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Intesa Sanpaolo: Francia il PIL è crollato

Intesa Sanpaolo – Francia. La seconda lettura dovrebbe confermare che nel 1° trimestre il PIL è crollato del 5,8% t/t (-5,4% a/a) …

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Dalla stima flash emerge il pesante contributo negativo della domanda interna, mentre il commercio estero ha dato un apporto pressoché nullo. Non sono escluse revisioni al dato, con rischi bilanciati.

– Francia. Ad aprile la spesa per consumi è vista in contrazione di -15% m/m dopo il -17,9% di marzo. La stima è soggetta a incertezza particolarmente elevata.

Le vendite di auto dovrebbero aver registrato un altro pesante crollo mensile ma i dati di immatricolazione non sono disponibili questo mese. Il calo annuo si amplificherebbe a -30,6% da -18,1% precedente.

– Francia. La stima flash dovrebbe indicare che a maggio l’inflazione è calata di un altro decimo, a 0,2% da 0,3% sull’indice nazionale e a 0,3% da 0,4% sull’indice armonizzato.

I prezzi al consumo dovrebbero essere rimasti invariati sul mese su entrambe le misure. Il mese di maggio potrebbe segnare il punto di minimo per l’inflazione nel 2020.

– Italia. Riteniamo possibile una revisione al ribasso del dato sul PIL del 1° trimestre, a -5% da  -4,7% t/t della prima stima. La lettura preliminare potrebbe non aver colto in pieno il calo di attività della parte finale del trimestre, visto che la chiusura della maggior parte delle aziende manifatturiere e delle costruzioni è scattata solo nell’ultima settimana di marzo.

Su base annua, l’attività economica potrebbe risultare in calo di -5,1% da -4,8% della prima lettura. In ogni caso, ci aspettiamo una contrazione molto più ampia nel trimestre corrente (dell’ordine di -14% t/t).

– Italia. L’inflazione potrebbe approdare in territorio negativo a maggio, stimiamo a -0,2% (sia sull’anno che sul mese) sul NIC e a -0,1% (m/m e a/a) sull’indice armonizzato UE. Continueranno, sia pure verosimilmente attenuate rispetto al mese scorso, le pressioni al rialzo sugli alimentari, mentre i ribassi dovrebbero venire soprattutto dai trasporti, dalle spese per il tempo libero e dall’abbigliamento.

Pensiamo che l’inflazione possa restare in territorio negativo almeno sino all’estate inoltrata.

– Area euro. La stima flash di maggio dovrebbe indicare un rallentamento dell’inflazione allo 0,2% a/a dallo 0,3% di aprile, sulla scia del calo dei prezzi dell’energia (visti in discesa di -1,5% m/m) e dell’impatto negativo sulla domanda della pandemia di COVID-19.

L’indice core BCE (al netto di alimentari ed energia) è visto in rallentamento all’1,0% a/a dall’1,1% precedente. Sul mese, i prezzi sono visti stabili dopo il +0,3% m/m di aprile. L’inflazione è attesa rallentare ulteriormente nei prossimi mesi.

Stati Uniti

– La spesa personale ad aprile è attesa in calo di -14% m/m dopo -7,5% m/m di marzo. Le vendite al dettaglio hanno registrato un crollo di -16,4% m/m, diffuso a tutti i comparti, con l’eccezione delle vendite online; anche i servizi dovrebbero dare un contributo negativo, anche se meno marcato che nel 1° trimestre. Il reddito personale è previsto in aumento di +4,5% m/m, dopo -2% m/m di marzo, sulla scia del crollo degli occupati di -16% m/m e dell’aumento dei trasferimenti (sussidi e recovery check, in primis).

Il calo del reddito da lavoro di aprile sarà mitigato artificialmente dal rimbalzo dei salari orari, dovuto all’uscita dalle buste paga dei lavoratori nelle fasce basse di reddito. In ogni caso prevediamo che i trasferimenti e i sussidi di disoccupazione più che compensino la correzione del reddito da lavoro e da affitti.

Il tasso di risparmio dovrebbe salire ancora, da 13% di marzo a un livello vicino al 30% ad aprile, con un incremento probabilmente transitorio in attesa di un ritorno alla spesa con la riapertura delle attività. Il deflatore dei consumi dovrebbe calare di -0,6% m/m (0,5% a/a), mentre l’indice core è previsto in flessione di -0,3% m/m (1,1% a/a). Il deflatore dovrebbe essere in calo più contenuto rispetto al CPI, grazie all’aggiustamento mensile dei pesi nell’indice aggiornati sulla base dello spostamento di domanda da parte dei consumatori fra i diversi capitoli di spesa.

