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Intesa Sanpaolo: – Francia crescita zero dell’inflazione

Intesa Sanpaolo – Francia. La stima finale dovrebbe confermare la crescita zero dell’inflazione a dicembre, sia per l’indice nazionale che per l’armonizzato.

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I prezzi al consumo dovrebbero essere confermati in rialzo di due decimi nel mese su entrambi gli indici.

– Stati Uniti. Il PPI a dicembre è atteso in aumento di 0,3% m/m, dopo 0,1% m/m di novembre. Il PPI core dovrebbe crescere di 0,2% m/m, come a novembre.

– Stati Uniti. L’indice Empire della NY Fed a gennaio è previsto in modesto aumento a 7 da 4,9 di dicembre. Le indicazioni delle indagini del manifatturiero sono state generalmente positive, con una sorpresa verso l’alto per l’ISM e segnali generalmente coerenti con prosecuzione della crescita, pur a fronte di strozzature all’offerta, prevalentemente collegate a difficoltà a reperire manodopera e ad un aumento dell’assenteismo legato alla pandemia.

L’accredito degli assegni previsti dal pacchetto di stimolo dovrebbe sostenere la domanda di beni nei prossimi mesi, dando sostegno all’attività nel manifatturiero anche a inizio 2021, in attesa che la diffusione dei vaccini determini una ripresa anche nel settore dei servizi.

– Stati Uniti. La produzione industriale a dicembre dovrebbe essere in rialzo di 0,4% m/m, dopo 0,4% m/m di novembre, spinta dal settore manifatturiero e dalle utility.

L’ISM manifatturiero ha sorpreso verso l’alto a dicembre, con un aumento diffuso alle principali componenti, in particolare con la produzione a 64,8 da 60,8 di novembre e indicazioni di vincoli all’offerta e aumento dei tempi di consegna.

– Stati Uniti. Le vendite al dettaglio a dicembre sono previste in calo di -0,1% m/m dopo -1,1% m/m di novembre, sia per l’aggregato totale sia per quello ex-auto, con un contributo positivo dalla benzina. Le vendite settimanali, dopo indicazioni deboli nella parte centrale del mese, sono tornate a salire.

L’aggregato delle vendite sarà frenato dal calo del comparto della ristorazione, mentre resterà solido il segmento delle vendite online. La debolezza dei consumi dovuta alla pandemia dovrebbe essere mitigata a gennaio dall’accredito dei pagamenti diretti di 600 dollari per ciascun individuo e dall’integrazione federale dei sussidi di disoccupazione.

– Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a gennaio è attesa in calo a 78, da 80,7 della lettura finale di dicembre.

Nonostante l’approvazione del pacchetto fiscale e la prospettiva di nuovi contributi significativi al reddito disponibile, il deterioramento di contagi e l’incertezza dello scenario dovrebbero prevalere, causando un ripiegamento della fiducia, in linea con i segnali delle altre indagini.

I dati e gli eventi di ieri

Germania. I dati annuali mostrano che nel 2020 il PIL è calato di -5,0% rispetto al 2019. La serie destagionalizzata registra invece un calo di -5,3% a/a, a motivo del maggior numero di giorni lavorativi. Implicitamente, dunque, se ne deduce che nel quarto trimestre il PIL dovrebbe essere rimasto circa invariato rispetto al 3° trimestre 2020, a meno di revisioni a quest’ultimo. Perciò, l’aumento del valore aggiunto nel manifatturiero e nelle costruzioni è stato sufficiente a compensare la flessione dei servizi.

Dal lato della domanda, si può inferire che la contrazione dei consumi privati sia stata compensata dalla crescita degli investimenti fissi lordi, dalle esportazioni nette e dall’accumulo di scorte. L’estensione delle misure restrittive al mese di gennaio e il trascinamento negativo da dicembre porteranno probabilmente a una flessione del PIL nel 1° trimestre 2021, ma la Germania potrebbe tornare ai livelli pre-crisi già tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022.

