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Intesa Sanpaolo: Francia inflazione rallentata

Intesa Sanpaolo – Francia. La stima finale dovrebbe confermare che a settembre l’inflazione è rallentata a 0,1% sull’indice nazionale e a zero sull’armonizzato.

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I prezzi dovrebbero essere confermati in calo nel mese di mezzo punto sull’indice nazionale e di -0,6% m/m sull’armonizzato. L’inflazione è attesa in ulteriore calo nei prossimi mesi.

– Italia. Il Governo è atteso inviare alla Commissione UE il Documento Programmatico di Bilancio che presenterà le linee guida della manovra 2021, nel solco tracciato dal quadro programmatico della Nota di Aggiornamento al DEF.

La Legge di Bilancio dovrebbe contenere interventi espansivi netti per circa 37 miliardi (pari a oltre due punti di PIL), ma l’impatto sul disavanzo sarà limitato a meno di 23 miliardi (l’1,3% del PIL) grazie all’utilizzo dei primi fondi provenienti dal Recovery Fund.

– Unione Europea. Il Consiglio Europeo del 15-16 ottobre affronterà tre temi principali: la crisi pandemica (situazione, sviluppo e distribuzione vaccini), il cambiamento climatico (progressi verso gli obiettivi di neutralità 2050), le relazioni fra UE e Regno Unito. Riguardo a quest’ultimo punto, è già chiaro che i negoziati proseguiranno oltre la scadenza del 15 ottobre annunciata dal premier Johnson.

Ci si attende che i governi dell’UE chiedano a Barnier di stringere i tempi del negoziato, prendendo atto che i progressi conseguiti finora non sono sufficienti, oltre a chiedere al Regno Unito l’integrale applicazione dell’accordo di recesso (minacciata dall’approvazione dello UK Internal Market Bill). Secondo Reuters, Frost dovrebbe comunicare al primo ministro britannico che un accordo è difficile ma non impossibile. Il periodo transitorio si conclude in ogni caso il 31 dicembre 2020.

– Stati Uniti. L’indice Empire della NY Fed dovrebbe correggere a 14 a ottobre, da 17 di settembre. Le indagini del manifatturiero sono state complessivamente positive a settembre, con indicazioni di espansione e di riduzione dei colli di bottiglia che avevano frenato la produzione. I dati degli ordini sono solidi, al di sopra dei livelli di febbraio, e puntano a espansione dell’attività nel manifatturiero in autunno.

Lo spaccato dell’indagine dovrebbe confermare questo quadro, sia per gli ordini sia per l’occupazione e per il fatturato. Sarà importante vedere le indicazioni delle aspettative a sei mesi e rilevare se la crescente incertezza politica e il blocco delle trattative su un nuovo pacchetto fiscale modificano lo scenario delle imprese per i prossimi trimestri.

– Stati Uniti. L’indice della Philadelphia Fed a ottobre è previsto a 15,5, da 15 di settembre. L’indice da giugno fluttua in un intervallo relativamente contenuto e segnala espansione dell’attività. A ottobre ci dovrebbero essere conferme, analoghe a quelle previste per l’indice Empire, di ulteriore crescita nel manifatturiero e di rialzo di ordini e occupazione.

L’incertezza per il periodo preelettorale potrebbe però pesare sulla valutazione delle imprese per l’evoluzione dei prossimi trimestri.

I dati e gli eventi di ieri

Area euro. La produzione industriale ha registrato un brusco rallentamento a +0,7% m/m, dopo il +5,0% di luglio (rivisto al rialzo da +4,1%). A livello settoriale, il balzo più ampio si è avuto per i beni durevoli (+6,8% m/m), seguiti dai beni intermedi (+3,1% m/m) e dall’energia (+2,3% m/m), mentre calano i beni di investimento e i beni di consumo non durevoli (entrambi del -1,6% m/m). Lo spaccato per Paese vede l’Italia (+7,7% m/m) e la Francia (+1,3% m/m) registrare un aumento della produzione ben al di sopra della media dell’Eurozona, mentre la Germania segna un calo del -0,2% m/m.

La variazione annua è passata a -7,2% a/a da -7,1% precedente; l’indice rimane del -5,7% inferiore rispetto al valore di febbraio. Un ulteriore leggero salto dovrebbe vedersi a settembre come indicato dalle indagini congiunturali per l’area euro. Tuttavia, l’attività industriale è attesa rallentare in misura significativa nel quarto trimestre, a causa della maggiore incertezza derivante dall’evoluzione della pandemia. Stimiamo una contrazione media annua intorno al -9,4% nel 2020.

Area euro. Sempre più Stati stanno introducendo misure restrittive per frenare il contagio. In Francia, il Presidente Macron ha annunciato una stretta sulle misure di contrasto alla propagazione del virus a partire dal fine settimana: nell’île de France e in altre aree metropolitane (Marsiglia, Lione, Rouen, Lille, Tolosa, Saint-Etienne, Grenoble, Aix e Montpellier) bar e locali di ristorazione dovranno tenere chiuso obbligatoriamente tra le 21:00e le 6:00.