La previsione è che aprile sia il minimo anche per i prezzi, con l’aspettativa di un aumento degli indici core, sia CPI sia deflatore, intorno a 0,1% m/m.

– La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (finale) dovrebbe risalire marginalmente a 74 dalla lettura preliminare, confermando che in questa prima fase della pandemia i minimi dovrebbero essere alle spalle.  I dati e gli eventi di ieri Area euro. L’indice ESI di fiducia economica elaborato dalla Commissione Europea ha registrato a maggio una leggera ripresa, a 67,5 da 64,9 precedente.

La ripresa è guidata dal miglioramento dell’industria a -27,5(+5,0 punti rispetto al valore di aprile), mentre è rimasto quasi stabile l’indice delle vendite al dettaglio (+0,4 punti rispetto al valore precedente). Continua la discesa della fiducia dei servizi, passata a -43,6 da -38,6. La flessione è stata, invece, meno severa nel settore delle costruzioni (a -17,4 da -16,1 precedente).

Lo spaccato per paesi indica che, tra le maggiori economie dell’Eurozona, l’ESI è fortemente cresciuto nei Paesi Bassi (+3,5), in Germania (+3,2) e Spagna (+1,6), mentre si registra un leggero calo per la Francia (-0,3); l’Italia, che in aprile non era stata compresa nell’indagine, ha registrato 63 punti (valore minimo).

Il dato finale della fiducia dei consumatori del mese di maggio conferma il valore della stima flash di -18,8. L’indagine congiunturale di maggio riflette l’allentamento delle misure di contenimento, in alcuni paesi iniziato già dalla seconda metà di aprile. Ci aspettiamo una risalita, graduale, nei prossimi mesi.

Germania. La stima flash dell’inflazione di maggio ha registrato un rallentamento per l’’indice nazionale, a +0,6% a/a da +0,9% a/a di marzo (-0,1% m/m), mentre l’indice armonizzato ha registrato una flessione in linea con le nostre aspettative, a +0,5% a/a dallo 0,8% a/a precedente (0,0% m/m).

Il calo è guidato principalmente dai prezzi dell’energia (-8,5%); in maggio, invece, sono aumentati del +4,5% a/a i listini alimentari. Nei prossimi mesi ci aspettiamo un ulteriore calo dell’inflazione.

Italia. Dopo che l’Istat non aveva condotto le indagini di aprile a causa delle difficoltà di rilevazione dei dati in pieno lockdown, i risultati delle survey su imprese e consumatori a maggio hanno mostrato un calo al di sotto delle aspettative per il morale delle aziende, mentre la fiducia dei consumatori è diminuita ma è rimasta al di sopra delle previsioni di consenso.

Il morale delle famiglie è sceso a 94,3 a maggio contro 100,1 a marzo (rivisto da una stima preliminare a 101). È il livello più basso da dicembre 2013. Il calo è stato particolarmente marcato per il clima economico nazionale (da 94,4 a 71,9) e per la situazione corrente (da 104,8 a 95), mentre è meno drammatico per il clima personale (da 102,4 a 100,9) ed è solo lieve per le aspettative sul futuro (da 93,3 a 93,1). Soprattutto, si sono impennate le preoccupazioni delle famiglie sulla disoccupazione, da 69,8 di marzo a 122,4 a maggio: si tratta di un nuovo massimo storico.

L’indice composito sulla fiducia delle imprese è diminuito a 51,1 a maggio, da 79,5 di marzo. Si tratta di un minimo da marzo 2005. Il calo è stato particolarmente marcato nei servizi (l’indice scende da 75,7 a 38,8), nel commercio al dettaglio (da 95,6 a 67,8) e nelle costruzioni (da 139 a 108,4). Nel settore manifatturiero, la fiducia delle imprese è scesa a 71,2 a maggio da 87,2 di marzo. (le aspettative erano per un calo più lieve, a 79). Le valutazioni delle aziende sugli ordini sono crollate da -23,9 a -63,9, le aspettative sulla produzione sono calate in misura moderata, da -23,6 a -26,9.

Le scorte sono aumentate da 3,9 a 6,1. Nel complesso, i livelli delle indagini potrebbero persino sottostimare l’entità della contrazione dell’attività economica, che pensiamo sarà decisamente più ampia nel trimestre corrente (dell’ordine di -14% t/t) rispetto a quella vista nei tre mesi precedenti (su cui peraltro non escludiamo una revisione al ribasso: la seconda stima sarà diffusa oggi da Istat).

Italia. I dati sul commercio estero extra-Ue ad aprile hanno evidenziato un’ulteriore contrazione congiunturale a due cifre per entrambi i flussi, dopo quella già registrata a marzo. La flessione è stata decisamente più marcata per le esportazioni (-37,6%) che per le importazioni (-12,7%). In entrambi i casi si tratta di un minimo storico.

