Intesa SanPaolo – Stati Uniti. L’indice della Philadelphia Fed a dicembre è previsto a 15, da 12,9 di novembre. Il Beige Book riporta attività in modesto aumento, frenata dalla carenza di manodopera,……

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e ottimismo per le condizioni economiche sull’orizzonte a sei mesi.

L’ISM ha registrato miglioramenti a novembre per le principali componenti, mentre l’indagine di Philadelphia il mese scorso era stata caratterizzata da diffusa debolezza per le variabili correnti, e da livelli relativamente elevati per le aspettative a sei mesi.

Il settore manifatturiero dovrebbe restare in espansione, pur in presenza di diversi freni. Il calo del prezzo del petrolio potrebbe rallentare gli investimenti nell’estrattivo, mentre i dazi già attuati e quelli annunciati e l’indebolimento della crescita globale potrebbero frenare la domanda.

I dati e gli eventi di ieri

Italia. La Commissione europea ha deciso formalmente di non aprire una procedura di deficit eccessivo per l’Italia, dopo che il governo ha presentato misure correttive aggiuntive (rispetto alla versione della manovra già approvata alla Camera) per 10,2 miliardi nel 2019, che salgono a 12,2 miliardi nel 2020 e 16 nel 2021.

Di conseguenza, l‘esecutivo ha rivisto il deficit programmatico non solo per l’anno prossimo (a 2,04% dal 2,4% iniziale), ma anche per gli anni successivi (a 1,8% da 2,1% per il 2020 e a 1,5% da 1,8% per il 2021).

Inoltre, è stata confermata rispetto alle attese della vigilia anche la limatura delle stime sul PIL, visto ora crescere dell’1% l’anno prossimo (in linea col 2018), rispetto all’1,5% contenuto nel quadro programmatico originario (e dell’1% in media anche nel 2020-21).

Proprio per via della minore crescita, il calo del debito sarà però meno accentuato che nella precedente versione della manovra: dopo il 131,7% di quest’anno, è visto calare di un punto l’anno prossimo e arrivare al 129,2% nel 2020 e al 128,2% nel 2021.

Le principali misure aggiuntive che verranno inserite nel maxi-emendamento alla legge di bilancio sono:

– le nuove stime sul costo delle due principali misure-simbolo (reddito di cittadinanza e quota 100) implicano, rispetto ai fondi già stanziati in manovra, risparmi per 4,6 miliardi (ciò era d’altronde ampiamente atteso alla vigilia);

– vi sarà un più ampio ricorso alle cosiddette “clausole di salvaguardia”: dei 12,2 miliardi di misure aggiuntive per il 2020, ben 9,4 verrebbero da ulteriori clausole sull’IVA; inoltre, il governo ha accettato di “accantonare” 2 miliardi per il 2019 (ricavati soprattutto dalle spese di funzionamento della P.A. centrale), che potranno essere usati solo se il monitoraggio previsto a luglio dirà che l’andamento dei saldi è migliore del previsto;

– confermato l’atteso blocco dell’indicizzazione sulle pensioni più elevate e il contributo di solidarietà sulle cosiddette “pensioni d’oro” (in tutto circa 300 milioni di extra-gettito, di cui solo 76 dalle pensioni elevate); – verrà introdotta (anche in questo caso come da attese della vigilia) la web tax sugli operatori digitali al di sopra di determinate soglie di ricavi (attesa fruttare 150 milioni il primo anno, 600 dal secondo);

– la novità sono altre misure di carattere fiscale come l’abrogazione di alcuni crediti d’imposta (sulle deduzioni forfettarie IRAP in alcune regioni, e per chi investe in beni strumentali) e dell’aliquota ridotta IRES in favore degli enti non commerciali (in tutto 435 milioni);

– un pacchetto di misure implicanti un aumento del prelievo sul gioco (che vale 450 milioni);

– inattesi anche nuovi tagli alla spesa centrale derivanti dal rinvio delle assunzioni nel pubblico impiego (100 milioni) e soprattutto dalla riduzione delle dotazioni di alcuni fondi, compresi il fondo per la coesione territoriale, i trasferimenti a FS e la quota nazionale per il finanziamento delle politiche comunitarie (i risparmi totali in questo caso sono rilevanti, pari a 2,3 miliardi nel complesso);

– infine, un’accelerazione nel processo di dismissioni immobiliari aiuterà a raggiungere i target sul debito (950 milioni nel 2019, 150 nel 2020-21).

Conte ha aggiunto che il governo ha ottenuto dall’UE una flessibilità pari allo 0,2% del PIL per un piano di investimenti finalizzati a contrastare il dissesto idrogeologico (in pratica, dovrebbe trattarsi di una riprogrammazione del programma di investimenti già previsto in manovra per lo stesso importo).