Italia. Il Governo ha approvato ieri sera, oltre al differimento di diverse scadenze fiscali, la nuova Relazione al Parlamento che include la richiesta di un maggior ricorso all’indebitamento per l’anno corrente di ben 32 miliardi di euro (le attese della vigilia erano a 24-25 miliardi). Ceteris paribus, lo scostamento avrebbe l’effetto di portare il deficit 2021 a quasi il 9% del PIL, dal 7% indicato in settembre; tuttavia, vista la probabile revisione al ribasso delle stime di crescita, il disavanzo potrebbe avvicinarsi al 10%.

Il nuovo pacchetto di stimolo dovrebbe concretarsi con l’approvazione nei prossimi giorni di un “Decreto Ristori 5”, che, oltre agli aiuti alle attività colpite (circa 10 miliardi), alla sanità (più di 3 miliardi, di cui 1,5 per i vaccini), a Comuni e Regioni (1 miliardo) e alla scuola, dovrebbe contenere anche un rifinanziamento della cassa integrazione per circa 5 miliardi, assieme a una proroga del blocco sui licenziamenti. Intanto, si va verso una parlamentarizzazione della crisi di governo: le conferenze dei capigruppo hanno stabilito che lunedì alla Camera e martedì al Senato il Presidente del Consiglio Conte terrà comunicazioni che avranno “carattere fiduciario”, seguite da dibattito e voto. Il tentativo dell’attuale maggioranza è quello di proseguire l’esperienza di governo senza il sostegno di Italia Viva (Matteo Renzi, in un’intervista a La Stampa, ha comunicato che si asterrà).

BCE. Il resoconto della riunione di politica monetaria del 9-10 dicembre mostra che il consiglio direttivo riteneva lo scenario di medio termine migliore rispetto a ottobre grazie alle notizie sulla distribuzione dei vaccini contro il coronavirus, malgrado il timore che la seconda ondata potesse rendere la crisi più protratta, accentuando le ripercussioni negative sulla disoccupazione, le imprese e la qualità del credito.

Per quanto concerne le misure di politica monetaria, “un certo numero di membri” aveva proposto un incremento più contenuto del PEPP, in quanto restava molto spazio inutilizzato ed era opportuno mantenere delle munizioni in riserva; tuttavia, altri proposero un incremento più ampio. Il resoconto riporta anche commenti riguardo alla flessibilità del PEPP, che consentirà di aggiustare il ritmo degli acquisti alle condizioni di mercato e di usare lo strumento in modo più efficiente.

In tal modo, il consiglio potrebbe sia aumentare ancora il programma, sia usare “meno dell’intero ammontare autorizzato”, nel rispetto del principio di proporzionalità dell’azione di politica monetaria. Infine, il consiglio riteneva “importante spiegare che il mantenimento di condizioni di finanziamento favorevoli consentiva una certa flessibilità se i fondamentali cambiano o se le condizioni si irrigidiscono in modo endogeno in risposta agli sviluppi economici.”

Riguardo al cambio dell’euro, viene ribadita la “grande attenzione” del consiglio al tema, ma ricordando che gli effetti sull’inflazione dipendono “dalla natura e dalla persistenza dello shock che guida il movimento del cambio”. Il documento non modifica la nostra aspettativa che la BCE resti ferma in attesa di sviluppi nei prossimi mesi.

Covid-19 – Europa. Il bollettino settimanale di monitoraggio dell’ECDC segnala un incremento dei nuovi casi in 13 paesi (fra i quali Francia, Italia e Spagna), mentre 29 presentano tassi di notifica elevati (oltre 60 per 100mila abitanti nella definizione ECDC) e 23 tassi di positività superiori al 3%. I dati sull’occupazione delle terapie intensive sono preoccupanti: l’anno inizia con 1,6 pazienti ricoverati ogni 100mila abitanti, pari al 78% del picco dall’inizio della pandemia, e i nuovi ricoveri sono al 44% del picco.

Le restrizioni introdotte o estese al mese di gennaio dovrebbero portare a un miglioramento nelle prossime settimane. Per quanto riguarda le vaccinazioni, a ieri nei 4 paesi più popolosi dell’Eurozona sono state inoculate complessivamente 2,8 milioni di dosi, pari all’1,3% della popolazione di età >15 anni; il programma sta finalmente decollando anche in Francia, anche se le dosi somministrate quotidianamente (39mila medie nell’ultima settimana) restano largamente inferiori a Italia (78mila), Spagna (67mila) e Germania (50mila).