Su base annua, l’export è sprofondato a -44,2%, l’import a -32,7%: si tratta di gran lunga di nuovi record negativi. La caduta dell’export è particolarmente accentuata per i beni di consumo durevoli (-77% m/m, -83,5% a/a) e i beni strumentali (-45,6% m/m, -56,4% a/a).

L’unico segno positivo si registra per l’import di beni di consumo non durevoli (+5,7% m/m, +4,3% a/a), che riflette in parte il forte incremento di acquisti dalla Cina di manufatti di materie tessili e, in particolare, di dispositivi e indumenti di protezione.

Su base annua, le performance peggiori per l’export si registrano per Paesi ASEAN (-47,8%), Turchia (-47,6%), Paesi MERCOSUR (-45,6%), OPEC (-44,9%), Svizzera (-44,0%) e Stati Uniti (-43,4%); dal lato dell’import, per Turchia (-65,4%), OPEC (-54,7%), Russia (-45,4%) e India (-44,2%).

Italia. Ad aprile, i prezzi alla produzione nell’industria hanno registrato una diminuzione del 2,6% sul mese e del 5,1% su base annua. Il calo congiunturale è il più ampio negli ultimi due decenni, quello tendenziale si avvicina al minimo registrato nell’ottobre del 2009.

I ribassi sono particolarmente marcati sul mercato interno (-3,4% m/m, -6,7% a/a) e sull’energia. Al netto dei prodotti energetici e intermedi, si confermano positive, sebbene in lieve attenuazione, le dinamiche tendenziali dei prezzi degli altri raggruppamenti principali di industrie.

US Covid-19 update

– Contagi 1721750, nuovi contagi 22600, decessi 101617, guarigioni 399991 (Fonte: JHU).

– Williams (NY Fed) ha detto che gli interventi attuati dalla Fed non dovrebbero avere conseguenze inflazionistiche perché più che stimolo sono misure mirate a traghettare l’economia dalla crisi alla riapertura e a limitare i danni.

La previsione di Williams è che l’inflazione resti al di sotto del livello visto negli ultimi due anni. Harker (Philadelphia Fed) ha detto che la crisi economica e sanitaria ha esacerbato la disuguaglianza e aumentato le difficoltà delle fasce di reddito più deboli. Bullard (St Louis Fed) ha affermato che a suo avviso sarebbe opportuno non rinnovare l’integrazione federale ai sussidi di disoccupazione (600 dollari alla settimana in aggiunta ai sussidi statali) alla scadenza del 31 luglio prevista dal CARES Act per non distorcere gli incentivi sul mercato del lavoro. Secondo Bullard potrebbe essere utile l’introduzione di un bonus per chi ritorna al lavoro, come proposto da alcuni parlamentari nei giorni scorsi.

– Le nuove richieste di sussidio di disoccupazione nella settimana conclusa il 23 maggio calano a 2,123 mln da 2,438 mln della settimana precedente. I dati non destagionalizzati, più rilevanti per stimare la perdita di posti di lavoro, mostrano un calo più ampio, a 1,914 mln da 2,181 mln. I sussidi esistenti calano a 21,052 mln nella settimana conclusa il 16 maggio, da 24,912 mln della prima settimana del mese. In termini grezzi, i sussidi esistenti nella settimana conclusa il 23 maggio sono pari a 19 mln, da 22,794 mln.

Questa contrazione segnalerebbe un ritorno al lavoro di poco più di 3,8 mln di individui, grazie alla riapertura delle attività in molti Stati da metà maggio. Ai sussidi erogati con i programmi statali regolari (e integrati con la Federal Pandemic Unemployment Compensation di 600 USD alla settimana, finanziata dal governo federale), si aggiungono i sussidi erogati con la Pandemic Unemployment Assistance (PUA), che estende il pagamento dei sussidi a lavoratori autonomi, lavoratori della gig economy, lavoratori part-time e individui che hanno dovuto assentarsi dal lavoro per motivi di salute e/o familiari collegati a covid-19. I sussidi PUA sono pari a 1,192 mln (da 1,246 mln della settimana precedente) nella settimana conclusa il 23 maggio. I dati danno indicazioni per un calo di occupati di circa 10 mln nel mese di maggio, con un probabile aumento del tasso di disoccupazione intorno al 20%, ipotizzando un tasso di partecipazione invariato a 60,2% come ad aprile.