Nella nuova versione, la manovra lorda vale 31 miliardi (dai 38 della versione iniziale), con un allentamento pari allo 0,4% del PIL (anziché lo 0,6% iniziale).

Il vice-presidente della Commissione UE Dombrovskis ha definito “non ideale” l’accordo raggiunto, visto che lo sforzo strutturale dell’Italia risulta nullo nel 2019 mentre la Commissione avrebbe preferito un miglioramento anche piccolo (la richiesta iniziale era di un aggiustamento pari allo 0,6% del PIL).

Dombrovskis ha aggiunto che la UE monitorerà il percorso parlamentare della manovra, assicurandosi che il voto finale sia coerente con i termini dell’accordo: in caso di mancata implementazione, la Commissione è pronta a riprendere azioni disciplinari nei primi mesi del 2019.

L’accordo aiuta a ridurre la tensione sui mercati, in vista del pesante calendario di emissioni 2019, e ci riporta in teoria verso il migliore degli scenari ipotizzabili nel corso dell’estate scorsa – se non fosse che nel frattempo si sono inflitti danni alla fiducia delle imprese e si è pagato molto di più il rinnovo del debito.

Inoltre, l’Italia continuerà ad essere monitorata: se il voto finale sulla manovra non dovrebbe presentare sorprese, saranno però sotto esame il disegno finale e l’implementazione delle principali misure e l’andamento dei saldi nel corso dell’anno.

A nostro avviso, la maggiore criticità risiede nel fatto che il miglioramento di medio termine nel percorso programmatico di finanza pubblica poggia ancora una volta su clausole di salvaguardia, la cui credibilità come presidio dei conti pubblici si è dimostrata nel recente passato molto bassa.

In totale, gli aumenti IVA e accise da disinnescare sarebbero pari a 23,1 mld sul 2020 e 28,8 mld dal 2021.

Quindi, la legge di bilancio 2020 partirà con una zavorra addirittura doppia rispetto al quella 2019.

Stati Uniti. Le vendite di case esistenti a novembre sorprendono con un rialzo inatteso, salendo a 5,32 mln di unità ann. da 5,22 mln di ottobre.

Le vendite nel comparto delle case unifamiliari, aumentano di 1,9% m/m e si riportano sui livelli di agosto, ma restano sempre in netto calo rispetto a un anno fa (-7% a/a).

Anche le unità multifamiliari crescono su base mensile (+1,7% m/m, -9% a/a).

Le scorte di case invendute calano ancora (3,9 mesi da 4,3 degli ultimi mesi) e continuano a giustificare i prezzi elevati. Il trend delle vendite dovrebbe restare debole nei prossimi trimestri.

Stati Uniti. Il presidente del Senato Mc Connell dovrebbe presentare un’estensione fino all’9 febbraio delle leggi di spesa in scadenza il 21 dicembre, evitando così rischi di parziale chiusura degli uffici federali.

I disegni di legge dovrebbero passare velocemente alla Camera e andare alla firma di Trump entro venerdì.

Stati Uniti. La riunione del FOMC si è conclusa con il previsto rialzo dei tassi dei fed funds di 25pb, fra 2,25% e 2,5% e con diverse novità, sia nel testo del comunicato, sia nel grafico a punti.

I principali messaggi del Comitato a questa importante riunione sono, a nostro avviso, i seguenti.

  1. Il sentiero dei tassi è più incerto e meno ripido rispetto alle proiezioni di settembre, ma per ora resta verso l’alto. Il FOMC è più dovish (la mediana dei tassi attesi nel 2019 è scesa, e il tasso neutrale è più basso), i rialzi probabilmente non saranno più con cadenza trimestrale, ma il giudizio del Comitato è che ci voglia ancora qualche intervento. Per ora, i dati economici prevalgono indiscutibilmente sui mercati e sulla loro lettura bearish del ciclo.
  2. Le proiezioni di crescita, inflazione e tassi (anche di quello neutrale) sono riviste verso il basso ma lo scenario resta positivo, e la stima della crescita potenziale è marginalmente più elevata. Pertanto, sulla base delle proiezioni di dicembre, oggi la maggior parte dei partecipanti segnala che è appropriato portare i tassi in territorio marginalmente restrittivo nel 2019.
  3. La Fed riconosce che i venti contrari (includendo anche le correzioni dei mercati) e l’incertezza sono in aumento, e per questo la curva dei tassi attesi si sposta verso il basso. In futuro saranno i dati a dettare la risposta del FOMC, che è pronto ad adattare la propria risposta all’evoluzione dello scenario.

Con quali strumenti sono stati comunicati questi punti?

Dipendenza dai dati e maggiore incertezza segnalate da modifiche al comunicato. Il testo è praticamente invariato nella parte relativa alla valutazione macroeconomica.