Il provvedimento rimarrà in vigore per quattro settimane. In Spagna, la Catalogna ha deciso la chiusura di bar e ristoranti per 15 giorni al fine di rallentare la diffusione dei contagi. Le attività in questione non potranno più servire i clienti nei locali e dovranno operare solo con consegne a domicilio. L’annuncio di questa misura arriva dopo il parziale lockdown di Madrid e di altre nove città della comunità autonoma, e dopo le restrizioni adottate in Andalusia, Navarra e Galizia.

La Germania ha abbassato la soglia di allerta al di sopra della quale scattano misure locali di contenimento: ora è fissata a 35 casi ogni 100mila abitanti sulla media di una settimana. L’Olanda, attualmente uno dei paesi con la più rapida diffusione del contagio (412,4 casi ogni 100mila abitanti) ha chiuso da ieri bar e ristoranti, imposto la chiusura serale di tutti gli esercizi commerciali entro le h. 20:00 e introdotto restrizioni alla pratica di sport di squadra; l’uso della mascherina è ora obbligatorio su mezzi pubblici e spazi pubblici chiusi, oltre che a scuola.

Le restrizioni si rifletteranno nell’andamento degli indici congiunturali dei servizi di ottobre e novembre.

Stati Uniti. I negoziati fra il segretario del Tesoro Mnuchin e la presidente della Camera Pelosi su un nuovo pacchetto fiscale proseguono, ma sono ora frenati da disaccordo riguardo alla strategia nazionale di test per Covid-19. Mnuchin ha detto che a questo punto sarà molto difficile ottenere un risultato finale e approvarlo prima delle elezioni.

Il pacchetto proposto dall’amministrazione è per 1,88 tln, contro i 2,2 tln richiesti dai democratici. La base dei parlamentari democratici sta spingendo pelosi ad accettare l’offerta dell’amministrazione (che non è detto sia accettata dai senatori repubblicani).

Stati Uniti. Clarida (Board Fed) ha ribadito l’opinione di gran parte del FOMC, secondo cui sarà necessario ulteriore stimolo fiscale per sostenere la ripresa. Clarida ha affermato che l’efficacia dell’azione di politica economica è evidente nella rapida svolta congiunturale vista in USA dalla tarda primavera in poi, quando le misure fiscali e monetarie hanno sostenuto la crescita su ritmi molto superiori alle attese. Clarida ha detto che la Fed rimane impegnata a usare tutti i suoi strumenti come necessario e che probabilmente saranno richiesti nuovi interventi di policy, inclusi quelli fiscali.

Quarles (Board Fed) ha toccato temi diversi, collegati agli acquisti di Treasury da parte della Fed. Secondo Quarles, la Fed potrebbe dover continuare ad acquistare ampie quantità di titoli ancora per diverso tempo per contribuire al funzionamento del mercato in una fase di continue massicce emissioni di titoli.

Secondo Quarles, potrebbe essere “un semplice fatto macro” che, con la dimensione del mercato dei Treasury “così tanto più grande” rispetto anche solo a pochi anni fa, già solo il volume potrebbe avere superato la capacità dell’infrastruttura di mercato di affrontare qualsiasi tipo di stress. Quarles ha detto occorre domandarsi se ci sarà la necessità che la Fed partecipi come “acquirente sul mercato per un certo periodo”, non per supportare le emissioni ma per supportare il funzionamento del mercato.

Secondo Quarles, la risposta a questa domanda non è chiara, ma certamente per la Fed è “una domanda aperta”. Per ora ovviamente la partecipazione della Fed agli acquisti non è in dubbio, e se ci sarà qualche variazione nei prossimi mesi, è più probabile che sia un aumento che un calo. Tuttavia, nel medio termine, con un sentiero di continua crescita del debito federale, il ruolo della Fed sul mercato potrebbe diventare strutturale.

Cina. L’inflazione dei prezzi al consumo è scesa da 2,4% a/a in agosto a 1,7% a/a in settembre. La discesa è da imputare ancora al rallentamento dei prezzi del comparto degli alimentari, a sua volta favorito da un forte effetto base favorevole. L’inflazione core ha registrato una variazione m/m positiva per il secondo mese consecutivo (0,2% m/m) rimanendo però invariata a 0,5% a/a rispetto ad agosto, sostenuta dagli aumenti nei comparti dell’abbigliamento e dell’intrattenimento.

L’inflazione dei prezzi alla produzione è scesa lievemente da -2,0% in agosto a -2,1% in settembre, a causa di un effetto base sfavorevole, ma registrando un aumento dello 0,1 m/m. L’inflazione dovrebbe ritornare a salire ma solo moderatamente nei prossimi mesi in linea con la ripresa della domanda interna.

Fonte: BondWorld.it

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