Stati Uniti. Biden ieri ha presentato il suo American Rescue Plan, con le priorità e le line guida degli interventi che intende perseguire dall’inizio del suo mandato. Biden ha sottolineato la fase di profonda crisi economica e sanitaria del momento e affermato che il paese non può permettersi di non agire.

Gli obiettivi principali del piano riguardano l’accelerazione della campagna vaccinale da un lato e il supporto a famiglie e lavoratori dall’altro. Il totale degli interventi proposti raggiunge 1,9 tln di dollari.

Sul fronte di Covid, il presidente-eletto ha annunciato per oggi la presentazione del nuovo piano di interventi, mirati a raggiungere la promessa di 100 mln di vaccinazioni nei suoi primi 100 giorni (a oggi sono state vaccinate 11,148 mln di persone), che darà supporto agli stati e agli enti locali per la distribuzione e la vaccinazione attraverso linee guida chiare e risorse necessarie per l’implementazione.

Biden ha anche promesso fondi indispensabili per un funzionamento efficace della lotta alla pandemia nelle strutture ospedaliere, attraverso finanziamenti per equipaggiamento e personale. Anche la scuola è inclusa fra i primi interventi del governo, con contributi per garantire la riapertura in sicurezza nei primi 100 giorni. Biden ha dato un’indicazione di circa 400 mld per il costo degli interventi per la sanità, probabilmente da erogare attraverso finanziamenti agli stati.

Sul fronte economico e del supporto per le famiglie, il presidente-eletto ha dato obiettivi generali di sostegno per disoccupati e individui colpiti direttamente o indirettamente dalla pandemia (supporto finanziario non solo per chi perde il lavoro ma anche per chi si ammala o deve curare familiari).

Biden ha citato esplicitamente tre voci: estensione dei programmi federali per la disoccupazione oltre fine marzo, integrazione federale dei sussidi di disoccupazione di 400 dollari/settimana (al di sopra dell’attuale integrazione di 300 dollari/settimana) e aumento degli assegni alle famiglie con un’integrazione di 1400 dollari/persona oltre all’attuale trasferimento di 600 dollari/persona, per arrivare a 2000 dollari a persona. L’integrazione degli assegni costerebbe da sola circa 465 mld, a cui si aggiungerebbero circa 350 mld per l’integrazione ed estensione dei sussidi di disoccupazione fino a settembre.

Gli interventi totali considerati dall’amministrazione raggiungerebbero 1,9 tln di dollari (v. tabella) e appare chiaro che in questa prima fase di attacco all’emergenza non vengono considerate misure di finanziamento diverse dal disavanzo. In particolare, aumenti di imposte o tagli di altre spese potrebbero poi comparire in un secondo tempo, ma non nel 2021.

Dal piano di attacco iniziale mancano riferimenti agli altri cavalli di battaglia del programma pre-elettorale di Biden (ambiente, infrastrutture, riduzione della diseguaglianza), che sarebbero rinviati a un secondo intervento, in un programma bilanciato di aumento di spese strutturali parzialmente finanziato con imposte.

Per i temi pressanti del 2021, è vero che l’amministrazione può contare su una maggioranza in entrambi i rami del Congresso, ma in Senato mancano i voti necessari per legiferare su voci con impatto sul budget.

L’amministrazione potrebbe scegliere di dividere i temi in modo da passare in tempi rapidi, con supporto bipartisan, le misure più urgenti: estensione dei sussidi di disoccupazione, finanziamento per la sanità, integrazione degli assegni (magari, ragionevolmente, ridotta rispetto ai 1400 dollari proposti), per un totale di interventi vicino a 700- 800 mld, lasciando il resto per un eventuale pacchetto da approvare con la procedura di reconciliation. In caso di totale mancanza di collaborazione repubblicana, il pacchetto dovrebbe essere uno solo, allungando i tempi, per soddisfare il vincolo annuo per l’utilizzo della procedura di reconciliation.