Nel paragrafo dedicato al sentiero futuro dei tassi, le variazioni vogliono sottolineare l’aumento di incertezza e la dipendenza dai dati in due punti.

Il testo ora afferma che “il Comitato giudica [in precedenza, il verbo era “si aspetta”, ndr] che alcuni [“alcuni” è stato aggiunto a dicembre, ndr] ulteriori graduali aumenti“ saranno coerenti con il mandato della banca centrale.

In secondo luogo, il Comitato “giudica” i rischi circa bilanciati, ma si aggiunge che “continuerà a monitorare gli sviluppi globali economici e finanziarie a valutare le loro implicazioni per lo scenario economico”.

Scenario macro sempre positivo, pur con qualche revisione verso il basso.

Le proiezioni di crescita per il 2019-20 sono limate verso il basso, ma si mantengono sopra la crescita potenziale (rivista verso l’alto di 1 decimo a 1,9%), e sono accompagnate da modeste revisioni verso l’alto del tasso di disoccupazione nel 2020-21, con il NAIRU più basso di 1 decimo a 4,4%.

Per l’inflazione, il sentiero è più basso sia per l’indice headline che per quello core di uno-due decimi.

Quale sentiero dei tassi? Con il quadro macro sempre espansivo, il consenso resta favorevole a ulteriori graduali rialzi, anche se si qualifica con l’aggettivo “alcuni” per limitare il trend.

La mediana vede due rialzi nel 2019 (, quindi uno in meno rispetto a settembre, e mantiene un intervento nel 2020, lasciando i tassi nel 2020-21 marginalmente al di sopra della nuova stima del tasso neutrale (2,8% da 3%).

Il grafico a punti comunque mostra un significativo spostamento verso il basso delle opinioni dei partecipanti: 11 partecipanti su 17 (a settembre erano 7 su 16) prevedono due rialzi nel 2019, 6 vedono al massimo un rialzo (a settembre, 3).

Anche se i segnali recenti di debolezza della crescita mondiale e di tensioni sui mercati non sono stati ritenuti sufficienti a interrompere i rialzi, è evidente che hanno influenzato in modo diffuso le opinioni del Comitato.

Tassi dipendenti dai dati e dalle condizioni globali (anche finanziarie). Powell ha segnalato che quando lo scenario macro si è evoluto in linea con le attese, così hanno fatto anche i tassi, indicando che se i dati corroboreranno le aspettative della Fed, le aspettative di mercato di aggiusteranno verso l’alto.

Tuttavia, il Comitato è aperto ad aggiustarsi di fronte a evoluzioni diverse dalle attese. Il presidente ha citato le modifiche alle proiezioni macro e al sentiero atteso dei tassi come un esempio di reattività della Fed agli sviluppi rilevanti.

Powell ha incluso esplicitamente fra i fattori da seguire, oltre alla crescita internazionale, anche la correzione dei mercati azionari e il rialzo degli spread sui corporate bond, ma ha anche detto che dal punto di vista macroeconomico “nessun mercato è l’unico indicatore dominante”.

In conclusione, il FOMC ribadisce la propria visione positiva del ciclo e per ora ritiene prevalenti i rischi di surriscaldamento che possono venire dall’eccesso di domanda evidente sul mercato del lavoro.

L’introduzione di indicazioni più flessibili sulla valutazione dello scenario lascia aperta la possibilità di variazioni al sentiero indicato.

Per ora il mercato mantiene una posizione nettamente contraria a quella del FOMC e continua a non includere neppure un rialzo nel 2019 (prob. poco sopra il 35%).

La nostra previsione per ora è di due rialzi nel 2019, seguiti da un rallentamento del ciclo tale da indurre un possibile taglio dei tassi verso fine 2020.

Giappone. La riunione della BoJ si è conclusa con politiche invariate su tassi e acquisti di titoli.

La valutazione dell’economia resta positiva, anche se vengono sottolineati rischi prevalentemente verso il basso (politica commerciale USA, Brexit, crescita globale).

Le politiche in vigore verranno mantenute in vigore “fino a quando necessario” per raggiungere stabilmente l’obiettivo del 2%.

Nella conferenza stampa, Kuroda ha affermato che non sarebbe un problema se i rendimenti scendessero nella parte negativa dell’intervallo obiettivo.

Per ora, la BoJ ritiene che non sia necessario cambiare le misure in atto per via dei loro effetti collaterali sui mercati.

Prevediamo che, alla luce delle aspettative di inflazione in possibile ulteriore calo nel 2019, la BoJ mantenga la politica monetaria invariata fino almeno a metà 2020, quando si potranno valutare le conseguenze del rialzo dell’imposta sui consumi di ottobre 2019.

Fonte: BONDWorld.it

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