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Intesa SanPaolo Flash: Verbali della riunione BCE

Intesa San Paolo BCE. I verbali della riunione di politica monetaria del 9 settembre scorso forniranno dettagli sulla posizione del Consiglio sul rallentamento dell’economia euro zona, sulle prospettive per la dinamica inflazionistica e sulla necessità di estendere lo stimolo di politica monetaria ben oltre la fine degli acquisti……

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I verbali potrebbero fornire alcune indicazioni se la BCE ha discusso della gestione della liquidità dopo il 2019

Francia. La seconda lettura dovrebbe confermare che a settembre i prezzi al consumo sono calati di -0,2% m/m da 0,5% m/m su entrambe le misure. La risalita dei prezzi dovrebbe essere spiegata dal comparto degli alimentari, dei prodotti manifatturieri e dai rincari stagionali dei trasporti. L’inflazione dovrebbe quindi essere confermata in rallentamento di un decimo al 2,2% da 2,3% di agosto sull’indice nazionale e al 2,5% dal 2,6% su quello armonizzato. Il CPI è atteso rallentare da qui a fine anno.

Stati Uniti

Il CPI a settembre è previsto in rialzo di 0,2% m/m, con un contributo circa nullo dalla benzina e dagli alimentari. Su base tendenziale, la variazione dovrebbe calare di 3 decimi, a 2,4% a/a da 2,7% a/a di agosto, per il confronto favorevole con settembre 2017, gonfiato transitoriamente dagli effetti degli uragani. Anche l’indice core dovrebbe segnare una variazione di 0,2% m/m (2,3% a/a, in rialzo da 2,2% a/a), dopo +0,1% m/m, con qualche rischio verso l’alto per via degli arrotondamenti.

E’ probabile un rimbalzo delle voci che sono state straordinariamente deboli ad agosto, abbigliamento (-1,6% m/m, terza contrazione consecutiva) e sanità (-0,2% m/m sia a luglio sia ad agosto). I prezzi delle auto nuove dovrebbero essere invariati o in calo, in linea con la domanda debole, a fronte di un continuo aumento nel comparto dell’usato. I dati non dovrebbero modificare il quadro di assenza di pressioni inflazionistiche.

I dati e gli eventi di ieri

Italia. Dopo la bocciatura delle stime di crescita contenute nel quadro programmatico della Nota di Aggiornamento al DEF da parte dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, il ministro Tria è intervenuto in commissione parlamentare congiunta, come previsto dall’art. 18, comma 3, legge n. 243/2012. Il ministro, nel ribadire (come appariva scontato) il quadro programmatico, ha fornito qualche dettaglio in più sulla manovra.

Gli interventi valgono 36,7 miliardi (il 2% del PIL), di cui 12,5 per il blocco dell’aumento dell’IVA, 2,3 per le spese indifferibili e 21,9 miliardi per misure espansive varie: 16 per reddito di cittadinanza e anticipo pensionistico, 3,5 per investimenti pubblici, 600 milioni per la flat tax (destinati a salire a 1,8 mld nel 2020 e 2,3 mld nel 2021) e 1,8 mld per incentivi a investimenti e PA (che diventano 3,2 mld nel 2020 e 4,1 nel 2021). Le coperture valgono ben 15 miliardi per l’anno prossimo (6,9 da maggiori entrate e 8,1 da minori spese). L’effetto netto della manovra sull’indebitamento netto è di 21,7 miliardi ovvero l’1,2% del PIL per il 2019. Tria ha ribadito quanto contenuto nella NADEF ovvero che il governo si aspetta un impatto positivo sul PIL l’anno prossimo pari a 0,6% (0,2% dalla disattivazione dell’aumento IVA, 0,3% da reddito di cittadinanza e pensioni, 0,2% dagli investimenti pubblici, un decimo l’uno da flat tax, incentivi a investimenti/PA, spese indifferibili; l’impatto negativo delle coperture finanziarie è di -0,4%).

In sintesi, il governo ha per ora confermato l’impianto della manovra, nonostante i rilievi dell’UPB.

Le principali criticità rilevate da UPB e Banca d’Italia (che ci sembrano condivisibili) riguardano il fatto che (1) gli obiettivi non appaiono coerenti con il rispetto delle regole fiscali europee; (2) sussistono rilevanti rischi di sforamento rispetto agli stessi obiettivi, per via di una sovrastima degli effetti espansivi della manovra, di una possibile sottostima della spesa per interessi, delle restanti clausole di salvaguardia gravanti dal 2020 e dei rischi legati alle coperture (occorrerà verificare in sede di Legge di Bilancio se le coperture previste, per ben 15 miliardi sul 2019, saranno strutturali e soprattutto credibili).

Italia. La produzione industriale è rimbalzata più del previsto ad agosto, di +1,7% m/m dopo il 1,6% m/m di luglio (rivisto al rialzo di due decimi). Il dato è risultato superiore all’aspettativa nostra e di consenso. L’aumento su base congiunturale riguarda in primo luogo i beni strumentali (+3,6% da -2% m/m precedente) e i beni di consumo durevoli (+5,8% da -4,7% m/m). Beni di consumo non durevoli e beni intermedi risultano invece poco variati (dopo essere calati entrambi di -1,2% m/m il mese precedente). Anche l’energia ha contribuito, con un +2,8% m/m. La produzione manifatturiera (al netto di energia e attività estrattive) è salita poco meno dell’indice generale (+1,5% m/m). La tendenza annua (corretta per gli effetti di calendario) è rimasta in territorio negativo per il secondo mese, a -0,8% da un precedente 1,3% (corretto per gli effetti di calendario). È il primo bimestre di calo dopo due anni di espansione ininterrotta (la più lunga da oltre 10 anni).