In conclusione, il nuovo stimolo fiscale in arrivo sarà probabilmente molto ampio e potrebbe essere diviso in una prima tranche di circa 700-800 mld in tempi rapidissimi e una seconda intorno a 1 tln da approvare in primavera (con rischi verso il basso sul totale). In caso di mancanza di cooperazione repubblicana, invece il piano verrebbe interamente proposto con la procedura di reconciliation entro i prossimi mesi.

Se l’amministrazione volesse procedere anche con il piano di medio termine per infrastrutture e imposte già nel 2021 (forse prematuro), la strategia per l’utilizzo della reconciliation sarebbe più complessa e potrebbe richiedere l’unificazione dei programmi di breve e di medio termine. In ogni caso, la spinta alla crescita dalle misure considerate per il breve termine è molto ampia, con un moltiplicatore in media per gli interventi elencati nella tabella qui sopra intorno a 0,6-0,7, tali da spingere la crescita del 2021-22 ben oltre la chiusura dell’output gap.

Stati Uniti. Powell ha dato segnali dovish nel suo intervento di ieri, affermando che “ora non è il momento per parlare di un’uscita” dalle politiche accomodanti in atto. Come Brainard il giorno precedente, Powell ha sottolineato che l’economia è lontana dagli obiettivi della Fed, con una disoccupazione elevata e un sentiero dell’inflazione non stabilmente in linea con l’obiettivo del 2%, indipendentemente dalla volatilità attesa nei prossimi trimestri. Inoltre, Powell ha ribadito che nell’attuale framework di politica monetaria, non c’è una relazione diretta fra tasso di disoccupazione in calo e rialzo dei tassi. Alla luce dell’esperienza del ciclo precedente, il tasso di disoccupazione può scendere su livelli molto bassi senza determinare una ripresa significativa dell’inflazione.

Pertanto, il FOMC non considererà rialzi dei tassi in seguito a riduzioni della disoccupazione a meno che non ci siano significativi rischi di inflazione in eccesso. Peraltro, la massima occupazione per la Fed, oltre a non essere definita in termini quantitativi, deve essere “inclusiva” e prevede il rientro sul mercato del lavoro di individui ai margini della forza lavoro, come avvenuto nella ripresa degli anni scorsi. Il messaggio di Powell è chiaro: una svolta è lontana, anche se la politica fiscale diventerà ancora più accomodante nel 2021.

Stati Uniti. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 9 gennaio balzano a 965 mila, con un aumento di 181 mila da 784 mila della settimana precedente. In termini non destagionalizzati, i nuovi sussidi crescono di 231355, a 1,151 mln. A questi si aggiungono le 284 mila nuove richieste per il programma federale di Pandemic Unemployment Assistance. I datai senz’altro risentono dell’aumento dei contagi, ma possono anche riflettere l’attesa da parte dei disoccupati dell’approvazione del pacchetto fiscale a fine anno, con l’estensione di programmi scaduti. I sussidi esistenti al 2 gennaio sono in rialzo di 199 mila, a 5,271 mln.

In termini non destagionalizzati, i sussidi statali esistenti sono pari a 5,856 mln. Nella settimana conclusa il 26 dicembre, sono 18,406 mln, in calo di 744 mila dalla settimana precedente, ma i dati dei nuovi sussidi segnalano che anche i sussidi esistenti subiranno rialzi nelle prime settimane di gennaio, sulla scia del deterioramento del quadro sanitario e della riapertura dei programmi federali grazie all’approvazione del pacchetto fiscale di fine 2020. Al di là degli indubbi effetti della pandemia sui segnali di peggioramento del mercato del lavoro e di quelli legati all’approvazione dell’estensione dei programmi di sussidio, occorre ricordare che le settimane a cavallo di fine anno registrano sempre dati molto volatili per i sussidi soprattutto in termini non destagionalizzati, mentre la destagionalizzazione adottata recentemente (additiva anziché moltiplicativa) aumenti ulteriormente i rialzi.

Fonte: BondWorld.it

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