– Gli ordini di beni durevoli ad aprile crollano di –17,2% m/m, dopo -16,6% m/m di marzo, spinti verso il basso dai comparti auto e aeronautico. I trasporti segnano una correzione di -47,3% m/m. Al netto dei trasporti, gli ordini calano di -7,4% m/m. Gli ordini di beni capitali al netto di difesa e aerei calano di -5,8% m/m, mentre nel comparto della difesa, gli ordini sono in calo di -30,8% m/m. Le consegne sono in flessione di -17,7% m/m, dopo -5,2% m/m di marzo.

I dati danno indicazioni meno negative del previsto per gli investimenti non residenziali nel 2° trimestre, considerando che ad aprile gli stabilimenti nei settori auto e aeronautico erano chiusi per il lockdown.

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre registra una correzione di -5% t/t ann., da -4,8% t/t ann. della prima stima, con la revisione dovuta a minori scorte, mentre i consumi e gli investimenti non residenziali sono rivisti al rialzo. I consumi sono in calo di -6,8% t/t ann., spinti verso il basso sia dai beni non durevoli (-13,2% t/t ann.) sia sai servizi (-9,7% t/t ann.). Gli investimenti fissi non residenziali calano di -7,9% t/t ann., mentre nel comparto residenziale si evidenzia ancora una forte crescita (+18,5% t/t ann.) destinata a invertirsi nel 2° trimestre.

La spesa pubblica è in rallentamento, a +0,8% t/t ann. da 2,5% t/t ann. del trimestre precedente. Le scorte rappresentano un ampio freno alla crescita, con un contributo di -1,43 pp, a fronte di un contributo analogo di segno opposto del canale estero (+1,32 pp), dovuto a un calo delle esportazioni di -8,7% t/t ann. e a un crollo dell’import di -15,5% t/t ann. Il 2° trimestre dovrebbe registrare un calo vicino a -35% t/t ann., ed essere seguito da una variazione positiva a due cifre nel 3° trimestre.

Giappone. La produzione industriale ad aprile (prel.) cala di -9,1% m/m (-14,4% a/a). La correzione è spinta principalmente dal settore auto, ma anche dal comparto siderurgico e dal settore trasporti ex-auto. Si registra invece un aumento nel comparto di macchinari.

Le proiezioni sono in peggioramento rispetto a quanto previsto il mese scorso per maggio (-4,1% m/m, da 1,4% m/m), ma segnalano una ripresa attesa a giugno (+3,9% m/m), che dovrebbe concentrarsi sui settori trasporti, macchinari ed elettronica. Le consegne correggono di -8,8% m/m. Lo stato di emergenza è stato dichiarato concluso a inizio settimana e il mese di giugno dovrebbe registrare un graduale rimbalzo nella maggior parte dei settori dell’economia.

Giappone. Il tasso di disoccupazione ad aprile aumenta a 2,6% da 2,5% di marzo, toccando il massimo da fine 2017. La forza lavoro cala di 67 mila, portando il tasso di partecipazione a 61,5% da 62% del mese precedente, sui minimi da inizio 2019. Gli occupati correggono di -80 mila, con un tasso di occupazione a 59,8%, minimo da gennaio 2019. Il jobs to applicant ratio di aprile è in calo a 1,32 da 1,39 di marzo.

Il deterioramento del mercato del lavoro dovrebbe proseguire a maggio, ma la conclusione dello stato di emergenza per gran parte delle prefetture annunciata a metà mese e la riapertura delle scuole già in atto da fine aprile dovrebbero contenere le ripercussioni sull’occupazione.

Giappone. Il CPI di Tokyo al netto degli alimentari freschi a maggio è in rialzo a 0,2% a/a, con l’indice al netto di alimentari freschi ed energia in aumento a 0,5% a/a. I dati mostrano una ripresa dei prezzi dei servizi che avevano frenato l’inflazione ad aprile (in particolare nella ristorazione, nel turismo e nell’ospitalità).

La raccolta dei dati è avvenuta durante il periodo di emergenza nazionale e potrebbe esserci un bias nelle informazioni rilevate. La previsione era di ulteriore correzione della dinamica inflazionistica nei prossimi mesi.

Giappone. Le vendite al dettaglio ad aprile calano di -13,7% a/a, dopo -4,7% a/a, con una variazione mensile di -9,6% m/m. Il mese di aprile dovrebbe essere il minimo per l’attività, con la chiusura delle scuole e lo stato di emergenza nazionale su tutto il territorio. La previsione è una stabilizzazione a maggio, con la fine dell’emergenza in gran parte delle prefetture nella seconda metà del mese.

La fiducia di consumatori a maggio aumenta di 2,4 punti a 24, con rialzi modesti diffusi a tutti i sotto indici (benessere generale, reddito, occupazione, acquisti di beni durevoli). Il livello della fiducia rimane sui minimi della serie e ancora molto al di sotto della media prepandemia, intorno a 38.

Fonte: BondWorld.it

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