L’andamento per settore è misto. Sulla variazione sia congiunturale che tendenziale pesa il vistoso calo del volatile comparto farmaceutico (-9,8% m/m, -18,9% a/a). Gli altri settori in netto calo su base annua sono gomma e plastica (-7,7% a/a) e legno, carta e stampa (-7,1% a/a). Viceversa, diverse industrie mantengono un discreto incremento tendenziale (tra +3% e +6%) ovvero macchinari e attrezzature, mezzi di trasporto, chimici, computer ed elettronica, tessile, altre industrie manifatturiere.

In sintesi, il rimbalzo di agosto in pratica cancella il calo di luglio: la produzione industriale è risultata sostanzialmente invariata negli ultimi due mesi. I dati estivi sono spesso molto volatili su base congiunturale. Tuttavia, il trend per l’attività economica nell’industria resta in chiaro rallentamento, in coerenza con le indicazioni giunte dalle indagini (nonostante il lieve rimbalzo dell’indice Istat sul settore manifatturiero a settembre). Dopo il recupero di agosto, la produzione industriale potrebbe evitare un calo nel trimestre estivo: in caso di stabilità a settembre, l’output è in rotta per una variazione di -0,1% t/t nel trimestre (dopo il -0,2% t/t dei mesi estivi). In ogni caso, ciò significa che il settore difficilmente contribuirà alla crescita del valore aggiunto nel trimestre (come peraltro già accaduto nella prima metà dell’anno). Per il momento, manteniamo una previsione di PIL in crescita di 0,2% t/t nel 3° trimestre, in linea con quanto visto nei tre mesi precedenti; tuttavia, riteniamo che i rischi su tale stima restino verso il basso. Anche per l’intero 2018 e per il 2019 manteniamo le nostre attuali previsioni di crescita del PIL, di 1,1% e 0,9% rispettivamente. Tuttavia, a nostro avviso i rischi su queste stime sono più verso il basso che verso l’alto.

Francia. La produzione industriale è avanzata ad agosto di 0,3% m/m da 0,8% m/m di luglio. La produzione nel manifatturiero segna un +0,6% m/m da +0,5% m/mm, quarto aumento consecutivo, sostenuto dall’attività nel settore trasporti, raffinazione e l’estrattivo. La produzione di energia crolla dell’1,3% m/m da +2,1% m/m. La variazione annua migliora a 1,6% da 1,9%, lasciando l’output in rotta per un aumento di 1,4% t/t nel terzo trimestre da -0,2% t/t del secondo. Come atteso, il comparto manifatturiero sta tornando a espandersi nella seconda metà dell’anno dopo il rallentamento primaverile: in media annua l’avanzamento è di 1,8% nei primi otto mesi del 2018, due decimi in più rispetto allo stesso periodo del 2017. Il contributo dell’industria alla formazione del PIL nel terzo trimestre sarà di almeno due decimi.

BCE. Mersch ha detto che la BCE vede ancora una solida espansione all’interno dell’area euro e che il Consiglio rimane fiducioso che il momento ciclico di fondo sia compatibile con un graduale aumento dei prezzi interni. L’andamento del mercato del lavoro e salari dovrebbe contribuire a sostenere il rialzo dei prezzi.

Stati Uniti. Il PPI a settembre aumenta, come atteso, di 0,2% m/m (2,6% a/a). L’aumento è spinto dai servizi, con una variazione di +0,3% m/m, che più che compensa la correzione dei prezzi dei beni (-0,1% m/m, primo calo da maggio 2017). L’indice al netto di alimentari, energia e servizi commerciali aumenta invece di +0,4% m/m (2,9% a/a). Fra i servizi, le tariffe aeree rappresentano una delle voci più forti (+5,5% m/m). Fra i beni, la debolezza è da attribuire alla benzina (-3,5% m/m) e agli alimentari, mentre aumenti solidi si registrano per le auto usate e i prodotti farmaceutici. I prezzi al netto di energia, alimentari e commercio nel comparto dei consumi personali aumentano di 0,3% m/m (2,9% a/a), dando indicazioni di modeste pressioni verso l’alto sul deflatore dei consumi.

Stati Uniti. Bostic (Atlanta Fed) ha detto che a suo avviso il livello attuale dei tassi è ancora marginalmente accomodante. Bostic ha detto che un movimento del mercato azionario non modifica il suo scenario, dato che fa parte della volatilità del mercato. Bostic ha aggiunto che le fluttuazioni dell’azionario possono essere determinate da molti fattori e non necessariamente dalla Fed. Ieri Trump ha nuovamente attribuito alla Fed l’andamento negativo della borsa americana, affermando che la banca centrale “sta impazzendo” e che la volatilità non è dovuta ai dazi con la Cina ma ai rialzi dei tassi.

Fonte: BONDWorld.it

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